martedì 14 febbraio 2017

Un semplice calcolo spiega perché Amazon non alzerà mai i prezzi e non farà utili

repubblica.it

Amazon sta conquistando il mondo. E per farlo a disposta a non aumentare i prezzi e a non fare utili (almeno con la divisione retail). Anche perché non ne avrebbe alcuna convenienza. Insomma chi pensa che prima o poi il colosso dell’ecommerce farà concorrenza leale ai negozi fisici smettendo di vendere sottocosto e alzando i prezzi sbaglia. Il gigante americano fondato da Jeff Bezos non ha alcun interesse a guadagnare dalle vendite: per sopravvivere bastano e avanzano i margini garantiti dai servizi cloud (in sostanza la rendita dell’affitto di server online). Tradotto: chi non vuole venire spazzato via deve prendere in mano il suo destino e soprattutto la sua strategie commerciale digitale.


Magazzino Amazon. Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images
Strano, ma vero dunque: Amazon non ha alcuna intenzione di guadagnare dalla sue vendite online. Un po’ perché Bezos è un visionario con l’ambizione di cambiare davvero il mondo, un po’ perché i numeri finanziari sono chiari: la valutazione di Amazon in Borsa è giustificata solo dalle attese di ritorni futuri. E più il futuro si avvicina, più rapidamente calano i multipli. Ai corsi attuali, la società capitalizza 395,2 miliardi di dollari: 3,1 volte il fatturato. Un multiplo che non ha uguali tra nessuno dei principali competitor del gruppo: Walmart, Macy’s, Costco, Best Buy, Target, Metro, Rakuten, Kohl’s, Walgreens hanno ormai sviluppato modelli misti tra il punto di vendita fisico e quello digitale e a cui Amazon è comparabile eppure possono contare su un multiplo medio del fatturato pari a 0,7.


Foto di Jeff Spicer/Getty Images
Lo stesso ragionamento si può fare sull’utile operativo: la capitalizzazione del gigante di Bezos è pari a 97,7 volte l’Ebit (4 miliardi di dollari, ma senza i servizi cloud sarebbe negativo per 2 miliardi), mentre quella media dei competitor a 11,1 volte. Certo ci sono dei picchi al rialzo come quello di Costco valutato 18,8 volte l’utile operativo (3,8 miliardi), ma nessuno si avvicina alle valutazioni di Amazon: basti pensare che Wallmart viene valutata 10,7 volte il proprio Ebit (23,2 miliardi).


Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images
“La differenza – spiega Duccio Vitali, amministratore delegato di Alkemy, il primo digital enabler italiano – è dovuta sicuramente ad un insieme di fattori tra cui la volontà di Bezos di cambiare il mondo, ma la principale è legata al fatto che le aspettative di crescita della società in termini di profitti sono molto maggiori rispetto ai propri competitor”. Tradotto: il mercato si è convinto che Amazon prosegua ancora lungo la sua fase di espansione con l’obiettivo di conquistare davvero il mondo e quindi non abbia ancora  iniziato a monetizzare sul business retail dove continua a perdere a soldi.


Foto di Eamonn M. McCormack/Getty Images for Amazon
D’altra parte, se Amazon smettesse di crescere in maniera così aggressiva ed iniziasse a mettere a profitto il suo posizionamento alzando i prezzi, non avrebbe più senso riconoscere una valutazione di mercato con un multiplo così alto. Anzi, i valori dovrebbero allinearsi a quelli dei competitor. “Assumendo in linea teorica che diventi come la media degli altri retailers – spiega Vitali – e cioè 0,7 volte il fatturato, la capitalizzazione si abbasserebbe a 91,6 miliardi di dollari. A questa valutazione, poi, andrebbe sommato l’ebit aggiuntivo che Amazon farebbe sul suo business retail, pari a 7,2 miliardi (calcolando una media del 6% del settore, ndr) che moltiplicato per il multiplo dell’ebit medio dei competitor (11,1 volte, ndr) aggiungerebbe un’ulteriore capitalizzazione di 80,6 miliardi di dollari. Non dobbiamo dimenticare che Amazon è un retailer, non potrà mai avere marginalità così più alte rispetto ai rivali”.

In questo modo la valutazione complessiva di mercato scenderebbe a 172,1 miliardi: il 56% in meno rispetto al valore attuale. E anche volendo riconoscere ad Amazon un premio importante rispetto ai competitor, il valore dell’azienda sarebbe poco più della metà di quello attuale. Tradotto: il beneficio dell’aumento della marginalità legato all’incremento dei prezzi sarebbe più che compensato dal calo del multiplo dovuto all’abbassamento delle aspettative di crescita. Proprio quello che vogliono evitare gli azionisti che definiscono le linee di gestione dell’azienda: nessuno di loro vorrebbe trovarsi con una montagna di azioni che improvvisamente valgono la metà dell’attuale valore.