martedì 14 febbraio 2017

Ti acchiappo con lo spacco

La Stampa
antonella boralevi



Un paio di gambe, in mostra dal tacco all'inguine, scende una scala scintillante. La stoffa dell'abito lungo si apre come un sipario. In platea zona maschi corre un fremito (in zona donne si alza bandiera bianca). Lo spacco ha colpito ancora.
Ma il bello dello spacco è che funziona sempre.

Su qualunque donna. Non bisogna essere bellissime come Marica Pellegrinelli. Non c'è bisogno di aiutarlo con la manina. Né di mettersi le suole compensate per allungarsi le gambe, come ha fatto Diletta Leotta.

Non servono gambe lunghe, cosce magre, ginocchia perfette. Non serve nemmeno essere giovani. Nè serve che lo spacco sia abissale. Basta qualche centimetro. Purché si intraveda una striscia di pelle. Lo spacco, ogni spacco, è una pistola fumante. Prima o poi sparerà.  E colpirà il bersaglio.

Perché lo spacco, secondo me, magari sbaglio, parla non allo sguardo, ma all'ego dei maschi. Lo spacco è un inizio. È un ammiccamento. Un segnale di via FORSE libera. E quello che dice ai maschi è esattamente quello che ciascun uomo desidera sentirsi dire: «Provaci. Non ti farai male».

Il modo più sicuro per sedurre un uomo è fargli capire che, alla fine del tortuoso sentiero, arriverà un Sì.

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