venerdì 24 febbraio 2017

Spie coreane, missione Roma

repubblica.it
di PIERO MESSINA

La rete accusata per l'omicidio del fratellastro del dittatore fino al 2015 è stata attiva anche in Italia. Con un agente infiltrato negli uffici dell'Onu. Che ha ottenuto otto carte d'identità dalle nostre autorità prima di venire scoperto, come ha documentato il rapporto redatto da uno speciale team di analisti e investigatori delle Nazioni Unite

Spie coreane, missione Roma

ROMA - Il destino di Kim Jong Nam era segnato. Il fratellastro del dittatore nordcoreano era una minaccia, manteneva un filo diretto con il suo paese e, soprattutto, con le comunità fuggite in Asia e in Europa. Era odiato,  perché in lui si vedeva il possibile outsider per un cambio alla guida del regime di Kim Jong Un, una dittatura che spaventa il mondo mostrando i muscoli, ma scricchiola da tutte le parti, oppressa com'è da una crisi economica e alimentare senza precedenti.

Per chi studia la Nord Corea, dietro l'omicidio di Kim c'è l'ordine preciso di Pyongyang. E del suo braccio armato: il Reconaissance general bureau, i servizi segreti nordcoreani, una rete di 007 presente con divisioni altamente specializzate in tutti i paesi del mondo. Uomini e donne pronti a tutto per il loro leader. I report delle Nazioni Unite, avevano già certificato la presenza di una cellula sotto copertura del Rgb a Kuala Lumpur, in Malesia.  Ma le spie nordcoreane si sono infiltrate in ogni continente. E anche in Italia hanno bucato i controlli delle organizzazioni internazionali. Anzi, ne hanno sfruttato dinamiche e prerogative.

La versione italiana della spystory nordcoreana si svolge tra Roma e Parigi. Sul versante capitolino il protagonista è Kim Su Kwang. Funzionario di Pyong Yang, Kwang a Roma era ormai di casa. Per dodici anni, dal 2003 sino al gennaio del 2015, ha lavorato come "official civil servant" negli uffici di rappresentanza delle Nazioni Unite. Il suo compito era rappresentare la Repubblica popolare della Nord Corea al World Food program, il programma alimentare mondiale.  Di Kwang e dei suoi impegni in Italia ne aveva scritto il Foglio , quando nel 2015 le Nazioni Unite avevano iniziato a interrogarsi sulla vera natura della sua missione. "Kim Su-Gwang, al febbraio del 2014, era funzionario del dipartimento Operation Service, divisione informatica, sezione Beneficiary IT solution", si leggeva sulle colonne del quotidiano.

Anche alla Farnesina lo conoscevano bene. Perché tra il 2003 e il 2014 Kwang ha ottenuto ben otto differenti carte d'identità. Al Ministero degli Esteri hanno fatto caso a quella collezione di documenti? Tutte con il bollo dell'agenzia alimentare delle Nazioni Unite. Una raccolta che si è interrotta nel 2015 quando il suo nome è stato cancellato dagli elenchi della sede romana del World food program e del personale straniero accreditato. Perché Kwang non era un diplomatico, non lo è mai stato. E' una spia di professione, è un ufficiale del Reconnaisance General Bureau, i servizi segreti nordcoreani. Kwang lavora per la terza divisione dell'intelligence di Pyong Yang.

Sono gli 007 mandati in giro per il mondo con il compito di infiltrarsi in aziende e istituzioni internazionali. Quella sezione dell'Rgb ha ramificazioni in tutti i continenti e nelle principali capitali del mondo, da Berlino a Pechino, da Mosca e Tokyo. Come è saltata la sua copertura? Da anni le Nazioni Unite hanno creato un team di analisti e investigatori per aggiornare il Comitato per le sanzioni. E' la barriera della comunità internazionale per cercare di frenare i desideri bellici - e nucleari - del dittatore Kim Jong Un. Il gruppo è guidato da Hugh Griffits, esperto nel contrasto ai traffici globali di armi. Sulla base di "informazioni confidenziali" questa squadra ha redatto un dossier sulla presenza dei servizi segreti nordcoreani in Europa.

Una cellula spionistica con due basi, una a Parigi, l'altra e Roma. Kwang era il contatto in Italia, mentre il capo della rete europea viveva e lavorava a Parigi, sempre sotto copertura diplomatica. Si chiama Kim Yong Nam (omonimo del fratellastro del dittatore). Nella capitale francese era stato accreditato all'Unesco. Il terzo componente della cellula nordcoreana che ha ingannato i controlli delle Nazioni Unite è una donna, Kim Su Gyong: "ufficialmente" non lavora per i servizi segreti nordcoreani ma ha goduto di una certa libertà di movimento in Europa, grazie al suo incarico da direttore delle relazioni internazionali per la Korean United development Bank. Su di lei, però, gli investigatori non hanno raccolto prove schiacciati dell'attività di intelligence.
007 a caccia di armi e lusso
 
La rete spionistica della Corea del Nord in Europa è una ragnatela più estesa della "famiglia-cellula" smascherata tra Parigi e Roma. Il modus operandi di Rgb però è stato decrittato. Le cellule nordcoreane, spiega il report delle Nazioni Unite, controllano gruppi di operatori commerciali, anche loro accreditati con documenti diplomatici, attorno a cui gira un corollario di aziende nordcoreane. Le compagnie aprono sedi all'estero e utilizzano le filiali sia per riciclare denaro, sia per acquisire componenti militari vietate.

Il ruolo del nucleo di spie "italofrancesi" sarebbe stato proprio di questa natura: aiutare il regime di Pyong Yang a rifornirsi di elementi utili per la costruzione di armi strategiche, attraverso delle società di comodo (nel report viene citata la Green Pine, multinazionale liquidata nel 2010). Fondamentale è il ruolo delle compagnie di navigazione. Da anni è in corso una partita a scacchi tra gli ispettori Onu e le compagnie nordcoreane pronte a cambiare bandiera e codice Imo a centinaia di navi che girano il mondo a caccia di armi e rifornimenti.

Uganda, Eritrea, Cuba ed ex repubbliche jugoslave sarebbero le aree di maggior interesse per il commercio di armi a favore della Corea del Nord. Ma nel report si spiega anche che i servizi segreti coreani hanno un compito meno bellico e più mondano. Devono assecondare il desiderio di "bella vita" del dittatore nordcoreano. Così, scovare limousine, yatch e beni di lusso per i piaceri di Kim Yong Un è l'ultima frontiera per gli 007 di Pyongyang

Il documento degli ispettori Onu ha spinto i governi a intervenire. La prima a muoversi è stata Parigi. Nel gennaio 2014 l'Eliseo ha congelato i beni di Kim Yong Nam, il capo della cellula. E da quel momento gli uomini nell'ombra della dittatura comunista hanno perso le credenziali diplomatiche e lasciato l'Europa. Questo nonostante la lentezza del World food program di Roma che ha fatto passare più di un anno dal provvedimento francese, prima di estromettere dai suoi ranghi mister Kwang.   

Le sorprese non finiscono qui. Oltre al fervore patriottico, c'è un fattore in più a legare le tre spie nordcoreane. Quella cellula di intelligence è in realtà una famiglia, nel senso letterale del termine. Kim Yong Nam è il padre di Kwang e Gyong. Padre, figlio e figlia in forma di segretissima trinità al servizio della dittatura di Kim Jong Un. Sembra la trama di un pessimo romanzo thriller, è il risultato di una precisa strategia di intelligence.

Restano ancora aperti alcuni misteri tutti italiani, a partire dalle otto carte di identità rilasciate a Roma alla spia nordcoreana. Gli ispettori delle Nazioni Unite un paio di mesi fa hanno chiesto al nostro governo di ricostruire nel dettaglio ogni movimento di mister Kwang a partire dal 2010. In realtà, sembra che la diplomazia italiana sia vittima di questa infiltrazione. "A Kwang sono stati effettivamente rilasciati otto documenti - spiegano dalla Farnesina - ma si è trattato di una prassi normale, regolata dagli accordi internazionali. Ogni volta che il documento scadeva veniva riconsegnato e sostituito. Quindi Kwang ha avuto sempre e soltanto un solo documento".

Rinnovi automatici, stando agli Esteri, concessi proprio su richiesta dell'Onu, che non ha mai voluto aprire gli occhi sul funzionario accreditato nella capitale. La cui attività ancora oggi resta oscura. Il dossier dei detective Onu ha fornito alcune valutazioni sugli obiettivi dello spionaggio, che però sono rimaste top secret. Ma le priorità della dittatura sono chiare: acquisire tecnologia militare avanzata per i piani di sviluppo bellico, anche attraverso la creazione di fondi occulti in Occidente. Una missione portata avanti per anni pure tra Roma e Parigi.