mercoledì 8 febbraio 2017

Si può consolare senza disturbare?

La Stampa
antonella boralevi

Una madre e un padre, tenendosi per mano, entrano nella redazione del giornale locale. Chiedono a chi possono consegnare una lettera. La sanno a memoria: «Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di fare buon viso a pessima sorte, di illudermi. Tutte balle». L’hanno trovata accanto al loro figlio di trent’anni, suicida. 

Udine, ore 17.

Una madre e una figlia spingono il carrello tra gli scaffali di un supermercato. Litigano, come litigano spesso le madri e le figlie. Sono alla cassa. Di colpo, la ragazza si gira. Uno schizzo di sangue ferma il tempo per sempre. Si è sgozzata con la lama di una scatoletta di tonno. 

Burolo, ipermercato Carrefour, ore 10.30.

Un padre non dorme, ma fa finta di dormire, steso nel letto accanto alla moglie, che non dorme, ma fa finta di dormire. E’ la notte più lunga della settimana: la notte del sabato sera. Federico è andato a divertirsi con gli amici. Riccardo è andato a divertirsi con gli amici. Jessica è andata a divertirsi con gli amici. Ambra è andata a divertirsi con gli amici. hanno tutti 18 anni, ma Ambra 17. Poi suona il telefono. E quei padri e quelle madri muoiono lì, subito, dentro quella voce che dice: c’è stato un incidente. Guidonia, località Setteville, all’altezza del km 18, direzione Roma, ore 3.30 del mattino
E’ sempre lo stesso giorno, per i genitori che perdono il figlio.

Il tempo resta lì, fermo. E la vita si chiude a riccio, dentro quella carne straziata che non è più tuo figlio ma per sempre sarà tuo figlio. Che cosa possiamo fare, noi genitori? Come possiamo proteggerli, ripararli, educarli, consolarli? Penso a quei genitori e so soltanto che vorrei abbracciarli tutti, e dire «voi non avete colpa», ma piano, per non disturbare.

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