domenica 12 febbraio 2017

Rieducazione e un corso dall’imam per l’operaio che inneggiava all’Isis

La Stampa
carmine festa

Il Tribunale di Bari: così imparerà che l’Islam non è terrorismo


Con il fucile Edmond Ahmetaj in un fermo immagine postato su Internet

Gli agenti della Digos lo tenevano d’occhio dal novembre del 2015, dopo l’attentato terroristico al Bataclan di Parigi. Di Edmond Ahmetaj, 35 anni albanese di nascita e cittadino italiano residente a Noci (Bari), non convincevano gli spostamenti ma soprattutto la navigazione in Internet. Dopo accurate indagini Ahmetaj è stato indagato per apologia del terrorismo.

E inoltre, e questa è una novità assoluta, l’uomo è stato invitato a seguire un corso di de-radicalizzazione dal fondamentalismo. Un corso sociale e religioso che Ahmetaj ha accettato di seguire. Sarà affidato a Sharif Lorenzini, presidente della comunità islamica pugliese, cui spetterà il compito di guidare Edmond in un percorso di studi che gli faccia comprendere la differenza tra Islam e terrorismo anche perché, come hanno documentato i poliziotti, Ahmetaj non si è mai avvicinato ad una moschea.

Eppure il suo personal computer e il suo telefonino erano pieni di post inneggianti all’Isis, immagini che lo ritraggono anche a volto coperto mentre imbraccia il fucile, video e fotogrammi di esecuzioni di prigionieri. Non mancavano filmati di azioni terroristiche dei seguaci del Califfato con accusa ai governi occidentali di essere la vera fonte del terrorismo internazionale.

L’uomo condivideva in rete immagini di terroristi, giocava con un videogioco simile ad «Assassin’s Creed» nel quale le voci originali sono sostituite da altre che esaltano l’Isis e accusano gli inglesi di aver distrutto il primo Califfato dell’impero ottomano. Nel computer del trentacinquenne è stato inoltre trovato il file con l’intervista del fondamentalista islamico inglese Anjem Choudary. Frasi condivise da Ahmetaj in cui Choudary minaccia l’Italia e invoca la conquista di Roma per imporre la sharia.

Ce n’era abbastanza, dunque, per contestargli l’apologia del terrorismo. A Edmond Ahmetaj è stato vietato l’uso di Internet, è stato ritirato il passaporto e gli altri documenti con i quali sarebbe potuto espatriare. Il giovane albanese cittadino italiano inoltre non potrà allontanarsi da Noci, provincia di Bari, per i prossimi due anni. Per la Digos Edmond ha rivelato, in seguito all’indagine, una elevata pericolosità sociale che con tutta probabilità lo avrebbe portato a compiere atti di terrorismo.

Tesi questa condivisa da Francesca Lamalfa, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari che ha accolto con urgenza la proposta della Procura applicando per Ahmetaj due anni di sorveglianza speciale. Il tribunale di Bari gli ha inoltre proposto «un percorso di studi e di valori della religione islamica che consenta di acquisire elementi di conoscenza che gli permettano di comprendere gli insegnamenti religiosi senza confonderli con il fondamentalismo e la propaganda islamista». Così è scritto nel provvedimento che gli agenti della Digos gli hanno notificato.

Ma è proprio sul percorso di de-radicalizzazione che è andato in scena uno scontro tra il Tribunale barese e la Procura generale che ha impugnato il provvedimento della sorveglianza speciale sostenendo che quel percorso non andava consigliato bensì imposto ad Ahmetaj. Il recupero, in buona sostanza, si otterrebbe solo così. Il Tribunale di Bari non ha accolto la tesi della Procura generale sostenendo che imporre all’uomo di frequentare la comunità islamica e di seguire gli insegnamenti di un imam configurerebbe l’ipotesi di violazione della libertà religiosa.

Meglio, dunque, accogliere la richiesta della Dda barese con la sola proposta di de-radicalizzazione e non con l’imposizione del corso di studi finalizzato alla distinzione tra fede e terrorismo. Ma la Procura generale ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte d’Appello ritenendo che la decisione del Tribunale «rischia di iscrivere la matrice religiosa del terrorismo internazionale fra le libertà religiose tutelate dalla Costituzione».