mercoledì 1 febbraio 2017

Polonia, Istituto per la memoria: presto online lista delle SS ad Auschwitz-Birkenau

repubblica.it
di ANDREA TARQUINI

Quasi diecimila nomi, comprendenti anche quelli dei guardiani di corpi militari o paramilitari tedeschi o di Paesi alleati o satelliti del Terzo Reich: ucraini, lituani, lettoni, non polacchi. Spiega il presidente dell'Ipn: “L’inizio di un progetto deciso per correggere la distorsione che ha portato i media di tutto il mondo a definire 'campo polacco' la fabbrica della morte di Hitler"

I nomi che presto compariranno online sono quasi diecimila. Sono tutti ex SS o guardiani di corpi militari o paramilitari tedeschi o di paesi allora alleati o satelliti del Terzo Reich, tutti prestarono servizio ad Auschwitz-Birkenau, la ‘fabbrica della morte di Hitler’. Auschwitz-Birkenau com’è noto fu il più grande campo di sterminio nazista, costruito durante l’occupazione tedesca (1939-1945) nel territorio della Polonia occupata e brutalmente oppressa da Berlino. Adesso la lista, di prossima pubblicazione: l’ha messa insieme, e diffusa sulla rete, l’Istituto per la memoria nazionale (Instytut Pamieci Narodowei, IPN) polacco, un’istituzione legata alle autorità e creata dopo la fine della dittatura comunista (1989) per indagini storiche sul passato, dall’occupazione nazista a tutto quello che avvenne nella Polonia occupata per mano dei tedeschi, a tutti i crimini contro la nazione polacca, prima, durante e dopo la guerra.

Per l’esattezza, i nomi sono 9686. La sua compilazione è opera dello storico Aleksander Lasik, che se ne occupava dal lontano 1982, dell’IPN stesso e del Museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau. Per metterla insieme, il team ha consultato archivi polacchi, tedeschi, austriaci, americani, russi e di altri paesi. “Non è che l’inizio di un ampio progetto deciso per correggere alcune distorsioni comunicative che nel passato hanno più volte portato i media di tutto il mondo a usare la definizione assurda ‘campo polacco’ per designare Auschwitz-Birkenau, campo nazista realizzato in territorio polacco”, ha detto il presidente dello IPN, Jaroslaw Szarek. “Un errore dovuto a volte all’ignoranza, a volte alla cattiva volontà, altre volte ancora mosso da una politica storica antipolacca”, egli ha aggiunto.

I documenti raccolti per la messa online comprendono per la maggior parte dei nomi data e luogo di nascita, nazionalità, dati sul servizio militare, e informazioni sull’eventuale appartenenza alla Nsdap (il partito nazionalsocialista tedesco con cui Hitler eletto nel 1933 fu al potere, con la sua brutale tirannide, fino alla disfatta militare nella seconda guerra mondiale nel 1945) o ad altre organizzazioni politiche. Di alcuni dei guardiani e dei militari delle SS l’istituto pubblica anche una foto, e negli archivi elettronici dello IPN sono pubblicate anche circa 350 sentenze emesse dopo la guerra in diversi Paesi contro guardiani del campo di sterminio.

“E’ stata un’impresa difficilissima, anche perché alla vigilia della disfatta nel 1945 i nazisti bruciarono moltissimi documenti”. La lista sarà poi ampliata con i nomi di SS e guardiani che prestarono servizio in altri campi di sterminio in cui il Terzo Reich attuò l’Olocausto, deciso nel 1942 alla Conferenza di Wannsee presso Berlino dai gerarchi del Reich e organizzato con atroce efficienza e precisione industriale dal capo delle SS Heinrich Himmler, dall’”architetto della Shoah” Adolf Eichmann, da molti altri colpevoli di crimini contro l’umanità. Secondo il direttore dello IPN, la lista potrebbe quindi arrivare alla fine a comprendere circa 25mila nominativi.

Secondo il direttore del Museo di Auschwitz, Piotr Cywinski, la ricerca è stata difficile, a causa appunto della distruzione sistematica dei loro archivi da parte dei nazisti. “Oggi - egli ha sottolineato - abbiamo più informazioni sulle vittime che non sulle SS”. L’Istituto ha recentemente lanciato un appello a tedeschi e austriaci a inviare allo IPN stesso tutti i ricordi e documenti dei soldati delle Waffen-SS, memorie, appunti, lettere private o foto, “per permettere agli storici di comprendere meglio la mentalità degli aguzzini”.

Il numero due dello IPN, Mateusz Szptyma, ha messo in rilievo che nella lunga lista sono stati trovati, oltre a molti nomi tedeschi, anche nomi di complici ucraini, lituani o lettoni, ma non di polacchi. “I tedeschi tentarono di reclutare persone nella Polonia occupata per quel lavoro atroce, ma lo Stato clandestino guidato dall’Armia Krajowa, l’efficiente Resistenza polacca in collegamento col governo polacco in esilio a Londra, ordinò di non rispondere, e quindi il reclutamento nazista fallì.

Non è chiaro quanti dei quasi diecimila esecutori dell’Olocausto i cui nomi sono compresi nella lista dello IPN siano ancora vivi, e quanti siano morti. Né se i soli processati siano quei 350 delle sentenze pubblicate dall’istituto. E gli esperti, al Centro Simon Wiesenthal per la caccia ai criminali nazisti, come alla Zentralstelle tedesca che da anni indaga a sua volta sui complici della Shoah ancora vivi e magari liberi, con vera o falsa identità, pongono anche un’altra domanda. E cioè, se i nomi pubblicati online dall’istituzione polacca siano già noti alle autorità giudiziarie tedesche oppure no.

Negli ultimi anni la Germania ha processato e condannato alcuni ex guardiani e militari nei campi di sterminio. In altri Paesi, come in Ungheria, ci sono state invece sentenze di assoluzione. Si è sempre trattato di persone che per ovvie ragioni anagrafiche, visti i decenni passati, sono andate alla sbarra novantenni o ultranovantenni: erano arrivati a un’età cui il nazismo non permise di arrivare alle sue vittime, oltre sei milioni di ebrei assassinati, e poi, uccisi anch’essi nei Lager, oppositori politici, rom, omosessuali, altre minoranze.