venerdì 17 febbraio 2017

No, PewDiePie non è un razzista

lastampa.it
gianmaria tammaro

Prima la Disney, poi YouTube hanno cancellato i loro accordi con lo youtuber con più iscritti al mondo. Perché? “Perché è razzista”. Ma non è così – non veramente, almeno


PewDiePie, ovvero Felix Kjellberg, classe ’89, svedese: è lo Youtuber con più iscritti al mondo

Prima un po’ di fatti: PewDiePie, ovvero Felix Kjellberg, classe ’89, svedese, è lo Youtuber con più iscritti al mondo. A oggi, ne conta oltre 53 milioni. La media visualizzazioni dei suoi video si aggira attorno ai 4 milioni. È diventato famoso grazie ai suoi gameplay: lunghe sessioni di gioco registrate al computer. Lentamente ha cambiato genere, specializzandosi in vlog ironici e video (più o meno) comici.

Nel corso degli anni è stato protagonista di cartoni animati (South Park), è finito sulla copertina di alcune riviste (Variety), ha scritto un libro e sviluppato due videogiochi. Vive in Inghilterra, a Brighton, dove – dice – la connessione Internet è migliore. È fidanzato con l’italiana Marzia Bisognin, di Venezia, anche lei Youtuber, nota con il nome di CutiePieMarzia.

Da alcuni giorni, PewDiePie ha riguadagnato le home dei siti dei maggiori giornali di settore (The Verge, Polygon, WIRED) e dei più importanti quotidiani (Wall Street Journal) per – questo si dice – “battute razziste”. Prima la Disney, con cui PewDiePie aveva un accordo commerciale, poi YouTube, che si preparava a rilasciare la seconda stagione del suo show, Scare PewDiePie, hanno rescisso i loro contratti con lo Youtuber.

E nel mondo, specie in quello di media, non fa che rincorrersi la voce – piuttosto insistente – che questa volta Felix abbia esagerato: che nei suoi video ci siano contenuti eccessivi, dallo sfondo razzista, in cui si inneggia alla morte di, citiamo, “tutti gli ebrei”.Il Wall Street Journal, addirittura, ha aperto un’inchiesta e su YouTube ha caricato un video in cui vengono raccolti tutti i momenti in cui, nel corso degli ultimi mesi, PewDiePie si è lasciato andare a dichiarazioni antisemite.

Il problema, si scopre, è che sono tutte frasi estrapolate da altri video che hanno sempre avuto l’intenzione di essere ironici. Questo, ovviamente, non giustifica lo Youtuber (una pessima battuta resta una pessima battuta, bene inteso) ma non lo condanna nemmeno. Quella dei media e delle due società, Disney e Youtube, rischia di diventare l’ennesima campagna diffamatoria, costruita su frasi di circostanza che non tengono minimamente conto del contesto. Sì, il contesto: per una battuta, spesso, è fondamentale.

L’accusa principale che viene rivolta a PewDiePie è di aver istigato all’odio. In uno dei suoi video (ora non più disponibile, ndr) aveva chiesto, tramite una piattaforma online specializzata in “servizi a pagamento”, a due indiani di ballare e srotolare un cartello su cui c’era scritto “morte a tutti gli ebrei”. Il punto è che nemmeno PewDiePie, quando ha mandato la sua richiesta, pensava che i due avrebbero acconsentito. Ha sbagliato, dopo, nel mostrare il footage raccolto, ma lo ha fatto – così si è giustificato – per dimostrare gli eccessi e il nonsense di Internet. 

Era uno scherzo? Sì. Aveva un obiettivo particolare? Sì, quello di dimostrare come, a oggi, non ci sia ancora una vera e propria regolamentazione online. Faceva ridere? Assolutamente no. Ma non per questo merita l’etichettatura – piuttosto forzata, tra l’altro – di “razzista”. Sempre nello stesso video, era presente uno spezzone in cui un attore, della stessa piattaforma, vestito da Gesù giustificava Hitler. Anche quella era una battuta e anche piuttosto pesante, ma visto il contesto – chiaramente uno scherzo – non è stata minimamente presa in considerazione.

PewDiePie ha pubblicato un nuovo video qualche ora fa. E il suo messaggio è chiaro: questo - dice - è un attacco dei media contro di lui. «Ai giornali vecchio stile non piacciono le personalità di Internet. Perché hanno paura di noi. Abbiamo influenza e un seguito ampio. E non credo che lo capiscano, ed è per questo che continuano ad attaccarci in questo modo». È una frattura netta, precisa, tra un mondo – quello offline, di un certo modo di pensare, di altre generazioni – e un altro – più dinamico, digitale, di YouTube e social network. Resta l’evidenza dei video che PewDiePie ha girato in questi anni, e il fatto che si sia sempre spinto, anche se mai così tanto, al limite. Anche in questo ultimo video, si autodefinisce un “rookie” della comicità, ovvero un esordiente. 

«Personalmente - dice in chiusura - penso che siano loro [i vecchi media, ndr] a normalizzare tutto questo odio. Perché c’è veramente odio, là fuori. Ci sono dei problemi veri. E invece loro festeggiano che il mio show sia stato cancellato. Perché non ci concentriamo sui veri problemi? Questo è il modo in cui si discute delle cose nel 2017. Io resto qui – promette PewDiePie -. Continuerò a fare video».