giovedì 23 febbraio 2017

Marx e i Pokémon

lastampa.it
mattia feltri

Il leader emergente del comunismo americano si chiama Dylan e ha dieci anni. Sul suo canale YouTube propone analisi come «le donne sono oppresse in oriente e anche in occidente», sulla superiorità (non pedante) dei vegetariani, e naturalmente su «perché abbiamo bisogno del comunismo». Ogni video fa da 40 a 60 mila visualizzazioni, e il più amato è uno in cui, da buon materialista storico, dimostra che Dio non può essere onnipotente; e lì sotto uno commenta: «Ecco il capo che ci servirebbe, ma non lo meritiamo». L’unico difetto del bimbo è che fra tante parole talvolta gli scappa un ruttino, già una significativa inversione di tendenza rispetto all’Italia, dove fra tanti ruttini talvolta scappa una parola. 

In un’intervista a Select All (segnalata da Rivista Studio), Dylan precisa di amare l’idea comunista di redistribuzione del reddito, e si dichiara piuttosto socialista, perché il comunismo «prevede leader unici come Stalin e Gorbaciov che poi corrompono l’idea». Gli spiace che a scuola non si parli di comunismo, o lo si demonizzi: «Dicono che condividere la ricchezza sia un furto, ma se condivisione e furto fossero la stessa cosa, probabilmente non ci sarebbe bisogno di due parole diverse: le definizioni sono importanti». Rimane da dire che detesta Donald Trump («un grosso, grasso scherzo») e si vergogna del suo primo video, che era sui Pokémon.

Ma a dieci anni passare dai Pokémon a Marx non è così grave: qui da noi c’è chi a sessanta è passato da Marx ai Pokémon, e nemmeno lo sa.