lunedì 27 febbraio 2017

L’incredibile successo dei distributori automatici è meglio di un trattato di sociologia per capire il Giappone

repubblica.it

Harrison Jacobs  31/1/2017 6:00:57 AM


A bank of vending machines outside of a rest stop in Japan. Harrison Jacobs/Business Insider

Lo scorso fine settimana, sono tornato da un viaggio in Giappone in cui ho aiutato Business Insider a lanciare la sua ultima edizione internazionale, Business Insider Giappone. Dopo aver trascorso due settimane a Tokyo, un aspetto della città ha continuato a colpirmi, dopo il mio ritorno: l’enorme abbondanza di distributori automatici. La proliferazione di distributori automatici è impossibile da ignorare. Sono in quasi ogni isolato a Tokyo – per i vicoli, davanti ai negozi di alimentari, nelle aree residenziali e commerciali.

Con poco più di 5 milioni a livello nazionale, il Giappone ha la più alta densità di distributori automatici in tutto il mondo. Vi è circa 1 distributore automatico per ogni 23 persone, secondo l’Associazione di Produttori di distributori automatici del Giappone. Le vendite annuali ammontano a più di 60 miliardi di dollari. E sono caratterizzati da un’incredibile varietà. Le macchinette vendono qualsiasi tipo di bibite, caffè, tè, sigarette, caramelle, zuppa, cibo caldo, e anche sake e birra.

La pervasività e la varietà dei distributori automatici del Giappone non è un argomento inesplorato. Se c’è una cosa su cui ai turisti di ritorno dal Giappone piace scrivere/leggere, sono i prodotti assurdi e strani venduti nei distributori automatici. Tra i primi risultati di una ricerca su Google per “distributori automatici in Giappone” ci sono: “12 distributori automatici giapponesi che non crederete esistano”, “18 cose che si possono acquistare nei distributori automatici giapponesi”, “25 cose che troverete solo nelle macchinette in Giappone” eccetera eccetera.

Quello che mi interessa, però, è quello che i distributori automatici ci dicono dell’eccezionale cultura del Giappone. Una risposta ovvia è: i giapponesi, e quelli di Tokyo in particolare, lavorano molto e di conseguenza danno valore alla cose comode e convenienti. Ma lo fanno anche i newyorkesi, così come tutti gli altri abitanti delle città, eppure altrove le macchinette automatiche ancora non sono così popolari.  Allora perché sono onnipresenti? I sociologi e gli economisti hanno offerto alcune risposte possibili.

1. Il costo del lavoro

REUTERS/Yuriko Nakao
Il tasso di natalità in declino del Giappone, l’invecchiamento della popolazione, e la mancanza d’immigrazione hanno contribuito a rendere la forza lavoro sia scarsa che costosa, secondo William A. McEachern, professore di economia presso l’Università del Connecticut. Nel suo libro del 2008 sulla macroeconomia, McEachern parla dei distributori automatici del Giappone come di una soluzione a questo problema, eliminando la necessità di impiegati addetti alla vendita.

Anche Robert Parry, un docente di economia alla Università di Kobe in Giappone, ha indicato – in un saggio sull’argomento del 1998  – negli alti costi del lavoro il motivo per cui i rivenditori giapponesi hanno accolto con tale entusiasmo i distributori automatici.  “Con la spettacolare crescita economica del dopoguerra, il costo del lavoro in Giappone è arrivato alle stelle… i distributori automatici hanno solo bisogno di una visita periodica da parte dell’operatore per ricostituire le scorte e svuotare il denaro”, ha scritto Parry.
2. Alta densità di popolazione e immobili costosi


Toomore Chiang/Flickr
Con una popolazione di 127 milioni di persone in un paese più piccolo della California, il Giappone è uno dei paesi più densamente popolati in tutto il mondo, soprattutto se si considera che circa il 75% del Giappone è costituito da montagne.  Il 93 per cento della popolazione giapponese vive in città.

Non sorprende che la densità di popolazione abbia fatto salire per decenni i prezzi degli immobili, costringendo gli abitanti delle città a vivere in appartamenti che farebbero sembrare spaziosi i monolocali più angusti. Anche se i prezzi dei terreni urbani sono scesi durante il declino economico del Giappone nel 1990, da allora sono tornati a salire. L’alta densità di popolazione e gli alti prezzi immobiliari hanno fatto sì che i giapponesi non abbiano molto spazio per sistemare i beni di consumo e che le aziende giapponesi preferiscano installare un distributore automatico in una strada piuttosto che aprire un negozio al dettaglio.

“I distributori automatici producono maggiori entrate da ogni singolo metro quadrato di scarso terreno di quanto potrebbe un negozio di vendita al dettaglio” ha concluso Parry.
3. La mancanza di crimine

Un uomo guarda il designer Aya Tsukioka e la ballerina Minako Ogawa vestiti da distributore automatico in una strada di Tokyo. Reuters/Toru Hanai
Il Giappone è famoso per il suo tasso di omicidi eccezionalmente basso, ma non è l’unica statistica relativa al crimine in cui il Paese eccelle. Secondo al rapporto sul crimine delle Nazioni Unite del 2010, il Giappone si classifica con uno dei più bassi tassi di rapine in tutto il mondo.

Sebbene vi sia stato un certo dibattito sul perché il tasso di criminalità del Giappone sia così basso, una cosa che è facilmente evidente è che atti vandalici e reati contro la proprietà sono rari. Secondo l’Organizzazione Nazionale del Turismo del Giappone, i distributori automatici vengono “raramente rotti o rubati”, pur avendo decine di migliaia di yen all’interno e pur essendo spesso posizionati in vicoli bui o su strade poco affollate.

Al contrario negli Stati Uniti, come scrive Parry, “Le società di distributori automatici americani non prendono nemmeno in considerazione l’installazione di unità lato-strada con funzionamento autonomo” per il timore di atti vandalici e di reati contro la proprietà. In Giappone, le unità lato-strada sono la norma. Aiuta il fatto che molti distributori automatici abbiano telecamere installate e un filo diretto con la polizia se vengono segnalate irregolarità, come una macchinetta che viene forzata, secondo quanto riporta il The Japan Times.
4. Una società fondata sui contanti


Le persone lanciano monete come portafortuna nel santuario Kanda Myojin a Tokyo. ReutersS/Kim Kyung-Hoon
Un altro aspetto della cultura giapponese che mi ha colpito, è una pesante dipendenza dai contanti. Negli Stati Uniti, io uso le carte di debito e di credito per quasi ogni acquisto a parte quando visito ristoranti-bettole che accettano solo contanti. A Tokyo, nemmeno le stazioni ferroviarie accettano le carte di credito per acquistare i biglietti della metropolitana. Le principali catene accettano le carte di credito, ma un sacco di negozi non lo fanno.

L’effetto pratico di ciòè che ci si porta sempre in giro una notevole quantità di denaro, e non solo banconote, ma le monete. Le monete in Giappone sono di taglio elevato come 50 yen, 100 yen e 500 yen (1 dollaro = 112 yen).

Entro la fine del mio viaggio, avevo improvvisato un portamonete di fortuna per metterci il denaro che mi pesava nelle tasche. Come ho scoperto, lasciar cadere una moneta in un distributore automatico per un drink è un modo comodo e utile per sbarazzarsi delle monetine che tintinnano in tasca.
5. Affascinati da tutto ciò che è automatico


Tobot in un supermarket a Kyoto. Yuriko Nakao/Reuters
La cultura giapponese è ossessionata con l’automazione e la robotica, ha spiegato il giornalista Tsutomu Washizu a The Japan Times nel 2007.  Washizu, che ha scritto un libro sulla storia dei distributori automatici in Giappone, attribuisce a questo fascino il motivo principale per cui le macchinette sono così popolari.  “Non vi è nessun altro paese che ha così tante cose automatiche. I giapponesi hanno una grande considerazione per i sistemi automatizzati e una grande fiducia in essi”, ha detto Washizu.