mercoledì 8 febbraio 2017

Lamborghini Miura, la storia del mito che fece conoscere Sant’Agata nel mondo

La Stampa
simonluca pini (nexta)

Prima nacque il telaio, poi Marcello Gandini le cucì addosso un abito sensualissimo, diventato icona di stile


La Lamborghini Miura P 400 SV del 1972, ultima evoluzione del modello

Nella storia dell’automobilismo ci sono modelli che hanno cambiato le sorti di un marchio. Il Maggiolino per la Volkswagen, la 500 per la Fiat, la 911 per la Porsche e la Miura per la Lamborghini. Prima della sua nascita, il costruttore di Sant’Agata Bolognese si era fatto apprezzare per le granturismo 350 GT e 400 GT, ma il nome Lamborghini rimaneva ancora legato ai trattori, vero business dell’azienda emiliana. 



Tutto cambiò nel 1965, quando al Salone dell’Auto di Torino Lamborghini presentò un telaio con motore e sospensioni della 400 GT, novità che attirò l’attenzione del designer Nuccio Bertone. La prima curiosità è che il telaio fu esposto per volontà degli ingegneri Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani (quest’ultimo è scomparso a gennaio), che nonostante le titubanze di Ferruccio Lamborghini erano convinti della qualità del progetto. La parte stilistica fu affidata alla carrozzeria Bertone e al suo capo disegnatore Marcello Gandini, che in soli 4 mesi creò una linea destinata ad entrare nella storia dell’automobilismo. 

Se il mito della Miura doveva ancora esplodere, con la scelta del nome in onore dell’allevatore spagnolo di tori da combattimento Don Eduardo Miura Fernandez, il marchio Lamborghini si legò per sempre al possente animale. Dopo il telaio esposto a Torino, al Salone di Ginevra del 1966 debuttò finalmente la Miura P400 e fu immediatamente un successo mondiale. 


Oltre alla linea senza precedenti, la Miura aveva dalla sua un motore V12 di 3.9 litri in posizione trasversale da 350 cavalli a 7.000 giri al minuto, in grado di garantire una velocità massima di 300 km/h. Dietro alla nascita della prima supercar marchiata Lamborghini si nascondevano tanti piccoli segreti, figli di una produzione che doveva stare molto attenta ai costi. Ad esempio i leggendari fari a scomparsa della Miura erano quelli della Fiat 850 Spider, sapientemente modificati con le famose “ciglia” diventate un tratto simbolo della vettura. 



Nonostante Ferruccio Lamborghini vedesse inizialmente la Miura come uno strumento di marketing con una produzione limitata a pochi esemplari, solamente nel 1967 furono consegnate 108 unità, vendute al prezzo di 7.700.000 lire, con un tempo di consegna “ufficiale” di ben 270 giorni. L’importante prezzo di acquisto (all’epoca con 7,7 milioni di lire si compravano sei Alfa Romeo Giulia) e i lunghi tempi di attesa non fermarono le vendite, arrivate a un totale di 762 vetture comprese le versioni S e SV. 

Partendo dalla Miura P400S (sigla ripresa anche dalla nuova Aventador S), dalla fine del ‘68 la potenza aumentò a 370 cavalli e arrivarono novità come i freni a disco autoventilati e i vetri elettrici a bordo. Con la versione SV (SuperVeloce) la Miura divenne ancora più performante, con una potenza di 385 cavalli e la carrozzeria posteriore allargata per ospitare pneumatici più grandi. Oltre ad aver detto addio alle famose ciglia, la Miura SV fu l’ultima serie ad essere prodotta: la Miura uscì dalle catene di montaggio per l’ultima volta nel 1973.



Primo modello a far conoscere il marchio Lamborghini nel mondo, la Miura fu fin da subito amata da celebrità e personaggi famosi e ancora oggi è tra i modelli più ricercati. Tra gli illustri proprietari troviamo lo Scià di Persia, il cui esemplare di Miura SV è entrato a far parte della collezione dell’attore Nicolas Cage, mentre tra i cantanti spiccano i nomi di Frank Sinatra, Paul McCartney ed Elton John. Prezzi attuali di una Miura? Lo scorso novembre un’esemplare P400S del 1971 appartenuta al cantante Rod Stewart è stata battuta all’asta per oltre 1,1 milioni di euro.

Nella foto in basso, Paolo Stanzani, Marcello Gandini e Gian Paolo Dallara insieme, lo scorso anno, per i 50 anni della Miura.