domenica 19 febbraio 2017

La lenta agonia dei circoli: “Ma siamo un pezzo di storia”

lastampa.it
flavia amabile

Sull’Aventino la sezione del Pci che deve 50mila euro: “Deserta da anni, ogni tanto spunta un comunista”


Il circolo Pd Alberone di via Appia Nuova 361

Andare in giro per circoli di partito è un viaggio nell’agonia di un mondo, qualcosa di ancora più definitivo di un percorso della nostalgia. È la certezza di un’estinzione annunciata, la tristezza di un sottobosco di sigle che si tramandano e si dividono i luoghi a ogni passaggio di casacca; perché dove lo trovi un altro locale alle cifre che un tempo garantiva l’Ater, l’aziende delle case popolari?

Sembra quasi un inutile accanimento andare a chiedere a questi mondi se sono davvero morosi con gli affitti come risulta dalle liste che da mesi circolano sulle cifre esorbitanti che l’azienda non riesce a incassare. Sono sette milioni di euro ma i partiti hanno pendenze per circa un milione. Uno dei principali morosi è il circolo Pd di via Crema nel quartiere Appio. Deve 77.152 euro all’Ater ma la lista non racconta che cosa c’è dietro quella cifra, il tormento di una sede che un tempo apparteneva ai Popolari, passata alla Margherita e poi diventata del Pd.

Un domino. «Un domino. Soprattutto nel senso dell’effetto caduto», conferma scherzando Nino La Martire, farmacista della zona e iscritto storico della sede. Sono caduti tutti: i Popolari, la Margherita. Anche il Pd non sta affatto bene ma nel frattempo il circolo di via Crema è stato chiuso nell’operazione pulizia coordinata da Fabrizio Barca. «Non era produttivo», spiega Nino La Martire. Eppure nel momento di massimo fulgore aveva 300 iscritti ma era molti anni fa.

Si fa davvero fatica a associare la produttività a una sede di partito. Prendiamo il circolo Pd di via del Gazometro, quartiere Testaccio. Nelle liste Ater risulta moroso a dicembre scorso per una cifra di poche migliaia di euro ma, ancora più del debito, a provocare sconforto sono il simbolo del partito socialista semisbiadito sulla facciata, le persiane cadenti, i rattoppi visibili dall’esterno.

L’unico segno del tempo che passa è rappresentato dall’Unità esposta per farla leggere a chiunque come avviene in ogni sede del partito da tempo immemore. Non è la copia del giorno, è quella del 15 febbraio ma Ilario Valeri, ultrasettentenne, si ferma a leggere un articolo di cronaca nera. «Vengo qui ogni giorno. La mattina sono sempre aperti. L’affitto? Hanno debiti? Ma lasciateli stare: questo è un pezzo di storia di questo quartiere. Se chiude anche la sede del Pd che cosa resta?».

La storia è evidente anche a qualche centinaio di metri di distanza, nella sede di Sel dove allo stesso numero civico risulta anche la sede del Pd. Una signora pulisce lo stanzone pieno di sedie accatastate su un lato. «Non so nulla di affitti, ma che volete da loro? Qui non ruba nessuno. E che potrebbero rubare? Soldi non se ne vedono da tempo».

La signora probabilmente non ha torto: non devono esserci grandi fondi in un posto dove sono affissi in pochi metri i manifesti della campagna elettorale di Fassina candidato sindaco di Roma, un insegna del Pds con la Quercia degli anni Novanta e una di Sel con un numero di telefono da tempo non funzionante. È la storia come stratificazione delle fasi senza che nulla cancelli davvero quella precedente.

Viene quasi un groppo in gola se si sale sul colle dell’Aventino a cercare il circolo Pci, Partito Comunista Italiano, se ancora significa qualcosa questa sigla nel 2017. Era la sezione dove era iscritto Armando Cossutta, ci sono associazioni di guide turistiche specializzate in percorsi nella storia del Novecento che organizzano tour per andare a vedere la lapide in marmo presente sull’edificio con la scritta e il simbolo di un partito che non esiste più. Secondo l'Ater al 31 dicembre 2016 il circolo ha quasi 50mila euro di debito. La sede è in un villino dal fascino indiscutibile nonostante gli infissi cadenti, il cancello arrugginito. I vicini di casa assicurano che ogni tanto qualcuno dei «comunisti» si fa vivo.

Tutt’altra atmosfera in via Scarlatti, quartiere Parioli, circolo totalmente operativo, profilo Faebook e Twitter. Risulta una pendenza ma è una bolletta non pagata, specifica Manuel Felsani, il segretario. Al circolo Pd Alberone sull’Appia smentiscono qualsiasi debito. «Paghiamo 140 euro e li abbiamo sempre versati. C’è una trattativa per adeguare il canone ma se ne sta occupando il partito», spiega la responsabile Antonella Di Giacomo. Problemi che in questo momento sembrano lontani. «Vediamo se il partito lunedì esisterà ancora», commenta un iscritto andando via.