lunedì 13 febbraio 2017

Il giallo dell’appalto anti-hacker confezionato su misura per i russi

Il Mattino
di Valentino Di Giacomo



In un documento reperibile sul portale web della Farnesina risalente al gennaio del 2014, il ministero degli Esteri apre una gara d’appalto «per l’affidamento in due lotti dei servizi di gestione dell’infrastruttura informatica e della rete multiaccesso». Si tratta di un bando pubblicato pochi mesi dopo la falla nei sistemi informatici del ministero a cui i tecnici russi della Kaspersky hanno provato a porre rimedio.

Il primo lotto ha un valore di 6 milioni e seicentomila euro, per il secondo la base di procedura prevede 2 milioni e trecentomila. Per partecipare alla gara milionaria, come per ogni appalto pubblico, esistono dei prerequisiti da rispettare da parte delle società partecipanti.

Tra questi prerequisiti balza agli occhi che la Farnesina richiede almeno tre sistemisti che conoscano e sappiano operare con gli anti-virus creati dai russi della Kaspersky. Nulla di strano se non fosse per la notizia rilanciata nei giorni scorsi dal quotidiano britannico Guardian, vale a dire che il ministero degli Esteri è stato recentemente piratato da parte di hacker russi. Notizia che – attraverso fonti del comparto intelligence contattate da Il Mattino – hanno trovato ampi riscontri.

Ad effettuare l’ultimo attacco informatico alla Farnesina sarebbe stato un team di hacker russi denominato «Apt 29». Su quest’ipotesi ha aperto un’inchiesta anche la procura di Roma e, qualora venissero trovate conferme, bisognerebbe comprendere i motivi che hanno indotto il governo italiano ad affidarsi a società straniere per proteggere le infrastrutture critiche del Paese. Stavolta, a differenza del potentissimo attacco informatico che aveva come target sempre la Farnesina, di cui Il Mattino è riuscito a raccontare i dettagli, il ministro Alfano ha spiegato che gli hacker non sarebbero riusciti ad impossessarsi di file criptati e informazioni nevralgiche per la struttura del ministero degli Esteri.