mercoledì 15 febbraio 2017

Il caso delle ministre svedesi in Iran: giusto o no indossare il velo?

lastsmpa.it
francesca sforza


La ministra del Commercio svedese Ann Linde durante la sua visita in Iran la scorsa settimana

Ha fatto molto discutere il caso delle rappresentanti del governo svedese che hanno deciso di indossare il velo durante una visita ufficiale in Iran. È giusto rispettare le leggi di un paese straniero (anche se non coincidono con le nostre) o sarebbe stato più giusto, visto il tipo di legge e il tipo di composizione della delegazione in visita (tutte donne), cogliere l’occasione e ribadire la propria contrarietà all’obbligo di indossare il velo? Sono molti i lettori e le lettrici della Stampa intervenuti sul tema in seguito all’articolo che riportava (e sì, un po’ commentava) la notizia. Per questo abbiamo pensato a un sondaggio, nella convinzione che, al di là della conta numerica delle opinioni, sia un modo per tenere vivo un dibattito importante, in tempi di integrazione controversa e riluttante.

Giusto qualche precisazione: la legge islamica, in vigore in Iran dal 1979, impone alle donne di indossare l’hijab, il velo che copre testa e collo, nascondendo i capelli. La polizia religiosa ha il compito di vigilare affinché la norma sia rispettata. Nel gennaio 2015 il progetto di legge che concedeva più poteri alla polizia religiosa per far rispettare la norma è stato bocciato perché giudicato incostituzionale; contestualmente, il Paese ha conosciuto negli ultimi anni un fenomeno di “alleggerimento del velo”, nel senso che si è passati a veli che non coprono completamente i capelli come accadeva in passato, e a vestiti un po’ più corti del tradizionale chador. Il cambiamento si registra in maggioranza nelle grandi città, e viene comunque spesso stigmatizzato da parlamentari e leader religiosi.

Non esiste alcuna norma di diritto internazionale che renda obbligatorio il velo a una donna straniera. Indossarlo è una forma di rispetto per la consuetudine locale - rispetto che viene richiesto dal cerimoniale locale - ma non può considerarsi un obbligo.