mercoledì 22 febbraio 2017

Google, ecco come ha fatto a evadere 270 milioni di tasse in Italia secondo la Finanza

repubblica.it
Francesca Brunati

Elaborazione di Business Insider Italia in base al Verbale di constatazione del 28 gennaio 2016 della Guardia di Finanza nei confronti di Google Ireland Ltd.
Si chiama “Double Irish with Dutch Sandwich” lo “schema di pianificazione fiscale” architettato da Google e messo in luce dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano al termine una verifica fiscale nei confronti della filiale italiana e dalla quale la  Procura milanese ha avviato un’indagine, chiusa nel marzo 2016 contestando il reato di dichiarazione fraudolenta a 5 manager del gruppo californiano.

Uno schema sovrapponibile anche a quello di Google France e usato, magari con qualche ritocco, anche da altre multinazionali come Apple o Facebook, tanto per citarne alcune finite nel mirino della magistratura milanese,  e per il quale ora sono in corso ‘trattative’ da parte del colosso di Silicon Valley con l’Agenzia delle Entrate nell’ambito dell’accertamento con adesione per definire l’importo effettivamente dovuto. A breve dovrebbe dunque concludersi il contenzioso con cui si chiede al colosso tech di staccare un assegno di circa 270 milioni per non aver pagato, questa è l’ipotesi, l’Ires dal 2009 al 2013. “Continuiamo a lavorare con le autorità competenti”, ha fatto sapere un portavoce del gruppo.
La stabile organizzazione in Italia
A spiegare la ‘triangolazione’, tra Irlanda, Olanda e un paradiso fiscale, in questo caso le Bermuda, e il giro degli utili tra Paese e Paese per dribblare il fisco  è il cosiddetto “Verbale di constatazione” redatto circa un anno fa dalle Fiamme Gialle con il quale si è conclusa l’attività ispettiva e che si trova agli atti dell’indagine penale.  Il rapporto parte da una premessa:  Google Italy srl, costituita nel 2002, è detenuta per il tramite della statunitense Google International Llc  che, dal marzo 2004, ne è socio unico, e si presenta come una società di consulenza e assistenza nelle attività di supporto alla vendita, nel settore del marketing e in relazione ad attività pubblicitarie e promozionali svolte in Italia dalla consociata irlandese, Google Ireland Ltd. 

Ma secondo gli accertamenti quest’ultima , “in ragione dell’attività svolta da personale residente formalmente dipendente della ‘legal entity’ domestica del Gruppo”,  opererebbe  in Italia “attraverso una stabile organizzazione ‘personale’ (dependent agent)” od “occulta” o comunque “non formalmente costituita” in quanto i dipendenti di Google Italy, come hanno raccontato peraltro clienti di società con un budget abbastanza rilevante, avrebbero svolto funzioni di “sales e marketing”.


I fondatori di Google, Larry Page e Sergei Brin.Michael Nagle/Getty Images
Avrebbero venduto spazi pubblicitari agli inserzionisti del nostro Paese. Infatti, da quanto è stato appurato anche in base all’analisi “della struttura societaria worldwide” del gruppo californiano, il processo di formazione e sottoscrizione dei contratti sarebbe passato  “materialmente sempre dai dipendenti italiani”: a loro il compito di curare direttamente la vendita  del prodotto sul territorio nazionale, portando avanti tutte le trattative, di redigere il contratto “standard” e di inviarlo “sostanzialmente formato” al cliente. Il quale, dopo averlo sottoscritto, in genere lo rinvia per fax nella sede di Google Italy.

Da lì l’invio via web alla sede di Google Ireland Ltd dove, previo un controllo preliminare “di carattere esclusivamente formale”, viene firmato dal Procuratore della società di Dublino, quale parte venditrice e che emette fattura.  In base a tutto ciò, scrive la Gdf,  la società irlandese esiste in maniera “stabile e durevole” in Italia, dove produce reddito,  per mezzo di personale dipendente dalla filiale italiana che opera come “agente dipendente” da Dublino. “In tal senso – si legge nel documento –  è possibile affermare che (…) Google Ireland Ltd, per il tramite e attraverso personale formalmente dipendente della legal entity domestica del Gruppo, opera in Italia attraverso una stabile organizzazione non dichiarata, qualificabile come personale (dependent agent)” e “non formalmente costituita”.
Il flusso del denaro
Da qui la strada degli incassi prodotti dalla vendita dei contratti, i quali per via dello sfruttamento del marchio Google, sono catalogati come ‘royalties’ sui servizi informatici creati dal gruppo, non porta a versare il 12,5 per cento al fisco irlandese bensì in Olanda. Infatti nella “ricostruzione dei flussi reddituali infragruppo”, i finanzieri spiegano che Google Ireland Ltd, alla quale è “concesso lo sfruttamento economico delle proprietà intellettuali dell’algoritmo” del motore di ricerca (Pagerank e altri, ndr.) “da parte di Google Ireland Holdings in cambio di royalties” è un centro di raccolta di ricavi poiché stipula i contratti e fattura con i clienti di Europa, Medio Oriente, Africa, Asia e Paesi dell’area del Pacifico.

Le royalties, che alla fine della catena sono gli unici ricavi percepiti dalla società di controllo, vengono trasferite da Google Ireland Ltd (che “abbatte i suoi ricavi”) nei Paesi Bassi, a Google Netherland Holdings B.V.  (la quale “non ha una vera e propria attività, non ha personale in possesso di particolari competenze tecniche, non ha autonomia gestionale” e sarebbe stata progettata “solo per servire gli interessi particolari della società Google Ireland Holdings”), in modo da non pagare le tasse essendo i due Paesi membri dell’Unione Europea.

È questo lo schema che nel gergo tributario si chiama ‘Double Irish with Dutch Sandwich’, stando a indicare l’interposizione di una società olandese all’interno di una triangolazione tra società irlandesi al solo scopo di far risultare la società olandese come beneficiario finale del flusso dei soldi e quindi poter usufruire dell’esenzione fiscale esistente tra Paesi membri europei.
Il sandwich olandese
In realtà, come hanno ben scoperto le Fiamme Gialle, Google Netherland è una scatola quasi vuota che incassa le royalties dalla prima irlandese (Google Ireland Ltd.) e le riversa quasi automaticamente alla seconda irlandese (Google Ireland Holdings), la quale è “il beneficiario effettivo dei canoni”, e seppur costituita in Irlanda ha il domicilio fiscale alle  Bermuda –  GIH è infatti posseduta al 100% dalle due società bermudensi  Motorola Mobility International Ltd  (al 99,01%) e Google Bermuda Unlimited (al 0,99%)  – dove la tassazione applicata ai profitti aziendali e pari a zero.
L’accusa di evasione fiscale
Quindi, conclude la corposa relazione, le verifiche effettuate portano a ritenere come “il tax planning del gruppo Google sia indirizzato alla ‘trasformazione’ dei ricavi di vendita per la cessione di spazi pubblicitari in royalties dirette in un Paese a fiscalità privilegiata (Bermuda). Va da sé – prosegue il verbale di constatazione di cui si riporta integralmente il passaggio – che la particolare pianificazione fiscale aggressiva del Gruppo, sfruttando sinergicamente la strutturazione societaria (e le rappresentazioni economico gestionali che ne derivano) e le discrasie dei regimi fiscali nazionali e internazionali, consente di sottrarre (drenare) materia

imponibile all’imposizione nazionale delle singole società, convogliando, attraverso una serie di step intermedi, i ricavi ottenuti dagli inserzionisti ubicati in vari Paesi verso uno Stato a fiscalità “zero” (Bermuda). Anelli imprescindibili di questa pianificazione sono il contratto tra le singole legal entity nazionali e Google Ireland Ltd, il royalty agreement in essere tra la medesima società irlandese, la consociata olandese e la comune controllante, la rappresentazione contabile che ne deriva e il conseguente sfruttamento ad arte delle norme convenzionali”.
La difesa di Google
Tali contestazioni sono state però ritenute infondate da Google Ireland Ltd la quale conferma invece di “aver tenuto un comportamento corretto sotto il profilo fiscale in relazione sia alla normativa italiana sia a quella degli altri Paesi citati nel verbale di constatazione”. In particolare la società, che sta trattando con la Agenzia delle Entrate per far valere le proprie ragioni in vista di ottenere se non una ‘assoluzione’ quanto meno una riduzione dell’importo da versare, non condivide la descrizione delle funzioni svolte dal Gruppo Google in Italia e nei Paesi esteri.

La società in particolare respinge la conclusione secondo cui le funzioni svolte da Google Italy Srl possano dare luogo ad una stabile organizzazione in Italia della consociata con sede a Dublino. Lo stesso vale per la “tesi secondo cui sia possibile identificare una royalty (deemed royalty) da tassare come un autonomo componente di reddito in Italia, e l’interpretazione della normativa sostenuta dalla Guardia di Finanza secondo cui l’asserita stabile organizzazione di Goolge Ireland ltd  avrebbe dovuto applicare una ritenuta su tali deemed royalties, sebbene non sia stata coinvolta in alcun pagamento relativo a tale componente di reddito presunto”.

Infine, da quanto si è saputo, uno dei punti oggetto di trattativa di Google con il fisco italiano riguarda il modo di raccolta della pubblicità tramite il sistema Adwords. E alla domanda se in seguito alle indagini sia stato cambiato lo schema di pianificazione fiscale contestato da Gdf e dalla procura di Milano, dal quartiere generale italiano della multinazionle non è stata data risposta.