mercoledì 1 febbraio 2017

Gli attrezzi per il primo pc e i flop «Così ho raccolto la storia Apple»

Corriere della sera

di Riccardo Bruno, inviato a Savona

Savona, il museo dentro un condominio. Collezione da novemila pezzi rari
L’ideatore: tutto iniziò con scarti di magazzino, ci hanno invitati in California

Alessio Ferraro, ideatore e fondatore dell’All About Apple Museum di Savona, davanti alla prima insegna della casa di Cupertino realizzata nel 1977
Alessio Ferraro, ideatore e fondatore dell’All About Apple Museum di Savona, davanti alla prima insegna della casa di Cupertino realizzata nel 1977

Alessio Ferraro è affamato e folle. La sua strada e quella delle creature di Steve Jobs si sono incrociate quindici anni fa. «Lo storico negozio Briano a Savona, uno dei primi a vendere computer in Italia, stava cambiando proprietario. Io mi occupavo di informatica, mi chiamarono per valutare cosa c’era nel magazzino. Quando entrai rimasi sbalordito, era un reliquiario. Centinaia di pc, prototipi, pezzi di ricambio, poster, manuali... Quasi tutti Apple. Volevano buttarli, commercialmente non valevano niente. Ma lì c’era un pezzo di storia...».
Le macchine storiche funzionanti
Alessio ha l’intuizione giusta e ne parla con gli amici: bisogna farne un museo. Dopo pochi mesi nasce un’associazione, i pezzi vengono trasferiti nella sua mansarda. La collezione può essere esposta, una trentina di amici brindano all’inaugurazione. «C’era pure il vecchio titolare del negozio, si commosse». Quindici anni dopo Alessio, che ora di anni ne ha 51, accompagna i visitatori in quello che è diventato l’«All about Apple». «L’unico riconosciuto da Cupertino, e dove le macchine sono accese. Si può ancora giocare a “Donkey Kong” su un Apple II del 1977».

Gli spazi, non enormi ma più che dignitosi, sono stati concessi dall’Autorità portuale nella nuova darsena, il Comune ha invece reso disponibile un vecchio auditorium (che costerebbe troppo ristrutturare) per ospitare il magazzino. Perché nel frattempo i pezzi sono diventati oltre 9 mila. «Lanciammo subito un appello a chi avesse computer in cantina e non sapeva cosa farsene. Molti sono pezzi di ricambio, ed è la nostra fortuna. Quando una macchina si rompe, siamo in grado ripararla».
La prima insegna e la cassetta di Wozniak
I primi tre anni in mansarda, a casa Ferraro a Quiliano. L’allora sindaco del paese capisce che fanno sul serio e mette a disposizione il seminterrato della scuola media. La voce arriva in California, i vertici Apple scrivono a quei ragazzi affamati e folli e li invitano da loro. «Per noi fu come un sogno, visitammo i laboratori, mangiammo in mensa con loro. No, Steve Jobs non riuscimmo a vederlo, ci stoppò la segretaria». Non era scortesia, ma scelta. «Lo capimmo dopo: Jobs non amava i musei, pensava al futuro non al passato. Anche adesso è così, sono venuti pezzi grossi della Apple a trovarci, ma privatamente. L’azienda ci ha concesso l’uso del nome, niente di più. È la loro filosofia».

Nell’«All about Apple» di Savona ogni oggetto ha una storia da raccontare. Come la prima insegna realizzata dall’azienda della mela. «Fu utilizzata alla West cost faire del 1977 a San Francisco, dimenticata in qualche deposito, portata a casa da un dipendente che poi l’ha venduta a un collezionista italiano per 75 mila dollari. Lui vuole restare anonimo, ma ci ha permesso di esporla». Oppure c’è la cassetta originale degli attrezzi usata da Steve Wozniak, il socio di Jobs, per costruire il primo Apple. E ancora l’innovativo Lisa, un fiasco commerciale, i primi Macintosh, i prodotti degli anni senza Jobs, il ritorno e la svolta, passando per i proto-palmari, la dimenticata console «Pippin», le improbabili macchine fotografiche, i primi iPod.
Gestito nel tempo libero
Dopo quindici anni, anche se il museo è diventato una cosa seria, resta la sfida di un gruppo di amici che possono dedicargli solo il tempo libero. Sono 9, compreso il fondatore: tre gli esperti di informatica, 2 lavorano nel settore elettrico, c’è un cuoco, un pensionato, uno che si interessa di comunicazione e un altro di macchine per bottiglie di vetro. «Siamo uniti dall’amore per questo progetto, ma non siamo fanatici Apple — puntualizza Ferraro —. Personalmente sono critico su molti aspetti, riconosco che hanno fatto molti errori.

Ma è l’unica azienda che ha prodotto sia le macchine che il sistema operativo, curando il design...». Hanno ancora molto da fare. Anche se la nuova sede ha una collocazione invidiabile, proprio accanto al terminal dei croceristi, non tutti si accorgono del museo, perché non ci sono cartelli che lo segnalano. «Siamo in un condominio, l’amministratore lo ha vietato...». Bisogna essere affamati e folli, come chiedeva Steve Jobs, per inseguire i propri sogni e non perdersi d’animo.