venerdì 10 febbraio 2017

Divieto di accesso, nonostante il Foia gli atti amministrativi restano in cassaforte

La Stampa
raphaël zanotti

Il provvedimento del governo alla prova dei fatti: Comuni e Csm svicolano


Tra segreti di Stato, tutela degli interessi pubblici, sicurezza nazionale, relazioni internazionali, stabilità finanziaria, indagini, protezione dei dati personali, segretezza della corrispondenza, tutela dei diritti di terzi e dati personali sono mille le eccezioni al nuovo decreto trasparenza. Una selva in cui la pubblica amministrazione si destreggia bene

Quando è stato lanciato sembrava la rivoluzione: trasparenza, efficienza, servizio al cittadino. «Chiunque potrà chiedere documenti e ottenerli entro un mese», proclamava il ministro Marianna Madia. Il Foia, così ribattezzato sulla falsariga del Freedom Information Act americano, prometteva di trasformare la pubblica amministrazione nella casa di vetro che tutti, a parole, vorrebbero. Ma è davvero così? Abbiamo fatto un esperimento per testarlo.

Poche ore dopo la sua entrata in vigore il 23 dicembre scorso, abbiamo inviato diverse richieste di accesso civico. La prima al Csm, per vedere se documenti prima preclusi fossero ora accessibili. Le altre a quattro amministrazioni comunali diverse per vedere come si sarebbero comportate di fronte al nuovo istituto. Il risultato è stato piuttosto deludente. La fosca previsione di Foia4Italy e di altre associazioni di cittadini che avevano spinto per la legge - troppe eccezioni la renderanno inutile - sembra per ora che si sia avverata.

Il rigetto del Csm
Il Csm resta un’ostrica chiusa. In passato avevamo tentato di avere l’elenco dei nominativi dei magistrati sottoposti a procedimenti disciplinari. All’epoca l’organo di autocontrollo delle toghe ci aveva risposto picche: legge sulla privacy. Poco importa che lo stesso Garante, in una serie ripetuta di pareri, abbia sempre sostenuto che i nominativi dei professionisti sottoposti a provvedimenti disciplinari debbano essere pubblici. Possiamo sapere se il nostro medico è buono o cattivo secondo il suo ordine di appartenenza. Possiamo saperlo per gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, i giornalisti. Se si tratta di magistrati, no. Abbiamo quindi provato a utilizzare il Foia chiedendo i verbali dei procedimenti disciplinari. Il 18 gennaio scorso è arrivata la risposta: rigetto.

La documentazione richiesta «non è suscettibile di accesso attesa la pacifica natura giurisdizionale dei procedimenti trattati dalla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura». Cosa significa? Che il procedimento a un magistrato è equiparato a un processo penale: solo chi è parte del processo può vedere i verbali. È utile sottolineare una delle tante contraddizioni delle nostre norme. I processi e le sentenze vengono svolti e sono emesse nel nome del popolo italiano. Le udienze sono pubbliche. Quindi, se io sono presente in aula ho accesso a tutte le informazioni, se invece richiedo in seguito gli atti, non ho diritto. Il Foia, in questo caso, è del tutto inutile.

Comuni in ordine sparso
La questione si fa più interessante se riguarda i Comuni. Abbiamo indirizzato le stesse identiche richieste di accesso a Milano (guidata dal centrosinistra), Venezia (centrodestra) e Roma (M5S). A queste abbiamo aggiunto, per vicinanza territoriale, Torino (M5S). Volevamo il carteggio (sia posta elettronica nominativa che istituzionale) scambiato tra il sindaco e un assessore lungo un arco temporale ampio, lungo un arco temporale settimanale e relativo a un tema specifico, e infine copia dei giustificativi dei rimborsi spese dei sindaci.

Sul carteggio gli esiti sono stati identici: rigetto. Ma ognuno ha addotto motivi diversi. Per il Comune di Venezia non si può accedere al carteggio perché non vengono individuate email specifiche. In pratica avremmo dovuto sapere che il tal giorno alla tal ora è partita un’email dal sindaco verso l’assessore. A meno di capacità divinatorie a noi precluse, impossibile.

Milano e Roma, invece, invocano il segreto della corrispondenza. Segreto che coprirebbe qualunque indirizzo di posta elettronica, sia nominativa che istituzionale. Potrebbe sembrare ovvio, ma non lo è se si pensa che su questo problema Hillary Clinton si è giocata le elezioni americane. E che dire di quelle sentenze che convalidano il licenziamento di dipendenti per le informazioni raccolte dai loro datori di lavoro frugando nelle loro caselle di posta aziendali? Si pongono alcune questioni. La posta elettronica sindaco@comune.it è personale? Attiene alla sfera privata e intima del sindaco? Un sindaco ha tutele maggiori nel suo ruolo pubblico rispetto al dipendente di un’azienda privata?

Anche il garante anticorruzione si è interrogato sulla questione e nelle sue linee guida ha scritto: «Non si dovrà necessariamente escludere l’accesso a tutte le comunicazioni ma soltanto a quelle che, secondo una verifica da operare caso per caso, abbiano effettivamente carattere privato e confidenziale». Milano e Roma non sembrano dello stesso avviso: tutto inaccessibile. Torino al contrario, pur non rintracciando alcuna comunicazione tra sindaco e assessore rispetto al tema specifico che avevamo posto, ci ha rassicurato: «Nel caso l’avessimo trovata ve l’avremmo fornita, epurando eventuali parti relative alla sfera privata degli interlocutori e l’eventuale coinvolgimento di terzi che dovevano essere avvertiti del vostro accesso civico». Insomma, ognun per sé.

Scontrini e biglietti aerei
Infine, i rimborsi. Anche qui, il ventaglio delle risposte è ampio. Venezia è tranchant: «Non sono presenti rimborsi chiesti dal sindaco». Peccato che lo stesso sito del Comune di Venezia riporti rimborsi per viaggi e missioni per poco più di 3000 euro. Milano e Torino si sono inizialmente limitati a indicare l’ammontare dei rimborsi (in un secondo tempo, e solo dopo nostra seconda richiesta, sono arrivati anche i giustificativi). Roma, invece, forse anche memore del caso Marino, ha subito inviato scontrini fiscali e biglietti (sebbene sul sito non siano riportati i dati). 

Un po’ poco considerando che erano dati ottenibili anche prima da un giornalista. Per la rivoluzione toccherà aspettare.