sabato 18 febbraio 2017

Cinquant’anni fa nasceva il Ciao, un’altra leggenda Piaggio

GM

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Parliamo d’amore. D’amore, fughe d’amore e gesti d’amore. Solo così si può sintetizzare il Ciao, la leggenda della Piaggio che ha accompagnato generazioni e generazioni nel primo bacio, al primo appuntamento, nell’assenza ingiustificata a scuola, a fare la gita fuori porta, per andare a lavorare. E in questi giorni, quell’oggetto che a un adolescente perennemente connesso e super digitale potrebbe sembrare poco più di una bicicletta, compie 50 anni.  Non che avesse aspirazioni diverse già nel 1967, data di nascita: voleva imporsi per la sua semplicità, per il suo peso contenuto, per una appena accennata necessità di essere manutenuto e per i consumi ridicoli. Insomma, quell’oggetto necessario a portarti da un punto A a un punto B e a farti sentire parte integrante del tessuto sociale.

Era un’Italia che cresceva, un Paese dove le famiglie facevano figli, i giovani provavano a ribellarsi, le aziende offrivano opportunità di lavoro e in televisione andava in onda la finale di Sanremo con un inedito e acerbo Lucio Dalla.  Il Ciao costava 54.000 lire, nella sua versione base. Era abbordabile anche nel prezzo e sostituiva il sogno proibito di acquistare una moto.

Un colpo ai pedali, di metallo rivestiti di plastica nera, per avviarlo e partire alla conquista della libertà. Certo, non ci si viaggiava comodissimi perché la capacità di assorbire la condizione della strada era affidata alle molle sotto il sellino e non c’erano le sospensioni posteriori. Ma chi lo acquistava sapeva bene cosa comprava e non voleva nulla di più. Gradito anche dal pubblico femminile, il Ciao si adattava a ogni esigenza e grazie al motore nascosto sotto il telaio, in lamiera d’acciaio, poteva raggiungere i 40 km/h, proprio come una minicar di oggi.

A meno che qualche audace smanettone non l’avesse modificato. La Piaggio ne ha costruiti oltre 3 milioni di pezzi ed è stato uno dei ciclomotori che in Italia ha fatto furore, anche in virtù dei vari upgrade usciti sul mercato nel tempo e delle campagne pubblicitarie innovative, ironiche, irriverenti che hanno portato il motorino a diventare un’icona di stile.

Talmente riconoscibile che, come la Vespa, si è guadagnato anche un Registro Ufficiale dedicato.Si dia il via dunque ai festeggiamenti e visto che oggi a 50 si inizia a vivere, la Piaggio potrebbe certo pensare a un nuovo corso anche per quella che potrebbe sembrare una bella bicicletta …elettrica. Con gli stilemi e qualche tocco vintage di quel prodotto che la storia l’ha già scritta.Intanto, sulla pagina Facebook del Museo Piaggio, che si trova a Pontedera e vale pur sempre una visita reale, inizieranno le celebrazioni ufficiali con una serie di post dedicati alle date salienti di questo primo mezzo secolo.
Ciao!

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