lunedì 6 febbraio 2017

Certificati e legge 104 costano allo Stato quasi 7 miliardi di euro

La Stampa
paolo baroni

Le malattie nel pubblico sono il 50% in più rispetto al privato. L’anomalia tutta italiana degli uffici semivuoti al lunedì

Lo scandalo dei 797 vigili urbani di Roma, che la notte di Capodanno del 2015 non si presentano in servizio mandando in tilt la città, ancora tutti se lo ricordano. Tutti assenti, tutti malati (o meglio, finti malati) e alla fine, nessuno responsabile. Ma i casi di assenteismo, sia di massa che individuali, che nel pubblico impiego toccano livelli da sempre inaccettabili e al Paese costano la bellezza di 4 miliardi l’anno, non si contano.

Come non si contano i casi in cui si abusa dei permessi concessi dalla legge 104 per assistere i congiunti anziani o invalidi per fare altro. Come ha accertato la Guardia di finanza si va a giocare a calcetto, si fa un weekend in una capitale europea (postando le foto su Facebook venendo scoperti), e addirittura si può volare a Miami, come ha fatto un agente della forestale, per dedicarsi al cinema porno anziché badare ad una parente che presentava un’invalidità grave.

Una volta nelle fabbriche si faceva sciopero all’improvviso per guardare la nazionale di calcio in tv, ora si telefona al medico. Che spesso con troppa leggerezza stacca il certificato di malattia. In molti casi, per fortuna, i furbetti vengono pizzicati e denunciati. Come è capitato a settembre ad un netturbino di Vittoria in malattia per una lesione alla colonna vertebrale sorpreso a fare il cameriere in un ristorante della zona. Ma spesso le inchieste finiscono in nulla, soprattutto a causa dei pochi controlli e di norme poco efficaci. In attesa del giro di vite che sta preparando il ministro Madia parlano i numeri.

Nel 2015 gli statali hanno totalizzato ben 30 milioni 24 mila e 838 giorni di assenze per malattia, in media 9,2 giorni a persona. Che sommati a congedi, permessi della legge 104, scioperi e permessi vari portano il totale a 19,3 giorni di assenza media ogni anno. Rispetto all’anno prima, soprattutto per effetto del calo delle malattie, si registra nel complesso un lieve calo. Ma se si confrontano le giornate perse nel settore pubblico con quelle del settore privato si scopre che qui il tasso di assenteismo è quasi il 50% più alto, 19 giorni contro 13.

Secondo una stima del 2015 fatta da Confindustria questa differenza costa allo Stato la bellezza di 3,7 miliardi di euro. I soli permessi retribuiti in ambito pubblico, secondo l’Inps, nel 2015 hanno interessato 440 mila soggetti a fronte di una platea che non arrivava a 3,5 milioni di occupati. Nel privato invece ne hanno beneficiato in 450 mila su un totale di 12-13 milioni di lavoratori. In pratica il numero medio annuo di giorni di permesso fruiti nel settore pubblico è quattro volte superiore a quelli del privato: sino a 6 giorni contro 1,5. Per le casse pubbliche questo si traduce in un aggravio di costi, pari a 1,6 miliardi di euro calcolando anche i permessi straordinari.

L’utilizzo della legge 104, sacrosanta per chi ha davvero bisogno di assistere un disabile grave, negli ultimi anni ha registrato una vera e propria impennata arrivando a costare circa 3 miliardi l’anno. E si stima che controlli più severi possano consentire di recuperare anche 6-700 milioni di euro l’anno. Il caso più clamoroso di abuso in nome della 104 si è verificato negli anni scorsi ad Agrigento con ben 500 persone finite sotto inchiesta, ma scandali analoghi si sono registrati anche in Campania, in Calabria, nel Lazio, in Umbria ed in misura minore anche al Nord.

Altra anomalia da sanare, le malattie strategiche. Quelle che servono ad attaccare un giorno all’altro magari per farsi un bel ponte o solamente per allungare un week-end. Il fenomeno in questo caso riguarda abbastanza indistintamente pubblico e privato, ma è davvero singolare accertare che il 28/29 per cento delle assenze per malattia (ma a Palermo si supera il 40%) si verifichino di lunedì.

E sempre a proposito di assenze tattiche spunta un’altra stortura, questa sì tipica del pubblico impiego: le assenze che durano appena un giorno. Secondo i dati della Cgia di Mestre, nella Pa sono esattamente il doppio rispetto al settore privato, il 27,1% contro il 12,3%. Ma soprattutto nei ministeri, negli enti e negli uffici pubblici si ammala il 55% del personale, nelle fabbriche e negli uffici privati solo il 35%. Ovviamente non bisogna criminalizzare nessuno, ma un vero giro di vite ci sta tutto.