giovedì 9 febbraio 2017

Bologna, troppe parolacce in pausa pranzo, la Cassazione: "Giusto licenziare commessa"

repubblica.it

La Cassazione dà ragione al direttore di una nota catena di profumerie, che aveva allontanato la donna. Ma per il suo avvocato "non si può inibire ai dipendenti di usare il linguaggio della loro stessa estrazione sociale"

È stato confermato, dalla Cassazione, il licenziamento per giusta causa di M. C., commessa a Bologna di una nota catena di profumerie, "colpevole" di usare un linquaggio sboccato e pieno di parolacce durante la pausa pranzo con le colleghe, nonostante il richiamo ricevuto dal direttore del negozio che evidentemente aveva notato un certo fastidio e qualche sopracciglio inarcato da parte della clientela e delle stesse altre dipendenti.

Senza successo, la lavoratrice ha fatto ricorso alla Suprema Corte e il suo legale ha sostenuto che era da escludere che nel suo comportamento fosse ravvisabile "una scarsa inclinazione ad attuare gli obblighi assunti" e previsti dal contratto: insomma, la donna non meritava la massima sanzione, semmai una "punizione" più lieve perchè lieve era stata la lesione del rapporto fiduciario.

Ad avviso del suo legale, inoltre, non si può pretendere "che ai lavoratori dipendenti nei momenti della pausa di lavoro sia inibito un linquaggio adoperato normalmente da persone della stessa estrazione sociale, della stessa cultura e accomunate dalla familiarità che subentra in conseguenza di un lavoro quotidiano in uno spazio ristretto nell'azienda in cui operano".

I supremi giudici (sentenza 3380) hanno dichiarato inammissibile il ricorso condannando la commessa anche a pagare 3.100 euro di spese giudiziarie. Conferma del licenziamento era stata espressa in primo grado e dalla Corte di Appello di Bologna nel 2014. Il licenziamento risale dicembre del 2008.