giovedì 16 febbraio 2017

Anche Apple contro le fake news: “È un problema complicato, ma si può fare qualcosa”

La Stampa
andrea nepori

Bloccare le notizie false non è semplice, ma si possono trovare delle soluzioni. Lo sostengono i dirigenti della Mela, che aggiungono: «Le aziende tecnologiche devono farsi carico di questa responsabilità»



Apple non è stata toccata dall’infuocato dibattito sulla diffusione delle fake news che nei mesi scorsi ha riguardato principalmente Facebook e Google. Ciò nonostante i vertici di Cupertino hanno espresso una posizione netta sul problema, in due occasioni distinte a distanza di pochi giorni.
Il primo a parlare delle fake news è stato il CEO Tim Cook, durante la sua recente visita in Europa. «È uno dei grandi problemi di oggi, ma non c’è una soluzione semplice», ha detto Cook in un’intervista a Good Morning Britain. «Dobbiamo dare ai consumatori strumenti che possano aiutarli. E dobbiamo trovare il modo di filtrare almeno una parte dei contenuti ancora prima che escano, senza rinunciare alla natura aperta della rete».

A riprendere l’argomento, approfondendo meglio la linea ufficiale di Apple, ci ha pensato Eddy Cue. Durante un’intervista alla Code/media Conference, lunedì sera, il Senior Vice President responsabile dei servizi internet di Cupertino ha ribadito che bloccare le bufale e le fake news è un’operazione complicata, ma rientra nelle responsabilità delle aziende tecnologiche produttrici dei dispositivi usati per accedere alle notizie. Apple, ha aggiunto, sta studiando dei metodi per bloccarne la diffusione. 
«Vogliamo che Apple News sia disponibile per tutti, ma vogliamo verificare e assicurarci che tutti i fornitori di notizie siano legittimi», ha spiegato Cue. «Siamo molto preoccupati riguardo tutti i contenuti che si affidano al clickbait; è un tema che sta facendo particolarmente notizia.

Stiamo cercando di fare alcune cose su Apple News, stiamo imparando e dobbiamo condividere le soluzioni a livello di settore e migliorarle». L’idea di fondo, che ricalca la politica di controllo che Apple applica a tutte le proprie piattaforme, App Store in testa, è un’opera di selezione mediata e preventiva, che non si basa solo sugli algoritmi. Prima e dopo il lancio della propria piattaforma di aggregazione delle notizie, nel 2015, l’azienda di Cupertino ha assunto giornalisti e redattori per formare il team che si occupa della “selezione e dell’identificazione” (così si leggeva in un annuncio di lavoro) delle “migliori notizie nazionali, globali e locali”.

Una strategia opposta a quella di Facebook. L’azienda di Zuckerberg, principale imputato nel processo alle fake news, ad agosto aveva licenziato l’intera squadra responsabile della moderazione delle notizie più popolari condivise sul social network. Gli algoritmi che l’avevano sostituita avevano subito provveduto a lasciar passare notizie false ed offensive. Da allora è stato un susseguirsi di proclami e promesse, soprattutto dopo le critiche che hanno investito Facebook a seguito dell’elezione di Donald Trump; favorita - secondo una diffusa tesi semplicistica, popolare fra gli old media di stampo democratico - dalla diffusione di false notizie contro i democratici a mezzo social.
Complicazioni politiche a parte, l’assenza di una squadra di redattori umani garantisce a Facebook un grande vantaggio: la possibilità di continuare a negare la propria natura di “media company”, con tutti i vantaggi impliciti e l’impunità che ne consegue. Una posizione che Apple, per contro, ha abbracciato e accettato da tempo, assieme a tutte le responsabilità del caso.