venerdì 17 febbraio 2017

A Bettola tra delusione e rimpianti. “Il rottamatore ha tradito il partito”

lastampa.it
niccolò zancan

L’amica d’infanzia di Bersani: «La gente si è sentita trattata male, Renzi vuole decidere tutto a Roma, per lui i circoli sono inutili»


Bettola, paese natale di Pierluigi Bersani,è un comune di circa 3 mila abitanti in provincia di Piacenza. Qui a destra un momento di un comizio dell’ex segretario

«Pierluigi sta soffrendo molto». «Pierluigi è una persona seria». «Guarda che per far litigare uno come Pierluigi devi proprio tirarlo dentro…». Odore di legna ad ardere nelle stufe. Un aereo nel cielo sopra il campanile del Santuario della Madonna della Quercia. E qui, sotto la vecchia casa del maestro partigiano Gino Pancera, che combatté i nazisti acquartierati sul versante opposto della piazza, adesso si ferma una signora che ha fatto molta strada assieme a Pierluigi Bersani.

Scuola elementare, scuole medie, la corriera per Piacenza ai tempi del liceo: «Io e Pierluigi siamo coetanei. Il sabato ascoltavamo i primi complessi americani nel jukebox al bar della stazione». La stazione non c’è più. E non c’è più neanche l’unico circolo del Pd di Bettola, che era gestito proprio da lei, la signora Marcellina Anselmi, di professione commercialista.«La cosa più assurda è che hanno usato questa storia delle tessere non rinnovate contro Pierluigi. Ma è esattamente il contrario. Renzi vuole un partito leggero con il verbo unico pronunciato in televisione. Vuole un partito che decide tutto a Roma. E allora è ovvio che i circoli, non solo il nostro, si sono sentiti inutili».

Quante cose stanno scomparendo qui, lungo la statale 654 che attraversa l’Emilia e finisce a Chiavari in Liguria. Anche il torrente Nure, che divide in due il paese natale di Pierluigi Bersani, oggi è quasi in secca. Eppure questa non è solo una storia sul tempo passato. «Io non ho paranoie di sinistra», dice la signora Anselmi. «Da ragazza non ho scelto il partito comunista per Marx e Lenin, ma perché era un partito di persone serie. Io l’ho scelto per Berlinguer. Quello era un partito dove non ci si accoltellava alla schiena, dove tutti cercavano di darsi una mano. Per me un compagno era esattamente questo: una persona seria e onesta, uno che se poteva ti aiutava. Eravamo una comunità.

Ovvio che adesso, quando Pierluigi va in strada, la gente lo ferma e gli dice: “Ma cosa ci fai ancora con quello lì?“. Ecco cosa intende, secondo me, quando dice che la scissione c’è già nel Paese».

Quello lì è il segretario Matteo Renzi. L’usurpatore. «No, non è una questione di vecchi o giovani, Renzi era stato accolto bene.Ma si tratta di guardare le cose. Se la gente si sente trattata male, se ne va. Mi sembra normale. Ed è questo che ha fatto Renzi durante i suoi anni di governo: ha ferito la gente. Penso a tutte le persone iscritte alla Cgil, e lo dico da libera professionista senza tessera. Penso all’Anpi, i nostri partigiani.

C’è tutto un popolo che non si sente rappresentato dai suoi modi di fare. Non saprei dire se quello di Renzi sia stato un errore o una scelta. Ma ha puntato sempre a destra, e ora siamo qui a parlare di scissione». La stazione di benzina della famiglia Bersani è ancora al suo posto, sul versante più popolare del paese. Proprio di fronte, in una casetta giallina di due piani, abita il fratello di Pierluigi Bersani. Si chiama Mauro, ha quasi lo stesso viso, è un chirurgo: «Non sono sempre d’accordo con Pierluigi. Io avevo simpatie per il partito Repubblicano di Ugo La Malfa. Quindi sono abituato agli inizi, ed anche alle fini. La mia idea su quello che sta succedono nel Pd è questa: tutto deriva sempre dal verbo rottamare. Stanno solo costringendo i vecchi del partito ad andarsene via, in un modo o nell’altro».

Tremila abitanti, molti artigiani. Una solida tradizione democristiana, che qui storicamente è sempre stato il partito dominante. Ma c’è anche questa sarta di nome Adriana Sala, ex operaia di una fabbrica chiusa, che adesso parla sotto l’insegna del suo negozio «Punti e fantasia, riparazioni su misura»:«Ho sempre votato Pd. Lo faccio per mio padre, che era un operaio e un comunista. Non mi piace per niente quello che vedo. Questo continuo litigare mentre l’Italia è in condizioni drammatiche. Ognuno vuole portare acqua al suo mulino. Ma invece che separarsi, dovrebbero unirsi ancora di più. Sono sincera: non riesco a capire chi abbia ragione fra Renzi e Bersani.

Ma so che Pierluigi è una persona molto perbene, nessuno qui hai mai sentito qualcosa sul suo conto. Se lo hanno portato a questo punto, a parlare di scissione, deve essere davvero in difficoltà. Lui non è uno che vuole sfasciare il partito». È quello che pensa anche la signora Marcellina Anselmi, forse davvero e definitivamente l’ultima segretaria del Pd di Bettola: «Si vede che Pierluigi sta soffrendo molto in questo momento. Lui è un generoso che cerca sempre di ascoltare gli altri, uno che tenta continuamente una mediazione. Non è da guerra, Pierluigi è per la pace. Ma non possono pretendere che questo sia un partito di signorsì. In quel caso, almeno tolgano la parola democratico dal nome».