giovedì 26 gennaio 2017

“Una coppia non può riconoscere il figlio se non c’è legame biologico”

La Stampa
emanuele bonini

La sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo su un caso di maternità surrogata



Togliere l’affidamento del bambino nato tramite maternità surrogata alla coppia che lo alleva è possibile se non esistono legami biologici e se la durata del rapporto familiare è breve. Si tratta infatti di aspetti che «non creano le condizioni perché ci sia una vita familiare». Lo ha stabilito la Corte europea per i diritti dell’uomo, in una sentenza che crea un precedente importante in materia di utero di affitto. Al centro del caso c’è una coppia italiana, che si era appellata all’organismo di Strasburgo con la speranza di ribaltare una decisione adottata dall’Italia sei anni fa e che invece è stata confermata. Secondo la Corte lo Stato italiano non ha violato alcun diritto fondamentale.

Donatina Paradiso e Giovanni Campanelli, coppia molisana che non riusciva ad avere figli, nel 2006 ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione a poter adottare. Bimbi adottivi, però, non sono mai arrivati e la coppia – stanca di aspettare - ha deciso di recarsi in Russia per avere un bambino tramite maternità surrogata. L’uomo ha donato il seme a una donna russa, che il 27 febbraio 2011 ha partorito per conto dei due italiani. Per le autorità russe tutto era in regola. Non per l’Italia, che ha chiesto verifiche una volta che la coppia è tornata in patria.

Sul certificato di nascita emesso in Russia sono stati indicati in Donatina Paradiso e Giovanni Campanelli i genitori del bambino. Il Consolato italiano a Mosca ha invece informato le autorità in Italia della natura non esatta delle informazioni relative al piccolo contenute sul documento. Il 16 maggio 2011 il bambino nato in Russia è stato posto sotto tutela, e a luglio chiesto l’esame del dna. Questo ha confermato l’inesistenza del legame biologico tra il piccolo e i genitori, che si sono visti togliere l’affidamento del bambino, dichiarato disponibile all’adozione. In parallelo, è stato aperta un’inchiesta a carico della coppia per dichiarazioni di false informazioni e violazione delle regole sul trasferimento di minori.

Pur riconoscendo gli aspetti controversi della vicenda, la Corte europea dei diritti dell’uomo è giunta alla conclusione che «nonostante l’esistenza di un progetto parentale e la la qualità dei legami affettivi, vista l’assenza di qualsiasi legame biologico tra il bambino e la coppia, la breve durata del loro rapporto con il bambino e l’incertezza dei legami tra di loro dal punto di vista legale, una vita familiare non esisteva tra le ricorrenti e il bambino», in quanto «non vi erano le condizioni» perché si potesse parlare di vita famigliare. Il bambino è stato tolto alla custodia dei genitori dopo pochi mesi dalla nascita.

In ragione di questi motivi, la Corte di Strasburgo riconosce le ragioni dell’Italia secondo cui la separazione del bambino dalla coppia non costituisce un danno per il piccolo, che «non soffrirà» per l’affidamento ad altri genitori. Oltre a dare ragione all’Italia, la sentenza scrive una nuova pagina giuridica per la gestione di casi di analoghi che dovessero verificarsi da qui in poi, e anche in tutti gli altri Paesi che non hanno una legislazione nazionale chiara in materia.