martedì 24 gennaio 2017

“Sono il dottore che cura gli acrobati”

La Stampa
alessandra dellaca’

Nell’Alessandrino lo specialista per gli artisti dei circhi


Passione circo. Giansisto Garavelli con la sua amica storica Moira Orfei, in una foto d’archivio

C’è stato un tempo in cui in piazza a Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, Francesco e Federico Canobbio piantavano il primo di una infinita serie di «chapiteaux», di tendoni, per conto di Moira Orfei: nessuno di loro era ancora famoso nel proprio campo, ma l’uno è stato la fortuna dell’altro.

La ditta Canobbio, infatti, è diventata leader mondiale nelle tensostrutture, Moira Orfei la regina del colorato universo del circo. E il piccolo castelnovese Giansisto Garavelli, che assisteva all’operazione di stesura dello chapiteau in piazza, molti anni dopo (oggi ne ha 55) si è laureato «medico circense»: oggi è diventato un punto di riferimento per gli atleti del circo in Italia e lo fa sempre gratuitamente.
«Un artista del circo non ha un vero medico di base, poiché è sempre in giro.

Da amante del circo mi sono proposto in questa veste e, così, ho trovato una grande famiglia. I pazienti che visito e che necessitano di cure - racconta - vengono indirizzati all’ospedale di Stradella (nel reparto di Medicina diretto da Giovanni Ferrari). Ci appoggiamo anche all’ospedale di Voghera e di Pavia e “facciamo rete”».

E il concetto di «rete» sta molto a cuore a questo dottore, al quale fanno riferimento altri due-tre colleghi in giro per l’Italia. Nella quotidianità è operativo a Voghera nel settore «dipendenze patologiche» dell’Azienda ospedaliera di Pavia. Sua è anche la simpatica laurea ad honorem di «archiatra circense», assegnatagli a Roma da Antonio Buccioni, presidente dell’Ente nazionale circhi.

Sistema a rete
«La rete nel circo - dice - è sinonimo di protezione e può salvarti la vita. Chi ne fa parte collabora a tutti i livelli: “Monsieur Loyal” (che, in gergo, è il presentatore degli spettacoli, il direttore di pista) è pronto a smontare le impalcature il giorno dopo, già all’alba. Anche chi - come accadeva alla stessa Moira - può permettersi di vivere in sontuose abitazioni e invece preferisce stare in carovana con gli altri e, magari, preparare zucchero filato per il pubblico».

Perché il circense fa una vita rigorosa e di sacrifici, dove gli allenamenti continui plasmano corpi pressoché perfetti, che riescono a librarsi in aria come uccelli oppure a creare giochi di contorsionismo estremo: «Questo è l’unico ambiente sano del mondo dello spettacolo. Quando visito un atleta del circo, posso trovarmi davanti a problemi per i legamenti o ad altre patologie, ma non di certo per alcol o droga!».

L’impegno della logistica
Il dottor Garavelli è molto amico di Matteo Maimone, geometra, anch’egli castelnovese e appassionato di circo. Maimone si occupa dei contatti e di tutta la logistica relativa agli spostamenti degli operatori dei circhi e succede anche che vada a prenderli personalmente: entrambi, quindi, hanno il privilegio di essere accolti in carovana e si sentono a casa anche a centinaia di chilometri di distanza. «Ricordo quando “zia Moira” (così veniva chiamata la donna-simbolo dell’universo circense) venne visitata da Giansisto: soltanto lui e pochi intimi potevano vederla senza trucco e senza la tipica acconciatura a turbante.

Per ripagarlo delle sue cure gli ha raccontato in via strettamente confidenziale delle sue esperienze lavorative: quella con Totò oppure quella legata all’impegno per il Festival di Monte-Carlo».