lunedì 23 gennaio 2017

Portovenere, appello on line per salvare il bar di Hemingway

La Stampa
stefano pezzini

La proprietà è passata dal Demanio al Comune che l’ha messo all’asta


E’ dal 1929 che il Bar Lamia (in primo piano nella foto del lungomare) si identifica con Portovenere

Ai suoi tavolini si sono seduti Ernst Hemingway e Rex Harrison, Tyrone Power con Linda Christian, la regina Giuliana d’Olanda, la principessa Paola di Liegi e decine di altri personaggi del jet set. E’ dal 1929, infatti, che il Bar Lamia si identifica con Portovenere, una delle perle della Liguria, borgo capace da sempre di affascinare i viaggiatori, a cominciare dal Grand Tour che portò, tra gli altri, Byron, Shelley e tanti altri nobili europei sulle Riviere liguri. A costruire il bar, su area demaniale, la famiglia Lamia che, da allora, attraverso tre generazioni ha gestito il locale diventato simbolo del turismo di Portovenere.

Lo scorso anno il bene di proprietà demaniale è stato ceduto al Comune di Portovenere, in ossequio alle regole europee sulla concorrenza, e il Comune ha deciso di affidare al miglior offerente non solo il destino della attività (teoricamente il bar potrebbe anche venire chiuso) ma soprattutto quello delle famiglie che grazie ad essa vivono. Oltre alle famiglie dei due fratelli Lamia che gestiscono il bar infatti, sono dieci i dipendenti portoveneresi che rischiano da fine mese di trovarsi senza lavoro.

Nessun tipo di garanzia è stata infatti inserita nel bando che prevede semplicemente che chi presenterà l’offerta più alta potrà cambiare per sempre il volto di uno degli angoli storici del paese.
Così la famiglia, appoggiata da clienti, amici e associazioni di categoria, ha deciso di organizzare una petizione on line su Change.org, il portale di petizioni elettroniche.Tra l’altro, si chiede al Sindaco «di annullare il bando e pensare a una strada che, oltre a far fruttare questo bene a vantaggio delle casse comunali, garantisca a 12 cittadini e contribuenti portoveneresi di continuare a lavorare per e nel loro paese».

Carolina Lamia, ultima generazione della famiglia, parla senza mezzi termini di «esproprio in piena regola. Il bar ha un grande valore culturale, oltre che economico e affettivo, non solo per la nostra famiglia ma per tutti i portoveneresi. Credo che dopo le famose caprette da salvare a Portovenere una cosa ben più importante sia da salvare, il Bar Lamia. Non è solo una semplice attività su cui si basano 12 famiglie ma è una memoria storica cresciuta insieme al paese, un’ istituzione nata dalla passione e dal duro lavoro di generazioni e che da sempre ha dato lavoro a Portovenere e ai suoi abitanti».

A livello tecnico il locale è sempre stato di proprietà del demanio, con cui la famiglia Lamia aveva un regolare contratto d’affitto, 6 anni +6, come consuetudine. Il canone è progressivamente aumentato, anche grazie alle migliorie che la famiglia stessa apportava al bar e ne incrementavano il valore, sino ad arrivare a 20.000 euro. Questo sino al 2015, quando il contratto è scaduto. Nel 2016 il bene è passato dal demanio al Comune. E proprio per l’anno di «vacatio» è decaduto il diritto di prelazione per la famiglia Lamia. Poco prima dello scorso Natale, ai fratelli Lamia è arrivata una lettera che avvisava che il bene sarebbe stato messo all’asta. «Un fulmine a ciel sereno - dicono i Lamia -. Certo, ci aspettavamo un aumento del canone, ma non avremmo mai pensato che il locale ci sarebbe stato portato via».