venerdì 20 gennaio 2017

Mai più batterie esplosive grazie a un composto chimico

La Stampa
enrico forzinetti

All’Università di Stanford hanno studiato come impedire casi simili al Galaxy Note 7 attraverso un ritardante di fiamma, rilasciato quando la batteria supera una certa temperatura



Il Galaxy Note 7 è stato è stato probabilmente il peggior flop tecnologico del 2016. Lo smartphone è stato ritirato dal mercato dopo la scoperta che la batteria, surriscaldandosi, arrivava anche a far prendere fuoco al dispositivo. Una circostanza che in futuro potrà essere evitata grazie a uno studio realizzato dall’Università di Stanford e pubblicato sulla rivista Science Advances.

I ricercatori hanno messo a punto un sistema capace di evitare le esplosioni. Il meccanismo si basa sull’inserimento di una membrana permeabile tra il polo positivo e quello negativo della batteria. All’interno di questa viene racchiuso un materiale capace di sopprimere rapidamente ogni principio di fiamma che si può verificare.

Questo particolare composto chimico, il TPP, viene rilasciato dalla membrana che si scioglie quando la batteria si surriscalda eccessivamente. Il ritardante può così agire e arginare una potenziale esplosione in meno di mezzo secondo. È stato anche accertato che la presenza di questa membrana permeabile con il composto all’interno non influisce sulle prestazioni dello smartphone.

Se questa è un’interessante prospettiva per non vedere più batterie in fiamme in futuro, a oggi mancano ancora le spiegazioni ufficiali sugli incidenti con il Note 7. Secondo la Reuters, Samsung dovrebbe rilasciare entro la fine di gennaio un report che chiarisca una volta per tutte quanto accaduto con il suo dispositivo ormai ritirato dal mercato.