martedì 24 gennaio 2017

L’Italia guadagna posizioni nella classifica dei paesi più innovativi del mondo

La Stampa
andrea signorelli

Nella graduatoria stilata da Bloomberg, la Corea del Sud conferma la leadership davanti alla truppa del Nord Europa. L’Italia quest’anno sale di due posti ed è al 24°



Nonostante il nord Europa confermi e anzi migliori le proprie prestazioni complessive, a guidare il Bloomberg Innovation Index – la classifica dei paesi più innovativi del mondo, stilata prendendo in considerazione la concentrazione di imprese hi-tech, gli investimenti in ricerca e sviluppo, il numero di brevetti depositati e altri fattori ancora – è anche quest’anno la Corea del Sud, che conferma il primato già messo a segno nel 2016.

Un risultato inevitabile, considerando che il paese asiatico si trova nelle prime cinque posizioni in quasi ogni singolo fattore: primo posto per ricerca e sviluppo, per valore aggiunto manifatturiero e per numero di brevetti depositati; secondo posto per efficienza del terziario, quarto posto per “densità hi-tech” (ovvero il numero di imprese tecnologiche in relazione agli abitanti) e anche per capacità di attrarre ricercatori. L’unico neo è dato dal 32esimo posto per quanto riguarda la produttività.



Dietro la Corea del Sud, però, troviamo una nutrita pattuglia europea; o meglio, nord europea: Svezia, Germania, Svizzera e Finlandia occupano le restanti posizioni in cima alla classifica, mentre nei primi venti posti troviamo anche Danimarca, Francia, Austria, Belgio, Norvegia, Paesi Bassi, Irlanda e Regno Unito.

Secondo Magnus Herekson, direttore del Research Institute of Industrial Economics di Stoccolma, il segreto del secondo posto della Svezia risiede in una peculiarità del paese scandinavo: “Qui c’è una cultura molto individualista, a differenza della maggior parte dei vicini europei che premiano il collettivo”, ha spiegato a Bloomberg. “Questo significa che le persone hanno una grande ambizione a sviluppare le loro idee, anche per arricchirsi personalmente”. Un ruolo importante, però, lo giocano i finanziamenti governativi, che prestano particolare attenzione alle imprese più piccole e innovative, e gli importanti investimenti in ricerca e sviluppo.

E l’Italia? Si piazza a metà classifica, salendo di due posizioni e arrivando così al 24° posto, dietro a Cina, Polonia e Malesia, ma davanti a Islanda e Russia. Tra i nostri punti forti c’è la densità di imprese hi-tech (fattore che, preso singolarmente, ci vede al 18° posto), il valore aggiunto manifatturiero (20°) e gli investimenti in ricerca e sviluppo (25°). Le cose vanno molto meno bene per quanto riguarda il numero di brevetti depositati (37°) e la capacità di attrarre ricercatori (36°). Una prestazione complessivamente mediocre che ci vede comunque nettamente avanti agli altri paesi del sud Europa.

Chi si distingue negativamente è invece la Russia: l’anno scorso il gigante asiatico si trovava a un invidiabile 12° posto, quest’anno è precipitato al 26°. Le ragioni vanno cercate, prevedibilmente, nelle sanzioni economiche che hanno colpito Mosca, nei minori introiti derivanti dall’esportazione di gas e petrolio (in calo da due anni) e dai conseguenti tagli agli investimenti. Scende di tre posizioni, passando dal quarto al settimo posto, anche un campione dell’innovazione da tempo in difficoltà come il Giappone. Gli Stati Uniti rimangono invece al nono posto; merito soprattutto del primato in numero di imprese hi-tech e nel secondo posto in brevetti depositati.

Chiudono la classifica, che prende in considerazione solo le prime 50 nazioni, i paesi dell’est Europa (Ucraina e Serbia), del Sud America (Brasile e Argentina) e del nord Africa (Tunisia e Marocco).