mercoledì 11 gennaio 2017

Legno, setole di cinghiale e cera d’api: scarpe su misura come due secoli fa

La Stampa
valentina roberto

Un ragazzo di Santhià riscopre il mestiere dell’antico calzolaio


Davide Pastore affascinato dalle scarpe fatte come una volta

Nel piccolo laboratorio calzaturiero sotto i portici di Santhià il tempo è tornato indietro di duecento anni. Il rumore del telaio è accompagnato dal profumo di cera d’api aromatizzato con erbe naturali e dall’aroma del legno. E proprio da un ceppo di legno inizia il lavoro artigiano che, dopo alcune settimane, porta ad avere scarpe su misura, realizzate con tutte le strumentazioni antiche. Sì, perché nel laboratorio di Davide Pastore la tecnologia è bandita. Così, al posto delle colle industriali, si usa il fissante prodotto dalla fecola, dalla gelatina oppure dall’osso di cervo. I tacchi delle scarpe si fanno solo in legno, lavorato a mano con un coltello forgiato: si pressa con un mattarello, perché ad oggi il giovane calzolaio non ha trovato nulla di più utile e pratico.

La passione
Una passione per le scarpe e per l’antico nata quando Davide Pastore aveva solo 5 anni. «Tutta colpa del negozietto di scarpe artigianali del budello di Loano – spiega –. I miei genitori mi diedero qualche moneta per andare a comprare dei dolcetti. Io invece mi sono fermato davanti alla bottega del calzolaio e poi sono entrato in questo regno dorato dal quale non sono più uscito». Dopo quella folgorazione, Pastore ha iniziato un percorso che l’ha visto perfezionarsi in diversi campi, dalla psicologia all’attività sportiva per poi frequentare un corso di alimentarista e di cosmetica utile per saper trattare il pellame delle scarpe. «Tutte le specializzazioni che ho approfondito mi hanno portato qui: per fare un buon paio di scarpe bisogna capire la psicologia di una persona, oppure se ha un appoggio sbagliato del piede. In ultimo devi avere le conoscenze giuste per saper trattare il pellame».

I costi
Dopo aver intrapreso diverse strade, Davide ha coronato il suo sogno e l’anno scorso ha aperto una calzoleria fuori dal tempo tutta per sé. «Non sono scarpe con prezzi accessibili a tutti - racconta -. Si parte da 700 euro per una scarpa da donna per arrivare a toccare i 2600 per una calzatura da uomo. Ma è anche vero che questi modelli, con la dovuta manutenzione, arrivano a durare fino a 20 anni». 
Qui nulla è lasciato al caso: come 200 anni fa gli aghi usati per realizzare le creazioni sono con setole di cinghiale, i disegni delle scarpe sono fatti a mano (perché «il cad non voglio nemmeno vederlo da lontano» dice Davide), e il filo è creato con una intrecciatura a mano. Lino e corteccia, al posto delle colle, evitano l’umidità e danno sostegno al piede. Anche i chiodi sono fatti di legno di pioppo. Infine per dare una sfumatura al colore, si mettono le scarpe a stagionare in fossa con paglia e cortecce. «Dopo un riposo di quattro mesi la calzatura è pronta. E ha un’anima, se anche questa è in pelle, tra fodero e tomaia, e ne mantiene inalterata la struttura».