sabato 21 gennaio 2017

“Le Poste sono privatizzate ma la missione sociale resta”

La Stampa
marco zatterin

Il numero uno Caio: “Siamo vicini al territorio e accompagniamo i clienti alla rivoluzione digitale”



Francesco Caio non è pentito di non aver messo le mani sul risparmio gestito di Pioneer che Unicredit ha venduto alla francese Amundi. «Abbiamo ritenuto che a quel prezzo il progetto non avrebbe creato valore per gli azionisti», assicura l’amministratore delegato delle Poste, persuaso che «ci sono opzioni migliori», il che «spiega il senso dell’alleanza con Anima». Il tono è di chi rifugge il passo più lungo della gamba e non vuole tradire il senso della missione della sua azienda, quotata oltretutto. «Non è la finanziarizzazione delle Poste - giura - ma la postalizzazione della finanza».

La metamorfosi del gruppo gialloblù è stata significativa negli ultimi anni. Si era partiti coi portalettere e oggi si vendono servizi finanziati, sono cambiate talmente tante cose che viene spontaneo chiedersi che tipo di impresa siano ormai le Poste. Caio una risposta ce l’ha. «Siamo un’azienda che storicamente ha svolto il ruolo di fattore di coesione sociale per il Paese, ruolo che oggi non è cambiato. La cifra di Poste è la fiducia sul territorio e la prossimità ai cittadini: sono gli elementi distintivi della nostra missione».

Per fare cosa?
«Da sempre abbiamo tre mestieri “sistemici”: lettere, trasporto di oggetti, sempre più pacchi. E poi i pagamenti, un tempo solo bollettini oggi anche carte, e il risparmio, un tempo solo postale, oggi anche risparmio gestito e protezione. Con il mercato a tasso zero, si pone l’esigenza di modificare la prospettiva del miglior ritorno. Fa parte dell’adeguamento al nuovo contesto sociale modificato anche dall’evoluzione tecnologica».

È un processo rischioso, vero?
«Le rivoluzioni tecnologiche portano sempre il pericolo di uno strappo sociale. La trasformazione in corso richiede l’accesso al digitale e pone la minaccia di esclusione per chi l’accesso non ce l’ha. E non parlo solo di quello geografico, penso anche a cultura e competenze. Noi possiamo mettere il nostro mestiere al servizio dell’inclusione, per accompagnare le comunità dalle vecchie esigenza alle nuove».

Dovete anche insegnare a vivere con il rischio?
«Chi ha abbondanti mezzi a disposizione trova anche chi lo aiuta a scegliere in un’offerta ampia di possibilità. Chi dispone di risparmi più contenuti si trova da solo a dover effettuare scelte complesse e dunque va accompagnato verso strumenti che per produrre ritorno non hanno più la certezza di una volta. Abbiamo persone formate, piattaforme informatiche e presenza territoriale per farlo».

Con Irs non è andata bene per 14 mila.
«È un collocamento avvenuto più di 14 anni fa, in un contesto economico e regolamentare diverso. Il passato è il passato. Tuttavia abbiamo deciso, oggi, di tutelare tutti i risparmiatori con l’obiettivo di ribadire il rapporto di fiducia. Ma deve essere chiaro che la garanzia per chi investe non è più la certezza del tasso, ma quella d’aver capito il livello di rischio».

Le dispiace non avere comprato Pioneer da Unicredit?
«Per un’azienda quotata i progetti sono interessanti se valutati con disciplina finanziaria. Nel contesto di una gara di mercato, guidati da questa disciplina, abbiamo ritenuto che a quel prezzo il progetto non avrebbe creato valore né per gli azionisti, né per l’azienda, né per i clienti».

C’è chi ha visto un’offensiva francese nell’operazione di Pioneer ad Amundi.
«Ci muoviamo in un contesto europeo».

Si parla di una ulteriore privatizzazione delle Poste. Pro o contro?
«Siamo in questo caso oggetto di una decisione, è l’azionista a cui deve essere posta la domanda. Da parte mia, posso solo dire che sinora la privatizzazione di Poste è stata un successo. Siamo un’azienda sul mercato, con un efficace meccanismo di “governance” e che ha rafforzato la propria missione sociale».

Siete sempre al centro di polemiche. L’abbandono della Sicilia, l’assunzione del fratello di Alfano...
«Con i suoi servizi l’azienda è al centro della vita del Paese tutti i giorni. Capisco che le polemiche facciano più notizia delle cose che funzionano e che si danno per scontate, ma che sono alla base dei nostri risultati».