lunedì 30 gennaio 2017

Il post mortem sui social network: ecco come fare testamento dei nostri profili

Corriere della sera

di Andrea de Cesco
Da Facebook a Twitter, ecco le soluzioni ideate per quando la nostra vita - anche virtuale - finirà. Tra contatti eredi e profili commemorativi ecco le dritte per pensare con anticipo al destino dei nostri profili ma anche dei dati condivisi con siti e browser

I social post mortem

Se è vero che ormai non c'è più distinzione tra reale e virtuale, è giunta l'ora di iniziare a preoccuparci con maggiore serietà dei nostri avatar. Arriverà un momento in cui la nostra vita in carne e ossa finirà. Che cosa succederà allora al mondo che nel corso degli anni abbiamo costruito sui social network? E dei migliaia, milioni di dati che conserviamo online (spesso senza nemmeno saperlo)? Non sorprende che un gigante da oltre 1,7 miliardi di iscritti come Facebook si sia già mosso in tal senso. Lo stesso vale per Google e, in parte, per Twitter. Altri social invece non hanno ancora stabilito con chiarezza come comportarsi nei confronti di un utente deceduto, o se offrire la possibilità di creare preventivamente un testamento digitale. Ma andiamo a vedere nei dettagli che cosa prevedono al momento i principali social network, a partire dal colosso di Mark Zuckerberg.


Facebook e il contatto erede

Clicca su "impostazioni" e poi su "protezione". È in questa sezione che troverai la voce "contatto erede". Si tratta di una persona fidata scelta tra i tuoi amici di Facebook che si occuperà del tuo account nel momento in cui dovesse succederti qualcosa. Una volta che il tuo profilo sarà reso commemorativo, il contatto erede potrà scrivere un post fissato in alto nel tuo diario, rispondere alle nuove richieste di amicizia, aggiornare l'immagine di profilo e di copertina. In aggiunta, puoi autorizzarlo sin da ora ad archiviare i tuoi dati. Ma il gigante di Cupertino ha pensato anche all'aspetto della privacy.

Il contatto erede infatti non potrà accedere al tuo account, modificare foto, post o qualunque altra cosa che sia stata condivisa sul tuo diario, leggere i tuoi messaggi e rimuovere i tuoi amici. Nel caso in cui invece tu voglia semplicemente che il tuo account Facebook scompaia con te, non devi fare altro che richiedere l'eliminazione del profilo in caso di decesso. Non appena ne avrà ricevuta notizia (dai tuoi amici o famigliari, si presume), il team di Zuckerberg provvederà a cancellare definitivamente tutto il tuo mondo virtuale.


Instagram e l'account commemorativo

Come si legge nel centro assistenza del social, anche su Instagram si può creare un account commemorativo. Ma in questo caso non c'è la possibilità di lasciare alcun «testamento». Il profilo diventa commemorativo solo se qualcuno segnala, a posteriori, che appartiene a una persona deceduta. Affinché Instagram proceda ci vuole però una sorta di certificato che provi la morte dell'utente, anche solo il link a un necrologio o a un articolo di giornale. Il social (che nel 2012 è stato acquistato da Facebook) non permette però a nessuno di accedere a un account commemorativo, che tra l'altro non è visibile nella tab "Cerca ed esplora". In alternativa, i parenti stretti - muniti di certificato di nascita e certificato di morte della persona deceduta e di un documento che attesti il loro ruolo di rappresentante legale - possono chiedere che il profilo venga rimosso.


Google e il fiduciario dell'account

Per configurare il proprio profilo Google post mortem bisogna accedere al proprio account personale, cliccare su "Informazioni personali e privacy" - "Gestisci le tue attività su Google" - "Assegna un fiduciario dell'account". Google anziché ipotizzare la morte dell'utente preferisce parlare di "Gestione account inattivo". Le possibilità offerte sono molto simili a quelle che abbiamo visto per Facebook. Da una parte si può decidere di condividere i propri dati con un amico o famigliare fidato, dall'altra scegliere di cancellare definitivamente l'account. Nel primo caso, il primo passo da fare è specificare dopo quanto tempo di inattività Google deve considerare l'account fermo (da un minimo di tre mesi a un massimo di 18). Dopodiché bisogna indicare le email di massimo dieci contatti a cui affidare il proprio account e con cui eventualmente condividere i propri dati (inclusi quelli di YouTube, che Google Inc. possiede dal 2006). Ultimo step, l'impostazione di una risposta automatica da inviare a tutti i messaggi in arrivo nel momento in cui l'account non sarà più attivo.


Twitter e l'interesse pubblico

Come per Instagram, anche nel caso di Twitter per trovare delle risposte bisogna andare a scavare nel centro assistenza. Nel caso in cui un utente muoia o venga dichiarato incapace, il social offre la possibilità di collaborare con una "persona autorizzata" (e in possesso di documenti come il certificato di morte) per disattivare l'account. Si può anche inviare una richiesta per chiedere la rimozione delle foto e dei video di persone decedute o in "condizioni critiche". Twitter avvisa però che, di fronte a fattori di pubblico interesse, alcune richieste potrebbero essere respinte.


LinkedIn e il "form" in inglese

LinkedIn ha iniziato a muoversi solo recentemente, come si deduce dal fatto che la sezione dedicata non è ancora stata tradotta in italiano. Sulla «rete professionale più grande del mondo» si può trovare un modulo da compilare con una serie di dati e informazioni sulla persona deceduta e il link del suo profilo LinkedIn in vista della rimozione dello stesso.


Nessun testamento 2.0 per Snapchat e Tumblr

I due social non presentano alcuna sezione dedicata all'ipotetica morte dell'utente. In ogni caso, secondo quanto riferisce il quotidiano statunitense The New York Timessia Snapchat sia Tumblr non avrebbero problemi a rimuovere l'account qualora ricevessero la richiesta di un parente stretto.


Servizi di backup dei dati online

La crescente attenzione per la protezione della privacy può diventare un problema nel momento in cui si decide di procedere con un testamento digitale. Nel caso in cui l'utente imposti una chiave di crittografia privata, i servizi di backup online non hanno alcun tipo di accesso ai suoi dati. Per evitare situazioni spiacevoli, la cosa migliore da fare è dare la propria password a una persona fidata.