lunedì 9 gennaio 2017

Il matematico torinese: “Stesso algoritmo per spiegare epidemie e bufale mediatiche”

La Stampa
marcello giordani


Lorenzo Zino 26 anni, ingegnere matematico e dottorando del Politecnico in matematica pura e applicata. «Oggi viviamo in un’epoca di iperconnessione non solo virtuale, ma anche fisica, perchè la mobilità è altissima»

L’influenza come le bufale mediatiche: si diffonde in base alla mobilità delle persone, ai contatti, allo stesso modo con cui si propagano i topic su Twitter. L’andamento del contagio, sia quello dei virus influenzali che quello delle frottole o delle post verità che corrono on line, si può prevedere attraverso dei modelli matematici. 

Il nuovo paradigma è stato realizzato da Alessandro Rizzo, professore associato del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino e visiting professor alla New York University Tandon School of Engineering, da Maurizio Porfiri, professore di Ingegneria meccanica e aerospaziale alla New York University Tandon School of Engineering e da Lorenzo Zino, 26 anni, ingegnere matematico e dottorando del Politecnico in matematica pura e applicata. 

Come funziona
«Ai primi accenni dello scoppio di una malattia - racconta Zino - epidemiologi, operatori sanitari, politici e scienziati si rivolgono a modelli di previsione per determinare come la patologia si sta diffondendo e cosa dovrebbe essere fatto per minimizzare il rischio di contagio. Oggi viviamo in un’epoca di iperconnessione non solo virtuale, ma anche fisica, perché la mobilità è altissima. Però come sui social ci sono persone con miriadi di contatti e connesse 24 ore al giorno, allo stesso modo abbiamo individui con elevata mobilità e molti rapporti sociali, accanto ad altri che invece hanno contatti molto limitati. Il modello tiene conto di questa varietà e complessità».

Per capire come un virus può diventare epidemico, i tre studiosi hanno costruito un modello che si rifà a una realtà precisa: «Quella del campus universitario di Torino - dice Zino - su cui gravitano circa 30 mila persone. Ci siamo accorti che il modo con cui un virus si diffonde è analogo a quello con cui si espandono i messaggi, le notizie, in rete, in particolare quelle fasulle. Con questi modelli che abbiamo creato si può da una parte intervenire in modo più efficace di fronte a un rischio epidemico, dall’altro è possibile cominciare a capire meglio come affrontare il problema delle false informazioni che inondano la rete.

Se si conosce come si evolve un’epidemia, sia essa influenzale, di colera o di bufale, si può intervenire con programmi adeguati, più mirati, senza dispersioni di risorse. Nel nostro caso offriamo un modello che tiene in considerazione una serie di variabili, anche se ce ne sono moltissime altre che potrebbero arricchire il paradigma. Nel caso della diffusione delle bufale on line la velocità di propagazione aumenta notevolmente se si tratta di idee accettate dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Il conformismo, soprattutto ideologico, è un motore di diffusione incredibile».