domenica 15 gennaio 2017

Cinque cose che non sapete sulla Nuova Zelanda

La Stampa
nicolas lozito

Il Paese più lontano dall’Italia ha un’economia in crescita, molte pecore e di recente ha provato a cambiare bandiera




La Nuova Zelanda è il paese geograficamente più lontano dall’Italia. Se fate un buco nell’asfalto di Roma e proseguite fin nel centro della terra e oltre, sbucate proprio in Nuova Zelanda. Persino le cartine dei due paesi sono l’una il riflesso opposto dell’altra. Se volessimo raggiungerla, tra noi e loro ci sarebbero 18.500 chilometri di distanza, 12 ore di fuso orario e molti scali aeroportuali. 

Conosciamo la Nuova Zelanda soprattutto quando si parla di sport e di paesaggi. Ricordiamo la danza guerriera dei rugbisti più forti al mondo, gli strani uccelli – i kiwi – che è anche il soprannome degli abitanti del paese, e il fatto che il Signore degli Anelli sia stato girato in gran parte in quelle terre.

Ci sono però molte cose che non sappiamo del paese: eccone alcune raccontate in cinque punti.

1. La prima nazione a far votare le donne (e uno dei meno corrotti)
Il primato più bello della Nuova Zelanda riguarda il diritto di voto alle donne. Era il 1893 e il traguardo venne raggiunto grazie alla campagna delle suffraggette del paese, guidate da Kate Sheppard (ora raffigurata nella banconota da 10 dollari neozelandesi). Sempre nel 1893 è stata eletta il primo sindaco donna, anche la prima dell’intero Impero britannico. Oggi, inoltre, la Nuova Zelanda è al 4° posto della classifica mondiale dei paesi meno corrotti.

2. Lo stato con più pecore per abitante (e un altro bizzarro primato)
Nel paese ci sono 6 pecore ogni abitante, ovvero 30 milioni circa (in Italia ci sono circa 7 milioni di esemplari). In passato il rapporto era ancora più alto: 70 milioni, 22 per abitanti. Un altro bizzarro primato neozelandese riguarda il nome più lungo al mondo per una località: 85 caratteri. Si tratta di una collina: “Taumata whakatangi hangakoauau o tamatea turi pukakapiki maunga horo nuku pokai whenua kitanatahu”, che significa “il luogo in cui Tamatea, l’uomo dalle grandi ginocchia, che scalò, conquistò e si mangiò le montagne, conosciuto anche come “il mangia montagne”, suonò il flauto per il suo amato fratello”.

3. L’economia cresce, la disoccupazione scende
La crescita annuale del PIL neozelandese supera il 3% e la disoccupazione si aggira intorno al 5%, tanto che, nel 2014 il paese è stato definita la “rock star” economica dell’anno. Il settore trainante è il terzario, favorito da un paese efficiente e equo a livello sociale. La Nuova Zelanda, infatti, è tra i primi paesi della classifica del progesso sociale di Social Progressive Imperative. Per le casse del paese anche le esportazioni giocano un ruolo importante, verso l’Australia e l’Asia (la Cina è il secondo partner commerciale, in continua crescita).

4. Hanno provato a cambiare bandiera, con un referendum
Tra 2015 e 2016 si sono tenuti due referendum per decidere se cambiare o meno la bandiera. I motivi del dibattito, molto acceso e sentito, erano tre: 1. la bandiera della Nuova Zelanda è molto simile a quella dell’Australia, 2; è fatta sul modello delle bandiere dei territori britannici ai tempi dell’impero, con lo sfondo blu e la Union Jack nell’angolo; 3. non tiene conto della popolazione Maori presente da sempre sull’isola e ancora molto importante. Il primo referendum chiedeva “se la bandiera dovesse cambiare, quale scegliereste?”. Le opzioni erano cinque, dopo che un comitato aveva ristretto il numero (si partiva da 10.292 modelli presentati via internet). Il primo referendum è stato vinto dalla Silver Fern, una via di mezzo tra la bandiera ufficiale e il simbolo degli All Blacks. Al secondo referendum però è stata riconfermata la bandiera storica.

5. Il primo ufficio del turismo è neozelandese
A inizio Novecento si poteva arrivare in Nuova Zelanda solo in barca e solo partendo dall’Australia (che dista 2.000 km) con un viaggio lungo settimane. Era un paese irraggiungibile, sconosciuto e per questo poco attraente. Così, nel 1901 il governo fu il primo a istituire un Ufficio del turismo per promuovere le particolarità delle due isole neozelandesi: spiagge, montagne, tribù maori, animali e così via. Tra le molte iniziative, l’Ufficio commissionò una serie di illustrazioni e poster dedicati alle attrazioni dell’isola, ancora oggi bellissime da vedere.

La chiamavano l’«ultima fermata di autobus dell’impero britannico», ora è ai vertici dell’economia globale: crescita annua intorno al 3 per cento (contro gli zero virgola dell’Italia), disoccupazione al 5 (contro il nostro 11). Cuore a Londra e portafoglio tra Australia, Cina e isole del Pacifico, la Nuova Zelanda è il nostro rovescio geografico e non solo. Viaggio in un Paese dove si respira un sentimento scomparso dall’Italia: l’ottimismo.


Ha collaborato per la ricerca dei dati e delle informazioni Laura Aguzzi