sabato 7 gennaio 2017

Chi sfida la solitudine per fare la guardia a un passaggio a livello

La Stampa
nicola pinna


«La sbarra umana», così viene chiamato Mario Cabitta che per trent’anni ha aspettato il passaggio dei treni sulla tratta Nuoro-Macomer

Cinque minuti prima delle 6,30 è ancora buio e Mario è già davanti alla “sua” sbarra: da più di un mese qui il treno non passa più, ma l’azienda gli ha ordinato di presentarsi ugualmente al cancello. Il suo posto di lavoro è la parte finale di una stradina dissestata e stretta, dove una macchina riesce a passare con qualche rischio. A tre chilometri dal centro di Lei, in mezzo alla campagna di Carrarzu, si sente soltanto l’eco dei campanacci delle pecore al pascolo e c’è una strada ferrata non proprio moderna. Ma questo è un collegamento importante, l’unico esistente tra Nuoro e Macomer. «Da trent’anni passo qui tutte le giornate: il mio lavoro è esattamente questo, chiudere e aprire il passaggio al livello. Conosco gli orari a memoria, cinque minuti prima dell’arrivo del treno chiudo il cancello e poi lo riapro. Se c’è qualche ritardo non posso far altro che aspettare, perché nessuno mi avvisa».

Mario Cabitta ha 49 anni e ancora non ha coronato il sogno di cambiare mansione: da ragazzino aveva lavorato in un ristorante di Torino ed è tornato in paese per lavorare nelle vecchie Ferrovie della Sardegna, ora assorbite dall’azienda regionale Arst. L’avevano assunto con la promessa che questo sarebbe stato il primo passo per un lavoro da operaio o da macchinista: qualche anno al passaggio a livello e poi il trasferimento in una delle squadre che si occupano della manutenzione. Invece è ancora qui: «Qualcuno mi ha definito una sbarra umana e forse è davvero così. Adesso il mio turno inizia all’alba e finisce alle 13,30 ma prima stavo fino qui fino alla notte, sempre da solo e al buio, a parlare con le formiche. La domenica e i festivi i treni non viaggiano e per fortuna posso trascorrere a casa almeno queste giornate».

L’incubo di Mario, in Sardegna, è ancora il sogno di molti giovani. Almeno in mille sperano di fare il suo stesso lavoro, ma i posti in palio sono soltanto nove. Sì, perché l’Arst ha deciso di assumere nuovi casellanti: un lavoro d’altri tempi ma che nell’isola è diventato importantissimo. Indispensabile per far ripartire i treni che collegavano Nuoro (unico capoluogo italiano non servito dalle Ferrovie dello Stato) con la zona di Macomer. Dopo il disastro ferroviario che a luglio ha provocato 23 morti in Puglia, l’Azienda nazionale per la sicurezza ferroviaria ha irrigidito le regole. I passaggi al livello non presidiati e non automatizzati sono diventati fuori legge e lungo questa tratta ce ne sono tanti. La strada ferrata è troppo rischiosa e per questo da oltre un mese i collegamenti sono stati cancellati.

La prima possibilità per l’Arst (che gestisce 5 linee) sarebbe quella di attivare gli impianti automatizzati e ammodernare la rete, ma i soldi non ci sono e i tempi rischierebbero di allungarsi troppo. L’alternativa per far ripartire i treni sembra essere solo questa: assumere i casellanti. Le domande sono arrivate a valanga in pochi giorni: nell’isola della disoccupazione record anche qualche laureato spera di passare le giornate a sollevare la sbarra in mezzo alla campagna. «Questo è un lavoro d’altri tempi, in tutti i sensi – denuncia il segretario regionale della Cgil Trasporti, Arnaldo Boeddu – La cosa assurda è che nella nostra regione siamo costretti ad assumere casellanti per far ripartire i treni: una situazione medievale.

Questi ragazzi saranno assunti sulla base di un contratto “di assuntoria” previsto da un regio decreto del 1930: dunque non saranno neppure dipendenti dell’Arst ma svolgeranno un lavoro autonomo per un massimo di tre anni. E avranno un compenso mensile di 650 euro: altro che voucher, questa è una situazione ancor più scandalosa». Ai nuovi casellanti sono richiesti due requisiti fondamentali: la puntualità e la buona memoria, perché i passaggi a livello in campagna non sono collegati via radio alle stazioni e l’ora di arrivo dei treni bisognerà tenerla a mente. Sbagliare è vietato, soprattutto pericoloso.