martedì 31 gennaio 2017

Carosello, la nostra età dell’innocenza

La Stampa
giovanni de luna

La storica trasmissione esordì sulla tv di Stato 60 anni fa: rispecchiava il Paese del boom che scopriva il consumismo e la tentazione del superfluo



Carosello andò in onda sul Programma Nazionale (poi su RaiUno) dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, tutte le sere dalle 20,50 alle 21 (poi dalle 20,30 alle 20,40), tranne il Venerdì Santo e il 2 novembre. Nei suoi sketch (inizialmente 4, in seguito 5), oltre a cartoni animati e pupazzi, sono comparsi celebri attori, diretti da non meno celebri registi come Age & Scarpelli, Pontecorvo, Olmi, Sergio Leone, Avati, Pasolini, Fellini

Per venti anni - dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977 - Carosello è stato un appuntamento televisivo che ha scandito i ritmi quotidiani delle famiglie italiane. Oggi i suoi sketch pubblicitari sono uno sterminato archivio a cui attingere per ricostruire i cambiamenti che allora riplasmarono i sentimenti, le mode, le abitudini, i comportamenti politici, le scelte esistenziali degli italiani.

Nel bene e nel male, tutto quello che siamo lo dobbiamo al boom economico e alle sue immediate conseguenze. Di colpo, in un arco brevissimo di tempo, da Paese contadino diventammo una potenza industriale. Fu uno sviluppo tumultuoso, in cui annegarono le vecchie tradizioni regionali con mutamenti radicali che investirono i rapporti interpersonali, l’organizzazione familiare, i ruoli sessuali. E a quell’ondata di improvviso benessere si accompagnò anche, per la prima volta, la possibilità di consumare il superfluo.

Carosello nacque proprio nel tumulto di quegli anni, così da proporci una sorta di catalogo dei nuovi consumi: nelle sue scenette gli ambienti domestici si affollano di frigoriferi e lavatrici, e le strade di automobili. La televisione domina, non solo nell’arredamento.

L’impronta pedagogica
La forte impronta pedagogica dei programmi della Rai di allora serviva anche a «proteggere» gli italiani dalle vertigini di un cambiamento troppo repentino e troppo vistoso per non suscitare paure e inquietudini. Carosello ebbe un ruolo importante proprio in questo senso. I suoi sketch seguivano regole precise: il nome del prodotto reclamizzato poteva apparire solo nel codino finale di 30 secondi; il resto (un minuto) era una scenetta di senso compiuto, che stava in piedi da sola. Alcuni tra i suoi slogan («Con quella bocca può dire ciò che vuole») e i suoi personaggi più celebri (Calimero) erano legati al prodotto (un dentifricio, un detersivo) ma senza citarlo. C’era una sorta di pudore nell’abbandonare la frugalità dei vecchi costumi.

In questo compito di rassicurazione Carosello attinse a man bassa a tutti i generi di spettacolo tradizionali. I suoi divi venivano dal varietà, allora molto in voga (Tognazzi e Vianello, Carlo Dapporto, Nino Taranto, Macario), dalle trasmissioni televisive di successo (Mike Bongiorno, le gemelle Kessler), dal cinema (Virna Lisi, Vittorio Gassman), dalla canzone (Fred Buscaglione, Renato Carosone, Tony Dallara) e anche dal teatro (Eduardo De Filippo, Gilberto Govi, Giorgio Albertazzi ecc.)

Il gioco di rispecchiamento continuò fino alla fine, anche dopo il ’68. «Il mondo è dei giovani» era lo slogan con cui Patty Pravo, proprio in quell’anno, faceva la pubblicità a un gelato dell’Algida che, manco a dirlo, si chiama Paiper (scritto proprio così). Ma l’atmosfera febbrile e ottimista del boom era svanita. Carosello si sforzava comunque di replicare i suoi modelli rassicuranti. Nella serie «Fa parte di un uomo», realizzata dalla Cinzano tra il 1970 e il 1972, l’elemento ricorrente era dato da un padre in attesa, alla stazione, del figlio che tornava a casa per riconciliarsi dopo una rottura traumatica. Il tema era quello del rapporto padre/figlio, in un momento in cui i collegamenti tra le generazioni erano intensamente conflittuali.

La rottura degli Anni 70
Nella serie, scomparso il versante politico della contestazione, restava il conflitto tra generazioni, rivissuto attraverso la contrapposizione tra le scelte professionali del padre e quelle del figlio e ricomposto grazie al successo nelle rispettive carriere; alla fine, la conclusione era la stessa: al bar, il padre e il figlio chiedevano contemporaneamente un Cinzano Soda: «Anche tu…», «Papà al solito pensi di essere l’unico a sapere cosa è un buon aperitivo. Ho 26 anni...», «Sei diventato un uomo anche nell’aperitivo». Nella la serie «Happy days», pure del 1972, venivano invece proposti una serie di ruoli femminili tutti segnati da una marcata «casalinghitudine», da un ritorno ai consueti spazi domestici.

Al centro c’era l’abilità nel cucinare per i propri uomini. Nelle immagini si trovavano alcuni dolci tipici della nostra gastronomia (mele al forno, pastiera, zeppole, babà, strudel, cannoli siciliani…) la cui preparazione era accompagnata da conversazioni con frasi del tipo «stasera farai un figurone», «sei coraggiosa a fare una ricetta così difficile», «i nostri maritini si leccheranno i baffi». Pure, in una unica scena, la realtà di quegli anni filtra malgrado tutto: madre e nuora, cucinando, parlano del loro rispettivo marito e figlio: «Tutto a posto con Giorgio?», chiede la madre; «Voglio che Giorgio sia felice», risponde la nuora. Sullo sfondo si intravede un ragazzo che, in poltrona, legge il Diario boliviano di Che Guevara.

Ancora una curiosità: nei carteggi conservati nell’archivio della Cinzano relativo agli impegni pubblicitari di Rita Pavone con l’azienda, oltre alle lettere relative ai vari contratti per Carosello, figura anche una protesta del procuratore della cantante che, invocando lo stato di necessità, si rifiutava di pagare una penale scattata a causa dell’assenza di Rita a una sessione di prove: la sua auto era rimasta bloccata in un corteo studentesco; la manifestazione era quella del 12 dicembre 1970, il primo anniversario della strage di piazza Fontana.