venerdì 27 gennaio 2017

Carinzia, il nuovo rifugio degli italiani

Corriere della sera

di di Andrea Pasqualetto, inviato in Carinzia

Meno tasse e servizi efficienti. Ecco una delle ragioni che spinge tanti, soprattutto imprenditori, a trasferirsi oltre confine. E non hanno alcuna intenzione di tornare

Uno scorcio di Villach, in Carinzia

KLAGENFURT (Carinzia) - Fra i verdi laghi della Carinzia, nel cuore della nuove aree industriali e abitative ma anche fra gli austeri sportelli bancari e i caffè di questo land austriaco di confine, ci sono due Italie in grande movimento. Una che arriva e una che fugge, entrambe protagoniste di una sorta di mutazione genetica nella terra che diede i natali al controverso Heider. Da una parte mettono radici creativi imprenditori e professionisti partiti dalla Penisola per sviluppare un’idea in un luogo che promette rapidità di insediamento e fiscalità più leggera, e con loro anche una vasta schiera di pensionati in cerca di pace e sicurezza.

Dall’altra, molto meno appariscente, si agita invece un gruppone di avventurieri, evasori e faccendieri che sta levando le ancore da un paese diventato di colpo a rischio, nonostante il salvataggio del colosso Hypo Bank abbia scacciato fantasmi da Piccola Grecia. Il motivo? Semplice: è caduto il segreto bancario. In nome di quell’Europa voluta ardentemente dal nuovo presidente austriaco, l’ambientalista Van der Bellen, l’Austria ha detto no a conti e depositi anonimi dietro i quali si è nascosto per decenni il mondo dei fondi neri. Due flussi di segno opposto, uno che sbarca con progetti e sogni, l’altro che chiude e scappa con i milioni mai dichiarati.
Numeri e nomi
Dopo dieci anni di velato mistero, succede così che chi sponsorizzava i primi ora vuole dimostrare trasparenza esibendo numeri, nomi e volti in una sorta di new age carinziana. La governativa Austrian business agency (Aba) parla di oltre 438 imprese di proprietà italiana presenti sul territorio, più del triplo rispetto a dieci anni fa. In mezzo c’è di tutto, dai gelatai alle medie industrie, passando per pizzaioli, commercianti, ristoratori, albergatori, startupper e, sottolineano, 67 aziende attive soprattutto nei settori metalmeccanico, automobilistico e delle materie plastiche.

L’agenzia carinziana di promozione degli investimenti (Babeg) fa i nomi di Scm Zanussi, Bifrangi, Danieli service engineering, Refrion, Skyplastic, Petraglas, Europlast, Hiper Cast, Feinmechanik, Fassbinderei, Schlauchtechnik, Nilab... Fra i fuggitivi c’è invece molta opacità, naturalmente. Il “settore” lavora nell’ombra e loro compaiono e scompaiono in giornata o inviano emissari, commercialisti, mediatori. Anche perché la maggior parte di costoro in Carinzia ha messo solo i soldi. Insomma, un via vai di italiani dai volti più diversi.
I nuovi volti
Per esempio, al parco tecnologico di Villach (Villaco), cittadina appena oltre confine, è arrivata gente seria come il nordestino Enrico Boaretto. Dopo aver lavorato tre anni con il nobel Carlo Rubbia alla Sincotrone ha provato ad aprire una sua attività in Friuli per poi decidere di trasferirsi in Carinzia con moglie e figlia: «In Italia dedicavo il 60 per cento del mio tempo a fare carte e ad aspettare risposte. Qui ci sono poche e semplici regole applicate velocemente, per il business e per la vita. Hai un credito fiscale? Il mese dopo te lo ritrovi sul conto. Il tuo progetto piace? Un anno e mezzo di uffici gratuiti dove non pago la corrente e nemmeno le pulizie».

Si è inventato un ruotino che motorizza le carrozzine per disabili come la sua e da settembre le produce con la società che ha creato, la Klaxon: «Vendite oltre ogni aspettativa, un sogno». Tornerà in Italia? «No». Nel settore della ricerca ingegneristica ci sono anche la XAutomata di Salvatore Campana che studia nuovi software e algoritmi e la Kim Remote Serving che in Italia fa droni e qui sviluppa i progetti. A Klagenfurt sta nascendo il capannone della Dmc di Fernando De Filippo, attiva da 16 anni a San Marino nell’home shopping televisivo. «In Austria siamo start up - spiega l’entusiasta Tarcisio Pagnozzi, cfo della neonata Dmc shop, tipo sveglio in giacca cravatta e bicicletta -
Noi paghiamo più tasse rispetto a San Marino e le autorizzazioni numericamente sono le stesse. Ma cambiano le risposte, i tempi. Da me gli austriaci sono venuti con un pullman che era un ufficio tecnico e dopo 15 giorni avevamo l’autorizzazione. E poi, diciamolo, non esistono mazzette». Obiettivi? «Ora abbiamo 4 dipendenti, nel 2020 saremo in 200». Ma non è tutto un Eldorado. In Carinzia mancano buona cucina, clima è una certa italica poesia che mal si concilia con l’asburgica rigidità. Ragione per cui fra chi se n’è andato, con gli evasori, c’è anche qualche insofferente uomo d’impresa.
I faccendieri
A pochi chilometri dall’attivissimo ufficio di Boaretto, nel centralissimo Rathaus cafe di Villach, proprio sotto il Comune, t’imbatti in un occhialuto signore che parla sottovoce al telefonino. Ha una cadenza friulana e dopo qualche esitazione concede una chiacchiera chiedendo l’anonimato: «Bisogno?...Sono pazzi gli austriaci, non hanno capito che senza segreto bancario si svuotano le casse delle banche. Lavoro per commercialisti e imprenditori italiani che hanno i conti...». E ci allunga un bigliettino con nome e cognome, numero di cellulare e appuntamento per il giorno dopo, al Kaffee Keinfein: «Ti racconterò due cosucce, qui non posso». Aspettando mister X incontriamo Barbara Lagger, la moglie del sindaco di Tarvisio Renato Carlantoni.

Fa la dirigente marketing al resort termale Warmbad Villach. Transfrontaliera? «No no, residente. Ho scelto la Carinzia perché pago il 30 per cento in meno di tasse e per altre cose. Per esempio, io ora sono in maternità e potrei farla durare fino a tre anni. L’asilo è gratuito e per ogni figlio si ha diritto a 180 euro mensili fino al 24mo anno di età». Si trasferirà anche il marito sindaco? «Eh, magari, io non posso», risponde lui, tentato dalle sirene d’oltreconfine. Fra queste il vicesindaco di Villach, Petra Oberrahauner, che agli italiani stende un tappeto rosso. “Sono i benvenuti, molto preparati, simpatici, gentili e di buongusto”, sorride in un ottimo italiano. Un difetto? «Tenderebbero a non rispettare le regole». E quelli che scappano con i soldi? «Bisogna chiedere ai banchieri».
Quelli di Kleinkirchheim
Lasciamo Villach e andiamo nella vicina Bad Kleinkirchheim, località sciistica e termale nella quale l’Italia ha stabilito un primato: 659 case acquistate (57 prime abitazioni) su circa 1.700 abitanti. Un’invasione iniziata dieci anni fa e capitanata da Maurizio Zamparini, il patron del Palermo calcio che qui «ha due palazzi e altre cose», sussurra Martin Nedwed, spettinato agente immobiliare del posto: «Corro dalla mattina alla sera per gli italiani. Zamparini è un caso a parte, gli altri sono soprattutto professionisti e pensionati che cercano costi contenuti e sicurezza». Parla di migranti e terrorismo. «Il nostro paesino ha solo due vie d’accesso, entrambe molto controllate».

Molti contratti li conclude la vulcanica avvocata trevigiana Enrica Maggi, altro personaggio di questa terra di confine: faceva la violinista in giro per il mondo, ora è avvocato a Klagenfurt: «Conviene, io concludo ogni anno centinaia di costituzioni di società. In 15 giorni si apre un’impresa». Le manca qualcosa? «La fantasia della musica». Con lei andiamo alla Taverna di Peppo Zorgno, cento chili tatuati e suscettibili. A Zorgno è meglio non parlare dell’Italia: «Pagavo tasse e tangenti e avevo solo rogne». Corrompeva? «Sì». Tangenti? «Sì». Quante? «Tante». A chi!? «A chi non faceva nulla». Uno spreco, insomma. Zorgno non è esattamente un esempio di rettitudine ma è persona schietta, pratica e intraprendente. Ha chiuso due locali a Conegliano per aprirne altrettanti in Carinzia, l’ultimo due settimane fa a Bad Kleinkirchheim.
Il segreto di Klagenfurt
Più a Sud, in un grigio edificio di Klagenfurt, dopo qualche resistenza appare il teutonico console onorario d’Italia Wolfgang Mandl. Vorrebbe parlare dei 2954 italiani residenti in Carinzia che arrivano a 4000 con i domiciliati, quasi il doppio rispetto al 2009. Ma lui è un membro del board della Bks, uno dei principali istituti di credito, e c’è in ballo la questione «segreto». La funzionaria che lo accompagna spiega che dal 30 giugno del 2017 le banche austriache dovranno consegnare all’agenzia delle entrate di Vienna le liste dei correntisti italiani con nomi, cognomi e capitali depositati alla data del 31 dicembre 2016; e dal primo ottobre successivo l’agenzia li riverserà al Fisco di Roma, che avrà così modo di vedere chi non li aveva dichiarati.

Cosa succederà? «Ci sarà più trasparenza», taglia corto Mandl. Più pulizia? Silenzio... «Possiamo fare una pausa, per favore?». È giunta l’ora di mister X. Il Kaffee Keinfein è un buco dove parlano solo tedesco: «Qui non ci sono orecchie indiscrete. Le cose stanno così: a fine giugno le banche faranno i nomi. La scadenza per estinguere conti e libretti era il 31 dicembre. Ma ci sono quelli che li hanno tenuti e sperano in una nuova sanatoria del governo italiano con penale al 10 per cento, in quel caso il nero diventerebbe bianco. C’è comunque una grande confusione.

Intanto 250 clienti di una banca d’affari privata se ne sono già andati. Sono venuti a riprendersi i soldi». E se la banca non facesse il nome, dietro compenso? «Eh, stiamo parlando di un reato e non tutti sono corruttibili qui. Bisogna cercare l’uomo giusto». Mister X è veloce e circospetto. «In Carinzia resterà l’Italia pulita, dicono, ma chi la finanzierà?». Si aggiusta la cravatta, infila gli occhiali e saluta: «Noi non ci siamo mai visti, mi raccomando».