martedì 13 dicembre 2016

Estrazione del Lotti

La Stampa
massimo gramellini

C’è mai qualcuno che paga il conto delle sconfitte in Italia? Nel governo RsR (Renzi senza Renzi), nato dalle ceneri di un referendum perduto, Renzi continua a governare per interposto Gentiloni. Se non è lui ad avere perso, sarà la ministra delle Riforme? Macché, la Boschi resta a Palazzo Chigi con poteri raddoppiati, dopo avere annunciato che in caso di vittoria del «No» avrebbe lasciato la politica: evidentemente è la politica che non vuole saperne di lasciare lei. L’eminentissimo grigissimo Letta-Lotti resiste intrepido alle purghe natalizie, riparando allo Sport in quota Giglio Magico: ma non era più adatto Antognoni?

La buona notizia è che finalmente Alfano sgombera gli Interni. Quella cattiva è che invade gli Esteri, grazie alla sua preparazione in storia e geografia del Kazakistan maturata nella vicenda Shalabayeva. Anche Galletti resta all’Ambiente (è l’Ambiente che vorrebbe andarsene). E Poletti non molla l’osso del Lavoro, malgrado una sua legge dal nome inglese che gli inglesi hanno dovuto tradurre - in inglese Jobs Act non significa nulla - sia costata al governo RcR (Renzi con Renzi) l’ammutinamento elettorale dei giovani.

Tutti sconfitti e tutti confermati, tanto che non si è trovato neppure uno strapuntino per l’offesissimo Verdini. Tutti tranne la signora preside Giannini alla Pubblica Distruzione. Il disastro del referendum è da considerarsi solo colpa sua. Lo storico voto sulle riforme istituzionali viene così definitivamente archiviato alla voce: congiura di bidelli. 

Discontinuità

La Stampa

jena@lastampa.it
Gentiloni non parla in toscano.

Caccia grossa all’assassino di Lincoln

La Stampa
fabio sindici

Andava catturato vivo, invece fu ucciso: nella lettera di un testimone, all’asta domani a New York, un giallo che richiama quello del killer di Jfk


Il manifestino del 20 aprile 1865 che prometteva 100 mila dollari di ricompensa per la cattura di Booth e dei suoi complici

È una conversazione strana, una trattativa crudele e cortese tra gentiluomini, come prima di un duello all’alba, quella che ha luogo in una fattoria della Virginia vicino a Fredericksburg, nelle prime ore del 26 aprile 1865. Strana, perché i due interlocutori non vogliono dichiarare la propria identità nonostante le insistenze: uno ha dato un nome falso, quando ha chiesto ospitalità nella casa di campagna - ora è rinserrato nel capanno dove viene conservato il tabacco. L’altro non vuole dire chi è, ma intima al fuggitivo di arrendersi. Entrambi scelgono parole gentili per dialogare, mostrano di rispettarsi. Ma sono parole tese. 

Dietro le buone maniere, ci sono pistole e fucili. Uno dei due uomini si chiama Luther Byron Baker ed è un agente della National Detective Police. Nascosto nel fienile c’è John Wilkes Booth, attore famoso, ancora più famoso come assassino: l’uomo che dodici giorni prima ha colpito a morte Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti. Sono gli ultimi giorni della Guerra di Secessione tra gli Stati del Nord e del Sud, in cui le armate dei Confederati si sbandano o si arrendono ai nordisti.

Il racconto del detective
«Capitano, so che siete un uomo coraggioso e onorevole», dice Booth al detective. «Io sono zoppo, fate ritirare i vostri uomini di 50 iarde [circa 45 metri, ndr] in modo che possa venire fuori e combattere». Baker ribatte: «Non siamo venuti qui per uccidere, siamo venuti a catturarvi». Le ore concitate della caccia ai congiurati (sei persone reclutate da Booth), seguaci della causa dei Confederati, si possono ricostruire dal racconto in prima persona contenuto nella lunga lettera che uno dei protagonisti, Luther Baker, spedisce al Segretario della Guerra Edwin Stanton nel dicembre del 1865. Gli eventi di pochi mesi prima sembrano arrivare diretti, dalla memoria alla pagina scritta. E nella vivacità dei particolari si insinuano profonde zone d’ombra. I 25 fogli in corsivo andranno all’asta da Christie’s, a New York, il prossimo 14 dicembre. 

Oltre al racconto di Baker, il lotto contiene la testimonianza del giovane John Garrett, figlio dei proprietari della fattoria dove Booth si era rifugiato, insieme con il suo complice David Herold. Il ragazzo è il primo a parlamentare con Booth. Si muove in una posizione difficile: da una parte rischia di essere implicato per aver favorito i congiurati, dall’altra teme una reazione da parte di Booth. «Aprii il catenaccio alla porta ed entrai nel fienile […]. Uno dei due si alzò e mi mise una mano sulla spalla per appoggiarsi, deve essere stato l’uomo poi identificato come Booth. Gli dissi che la casa era circondata da cinquanta uomini armati e che ogni resistenza sarebbe stata inutile[…]. Allora rispose “Mi hai denunciato”, e mentre ritirava la mano dalla mia spalla fece il gesto di prendere il revolver, o almeno così mi sembrò. Io uscii dal capanno in gran fretta».

Il rapporto di Baker a Stanton ha uno scopo preciso, quello di mettere in evidenza il suo ruolo nella cattura per ottenere una larga fetta della taglia di 75 mila dollari stanziata dalle autorità. Alla caccia all’uomo fece seguito una battaglia legale e parlamentare per la ricompensa che scandalizzò la nazione. 

Una catena di misteri
Più interessante, anche se viziata dalle intenzioni di Baker, è la ricostruzione della «scena del crimine». Infatti, nonostante gli ordini di prendere Booth vivo, l’attore viene ucciso con un colpo dietro la testa. Herold invece si era arreso durante le trattative. È stato un dito troppo nervoso sul grilletto la causa della morte di Booth?

La domanda ritorna periodicamente al centro del dibattito tra gli storici. Forse perché l’uccisione di Booth preannuncia curiosamente quella, un secolo dopo, di un altro killer presidenziale, l’assassino di John Fitzgerald Kennedy, Lee Harvey Oswald. Per capire i risvolti della vicenda è utile un flashback. Nei giorni successivi alla morte di Lincoln in seguito all’attentato al Ford’s Theatre, Stanton richiama in servizio il colonnello Lafayette Baker e lo rimette a capo della National Detective Police, il servizio segreto creato da Lincoln. Baker è la spia più abile e temuta dell’Unione. Aveva perso il posto per aver spiato lo stesso Stanton e lo riperderà di nuovo per lo stretto controllo esercitato sul nuovo presidente, Andrew Johnson.

È l’uomo giusto per dirigere la caccia, però. Lafayette Baker chiama il cugino Luther e un altro agente, Everton Conger, a comandare i 25 soldati del 16° Cavalleggeri di New York. Tra questi c’è un sergente che soffre di allucinazioni e visioni mistiche, Boston Corbett. Il giorno dell’assedio nella fattoria dei Garrett è lui ad abbandonare il posto che gli era stato assegnato e a sparare il colpo che uccide Booth, mentre tenta di fuggire dal retro del fienile. Certo Corbett non sembra il militare più adatto per partecipare a una missione tanto delicata. Ma non sono gli unici punti oscuri. Sul corpo caldo di Booth, Baker accusa Conger di avergli sparato. Il segretario Stanton era stato collegato ai «Dahlgren papers», carte (forse false) da cui risulterebbe un tentativo dei nordisti di assassinare il presidente confederato Jefferson Davis. L’attentato riuscito di Booth sarebbe stato quindi una ritorsione? 

A infittire il mistero è la morte di Lafayette Baker, tre anni dopo, ufficialmente per meningite, in realtà per un lento avvelenamento da arsenico, come si è scoperto di recente. Il cugino Luther invece continuò a raccontare per anni la storia della caccia agli assassini, sempre leggermente diversa, da un palco di oratore, ai concittadini di Lansing. Poi saltava in sella al suo cavallo Buckskin che lo aveva portato nella caccia e che, impagliato, finirà nel museo statale del Michigan.

Conzano rende omaggio al “conte viaggiatore” che trovò i primi reperti dell’Egizio

La Stampa
silvana mossano

Il paese della casata di Carlo Vidua in suo onore conferisce la cittadinanza onoraria al direttore del Museo Christian Greco


Carlo Vidua trattò con Bernardino Drovetti l’acquisto della raccolta di antichità che diventerà il nucleo del Museo Egizio di Torino.

Il diplomatico Bernardino Drovetti era pronto a cedere alla Francia la ricca collezione di antichità egizie, raccolte soprattutto nella campagna di scavi di Tebe. La trattativa tra Drovetti, console francese in Egitto, e Parigi era già in fase avanzata. A fargli cambiare idea fu il monferrino Carlo Vidua, conte di Conzano, nato a Casale nel 1785. Fu soprannominato «il conte viaggiatore» a sottolineare la sua insaziabile curiosità verso luoghi sempre nuovi da visitare e da scoprire. 

La storia
Verso la fine del 1819 arrivò in Egitto dove incontrò Drovetti. Quando venne a sapere che il console voleva vendere la propria collezione alla Francia, si adoperò in tutti i modi per convincerlo a dirottare quei beni verso Torino. Si rivelò un fine diplomatico muovendosi su due fronti contemporaneamente: da un lato spostando l’orientamento del console, dall’altro insistendo perché il regno sabaudo facesse un’offerta congrua per acquisire la pregevole collezione. Fece leva soprattutto sulla mediazione del padre, Pio Gerolamo Vidua, conte di Conzano, primo segretario di Stato del Regno di Sardegna. Nel 1923 l’accordo si concluse e la collezione di Drovetti, comprata dai Savoia per 300 mila lire, fu il primo consistente nucleo del Museo Egizio piemontese (aperto alla fine del 1824) secondo, per importanza e ricchezza, soltanto a quello del Cairo. Molto di Vidua ha scritto il ricercatore e storico, Roberto Coaloa, il maggior conoscitore del nobile monferrino e autore di numerose pubblicazioni in cui ha portato alla luce pagine inedite di storia.

In occasione dell’imponente opera di ampliamento e restauro del Museo Egizio di Torino, inaugurata il primo aprile 2015, il direttore Christian Greco ha voluto che uno spazio speciale, all’inizio le percorso espositivo, sia dedicato al «conte viaggiatore» della casata di Conzano e al ruolo che ebbe in quella felice trattativa. E il Museo Civico di Casale ha anche prestato a quello torinese alcuni pezzi della imponente collezione Vidua, di proprietà comunale.

Il premio
A Conzano, piccolo centro del Monferrato caratterizzato da grande vivacità culturale, la Villa che fu dei Vidua, acquistata e restaurata dal Comune anni fa, è diventata, grazie all’eclettico sindaco Emanuele Demaria, luogo di eventi artistici di spicco. Ed è tradizione, da tempo, che chi ha dato lustro, attraverso vari linguaggi espressivi, a questo suggestivo paesino collinare del Monferrato ne diventi «figlio d’onore». Ogni anno, nella ricorrenza, molto sentita, della patrona Santa Lucia, si svolge la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria. Oggi alle 18, in municipio, riceverà questo riconoscimento il direttore del Museo Egizio, Christian Greco, proprio nel nome del conte Carlo Vidua. Oltre a lui, ne sarà insignito Giovanni Tamburelli, apprezzato artista contemporaneo di Saluggia, fortemente legato a Conzano dove ha esposto più volte e ha curato l’allestimento di diversi eventi.

La batterie si scaricano e ci costano care: l’Ue multa i produttori che facevano cartello

La Stampa

Sony, Panasonic e Sanyo dovranno pagare 166 milioni di euro per un accordo con Samsung per controllare i prezzi



L’antitrust europeo ha multato Sony, Panasonic e Sanyo per 166 milioni di euro, per un cartello con Samsung per controllare i prezzi delle batterie ricaricabili al litio. Samsung non è stata multata perché ha rivelato l’esistenza del cartello. «La loro collusione ha influito sui prezzi di molte merci vendute ai consumatori europei», ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, spiegando che quando si toccano i consumatori europei «il messaggio alle aziende è chiaro: la Commissione indagherà anche se i contatti anticoncorrenziali sono avvenuti fuori dall’Europa». 

Il cartello ha coinvolto tutti e tre i tipi di batterie al litio usate dagli apparecchi elettronici. Le quattro aziende avevano contatti per evitare «concorrenza aggressiva» nel mercato, e si erano accordate per un aumento dei prezzi temporaneo tra il 2004 e il 2007, spinto da un aumento del prezzo del cobalto, il materiale usato per le batterie. Inoltre, si erano scambiate informazioni commerciali sensibili come le previsioni di vendita e le intenzioni di partecipare a gare. I contatti in Asia e occasionalmente in Europa.