giovedì 13 ottobre 2016

Copyright, la Corte Ue: si può rivendere software ma non la copia di riserva

La Stampa
emanuele bonini

Sentenza contro due lettoni che avevano venduto edizioni masterizzate di programmi Microsoft



Il sistema operativo non funziona più e i dischi di ripristino sono rovinati? Avete dovuto formattare il vostro pc e non trovate più i programmi originali? Niente paura, basta fare una copia dei software e conservarli a casa propria, tenerli a portata di mano e usarli quando serve. Tutti, in Europa, lo possono fare. A patto che le copie masterizzate dei prodotti di marca protetti da copyright siano utilizzati solo per fine personale, non siano vendute o cedute a terzi, e i dischi originali siano regolarmente acquistati e accompagnati da licenza per uso illimitato. Lo ha chiarito la Corte di giustizia Ue nella sentenza su Microsoft e i suoi pacchetti Office.

Il caso
Quando si acquista un computer quasi sempre lo si trova già dotato di sistemi operativi. È, in sostanza, già pronto per l’uso. Microsoft è il sistema installato su buona parte dei dispositivi. In Lettonia due persone sono state perseguite con l’accusa di vendita illegale di oggetti tutelati dal diritto d’autore, in quanto nel 2004 avrebbero venduto on-line delle copie di riserva di diversi programmi per computer editi dalla Microsoft (come Windows e il pacchetto Office). Un vero e proprio successo commerciale: sono state vendute 3.000 copie masterizzate, per danni stimati da Microsoft in 265mila euro. Ne è nata la causa, arrivata fino al massimo organismo di giustizia dell’Ue.

La decisione
Secondo la Corte di Lussemburgo i cittadini lettoni hanno infranto le regole. In base alla sentenza, «sebbene l’acquirente iniziale della copia di un programma per computer, accompagnata da una licenza d’uso illimitata, abbia il diritto di vendere d’occasione tale copia e la relativa licenza a un subacquirente, egli non può, per contro, ove il supporto fisico originale della copia consegnatagli sia danneggiato, distrutto o smarrito, fornire al subacquirente la propria copia di riserva senza l’autorizzazione del titolare del diritto».

Sky Go Plus: arriva il download per vedere i contenuti offline

La Stampa
mark perna

Al momento la funzione è disponibile solo su tablet e pc



Da oggi è disponibile la nuova versione di Sky Go, l’applicazione per vedere i contenuti della piattaforma pay in mobilità. A quattro anni di distanza dal lancio del servizio che conta ora più di 2,25 milioni di utenti, l’app di Sky non solo si rifà il look ma integra nuove funzionalità per rendere l’esperienza d’uso ancora più semplice. 

Sky Go Plus mette a disposizione degli utenti le funzioni Download & Play, i comandi Restart, Pausa e Replay sui programmi live e il raddoppio dei dispositivi a disposizione per ciascun account. Il punto di forza della nuova versione è sicuramente la possibilità di scaricare in locale i contenuti video per poterli visualizzare in qualsiasi momento senza la necessità di avere un collegamento di rete attivo. Una volta effettuato il download l’utente ha 30 giorni di tempo per guardarlo e 48 ore per terminare la visione del film, delle serie tv o degli altri 7000 contenuti on demand presenti sul catalogo di Sky. Per il momento questa funzione è stata resa disponibile solo sui computer e sui tablet, sono esclusi gli smartphone.

Disponibili invece su tutti i dispostivi sono le funzionalità tipiche di My Sky ovvero i comandi Restart, Pausa e Replay per non perdere neanche un instante dei programmi preferiti. In questo modo, se si accede in mobilità ai programmi live Sky ed è da poco cominciato il match della propria squadra del cuore o un’edizione di Sky TG24, è possibile farli ripartire dall’inizio, interrompere la diretta o rivedere un’azione tutte le volte che si vuole.

La facilità d’uso della nuova applicazione è assicurata anche da un’interfaccia grafica ridisegnata in modo da favorire la navigazione e la scelta dei contenuti, sia quelli on demand, sia i programmi degli oltre 40 canali del pacchetto Sky. Infine sono stati portati a 4 i dispositivi che possono essere registrati, rimangono invece i limiti d’uso precedenti: si può usare un solo dispositivo alla volta e l’uscita Hdmi continua ad essere inibita.

Sky Go Plus è disponibile gratuitamente per i clienti Sky con Multivision. Per tutti gli altri è attivabile al costo di 5 euro al mese. Per i clienti extra con Sky da più di un anno e con Sky Cinema, il servizio è in promozione: se si attiva entro il 1 gennaio 2017, il servizio è gratuito fino a giugno 2017. Immediatamente attivabile su PC e dispositivi iOS e Windows (tablet e smartphone), da novembre Sky Go Plus arriverà anche sui dispositivi Android.

Pulire lo smartphone? Missione possibile. O quasi

La Stampa
G.M.

Gli smartphone sono veri e propri ricettacoli di germi. Ma come si possono pulire senza danneggiarli?

Pulire lo smartphone

Lo smartphone è uno degli oggetti più sporchi con cui abbiamo a che fare durante la giornata. Alcuni studi indicano che sulla sua superficie si annidino addirittura 18 volte più batteri che in un bagno pubblico. Il  touchscreen è una delle invenzioni meno igieniche dell’età moderna, eppure fa parte della nostra quotidianità come nient’altro. Una volta apprese queste nozioni, viene spontaneo chiedersi: come pulire lo smartphone? Il Business Insider UK suggerisce 3 possibilità, ma ognuna ha i suoi pregi e difetti. L’efficacia al 100% sembrerebbe irraggiungibile: vediamo perché.

Pulire lo smartphone in modo light
Apple lo suggerisce come unico modo per pulire l’iPhone. Ma secondo la rivista è un metodo che ha un’efficacia solo superficiale. Si tratta semplicemente di strofinare il telefono con un panno di microfibra asciutto. In questo modo effettivamente si rimuovono la polvere e le impronte digitali, ma i batteri hanno bisogno di ben altro per venire debellati. E tuttavia solventi, detersivi, prodotti per la pulizia della casa non sono affatto consigliati, perché possono rovinare l’apparecchio.
Pulire lo smartphone con sostanze chimiche
Si può quindi ricorrere alle sostanze chimiche. Metodo che tuttavia Apple non approva, e la ragione sta nel fatto che alcune componenti del device possono venire danneggiate. Business Insider suggerisce – pur ammettendone la non totale sicurezza – di creare un detergente a base di alcool isopropilico al (40%) e di acqua (60%). Imbevendo un panno di microfibra nella soluzione, si può procedere con delicatezza a strofinare lo smartphone solo sulla parte posteriore. Le parti più piccole e le scanalature si possono pulire con un cotton fioc imbevuto di soluzione detergente. Il monitor invece può danneggiarsi, quindi è meglio evitare.
Pulire lo smartphone con i raggi UV
L’unico modo per eliminare completamente i batteri senza rischiare di mettere in pericolo il telefono, è quello di usare i raggi UV. Esistono in commercio degli sterilizzatori che annientano i batteri grazie alla luce ultravioletta. Tuttavia questa soluzione può essere costosa. E, diciamoci la verità, utile solo in caso di forte germofobia o di situazioni in cui è richiesta una totale sterilizzazione.

A Torino il primo laboratorio al mondo che ridà vita ai computer retrò

La Stampa

Curato da BasicNet e Bolaffi, il centro restaura i pc Apple che tra il 1975 e l’85 hanno fatto la storia della rivoluzione informatica


Al Temporary Museum di corso Verona, i componenti di un «Apple-1», creato da Steve Jobs nel 1976

Con l’accensione di tre «Apple-1» originali nasce a Torino il primo e unico laboratorio al mondo in grado di restaurare e rimettere in funzione i computer creati nella Silicon Valley nel decennio 1975-1985. Sono gli anni che hanno segnato la nascita e la storia della Rivoluzione informatica. Nel nuovo 8-bit Lab all’interno del Temporary Museum Torino (BasicVillage, corso Verona 35/C), un team composto da due tecnici elettronici esperti di informatica – Claudio Parmigiani e Gabriele Seleri – e da Cecilia Botta, curatrice dello stesso museo e di BasicGallery (archivio storico del Gruppo BasicNet), hanno appena testato schede e componenti, compiuto le necessarie riparazioni e, quindi, avviato con successo tre Apple-1: i primi computer creati nel 1976 da Steve Jobs e Steve Wozniak.

LA COLLABORAZIONE
L’8-bit Lab è stato realizzato grazie alla collaborazione tra le aziende torinesi BasicNet e Bolaffi. Lo scopo: creare un luogo dedicato alle macchine che hanno rivoluzionato irreversibilmente il nostro modo di vivere, comunicare e lavorare. I tre «Apple-1» rimessi in funzione sono tra i pochissimi esemplari ancora in circolazione. Furono appena 200, infatti, i computer prodotti nel 1976 nel garage di Palo Alto, California, sede storica della Apple Inc. Di questi tre, uno è di proprietà dell’imprenditore Marco Boglione, fondatore e presidente del Gruppo BasicNet; il secondo è della Bolaffi, major player nel settore del collezionismo; il terzo appartiene a un privato. 

L’operazione di restauro è stata resa possibile anche grazie a una serie di test preliminari effettuati su una replica fedele dell’«Apple-1», di proprietà di Boglione, realizzata recentemente in Asia: un mercato – quello delle repliche – nato in California e che oggi conta un numero di appassionati in rapida crescita. Grazie al successo di questa operazione, nelle prossime settimana è atteso a Torino – direttamente dalla Silicon Valley – un quarto «Apple-1» originale da sottoporre alle verifiche e ai collaudi necessari per la sua riaccensione. Il team Parmigiani-Seleri-Botta opera sul risveglio dei retro computer da oltre 5 anni. Un lavoro grazie al quale, il 9 maggio 2011, l’«Apple-1» di Marco Boglione fu riacceso – per la prima volta in Italia – nel dipartimento di elettronica del Politecnico di Torino. Da allora, la riaccensione viene ripetuta ogni anno.

In Abruzzo una fontana miracolosa dove al posto dell'acqua sgorga vino rosso

La Stampa
noemi penna



Acqua in vino. Non è proprio come per il «miracolo» di Cana, ma a Villa Caldari di Ortona, in provincia di Chieti, è stata inaugurata una fontana dove a sgorgare è solo vino rosso abruzzese, con cui dissetarsi - gratuitamente - in ogni momento della giornata.

L'idea è di Dina Cespa e Luigi Narcisi, promotori del Cammino di San Tommaso, il viaggio sulle orme dell’apostolo Tommaso che attraversa le terre d’Abruzzo conducendo i pellegrini da Ortona sino a Roma. I due si sono imbattuti nella famosa fontana di vino della Bodegas Irache a Navarra, in Spagna, nata per accogliere tutti i pellegrini che percorrono il Cammino di Santiago. E hanno deciso di replicarla in Italia, in collaborazione con l'imprenditore Nicola D'Auria dell'azienda Dora Sarchese , con cui hanno studiato e messo in pratica il progetto. 

Ora tutti i pellegrini, e non solo, potranno rifocillarsi con un buon bicchiere di rosso dei vignaioli d'Abruzzo. Pur non essendo l'unica, quella di Villa Caldari è la prima fontana di vino in Italia a distribuire nettare rosso ininterrottamente, considerando che quelle storiche di San Floriano del Collio (in provincia di Gorizia), Carosino (Taranto) e Marino (Roma) aprono i rubinetti solo in particolari ricorrenze.

“Le mie serate a consegnare pizze con Foodora per guadagnare 200 euro al mese”

La Stampa
paolo coccorese

Una notte a Torino con un rider dell’app dopo lo sciopero di sabato sera



La bicicletta apparteneva ai genitori della sua fidanzata. Non è una mountain-bike, non ha le marce, ma due led che sostituiscono l’uso della dinamo per rendere meno faticosa la pedalata. S’illuminano a intermittenza. Come lo smartphone nella tasca dello smanicato indossato dal rider. E’ un Iphone 4S con lo schermo crepato che bisogna controllare a ripetizione. Sembra un tic nervoso. Ma non è così. Quando il cervellone elettronico di Foodora che regola l’app «Hurier» ti sceglie per una consegna in base alla velocità media e posizione, ti invia un messaggio con i particolari dell’ordinazione. Ma senza far suonare il cellulare. Il rischio? Non accorgersene. E non rispettando i tempi della consegna previsti.

Dopo il loro sciopero di sabato a Torino, prima protesta del mondo lavorativo che ruota attorno alle app, abbiamo pedalato per una sera con uno dei 200 fattorini di Foodora in stato di agitazione. Si parte da piazza Vittorio dove alle 20,30 la gente entra nei ristoranti. Il rider, galoppino 2.0 – che chiede l’anonimato per evitare ripercussioni, ha comunicato la sua disponibilità una settimana prima, ma solo venerdì ha ricevuto la comunicazione del turno. Due ore a pedalare più forte che si può, in tutto 9 chilometri seguendo Google-map, tre consegne e un incasso netto di 8,1 euro.

Meno di un euro al chilometro. Col vecchio contratto, cancellato dall’azienda di food delivery che punta sulla retribuzione a consegna di 2,70, avrebbe intascato 10,08 euro. Quasi un terzo in più. Stessa fatica. «Ho deciso di protestare quando ho letto che il manager considera il nostro “un lavoro da tempo libero”. Chi è che lavora per divertimento?», racconta il fattorino. Ha 30 anni, sta finendo il dottorato, ha lavorato nei call-center. Perché hai scelto di pedalare per Foodora? «Studio. Posso lavorare una decina di ore la settimana. Con loro posso farlo in base alle mie richieste. Non sono sfruttatori. E sono il futuro».

Passano 15 minuti: il cellulare si illumina. E’ arrivata una consegna. L’ordine è una pizza da prendere in un locale della piazza e portare in via Mazzini, pieno centro: sono pochi minuti. «Siamo fortunati», borbotta. Ritiro in pizzeria fissato alle 20,50. Arriviamo qualche minuto prima. Ritirata, corriamo al traguardo segnato sul cellulare. Suoniamo al citofono: «Foodora». Ci apre un ragazzo. Sorride. Lo scontrino è di 10 euro e ci saluta. Ordinazione conclusa con successo. Schiacciamo «ok» sull’app. E torniamo in piazza Vittorio. Sono le 20,55.

Ritornati sulla panchina di partenza. Il cellulare non si illumina. «Il mio obiettivo è guadagnare 200 euro. Convivo con la mia ragazza, ho una borsa di studio. Non ho l’auto, vado in vacanza dai nonni e non mangio spesso fuori». «Dicono che bisogna attendere qualche giorno», dice. Un’altra occhiata al cellulare. Niente. Cresce il nervosismo. Alle 21, 20, ecco finalmente un nuovo ordine. Qualcuno vuole un hamburger, locale e luogo di consegna non sono distanti, il tempo di consegna stimato dall’app è di 20 minuti. Ma dopo neanche 15 minuti abbiamo già finito. Si torna al via, ancora piazza Vittorio, si rifiata e si torna a guardare il telefono. 

L’app misura anche la velocità del rider. Si aggira intorno ai 10 km orari. «Il segreto è conoscere le strade, non correre». I tuoi genitori cosa dicono? «Sono preoccupati. Vorrebbero che lavorassi nel campo dei miei studi. Mia mamma faceva la postina consegnava le lettere in bicicletta». Come i fattorini rosa di Foodora. «Ma con tredicesima, mutua, vacanze. Se potessi firmerei subito per le Poste. E farei un figlio». 

Alle 21,30, nuova ordinazione. Due pizze. Stavolta ci sono 4 chilometri da macinare. Consegna prevista alle 22,40. Arriviamo pochi minuti prima. Ma siamo passati quattro volte col rosso, e rischiato due volte di essere investiti. Fino alle 22,30 il cellulare non si illumina più. I clienti pagano un surplus per la consegna di 2,90. L’azienda ha intascato circa il 30% degli scontrini. Quasi 15 euro. Noi, quasi la metà.

Due cani inseparabili hanno perso la casa, ma hanno trovato una famiglia insieme

La Stampa



Il piccolo CC ha un posto preferito: coricato sulla morbida e pelosa schiena di Chewbacca. «Quasi ogni volta che passiamo davanti al loro spazio, CC è seduto sopra a Chewy» racconta Jessica Jorgenson, portavoce dell’Animal Rescue League dell’Iowa -. Da parte sua a lei non le dispiace affatto. Entrambi vogliono essere vicini l’uno all’altro».




La loro amicizia è nata anni fa, quando vivevano insieme nella stessa casa, curati e amati. L’arrivo però di un bambino ha cambiato la loro vita: il neo arrivato si è mostrato allergico agli animali e i genitori sono stati costretti a portare i cani nel rifugio per animali. E così, spaventati dalla nuova situazione, CC ha deciso di trattare la sua amata Chewbacca come un cuscino.




Il loro rapporto non si esaurisce solo in quello: nonostante l’enorme differenza di dimensioni, i due cani amano camminare fianco a fianco. Il loro legame è fortissimo e fin da subito si è capito che una loro adozione separata sarebbe stata una forzatura. 



Per fortuna, il loro buon carattere e la disponibilità a vivere con altri animali, ha portato i suoi frutti: i due sono stati adottati da una famiglia che aveva già un buon e variegato numero di animali. Nella nuova casa hanno trovato ad attenderli altri due cani e tre maiali con cui sono andati subito d’accordo.

Sono gli sceneggiatori di Pixar a scrivere le battute per Google Assistant

La Stampa
lorenzo longhitano

Per rinforzare il lato umano della sua intelligenza artificiale Google ha chiesto aiuto agli autori dello studio di animazione e del giornale satirico The Onion: forniranno humour e personalità agli algoritmi della casa di Mountain View



Come si fa a rendere più umana un’intelligenza artificiale? Una buona idea potrebbe essere quella di renderla più spiritosa. È la risposta che si è data Google durante lo sviluppo di Assistant, l’algoritmo avanzato di assistenza vocale e testuale che la casa di Mountain View includerà presto all’interno di tutti i suoi prodotti e servizi. Come riporta il Wall Street Journal , per dare personalità al suo software il gigante statunitense delle ricerche si sarebbe avvalso della consulenza di veri e propri esperti del settore: un team composto da sceneggiatori dello studio di animazione Pixar e da autori provenienti dal giornale satirico online The Onion.

La tendenza a formare legami emotivi anche con oggetti inanimati è una caratteristica tipica della specie umana: ci basta ravvisare tratti psicologici anche solo accennati affinché la nostra percezione di un semplice elettrodomestico o di uno smartphone cambi radicalmente. Google Assistant del resto non è neppure il primo software sul quale viene sperimentato un approccio del genere: da questo punto di vista la pioniera è stata Siri, l’assistente vocale di Apple, che ha riscosso parte del suo successo presso il pubblico proprio grazie alla sua capacità di uscire dagli schemi con occasionali barzellette e risposte sagaci, piazzate in risposta ai comandi giusti.

Col tempo Google vuole portare questo approccio al livello successivo, anche se non è ancora chiaro quanto i membri del team siano riusciti a influenzare Assistant finora. Una cosa è sicura: gli scrittori interni a Pixar sanno notoriamente il fatto loro su come suscitare empatia nei confronti di oggetti inanimati — dai veicoli di Cars ai robot di Wall-E — mentre all’Onion sono specializzati in un umorismo ad ampio spettro, che parte dalle battute fulminanti per finire con assurdità e nonsense. Nel software insomma non finiranno soltanto semplici barzellette.

Milano e la Biblioteca Ambrosiana: 4 cose da sapere sull'arte della legatoria

La Stampa
eleonora autilio

Alla scoperta degli antichi volumi della famosa biblioteca meneghina e degli artigiani che ancora oggi realizzano i libri manualmente

libri libreria antico enciclopedia volumi

La Biblioteca Ambrosiana di Milano e i suoi dintorni raccontano una storia lunghissima ed affascinante di cui i volumi raccolti dal cardinale Borromeo sono gli illustri protagonisti. I preziosi libri della biblioteca sono stati anche l'ispirazione per lo sviluppo, nel corso del tempo, di un'arte speciale, quella della legatoria, che rende ogni scritto ancora più nobile, prezioso e resistente nel tempo.

LA TRADIZIONE Era l'inizio del XVII secolo quando Federico Borromeo fondò la Biblioteca Ambrosiana. La storica biblioteca milanese fu la prima voluta da un mecenate privato ad essere aperta al pubblico. Al suo interno, nel cuore del capoluogo lombardo, il cardinale raccolse una delle più ricche collezioni di manoscritti greci, latini, volgari ed orientali custodendo un autentico patrimonio che annovera veri e propri tesori, tra cui un Ilias Picta del V secolo, un volume di Virgilio miniato da Simone Martini con note a margine di Francesco Petrarca, svariati codici autografi come il De Prospectiva Pingendi di Piero della Francesca e oltre 2000 disegni di Leonardo Da Vinci raccolti nei 1119 fogli del Codice Atlantico.

Tanti volumi preziosi esigono, inevitabilmente, cure speciali per potersi conservare nel tempo e superare il trascorrere dei secoli, ed è, probabilmente, anche per questo che a Milano l'arte della legatoria vanta una tradizione lunga e di vera eccellenza basata su tecniche e decorazioni di pregio, su una manualità esperta e su procedimenti ormai tramandati di generazione in generazione che che permettono di perpetuare l'inestimabile contenuto di ogni libro dotandolo di un veicolo che gli renda giustizia e contribuisca renderlo ancora più prezioso.

LE CARATTERISTICHE Le legatorie artigianali di Milano ancor oggi coltivano ed innovano le tecniche della legatoria dando vita a volumi di elevato pregio senza mai abbandonare le tecniche manuali che li rendono una vera e propria opera d'arte non soltanto nel contenuto ma anche nella forma. Per farlo, oggi come un tempo, si avvalgono della sola abilità manuale e degli strumenti del mestiere che, senza l'ausilio di alcun macchinario, permettono di ottenere autentici pezzi unici creati artigianalmente in ogni fase della produzione dalla legatura in cuoio, alla marmorizzazione della carta, sino alla colorazione della pelle e alle finiture con preziosi fregi.

IL TERRITORIO Grazie ad un nuovo progetto della Fondazione Cologni Mestieri d'Arte, la tradizione artigianale di Milano si presenta agli appassionati attraverso 5 itinerari dedicati a 5 differenti mestieri d'arte ancora oggi perpetrati nelle botteghe storiche del capoluogo lombardo. Bellezza Senza Tempo è il percorso guidato dedicato alla legatoria grazie al quale i partecipanti potranno entrare in contatto con questa forma d'arte tanto antica quanto affascinante attraverso la visita della storia Biblioteca Ambrosiana e della Legatoria Conti Borbone, la più antica di Milano, che dal 1873 realizza a mano preziosi volumi.

GLI INDIRIZZI La Legatoria Conti Borbone, oggi insignita del riconoscimento di Bottega Storica, si trova nel quartiere delle Cinque Vie, ricco di botteghe artigiane, ed in particolare in Corso Magneta 31. Una volta varcata la soglia, si ha immediatamente la sensazione di essere tornati indietro nel tempo avvolti dal profumo del cuoio e della carta e circondati da strumenti antichi ed affascinanti tra cui una delle maggiori collezioni italiane di punzoni, palette, rotelle e planche utilizzate per realizzare le pregiate decorazioni che impreziosiscono ogni libro.

In Lombardia 100 mila poveri in più. Allarme per 60 mila bambini che non hanno abbastanza cibo

La Stampa
simone gorla

Sono i dati del Banco Alimentare. A Milano la situazione più grave con 13 mila ragazzi che hanno bisogno di un aiuto per non saltare il pasto. Dal 2008 minori bisognosi raddoppiati



Nella regione più ricca d’Italia ci sono 100 mila poveri in più, e oltre 60 mila bambini non hanno abbastanza da mangiare. Nel 2015 in Lombardia gli indigenti nel 2015 sono stati 670 mila, uno su quattro residente a Milano. Proprio nella città considerata la capitale dell’economia italiana, al centro dell’area che da sola rappresenta un quarto dell’export e della manifattura nazionali, ci sono 13 mila minorenni a rischio malnutrizione.

A dirlo sono le stime del Banco alimentare lombardo, che in dodici mesi ha fornito pasti a 210 mila persone bisognose, una su quattro residente a Milano. Nell’anno dell’Expo incentrata sui temi legati all’alimentazione, l’associazione che dal 1989 recupera le eccedenze dalla filiera agroalimentare, per ridistribuirle gratis a famiglie povere, ha dovuto fare gli straordinari. È stato «un anno drammatico sia per gli effetti ancora forti della crisi del lavoro e della disoccupazione, sia per l’esplodere del fenomeno dei profughi», sottolinea il presidente del Banco alimentare Roberto Vassena nel bilancio sociale.

Emergenza minori: 60 mila bambini non hanno abbastanza da mangiare
In Lombardia un povero su tre è minorenne: sono 60 mila i bambini che non hanno abbastanza cibo, un terzo di loro ha meno di 5 anni. Il problema è grave soprattuto a Milano, dove 13 mila ragazzi hanno bisogno di un aiuto per non saltare i pasti. «Dal 2008 i minori che patiscono la fame sono raddoppiati. L’incidenza della povertà assoluta sulle famiglie con più figli a carico è aumentata del 250 per cento», avverte Vassena. Chi sono i bambini poveri in Lombardia? Molti vivono in famiglie numerose, spesso sono stranieri. Ma fanno fatica anche i figli di genitori separati e di madri single, e i bimbi con papà e mamma disoccupati. E l’allarme tocca anche i figli di coppie giovani con un lavoro precario.

Milano al centro dell’emergenza, la contromisure del Comune
I numeri non lasciano dubbi, Milano è la città dove c’è il maggior numero di indigenti: oltre 91 mila. Per l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino si tratta di «dati che ci preoccupano e che sottolineano come sia necessario intervenire anche a livello nazionale». L’amministrazione milanese negli ultimi cinque anni ha investito 154 milioni di euro in misure di sostegno al reddito, quasi 27 milioni nel 2016. «Secondo i dati dell’Istituto di ricerca sociale, Milano è diventata in questi anni la città che investe più risorse in misure di questo tipo – rivendica Majorino – ma non si possono lasciare i Comuni e il Terzo Settore ad arginare un bisogno crescente».

Buoni acquisto e reddito di maternità
Da Palazzo Marino si prova a tamponare l’emergenza con iniziative come i buoni acquisto destinati a 300 famiglie in grave disagio economico, con reddito inferiore a 6 mila euro. Riceveranno un ticket da 260 euro, da utilizzare per l’acquisto di beni di prima necessità in una rete di negozi convenzionati. Avviata anche la sperimentazione sul reddito di maternità comunale, un provvedimento annunciato dal sindaco Giuseppe Sala già in campagna elettorale. I primi beneficiari saranno individuati entro la fine di ottobre, tra chi ha già fatto richiesta dell’assegno di maternità dello Stato e ha un reddito inferiore ai 17 mila euro. I neo-genitori che lo chiederanno entro sei mesi dalla nascita, riceveranno un contributo una tantum di 300 euro in buoni acquisto da spendere in città.

Per una caviglia

La Stampa
massimo gramellini

È domenica mattina ad Alessandria e il maresciallo fuori servizio Andrea Ghiazza sta correndo con le figlie tra i vialetti di un parco di periferia quando il suo occhio allenato agli sguardi laterali mette a fuoco una giovane donna intenta a scavalcare il guardrail per arrampicarsi su un cavalcavia. Urla alle bambine di non muoversi e schizza in avanti come Bolt. Duecento metri da record del mondo, col cuore che scoppia e la testa che prega: fa’ che mi aspetti. Lei non aspetta.

Con gesti lenti e solenni si lega una bandana sugli occhi per non vedere le macchine che sfrecciano quindici metri più in basso, flette le gambe e spicca il volo. Ma il maresciallo Ghiazza è lì. Si contorce come un fachiro e le afferra una caviglia. Per un minuto infinito la tiene sospesa nel vuoto. Non ce la fa, non può farcela. E allora grida aiuto. Mentre il suo polso sta per spezzarsi, arriva un passante e prende la sconosciuta per l’altra caviglia. Ma anche così tirarla su rimane un’impresa. Sono in due adesso a gridare aiuto. Un nuovo angelo si materializza. E in tre ce la si fa. La ragazza è salva, le piaccia o no. 

Una storia che ti entra dentro perché dentro c’è tutto. Il coraggio e la prontezza di un carabiniere, l’altruismo di due privati cittadini che per una volta non si sono fatti i fatti loro. E il mistero di un dolore che non possiamo conoscere e di una vita a cui il destino ha voluto concedere, nel modo più eroico e rocambolesco, una seconda possibilità. 

Differenze

La Stampa
jena@lastampa.it
Tra Berlusconi e Renzi almeno una differenza c’è: i poteri forti non amavano Silvio.

Marte

La Stampa
jena@lastampa.it

Obama vuole portare l’uomo su Marte entro il 2030. Non potrebbe cominciare un po’ prima, magari con Renzi?

I segreti della coda alla vaccinara

La Stampa
salvo cagnazzo (nexta)

Le origini, la tradizione, il segreto, il contorno perfetto: le quattro caratteristiche della tradizionale ricetta romana...



LE ORIGINI – La ricetta nasce nel cuore di Roma, nel rione Regola, dove anticamente abitavano i vaccinari. La coda è la “regina” del quinto quarto, ovvero di tutti gli scarti della vaccina. Rientrano in questa categoria anche la trippa, la pajata, il cuore, la milza e le frattaglie. Si possono utilizzare sia la coda di vitello che quella di manzo, ma il secondo tipo di carne richiede una cottura più lunga.

LA TRADIZIONE – Esistono due versioni principali: la prima è quella di Ada Boni nel suo libro La cucina romana, datato 1929. L’autrice prepara con la stessa carne un primo piatto, con il brodo ottenuto lessando la coda, e poi un secondo, con la carne vera e propria. L’altra versione, più golosa, si arricchisce di una salsa a base di cacao amaro, pinoli e uva passa.

IL SEGRETO – Gli ingredienti di contorno, che siano uva sultanina e pinoli, importano poco. Il segreto è nel lungo lavoro necessario per pulire la carne dal suo sangue e nella cottura lentissima. La coda a pezzi, infatti, viene fatta rosolare per circa 20 minuti, a fuoco basso, con un trito di verdure. Poi, aggiunti i pomodori, saranno necessari tempi ben più lunghi, dalle 2 alle 3 ore. La cottura è corretta quando la carne inizia a staccarsi dalle ossa.

IL CONTORNO PERFETTO – Per un sapore più tradizionale ed antico, realizzate un trito composto da aglio, cipolla, prezzemolo, carota, lardo e prosciutto. Aggiungete in un secondo momento salsa di pomodoro e sedano sbollentato. Fate in modo che la salsa si restringa, ma non troppo. Se necessario aggiungere dell’acqua calda.