sabato 17 settembre 2016

L’iPhone 7 arriva in Italia: ecco le risposte alle vostre domande

La Stampa
bruno ruffilli



iPhone 7 Plus (a sinistra) e iPhone 7(a destra)
La Stampa ha seguito il lancio del nuovo iPhone in diretta da San Francisco ed è stata il primo sito italiano a pubblicare la prova del nuovo smartphone Apple. Poi ne abbiamo parlato in una diretta Facebook, dove abbiamo cercato di rispondere alle vostre domande, che a oggi sono circa 700. Ne abbiamo fatto una scelta e ora eccole, nel giorno del lancio in Italia dell’iPhone 7 (e dell’Apple Watch Series 2), pubblicate insieme con le nostre risposte.

Si può usare anche per telefonare?
Sì, ma oggi chi usa più il telefono per telefonare?

Sensazioni in mano ??
Solido, compatto, ben rifinito: non cambia molto rispetto all’iPhone 6s. Forse la finitura nera è più liscia rispetto alle altre.

Lascia impronte al tatto ?
Sì, specie nella versione lucida.

Come sono le foto con lo stabilizzatore?
Ottime. Lo stabilizzatore ottico ora è disponibile anche sul modello da 4.7 pollici, mentre prima era solo sul Plus.

È impermeabile anche alle bestemmie ?? Gli ultimi iPhone li ho dovuti mandare sempre in assistenza.
L’iPhone è impermeabile alle bestemmie, Siri però rimane piuttosto suscettibile.Il servizio assistenza di Apple funziona di solito molto bene, e come sempre è possibile sottoscrivere la garanzia estesa Apple Care, che copre anche danni accidentali.

Quando sarà sotto carica non si possono ascoltare brani o vedere film ?
Non con le cuffie Lighting, ma col Bluetooth sì. Oppure utilizzando il dock Apple per la ricarica, che ha uscita per le cuffie standard.

Esiste una presa doppia con cui sentire musica con le cuffie e caricare la batteria insieme?
Sì, è un accessorio prodotto da Belkin, altri arriveranno.

È cambiato qualcosa nell’utilizzo dei comandi vocali? Siri risponde come in precedenza?
Siri è ora più intelligente, permette di interagire con le app di terze parti e può anche avere la voce di un uomo.

In tema di design cosa si nota subito di differente tra 6 e 7?
Piccoli dettagli, come il nuovo disegno delle antenne, il raccordo dell’obiettivo della fotocamera, l’assenza del jack cuffie, il diverso disegno dei tasti del volume.

Esiste la sua peculiare custodia ? Grazie
Esiste: non è possibile usare le custodie dei vecchi modelli anche se le dimensioni esterne sono le stesse: cambia l’apertura per la fotocamera sul retro

Sono troppo scivolosi. Delle saponette!!!! Incredibile
Sì, sono scivolosi ma meno dei modelli precedenti. E poi esistono le cover.

Esiste la permuta del vecchio telefono per comprare il 7? Sul sito Apple si parla solo dell’acquisto del 6s.
Esiste, ma forse le conviene venderlo per conto suo.

Puoi farci vedere bene la differenza di colore tra Jet Black e nero opaco?
Sono diversissimi, uno è lucido ed elegante, l’altro più tecnico (e forse più pratico nell’uso di tutti i giorni).

La batteria davvero è più performante?
Sì, ma è anche il processore che consuma meno. Risultato: 2 ore di autonomia in più per l’iPhone 7, un’ora per l’iPhone 7 Plus.

Io ho fatto il preordine qualche giorno fa! Fra quanto più o meno arriverà?
Potrebbe averlo anche il primo giorno, ma deve controllare sul sito Apple. Al momento il tempo di attesa per i modello Jet Black (solo da 128 o 256 GB) è di circa due mesi.

Ma Apple lo considera ai fini di garanzia, resistente all’acqua??????
Certo, ma legga dopo.

Dovrei fare il regalo di compleanno a mio figlio funziona bene dentro l’acqua lui fa il sub.
Non è certificato per le immersioni, resiste mezz’ora in acqua a un metro di profondità.

Le AirPods, di cui ha parlato, rischiano di cadere durante la corsa? Come le sembra la stabilità nel padiglione?
Le cuffie AirPods di Apple nel mio orecchio trovano un appoggio abbastanza sicuro e non sono mai cadute, ma immagino questo possa variare da persona a persona.

Ma la doppia fotocamera ce l’ha anche il 7 o soltanto il 7plus
Solo iPhone 7 Plus.

Ho l’iPhone 6 ed è bellissimo però per noi donne sono sottili ma “ fuori misura “ per le pochette da sera .... Quindi ?!?!
Strano, l’iPhone 7 ha le stesse dimensioni dell’iPhone 6 e oggi è uno degli smartphone meno ingombranti sul mercato, visto che quasi tutti superano i 5 pollici. Per le uscite serali, comunque, niente di meglio del Jet Black.

Si graffia mettendolo in tasca?
Sì, con il Jet Black non c’è speranza, si graffia e lo dice anche Apple.

Ma che senso ha prendere il jet black e coprirlo con una custodia?
Nessuno, lo dico anche io.

Si possono mettere gli mp3 propri oppure bisogna per forza iscriversi ad Apple Music?
Tramite iTunes è sempre possibile copiare sull’iPhone i propri Mp3.Poi c’è Apple Music, ma pure Spotify, Deezer, TimMusic...

Questo costa quando un collier d’oro ma io amo prodotti americani questo è irlandese o mi sbaglio? Ciao!
L’iPhone, come quasi tutti i prodotti elettronici, è Made in China, anche se progettato a Cupertino, in California.

Gli operatori telefonici lo venderanno a rate abbinandolo a qualche offerta?
Certo, come sempre. Ecco le offerte in sintesi.

Mi compro 3 Mate8.....
E li usa tutti insieme?

La camera sporgente si graffia??
È protetta da uno strato di zaffiro sintetico, uno di materiali più resistenti sul Pianeta. Piuttosto bisogna ricordarsi di pulirla.

Le fotografie pare che oltre in Jpeg scatti anche in Raw
Sì, e c’è già qualche app per trattarle, ad esempio Adobe Photoshop Lightroom.

Quanta ram hanno??
Apple non lo dice, ma sappiamo che iPhone 7 ha 2 GB di Ram, mentre iPhone 7 Plus arriva a 3 GB.

Ha zoom ottico?
L’iPhone 7 Plus ha due obbiettivi: uno grandangolare e uno con zoom ottico 2X; con lo zoom digitale arriva a 10 X ma inevitabilmente l’immagine ci perde un po’ in definizione.

Io ho un Nokia Microsoft vorrei passare all’iPhone ma mi spaventa cambiare il linguaggio del telefono.
Windows Phone è molto semplice e ha un’interfaccia unica tra gli smartphone, ma non si può dire che quella dell’iPhone sia complessa.

Lo fa il caffè espresso?
Ci sono parecchie app per quello. Provi con Coffee Maker.

Come si legge un libro?
Molto bene, specie sul Plus che ha lo schermo più grande. Ma se ne legge tanti rimane preferibile un ebook reader.

Ricarica wireless?
Non pervenuta.

Plus è latino e si pronuncia “plus” e non “plas”.
È opinabile. Certamente “plus” è latino, ma esiste anche in inglese; d’altra parte nemmeno il nome iPhone è italiano.

Le foto di notte? Ora sono orrende
Con l’iPhone 7 Plus migliorano di parecchio.

Potrò fotografare la Luna?
Potrà, soprattutto con l’iPhone 7 Plus. Ma se è un fotografo professionista rimane preferibile una reflex.

La parte anteriore è assolutamente identica al 6 plus?
Se vede bene, il tasto home ha un disegno leggermente diverso, il resto è uguale.

È cambiato qualcosa nel tasto HOME?
Sì, non è più un pulsante meccanico. C’è un incavo nella superficie frontale dell’iPhone e la pressione del dito attiva una vibrazione (personalizzabile) che ricorda uno scatto. Lo stesso meccanismo dell’Apple Watch e del trackpad dei MacBook, più o meno.

Sì conosce l’apertura focale della camera?
Quella nell’iPhone 7 è f/1.8; nell’iPhone 7 Plus ce n’è anche un’altra da f/2.8, con una lunghezza focale equivalente di 56 mm.

I selfie si possono fare in mare....acqua salata......oppure solo in acqua dolce????
Anche al mare, ma non oltre un metro di profondità. Ma anche la fotocamera anteriore è migliorata: ora è da 7 MegaPixel, perfetta per i selfie.

Foto sott’acqua????
Fino a un metro e per mezz’ora al massimo tutto ok. Anche video.

Il vetro è super fragile come per l’iPhone 6 plus???
Il vetro anteriore pare in linea con i modelli precedenti: si graffia, se lo tiene in tasca con le chiavi.

Quali sono le differenze tra iPhone 6s e 7s plus?
Fotocamera, processore, batteria, audio stereo, pulsante Home.

Altri colori?
Argento, Oro, Oro rosa. Poi Nero e non più Space Grey, quindi Jet Black.

Ecco svelata la provenienza del monolite sulla Luna in odissea nello spazio.
Sì, l’iPhone 7 Jet Black sembra un monolite arrivato dallo spazio.

La dimensione? È uguale al 6?
Identico.

Nella confezione sono presenti le cuffie?
Nella confezione trova le cuffie a filo con connettore Lightning e un adattatore per usare altre cuffie con il vecchio jack da 3,5 mm.

Le cuffie Bluetooth si comprano a parte??
Sì, le cuffie AirPods costano 179 euro e saranno in vendita da fine ottobre.

Quale è il vantaggio nella rimozione della presa jack?
Secondo Apple, senza presa jack all’interno dell’iPhone c’è più spazio per batteria, altoparlante e altri componenti.

Se non lo ordino quando lo trovo negli Apple Store?
Di sicuro non il giorno del lancio. Tutti i modelli di iPhone 7 Plus sono già esauriti, c’è qualche possibilità per il 7 normale, ma non in Jet Black.

La misura della Sim. Ancora una Nano Sim?
Sì, da anni l’iPhone usa una nano Sim.

Memorie? Hanno tolto il 64 GB?
I tagli di memoria sono: 32, 128 e 256 GB sia per l’iPhone 7 che per il 7 Plus.

Quando verrà venduto in Italia?
Il 16 settembre.

Quando ci sarà IOS 10?
iOS 10 è disponibile da martedì 13 settembre. Chi compra un iPhone 7 lo troverà preinstallato sullo smartphone.

Lo stereo come funziona??????
Un altoparlante è in basso, al solito posto, l’altro è quello che si appoggia all’orecchio. L’effetto stereo è relativo, ma con i video su YouTube funziona bene e il volume è abbastanza alto. Non è esattamente a alta fedeltà, ovviamente.

È migliore l’audio del 7 rispetto al 6?
Con le cuffie in dotazione la differenza è minima, senza cuffie l’effetto stereo si fa sentire.

Uso iPhone da sempre. Ma la scelta di togliere l’uscita per la cuffia proprio non la capisco. Col sistema nuovo le cuffie si perderanno a iosa.
Quelle col cavo le perderà esattamente come prima, quelle Bluetooth probabilmente un po’ di più, è vero.

Le AirPods sono adatte all’iPhone 6S plus?
Sì, funzionano con tutti gli iPhone a partire dal 5S, ma anche con iPad, iPod Touch, Mac, Apple Watch. E pure con Android, ma come normali cuffie Bluetooth.

Non è molto innovativo rispetto al 5s.
Al contrario, è un passo in avanti notevole: per lo schermo, la fotocamera, il 3D Touch, il Taptic Engine, gli altoparlanti stereo, la batteria migliore, il processore velocissimo.

Sembra un Huawei
No.

Praticamente somiglia al Samsung adesso, ottimo lavoro.
Non somiglia a un Samsung.

Meglio del Samsung s7??
Molto diverso.

Meglio del Note 7 della Samsung?
Sicuramente meno esplosivo.

Si può fare la doccia con l’iPhone?
In mancanza di compagnia migliore, senz’altro.

Conviene questo o aspettare la versione S per chi già possiede il 6?
Difficilmente ci sarà un iPhone 7s, l’anno prossimo Apple festeggia il decennale e si prevedono grandi novità, sia nel design che nelle funzioni. Se ha un iPhone 6 e vuole cambiarlo, meglio puntare sull’iPhone 7 Plus, il passo avanti è notevole.

Sono in attesa dell’otto sarà il migliore di sempre
Se ci sarà un iPhone 8…

Meglio prendere iPhone 8 l’anno prossimo che iPhone festeggia i 10 anni lì ci sarà un cambiamento netto io ho il 5c cambia poco dal 6 e dal 6s.
Se ha il 5c la differenza è abissale. Facciamo anzi un breve riassunto:

Per chi ha un 6s vale la pena acquistare un 7?
Se è per la voglia di cambiare faccia pure, altrimenti meglio aspettare l’anno prossimo, forse.

Una cosa la vorrei sapere: perché in Italia ha il prezzo più alto d’Europa? Forse perché gli.italiani sono così stupidi da spendere cifre assurde per uno smartphone magari anche a rate perché non se lo possono permettere!!!
Forse anche l’Iva e le tasse pesano un po’? Certo, poi la differenza con gli Usa rimane.

Quanto costa?
Parte da 799 euro e arriva a 1159.

Ha il teletrasporto?
Non ancora, arriverà.

È possibile leggere le schede SD?
No, l’iPhone non ha mai avuto slot per schede di memoria aggiuntiva. Ma con un adattatore può trasferire le foto dalla scheda SD di una macchina fotografica alla memoria dell’iPhone, se vuole.

Scrive le sillabe che io non voglio.
A volte, ma meno di prima. Il correttore automatico è sempre piuttosto invasivo solo che ora pare più intelligente.

Quanto dovrò aspettare per il prossimo iPhone?
Apple ha sempre lanciato un nuovo iPhone ogni anno, finora. Quindi...

Caratteristiche fotocamera modello base
L’iPhone 7 ha un solo sensore e un solo obbiettivo, sempre da 12 MegaPixel, ma più evoluto rispetto al 6s.

In quanto tempo dovrebbero scaricarsi le costose cuffie bluetooth?
Cinque ore, ma si possono ricaricare fino a cinque colte con la batteria inclusa nella custodia.

Grazie per la spiegazione. È interessante.
Prego.

E’ Giulio il primo disperso ritrovato

Fausto Biloslavo - Sab, 17/09/2016 - 08:42



«Quando mi avete chiamato per dirmi che la piastrina di riconoscimento di mio zio è stata trovata in una fossa comune in Russia mi è salita la pelle d'oca dalla testa ai piedi. Fino ad oggi era disperso» ammette al telefono Caterina Lazzarotti. Lei è l'ultima nipote di un nostro alpino fatto prigioniero nel 1943 e mai più tornato a casa. Sul sito del ministero della Difesa il luogo del decesso e di sepoltura di Lazzarotti Giulio, classe 1922, sono registrati come «sconosciuti».

Il Giornale ha ricostruito la sua storia, grazie al ritrovamento della piastrina in una fossa comune scoperta quest'estate dai ricercatori russi nella zona di Kirov, 800 chilometri a nord est di Mosca. «Stiamo lavorando per delimitare i confini della zona di sepoltura nel villaggio di Shikhovo, 15 chilometri dalla città di Kirov» spiega Alexei Ivakin, che in giugno ha trovato le prime ossa eseguendo piccoli scavi di esplorazione. Si presenta come il responsabile di Debt (obbligo), un'associazione giovanile comunale specializzata nella ricerca dei caduti della seconda guerra mondiale.

«Abbiamo calcolato che (nella fossa) potrebbero esserci fra i 10mila ed i 20mila corpi di soldati tedeschi, italiani, ungheresi e probabilmente romeni. Sepolti uno sopra l'altro» spiega Ivakin.
L'alpino Lazzarotti del battaglione Gemona, 8° reggimento, divisione Julia era partito da Monchio delle Corti, in provincia di Parma, 944 anime. «Mia mamma diceva sempre che era andato in guerra con il suo amico del cuore, Paride Cecchi. Tutti e due non sono mai tornati» racconta l'ultima nipote, che vive a Parma. Gli scopritori russi hanno postato in rete una foto della piastrina italiana trovata nella grande fossa.

Si vede bene l'anno di nascita, 1922, il luogo, Monchio - Parma ed il nome della madre, Palmina. Da una ricerca sull'elenco dei dispersi in Russia dell'Unione nazionale reduci risulta che da Monchio, nati nel 1922, non sono tornati in 5. Solo uno, però, come conferma l'anagrafe, era figlio di Palmina: Giulio Lazzarotti, che a 21 anni si è trovato in una delle battaglie più terribili degli alpini a Nowo Postolajowka. Il 20 gennaio 1943 «l'8° reggimento combatteva da ore contro i russi - ha scritto un sopravissuto - Mezzi corazzati nemici, sistemati tra le case, sparavano ad alzo zero contro gli alpini che avanzavano di corsa armati di moschetti e bombe a mano. Intanto sbucavano altri carri armati dai boschi laterali ed allora la strage divenne generale».

Due giorni dopo quasi tutto l'8° alpini fu catturato. I prigionieri «erano senza cibo e molti sono morti per strada durante il trasferimento» verso Kirov spiegano i russi. Dall'ultima battaglia di Lazzarotti la distanza è di oltre 1500 chilometri percorsi in parte a piedi nelle tremende marce della morte e travolti dal gelo. Poi parte dei prigionieri veniva caricato sui vagoni bestiame piombati. In molti arrivavano cadaveri a Kirov. «I morti venivano sepolti nelle fosse vicino alla ferrovia» confermano i russi. In uno degli scavi esplorativi della scorsa estate «c'era un soldato italiano con la sua piastrina e vicino una medaglietta con la Santa Vergine» conferma Ivakin. La piastrina apparteneva all'alpino Lazzarotti.

«É la prima volta che abbiamo notizie di un disperso in Russia del nostro comune. Siamo tutti emozionati» spiega Gianni Pigoni, presidente locale dell'Associazione nazionale alpini. Massimo Lazzarotti, il cugino che vive in provincia di Milano ricorda: «Mio padre mi raccontava sempre la storia di Giulio. Diceva che era un ragazzo energico partito a 20 anni per la Russia e mai più tornato. Dopo tanto tempo vorrei che rientrassero almeno i resti». Stessa speranza per la nipote Caterina: «Almeno per una degna sepoltura nella frazione di Valditacca, a casa sua».

Domenica, come ogni settembre, si commemora al sacrario di Cargnacco, in Friuli-Venezia Giulia «la giornata nazionale del disperso». Dalla Russia non sarebbero mai più tornati 56.689 soldati. Dei tanti morti in prigionia si hanno poche notizie. I familiari di Lanzarotti, l'alpino ricomparso dalle tragedie del passato, hanno mandato al Giornale la foto che la madre teneva in casa. Un giovane orgoglioso della divisa e della penna nera sul cappello. A Kirov riposano i suoi resti assieme alle spoglie di chissà quanti italiani, forse migliaia, che dopo 73 anni è un dovere riportare a casa.

Sky chieda scusa, ma…

Roberto Alfatti Appetiti



Sky dovrebbe chiedere scusa! Ma non per avere (per aver avuto) un collaboratore notoriamente fascista, peraltro di rara competenza in materia di Premier League. Dovrebbe chiedere scusa per la pubblicità ingannevole in favore di società di scommesse (il gioco d’azzardo è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica) con cui presenta quelle che sono mere addette commerciali come improbabili giornaliste sportive, affidando a codeste persino imbarazzati e preconfezionati commenti sulla partita. Piccolo piccolo, in fondo allo schermo, sarà anche scritto – come pretende la legge – che si tratta di pubblicità, ma la pantomima del “collegamento da studio” con la finta giornalista che dice due sciocchezze sulla partita, dà le quote e “restituisce la linea allo studio”, è semplicemente disgustosa.

Ai limiti della legalità. Sicuramente fuori da ogni DEONTOLOGIA giornalistica. Sky dovrebbe chiedere scusa anche ogni volta che manda in onda l’oscena pubblicità a Bet 365, che fa sembrare il gioco d’azzardo come una cosa bellissima, come entrare in un club magico “Io vedo tutto!” e non in un vizio, perché così lo considera la legge italiana vietandolo, non a caso, ai minori. Una patologia che può condurre a conseguenze devastanti, non un club di iniziati. Ma il protagonista dello spottone è il compagno Claudio Amendola,  quindi non c’è alcun problema. A proposito, ma Amendola non si vergogna neanche un po’ a prestare volto e voce a una causa così poco nobile?

Il femminismo della Boldrini non piace: il pediatra diventa "pediatro"

Anna Rossi - Ven, 16/09/2016 - 14:44

Roberto Ciccocelli ha scritto un breve messaggio su Facebook nel quale spiega le motivazioni del suo gesto. "Se c'è una ministra e una sindaca, c'è anche un pediatro"



La campagna e le idee sessiste di Laura Boldirni non piaciono proprio a tutti: Roberto Ciccocelli, un pediatra di Giulianova (Teramo), ha deciso di "ribellarsi" e ha dato vita alla sua protesta di generi. Al dottore abruzzese non piace il linguaggio di genere perché "cambiando un sostantivo non si fanno passi in avanti nella parità dei sessi". Niente di più vero, viene spontaneo dire. Ma il pediatra non si è accontentato di "aver ragione", ha voluto anche cambiare alcune cose.

Roberto Ciccocelli, con un lungo post su Facebook, ha deciso di comunicare a tutti la scelta di modificare la targa del suo ambulatorio: la parola "pediatro", d'ora in poi, sostituirà il termine "pediatra". "Da qualche anno non si fa che sentire (dal Presidente della Repubblica a scendere) chiamare alcune cariche al femminile tipo Sindaca..Ministra..Assessora..ecc...ecc.., secondo me è una esagerazione delle femministe oltre all'effetto cacofonico. Visto che le donne ci tengono molto a dare il femminile alle Loro professioni ho deciso anche io come uomo a dare il maschile alla mia professione. Da oggi ho cambiato la mia targa professionale scrivendoci al posto di Pediatra ..... Pediatro!!!!!" - scrive così il dottore sul suo profilo.

Come riporta ilMessaggero, il medico ha modificato ben due targhe e le cose sono state fatte secondo le regole. "Ho avvisato - continua - di questa mia iniziativa L'ordine dei medici sia a livello provinciale che nazionale e non ho ricevuto nessun invito a rimuovere le targhe. Anzi, c'è stato qualcuno che, tra il serio e il faceto, mi ha invitato a continuare". Il suo post ha ricevuto centinaia di condivisioni e commenti di chi lo sostiene e lo invita ad andare avanti. Il pediatra Ciccocelli, poi, conclude il suo pensiero, specificando che la sua iniziativa non è il risultato din un suo essere antifemminista: "Per carità, sono felicemente sposato e ho tre figli. Ma certe storture non si possono proprio sopportare".

Assange, la Svezia conferma mandato d’arresto per stupro

La Stampa

Il fondatore di Wikileaks è rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra dal 2012



La giustizia svedese ha confermato il mandato di arresto europeo emesso nel 2010 contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, sotto inchiesta per stupro. Secondo quanto si legge in un comunicato, la Corte d’Appello di Stoccolma «rifiuta la richiesta di revoca del mandato d’arresto», in quanto Assange «è ancora sospettato di stupro» e «c’è il rischio che si sottragga al processo o a un condanna». Il prossimo 17 ottobre l’attivista australiano dovrà rispondere alle domande della procura svedese presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato dal giugno 2012.

L’interrogatorio sarà condotto da Wilson Toainga, procuratore dell’Ecuador, che procederà al possibile prelievo di fluidi corporei e porrà le domande al sospettato. Tuttavia potranno essere presenti il procuratore capo svedese Ingrid Isgren e un investigatore della polizia svedese. La sentenza emessa oggi conferma la decisione adottata quattro mesi fa da un tribunale di prima istanza.

La difesa di Assange, che ha sempre negato le accuse e teme che, se dovesse consegnarsi alla giustizia svedese, verrà estradato negli Stati Uniti dove è accusato della diffusione di centinaia di migliaia di documenti confidenziali, aveva presentato una nuova istanza contro il mandato di cattura a febbraio, poco dopo che una commissione Onu aveva concluso in un rapporto che il fermo del 45enne giornalista era arbitrario. 

Il futuro sposo non vuole il cane, una donna indiana rifiuta la sua “proposta” di matrimonio

La Stampa
cristina insalaco



Karishma Walia è una ragazza indiana di Bangalore che lavora come analista a Gurgaon. Qui sono ancora diffusi i matrimoni combinati, e la sua famiglia aveva scelto per lei un ragazzo di Nuova Delhi «bello e benestante», che però non sopporta i cani. Quando il potenziale futuro marito ha incontrato Karishma, le ha subito fatto presente che né lui né sua mamma gradivano la presenza di un quattro zampe in famiglia.

Ma la giovane vive da anni con Lucy, la sua amata cagnolina dalla quale non ha nessuna intenzione di separarsi. In realtà non c'è mai stata molta affinità tra i due: «Mi diceva che non avrei dovuto pensare alla carriera, ma prima di tutto alla mia famiglia», racconta la ragazza. «Ma il vero problema è nato quando mi ha scritto che Lucy non gli piaceva. E' stato in quel momento che ho avuto la conferma che non l'avrei mai potuto sposare».



E così la ragazza si è decisa a rifiutare la proposta di matrimonio. Il giovane ha provato a farle cambiare idea: «Io ti propongo un futuro insieme, mentre il tuo amore per i cani potrebbe essere solo una parentesi della tua vita», ha detto lui. Ma lei è decisa a non abbandonare Lucy per nessun motivo al mondo: «Non si ama un cane a tempo determinato, ma per sempre. Mia madre e la mia famiglia credono che lui sarebbe stato la persona giusta per me, ma io sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Non è il ragazzo adatto a me».

Come sono nate le emoticon? Ecco chi è il papà del linguaggio a faccine

Corriere della sera

di Michela Rovelli

Nel 1982 l’informatico Scott Fahlman crea le prime grafiche :-) e :-( per distinguere messaggi seri e ironici. Quasi vent’anni dopo un giapponese realizza le emoji

Scott Fahlman, il creatore delle emoticon

Due punti, un trattino e una parentesi. Aperta o chiusa. Quando il 19 settembre 1982 Scott Fahlman, informatico e professore alla Carnegie Mellon’s School of Computer Science, mette insieme questi pochi simboli per creare le prime emoticon, le classiche :-) e :-( non pensava certo che avrebbe rivoluzionato il modo di comunicare di milioni di persone. Il suo unico obiettivo era distinguere i messaggi seri da quelli scherzosi e ironici all’interno dei bulletin boards — gli antenati delle newsletter e delle mail — con cui lui e i suoi colleghi si scambiavano messaggi.

«Dovevo trovare un modo perché tutti capissero immediatamente se si parlava di lavoro o si faceva una battuta — racconta l’informatico americano — allora ho guardato la tastiera. I due punti potevano diventare due occhi, il trattino un naso e la parentesi una bocca». Dopo l’idea, arriva la definizione: emoticon fonde le due parole inglesi «emotion» e «icon». «Ma — continua Fahlman — il mio intento non era quello di creare un linguaggio per esprimere emozioni. L’evoluzione in effetti era inevitabile: in poco tempo la faccina sorridente ha assunto una connotazione di gioia mentre quella corrucciata il significato di tristezza».
Linguaggio universale
All’inizio il gruppo era molto piccolo. Non c’era internet ma Arpanet, una rete che collegava una dozzina di università, il governo americano e i laboratori di ricerca. Poi il network si è allargato sempre più. E le emoticon sono diventate un vero e proprio linguaggio universale. «Ogni volta che qualcuno di nuovo si presentava — continua Fahlman — utilizzava le faccine. Finché il fenomeno è esploso negli anni 90 quando i computer sono arrivate nelle case. Non erano più solo ricercatori, ma persone normali». Un’invenzione per cui Fahlman impiega dieci minuti ma che ha scatenato un fenomeno mondiale. Lo racconta lui stesso al Wired Next Fest di Firenze, di domani e domenica, il primo nel capoluogo toscano dopo le quattro edizioni milanesi.
Arrivano le emoji
Con la rivoluzione digitale — e il miglioramento delle interfacce grafiche — anche le emoticon vengono gettate nel calderone dell’elettronica per riemergere in una versione 2.0 e con un nuovo nome. Dagli Usa al Giappone, le prime 176 emoji sono state disegnate nel 1999 da Shigetaka Kurita, un dipendente di una società di telecomunicazioni nipponica. Si ispira ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali per creare icone di 12x12 pixel. Molto semplici e stilizzate in confronto a quelle moderne. E anche molto originali: ci sono cinque fasi lunari, due tipi di ombrelli e un cavallo a dondolo. La parola emoji nasce dall’incastro delle parole giapponesi che significano «immagine» e «carattere scritto».

È il linguaggio che è cresciuto più velocemente nella storia. Dopo le prime icone ideate da Kurita, l’introduzione della tastiera composta da immagini sui dispositivi Apple ha decretato il loro successo. Da Facebook a Samsung, ognuno ha adottato il nuovo linguaggio. Oggi gli utenti possono scegliere tra oltre 1.800 immagini. Decidere il colore della pelle, il sesso e il lavoro dei piccoli omini stilizzati. Inviare cuori di ogni genere e stile, così come oggetti, cibi, bevande. Una emoji — quella che rappresenta una faccia che ride fino alle lacrime — è stata persino eletta a parola dell’anno dall’Oxford Dictionary nel 2015. Ed è anche quella più utilizzata in tutto il mondo. La spiegazione: «È ciò che riflette meglio l’ethos, l’umore e le preoccupazioni».
Nelle emoji poca creatività
Ma non a tutti piacciono: «Non uso le emoji, le trovo orrende — spiega Fahlman —. Preferisco le grafiche. Lì c’era della creatività: serve fantasia per trasformare la punteggiatura in espressioni del volto. Sarò vecchio, ma non vedo niente di originale in quei cerchi gialli con dentro una faccia. È un computer a crearle». L’informatico estende il ragionamento a tutta la punteggiatura: «Per me la prima emoticon è il punto esclamativo. Un buon scrittore riesce ad usare tutti gli strumenti che ha a disposizione per creare significato.

Ogni pezzo di testo può esprimere un’emozione». Oltre alle due originali, Fahlman dichiara di utilizzare spesso anche la «winking face» ;-) e a volte anche quella che fa la linguaccia :-P. Dopo secoli di parola scritta, sembra che l’immagine stia di nuovo prendendo il sopravvento. E riguardo al futuro, Fahlman dice: «Sono sorpreso che ancora si utilizzino. Ora basterebbe mandare un selfie per comunicare le nostre emozioni. È diventata quasi una dipendenza. Ma c’è un limite alla diffusione delle emoticon e delle emoji. L’immagine non può sostituire la parola scritta. O magari finiremo per scrivere trattati internazionali con le faccine.
Speriamo di no».

16 settembre 2016 (modifica il 16 settembre 2016 | 16:12)

E' morto Padre Amorth, l’esorcista per antonomasia

Corriere della sera

Il sacerdote paolino aveva 91 anni ed era ricoverato da alcune settimane
per complicazioni polmonari: era celebre in tutto il mondo per la sua opera



Per tutti era l’esorcista per antonomasia, il re della lotta al demonio: è morto don Gabriele Amorth, noto sacerdote paolino ed esorcista della diocesi di Roma, ricoverato da alcune settimane per complicazioni polmonari presso l’ospedale della Fondazione Santa Lucia a Roma. Nato a Modena il 1° maggio 1925, don Amorth entrò nella Casa Madre della Congregazione Società San Paolo ad Alba il 25 agosto 1947, a cinque anni di distanza dall’incontro con il fondatore, il beato don Giacomo Alberione, e venne consacrato sacerdote a Roma il 24 gennaio 1951 da monsignor Ilario Roatta.
Nominato esorcista nel 1985
Nel 1985 venne nominato esorcista della diocesi di Roma da parte del Cardinale Ugo Poletti, ruolo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Nel corso degli anni don Amorth ha pubblicato numerosi libri con il Gruppo Editoriale San Paolo, tra cui Dio più bello del diavolo, suo testamento spirituale e umano: una confessione che spazia dal tema del Bene e del Male, a quello della felicità e della speranza, fino a toccare argomenti come il potere dei media, della Massoneria e delle sette. Amorth aveva incontrato nel 2012 lo scrittore Errico Buonanno, che per il Corriere aveva scritto una testimonianza toccante.
Il sogno di padre Amorth
Proprio grazie ad Amorth due anni fa gli esorcisti di tutto il mondo - 250, sparsi in 30 Paesi-furono formalmente riconosciuti in Associazione dal Vaticano. Negli anni '80 don Amorth manifestò l'idea di riunire gli esorcisti per scambiare esperienze e riflessioni in modo da poter offrire un aiuto più concreto ed efficace a quanti si rivolgevano loro. Nacque così, il 4 settembre 1991, l'Associazione italiana esorcisti. Nel 1993 don Amorth e altri esorcisti italiani parteciparono a un convegno organizzato dall'esorcista francese René Chenessau e dal teologo René Laurentin. L'esperienza fu positiva, e venne ripetuta nel 1994 ad Ariccia, dove si decise di organizzare un incontro ogni due anni. Fu eletto presidente della struttura organizzativa don Amorth e venne stesa la bozza di statuto di un'associazione internazionale. Dopo 20 anni, l'approvazione dell'Aie da parte della Santa Sede.

16 settembre 2016 (modifica il 16 settembre 2016 | 22:00)