domenica 4 settembre 2016

Terremoto, con le accise sui carburanti raccolto il doppio del necessario per le ricostruzioni

La Stampa

Lo sostiene la Cgia di Mestre: cinque gli incrementi introdotti in questi ultimi 48 anni



Negli ultimi 48 anni sono stati 5 gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in Italia per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Vi siete mai chiesti quanti soldi sono stati versati? E quanti ne ha riscossi lo Stato? Il calcolo l’ha fatto l’Ufficio studi dell Cgia di Mestre: gli italiani hanno versato con le accise più del doppio (145 mld) rispetto a quanto speso, 70,4 mld di euro, per ricostruire tutte e sette le aree duramente colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise-Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). 

Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati). Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 mld di euro nominali (121,6 se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e sette le aree fortemente danneggiate dal terremoto, gli Artigiani di Mestre dicono che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute. Solo i più recenti, i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise.

«Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura - sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità».

«Se l’applicazione delle accise per la ricostruzione sono in parte giustificabili - aggiunge il segretario Renato Mason - perché mai quando facciamo benzina o gasolio dobbiamo continuare ancora a pagare quelle per la guerra in Abissinia del 1935, per la crisi di Suez del 1956, per il disastro del Vajont del 1963 e per l’alluvione di Firenze del 1966 fino ad arrivare al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004? Alcune di queste non potremmo cancellarle?». Gli Artigiani ricordano che con la Finanziaria 2013 il Governo Monti ha reso permanenti le accise introdotte per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Per il terremoto delle Marche e dell’Umbria (1997) e per quello del Molise e della Puglia (2002) non è stata introdotta nessuna accisa. 

In Svizzera si testano robot per consegnare la posta

La Stampa
federico guerrini

La sperimentazione è partita il primo settembre: durerà un anno e se tutto andrà liscio, i nuovi postini elettronici prenderanno servizio in via ufficiale all’inizio del 2017



Sono piccoli, silenziosi e quasi totalmente autonomi. Sono i postini di nuova generazione che sta sperimentando Poste Svizzere. L’ente ha siglato un accordo con la società Starship Technologies, creata da due ex di Skype, Ahti Heinla e Janus Friis, e specializzata nella produzione di droni per la consegna di merce a domicilio. La startup ha fornito alle Poste cinque robottini, utilizzati a Berna, Köniz e Biberist. Anche i postini, come i casellanti delle autostrade, i cassieri di banca e persino, forse, gli avvocati, sono destinati a scomparire, soppiantati da replicanti meccanici?

La responsabile sviluppo e innovazione delle Poste elvetiche, Claudia Pletscher, ha gettato acqua sul fuoco. «Continueremo ad avere bisogno dei postini – ha detto – i robot non sono un loro sostituto ma un modo complementare di consegnare cose, che ad oggi non fa parte della nostra offerta». In particolare, i veicoli potrebbero dimostrarsi utili per consegne a corto e cortissimo raggio di medicine, cibo e altri tipi di articoli di piccole e medie dimensioni che devono essere recapitati velocemente e per cui non occorre necessariamente scomodare un furgoncino.

Non sono droni volanti, ma si muovono sui marciapiedi grazie alle sei ruote di cui sono dotati (ma hanno anche Gps, diverse telecamere e uno scomparto sigillato per i pacchi). La sperimentazione in Svizzera è partita il primo settembre: durerà un anno e in una prima fase i robot consegneranno dei pacchi civetta, a solo scopo di test. Se tutto andrà liscio, i nuovi postini prenderanno servizio in via ufficiale, per recapitare merce vera, all’inizio del 2017.

Anche gli smartphone parleranno tra loro con l’Internet delle Cose

La Stampa
enrico forzinetti

Grazie all’intelligenza artificiale e a una rete comune saranno capaci di apprendere dall’ambiente esterno e condividere informazioni



L’Internet delle Cose rappresenta una delle grandi speranze di questi anni nel campo dello sviluppo tecnologico, tanto da poter cambiare le nostre abitudini nel futuro più prossimo. Secondo la società di ricerca Gartner gli oggetti e i dispositivi connessi grazie a una rete comune supereranno i 20 miliardi entro il 2020. Accanto a frigoriferi, serrature, termostati intelligenti ci saranno anche gli smartphone.
Fino a qualche anno fa ben pochi conoscevano il concetto di Internet of Things (IoT), ma oggi qualcuno la ritiene la quarta rivoluzione in arrivo dopo il web, i dispositivi mobili e i social network. L’Internet delle Cose potrebbe avere una spinta decisiva proprio grazie allo sviluppo di smartphone capaci di apprendere nuove informazioni e condividerle tra loro.

Lo si può considerare come un processo evoluzionistico in cui ogni singolo dispositivo, grazie ai sistemi di intelligenza artificiale di cui è fornito, migliora osservando il contesto esterno. Sfruttando poi la connessione a una rete comune potrà mettere a disposizione i propri dati ricevendo in cambio quelli appresi da altri, in modo da essere in grado di adattarsi anche a una situazione che non ha mai osservato.

Una prospettiva interessante che comunque lascia molti dubbi e interrogativi aperti. Se da una parte c’è il rischio di vulnerabilità dei dispositivi, esiste poi il discorso della tutela della privacy e delle libertà personali messe in gioco quando si parla di raccolta dati. Infine altre questioni, non meno importanti: con quali dispositivi si potranno condividere le informazioni in sicurezza? Come evitare l’intrusione nella rete di “apparecchi spia”?. Domande che finora non hanno ancora una risposta precisa.

Charlie Hebdo: voi siete come l’Isis

Giampaolo Rossi

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TAGLIAGOLE E DISEGNATORI
Che differenza c’è tra i tagliagole dell’Isis e i disegnatori di Charlie Hebdo?

Qualcuno di voi dirà: beh, che domanda stupida! Una differenza enorme. I primi sono assassini fanatici, integralisti e seguaci di un Dio totalitario e repressivo; i secondi sono campioni della libertà d’espressione e della laicità dell’Occidente; tanto che quelli dell’Isis ne hanno fatti fuori una dozzina.

Non è vero! Tra loro non c’è differenza. Sono entrambi figli di una stessa visione malata del mondo che disprezza la morte e quindi disprezza la vita. Nel loro sangue scorre lo stesso nichilismo del nostro tempo.

SATITRA e SADISMO

La vignetta del settimanale satirico francese sul terremoto di Amatrice non è solo disgustosa ma è il segno di una malattia dell’anima mascherata da provocazione. Disegnare i morti italiani schiacciati sotto le macerie come un piatto di lasagne in cui il sangue è la salsa di pomodoro ironizzando sul “sisma all’italiana”, non fa solo vomitare ma squarcia il velo su ciò che stiamo diventando. Non è satira, è sadismo. Non è satira, è crudeltà.

Non cerca di esorcizzare il dolore, ma banalizzarlo. Non vuole far ridere, vuole solo a far parlare di sé in quel circo Barnum che stiamo alimentando anche noi con questo articolo.Isis e Charlie Hebdo sono la stessa cosa. I primi usano il coltello per tagliare la gola ai loro prigionieri, i secondi usano le matite colorate per decapitare la dignità umana.

I primi usano Dio per giustificare le loro infamie. I secondi usano la Libertà (trasformata in Dio) per offendere, dissacrare, umiliare, violentare le cose che per milioni di uomini sono il fondamento di senso della vita.I morti di Amatrice sono, per gli imbecilli di Charlie Hebdo, come gli ostaggi per i tagliatole dell’Isis: le vittime sacrificali di una vanità mediatica e di un integralismo ideologico.

Il Dio dell’Isis è intollerante e spietato coma la Dea Libertà di Charlie Hebdo. Non fa prigionieri, non arretra di fronte al dolore, alla paura o alla disperazione.In fondo, tagliare la gola ad un ragazzino di 12 anni è come prendere per il culo una bambina di 7 morta sotto le macerie della sua casa; dietro c’è la stessa ignobile anima.

LA VERA LIBERTÀ
 
Isis e Charlie Hebdo, fate schifo entrambi!
Ma almeno i tagliatole islamici non appartengono alla nostra civiltà; a loro non possiamo rimproverare di disprezzare il valore di una libertà che non conoscono e che per questo odiano.Quelli di Charlie Hebdo, invece si. Loro appartengono a questa civiltà e dovrebbero conoscere che la grandezza della libertà in cui loro vivono è data dal suo limite; perché la libertà non è potere (cioé senza limiti) ma è dovere (il suo limite è l’altro da-noi).La libertà è libertà di essere, non di negare l’altro; e si nega l’altro anche denigrandolo e dissacrandolo.

CARI DISEGNATORI…
Cari disegnatori di Charlie Hebdo: con quella vignetta vi siete accaniti su morti innocenti esattamente come fanno quelli dell’Isis quando fanno scempio dei loro prigionieri.In fondo, voi odiate la Pietas che è la dimensione vera della nostra libertà. Noi siamo quella Pietas e il vostro disprezzo per ciò che noi siamo vi rende uguali a loro.

Siete la manifestazione più evidente di una società malata che nasconde le piaghe del suo corpo dietro l’ipocrisia di parole svuotate come pluralismo, tolleranza, laicità.
 
Voi non siete un esempio di libertà; siete solo la metastasi di un cancro che si chiama “tramonto dell’Occidente”.

Socci: "Il Papa, l'islam e migranti. Dopo secoli, così fa a pezzi la Chiesa"

Libero

Socci: "Il Papa, l'islam e migranti. Dopo secoli, così fa a pezzi la Chiesa"

Proprio nelle stesse ore in cui il Viminale dava notizia di una nuova ondata migratoria all' assalto dell' Italia (oltre 13 mila in soli quattro giorni: siamo già arrivati a 145 mila migranti ospitati, quando in tutto il 2015 erano stati 103 mila), proprio nelle stesse ore - dicevo - Papa Bergoglio ha varato un nuovo dicastero sociale prendendo lui stesso - in persona - la responsabilità della sezione migranti per potenziare al massimo le sue pressioni per l' abbattimento delle frontiere d' Europa.

Ormai quello dell' emigrazione, per lui, è qualcosa più di un' ossessione: è un dogma ideologico con cui sta sostituendo i bimillenari pilastri della Chiesa Cattolica. Non lo sfiora l' idea che l' emigrazione, in sé, sia una tragedia che dovrebbe essere scongiurata (sia per i paesi d' origine, sia per chi parte, sia per i paesi d' arrivo). Così come lo lascia indifferente la crisi del nostro stato sociale che ormai non riesce più a sostenere nemmeno le fasce indigenti della popolazione italiana.

È indifferente pure all' enorme problema rappresentato dall' immigrazione musulmana in Europa che risulta non assimilabile ai nostri valori e a volte permeabile alla predicazione violenta o terroristica. La propaganda bergogliana per una immigrazione indiscriminata iniziò nel luglio 2013 con il viaggio a Lampedusa (che è stato preso come un invito a salpare dalle coste africane) ed è stata particolarmente devastante per l' Italia.

L' ultimo numero di Limes dedicato proprio all' emigrazione, rileva la novità del 2016: «da Paese di transito siamo diventati Paese obiettivo». La rivista di geopolitica aggiunge: «L' Italia sta cambiando pelle» e «immaginare che mutamenti tanto profondi possano impattare sull' Italia senza produrvi strappi, a tessuto sociale e politico-istituzionale costante, implica l' uso di sostanze stupefacenti. Eppure proprio questa sembra la postura della nostra classe dirigente».

L'asse con la sinistra - Purtroppo l' asse Bergoglio-Sinistra porta non solo a sottovalutare il problema, ma, peggio, a considerarlo positivo. A marzo scorso Bergoglio ha apertamente ammesso che è in atto una «invasione araba», ma che non è di per sé una cosa negativa. Del resto ha anche giustificato ed elogiato l' Islam in tutti i modi, assestando invece sui cattolici (e sull' Occidente) una gragnuola continua di accuse. Bergoglio sembra perseguire un progetto nichilista di distruzione delle identità dei popoli e della Chiesa stessa, nella quale assistiamo da tre anni a un radicale ribaltamento di direzione.

Fino a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI - in continuità con duemila anni di tradizione cattolica - la missione fondamentale è stata spirituale (la salvezza eterna), al centro delle preoccupazioni e del lavoro della Chiesa c' è stata l' evangelizzazione (per far fronte alla scristianizzazione di interi popoli) e la difesa della vita e della famiglia, come fondamenti dell' umano aggrediti dall' ideologia moderna.
Con Bergoglio sparisce ciò che è spirituale e soprannaturale e tutta la scena viene occupata dai temi mondani della rozza Teologia della liberazione sudamericana (un cattocomunismo ribollito).

Bergoglio infatti intrattiene rapporti fraterni con tutti i capoccia della sinistra sudamericana, a cominciare da quel Morales che gli regalò il crocifisso su Falce e martello, per finire alla brasiliana Dilma Rousseff, appena destituita e sottoposta a impeachment (Leonardo Boff, uno dei padri della Teologia della liberazione, amico personale di Bergoglio, ha reso noto che il papa argentino ha scritto una lettera personale di sostegno alla Roussef). Ma ancor di più Bergoglio è vezzeggiato dai magnati del nuovo capitalismo americano che amano atteggiarsi da progressisti magari sostenendo le crociate più anticattoliche dell' ideologia politically correct.

I paperoni laicisti - Il pellegrinaggio di questi paperoni laicisti da Bergoglio è continuo: l' ultimo in ordine di tempo è stato Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Il 22 gennaio scorso era stata la volta di Tim Cook, amministratore delegato di Apple, che ha portato a Bergoglio una grossa elargizione (pecunia non olet). Pure Leonardo Di Caprio il 28 gennaio si è presentato con un assegno «per opere di carità». Bergoglio aveva ricevuto anche il capo di Google, Eric Schmidt e - a fine febbraio - Kevin Systrom, fondatore e amministratore delegato di Instagram.

Invece il Papa argentino ha chiuso la porta in faccia ai poverissimi familiari di Asia Bibi, la madre cristiana condannata a morte in Pakistan per la sua fede, quando sono venuti in Europa a cercare aiuto e sostegno (hanno trovato appoggio perfino in Hollande, ma Bergoglio non ha accordato loro un' udienza privata o un appello pubblico). Solo per miliardari e vip ha sempre la porta spalancata. Ma il suo sponsor più potente e discusso è il famoso speculatore d' assalto George Soros (recentemente schieratosi contro la Brexit).

Considerando il tipo di cause che Soros sostiene e finanzia è sicuramente da considerarsi un nemico della Chiesa Cattolica. Proprio le sue battaglie sono venute alla luce di recente grazie ad hacker che hanno reso pubblici migliaia di documenti della sua Open Society. Si è appreso del sostegno dato alla causa dell' aborto e a quella Lgbt, infine alla lotta contro la cosiddetta islamofobia (la sua fondazione finanzia anche organizzazioni anti-israeliane).

Si batte inoltre a favore dell' emigrazione in Europa da considerarsi come «nuovo standard di normalità». Infine è emerso - ma i giornali italiani lo hanno taciuto - che Soros è potentemente intervenuto perché si cambino «le priorità della Chiesa Cattolica Usa» e perché i vescovi americani si allineino a Bergoglio. Lo scopo è portare l' elettorato cattolico a votare Clinton (di cui Soros è donatore) e non Trump. Cambiare le priorità della Chiesa significa accantonare i temi della famiglia e della vita e sbandierare i temi sociali cari ai liberal, alla Sinistra.

Già altri potentati nei decenni scorsi hanno cercato di influenzare cattolici e gerarchia per sovvertire l' insegnamento della Chiesa. Ma ora, per la prima volta, hanno il loro migliore alleato nel vescovo di Roma. Nella Chiesa di Bergoglio sono spariti i «principi non negoziabili» e pure su sacramenti e legge morale si assestano colpi pesanti. Mentre sono stati elevati a verità indiscutibili l' emigrazione e l' ambientalismo più eco-catastrofista. Ieri per esempio Bergoglio ha celebrato la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Non una giornata mondiale di preghiera per i cristiani perseguitati e massacrati, ma una giornata per la salvaguardia di zanzare e piccoli rettili di cui si preoccupa già nella sua enciclica ecologista.

Sapore new age - È quella nuova «religione della terra» di sapore New age, cioè gnostico, che già ha celebrato il suo trionfo con la mostruosa proiezione di scimmioni sulla facciata di San Pietro. Nel suo messaggio per l' evento di ieri, Bergoglio chiede una «conversione ecologica». In un' epoca di grande apostasia, in cui interi popoli hanno dimenticato Dio, Bergoglio - vicario di un «Dio non cattolico» (parole sue) - chiede la «conversione ecologica», invece della conversione a Gesù Cristo.

Inoltre papa Bergoglio - che evita di rinnovare il grido di dolore dei predecessori davanti a un miliardo di aborti in 20 anni - invita a pentirsi «del male che stiamo facendo alla terra», per esempio, quando non facciamo la raccolta differenziata, quando non facciamo un uso oculato della plastica e quando non utilizziamo il trasporto pubblico, ma quello privato (esempi suoi). Queste trasgressioni vanno confessate ed espiate, dice il Papa che nell' Amoris laetitia ha archiviato i peccati mortali da sempre condannati nel Vangelo.

Come si vede qua il cambiamento di priorità è vertiginoso. Benedetto XVI aveva iniziato il suo pontificato tuonando contro «la dittatura del relativismo», Bergoglio in questo regime nichilista e anticristiano è invece applauditissimo.

Antonio Socci

Socci, il megasiluro su islam e Papa. Sberla ai cristiani che stanno con Allah

Libero 
20 Agosto 2016

Ieri Avvenire ha pubblicato un editoriale (un editoriale esprime la linea ufficiale del giornale) e il cuore di tale editoriale è un'enormità fuori dalla fede cattolica. Purtroppo tale editoriale è firmato da un mio amico di Cl, ma bisogna essere anzitutto amici della verità, per cui - con dolore - devo rilevare che se il giornale della Cei propone una simile idea come suo editoriale, siamo a un passo dall'abisso (e anche dal ridicolo). Ecco la frase su cui l'editoriale di Avvenire costruisce tutto il suo teorema bergogliano: "Infatti, per chiunque creda - cristiano o islamico o ebreo - Dio è uno, grande, onnipotente, misericordioso. Le differenze semmai sono a riguardo dell'io".

Come si vede ormai "l'effetto Bergoglio" sta dilagando. Siamo alle parole in liberà. A leggere questo editoriale del giornale della Cei infatti la fede dei cristiani e dei musulmani sarebbe la stessa e identica sarebbe la loro concezione di Dio.

Ma il direttore di Avvenire, Tarquinio, che un tempo fu ratzingeriano, non ha mai sentito parlare della Santissima Trinità che è il cuore della fede cristiana e che i musulmani ritengono la peggiore delle bestemmie? nella cupola della Moschea della Roccia, costruita dai musulmani sul luogo santo degli ebrei, al posto dell'antico Tempo di Gerusalemme, campeggia una scritta che appunto nega la Trinità. L'islam in quella scritta proclama: "Dio non ha un figlio".

L'islam nasce proprio dalla negazione della divinità di Gesù Cristo e dalla negazione della Trinità di Dio. È il più radicale e violento attacco che si sia visto al cuore della fede cristiana. Possiamo dunque dire che non c'è differenza nella concezione di Dio fra cristiani e musulmani? È lo stesso apostolo san Giovanni a chiarire che se non si riconosce il Figlio, non si possiede nemmeno il Padre: "Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre (1Gv 2, 22-23).

Mi sembra chiarissimo. Ed è ovvio che l'abissale differenza nella concezione dell'"io" (della persona), fra islam e cristianesimo, deriva proprio da un'abissale differenza nella concezione di Dio.
Ad avvenire però lo ignorano. So per certo che l'editorialista ha almeno sentito parlare della Santissima Trinità e del credo trinitario dei cristiani. Tuttavia i tempi - nella Chiesa e dentro Cl - sono tali che la Verità della fede viene ormai allegramente cestinata, per da voce alle più assurde supercazzole. Mi pare, vedendo quello che accade nella Chiesa (e anche il triste spettacolo del Meeting 2016) che si possa dire che molti "si vergognano di Cristo", come amaramente lamentò don Giussani nella sua ultima intervista. Oggi questa tendenza è diventata dominante dentro Cl e nella Chiesa.

Solo come memorandum riproduco qui sotto alcuni passi della Dominus Jesus che ricordano a tuti qual è la fede dei cattolici:

"Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo dalle teorie di tipo relativistico che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza, si ritengono superate verità come, ad esempio, il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo, la natura della fede cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni, il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura, l'unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth, l'unità dell'economia del Verbo incarnato e dello Spirito Santo, l'unicità e l'universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo, la mediazione salvifica universale della Chiesa, l'inseparabilità, pur nella distinzione, tra il Regno di Dio, Regno di Cristo e la Chiesa, la sussistenza nella Chiesa cattolica dell'unica Chiesa di Cristo".

Per porre rimedio a questa mentalità relativistica, che si sta sempre più diffondendo, occorre ribadire anzitutto il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo.

Deve essere, infatti, fermamente creduta l'affermazione che nel mistero di Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, il quale è "la via, la verità e la vita" (Gv 14,6), so dà la rivelazione della pienezza della verità divina: "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27); "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1,18); "È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete in lui parte alla sua pienezza" (Col 2,9-10).

Fedele alla parola di Dio, il Concilio Vaticano II insegna: "La profonda verità, poi, sia su Dio sulla salvezza dell'uomo, risplende a noi per mezzo di questa rivelazione nel Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione". E ribadisce: "Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come 'uomo agli uomini', 'parla le parole di Dio' (Gv 3,34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5,36; 17,4).

Perciò egli, vedendo il quale si vede il Padre (cf Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e manifestazione di Sè, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e con la gloriosa risurrezione dai morti, e infine, con l'invio dello Spirito di verità compie e completa la rivelazione e la conferma con la testimonianza divina [...]. L'Economia cristiana, dunque, in quanto è l'alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non si dovrà attendere alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestaizione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo" (cf 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).

Per questo l'enciclica Redemptoris missio ripropone alla Chiesa il compito di proclamare il Vangelo, come pienezza della verità: "In questa Parola definitiva della sua rivelazione, Dio si è fatto conoscere nel modo più pieno: egli ha detto all'umanità chi è. E questa autorivelazione definitiva di Dio è il motivo fondamentale per cui la Chiesa è per sua natura missionaria. Essa non può non proclamare il Vangelo, cioè la pienezza della verità che Dio ci ha fatto conoscere intorno a se stesso". Solo la rivelazione di Gesù Cristo quindi "immette nella nostra storia una verità universale e ultima, che provoca la mente dell'uomo a non fermarsi mai".

Antonio Socci
da www.antoniosocci.com

Socci, attacco al Papa: il vero Francesco era un crociato

Libero
06 Agosto 2016

Socci, attacco al Papa: il vero Francesco era un crociato

Forse papa Bergoglio non si è reso conto, ma ieri alla Porziuncola di Assisi, cuore del francescanesimo, egli ha reso omaggio al più grande dei «fondamentalisti cattolici», al simbolo di quel fondamentalismo cattolico che è stato il bersaglio polemico di Bergoglio anche nella nota conferenza stampa in aereo di domenica. In quell' occasione il Papa, interrogato sul sacerdote sgozzato sull' altare a Rouen, non ha dedicato nemmeno una parola a padre Jacques, ma si è fatto in quattro per negare che quel terrorismo abbia a che fare con l' Islam. Poi - sempre in difesa dell' Islam - Bergoglio ha aggiunto un attacco ai cattolici: «Credo che in quasi tutte le religioni ci sia sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo».

Ma cos' è il «fondamentalismo»? Significa: applicazione letterale dei testi sacri. Nella storia cattolica è proprio san Francesco colui che ha predicato l' applicazione del Vangelo alla lettera, «sine glossa».
Bergoglio però non lo ha detto.

E non ha detto che mentre i fondamentalisti islamici - applicando alla lettera il Corano e l' esempio di Maometto - proclamano la jihad, impongono la sharia, opprimono nei loro regimi le altre religioni e i diritti umani e usano la violenza, i «fondamentalisti cattolici» come san Francesco d' Assisi e Madre Teresa di Calcutta, applicando alla lettera il Vangelo, fanno l' esatto opposto. Semplicemente perché Corano e Vangelo insegnano cose opposte.

SINE GLOSSA Che vuol dire per san Francesco «il Vangelo sine glossa»? Si legge che Gesù nel Vangelo dice al giovane ricco: «Vai, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Mc 10, 21).

Francesco ascoltò e seguì «alla lettera» le parole di Gesù. Lui prendeva sempre «alla lettera» quello che ascoltava dal Signore (perfino quando il crocifisso di san Damiano gli disse: «Francesco, vai e ripara la mia chiesa»).

Un altro giorno, alla Porziuncola, il santo ascoltò questa pagina del Vangelo: «Andate e predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento…» (Mt 10, 7-11). Era il mandato missionario di Gesù: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20).

Francesco fece così «alla lettera». E, dopo che il Papa bandì la crociata (nel 1213) per liberare i luoghi santi occupati dai musulmani, che rendevano pericolosi i pellegrinaggi a Gerusalemme, anche Francesco partì. Scriveva anni fa Franco Cardini: «Nella vita di Francesco l' episodio crociato costituisce uno scandalo nello scandalo», ma «il Francesco "crociato" non è un argomento eludibile».


Era «crociato» come lo erano tutti i pellegrini per la Terra Santa. Cardini spiega che, diversamente da ciò che pensano oggi gli ignoranti e gli anticlericali, «la crociata non è mai stata una "guerra di religione", la crociata non è una "guerra santa"» per imporre la fede cattolica. No, «è un pellegrinaggio armato» il cui scopo era la liberazione e la difesa dei Luoghi Santi che erano stati occupati dai musulmani.

MEGLIO IL MARTIRIO Così Francesco, che non portava armi, andò in pellegrinaggio: era molto pericoloso, ma lui voleva venerare fra quelle pietre la presenza di Gesù, essere tutt' uno con Lui, anche a costo della vita. «Francesco vedeva nella crociata anzitutto l' occasione del martirio e nel martirio la forma più alta e più pura della testimonianza cristiana» (Cardini).

Ovviamente non un martirio ricercato, che sarebbe un peccato di superbia. Egli in tutta umiltà vuole semplicemente annunciare il Vangelo ai saraceni «perché essi credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, perché chiunque non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non potrà entrare nel regno dei Cieli».

Già qui siamo agli antipodi dell' ecumenismo modernista in cui crede Bergoglio, che infatti equipara le religioni, rifiuta l' idea di predicare la conversione a musulmani e miscredenti e ha liquidato con disprezzo il «proselitismo».

La cronaca di Giacomo da Vitry ci dice che, là in Terra Santa, «non soltanto i cristiani, ma perfino i saraceni e gli altri uomini avvolti ancora nelle tenebre dell' incredulità, quando essi (Francesco e i suoi frati) compaiono per annunziare intrepidamente il Vangelo, si sentono pieni di ammirazione per la loro umiltà e perfezione». Francesco «volle recarsi intrepido e munito dello scudo della sola fede all' accampamento del sultano d' Egitto».

Viene fatto prigioniero e si fa portare da lui che era noto per la sua durezza. Ma il Sultano a vedere Francesco restò ammansito e fu turbato dalle sue parole. Poi «temendo che qualcuno dei suoi si lasciasse convertire al Signore» lasciò andare libero il santo.

Per Francesco la cosa essenziale era l' annuncio del Vangelo perché questo era il comando di Cristo. La vita del santo di Assisi è tutta basata sull' applicazione del Vangelo «sine glossa» e le stigmate che ricevette rappresentano proprio il «sigillo» del Cielo a questa sua totale conformità al Figlio di Dio.

Il Vangelo «alla lettera», senza accomodamenti alla mentalità dominante, senza compromessi col mondo, è la forma suprema di «fondamentalismo cattolico». Esattamente l' opposto di Bergoglio che combatte proprio i «dottori della lettera» (come li chiama lui), quelli cioè che, come san Francesco, gli ricordano le precise parole del Vangelo e dissentono dalla sua religione mondanizzata e accomodante (per esempio sui temi del matrimonio).

Anche su tutto il resto il santo di Assisi e il papa della teologia della liberazione sono agli antipodi. San Francesco non faceva che ammonire sul pericolo di finire eternamente all' inferno e sulla necessità di convertirsi e fare penitenza per andare in Paradiso (si veda la «Lettera ai governanti»).

Bergoglio invece parla solo di questioni terrene, sociali e politiche, non parla mai dell' inferno e del Purgatorio, tanto che nella sua Bolla di indizione dell' Anno Santo ha tolto ogni riferimento al Purgatorio stesso e pure alle «indulgenze» che servono a evitarlo (ieri era imbarazzato alla Porziuncola dal momento che il «Perdono di Assisi» ottenuto da san Francesco è tutto centrato proprio sull' indulgenza relativa al Purgatorio, cioè la remissione delle pene temporali). San Francesco poi ricorda ai governanti il loro dovere di difendere la fede cristiana del popolo «e se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione (cf. Mt. 12,36) a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio».

ALTRO CHE ECOLOGISTA Bergoglio invece sostiene i governanti più laicisti, dice «chi sono io per giudicare?» sui «principi non negoziabili» e cancella la presenza pubblica dei cattolici e la dottrina sociale della Chiesa.

San Francesco scrive ai sacerdoti che devono tributare il massimo onore «al Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo», è per lui fondamentale, mentre Bergoglio è noto per la sua scelta di neanche inginocchiarsi davanti all' Eucaristia. Resta l' ecologia pilastro del bergoglismo. Purtroppo però non è mai esistito un san Francesco ecologista.

Il Cantico delle creature infatti (che ricalca un salmo) non esalta la natura, la quale a quel tempo prevaleva sull' uomo e non aveva bisogno di essere «protetta» (casomai il contrario). Il Cantico, che non rammenta gli animali (ma parla di peccato mortale e inferno) è invece un invito alla preghiera di lode a Dio, un inno alla bontà del Creatore, assai significativo in un' epoca in cui la gnosi dei Catari predicava la malignità del Demiurgo e della natura creata. Tutt' altra cosa.

di Antonio Socci

Scoperto un trojan che si diffonde via Twitter

repubblica.it

Si chiama Android/Twittor. E' in pratica una botnet per il sistema operativo mobile di Google. Attivo da luglio 2016, potrebbe essere soli il primo a sfruttare i social newtork come veicolo per colpire gli utenti

Scoperto un trojan che si diffonde via Twitter

Avanti un altro. E' stato individuato un nuovo trojan per Android con funzionalità di backdoor che utilizza gli account Twitter per diffondersi. I ricercatori di Eset che l'hanno scoperto l'hanno chiamato Android/Twitoor. Si tratta della prima botnet per il sistema operativo mobile di Google che utilizza il famoso social network invece che un tradizionale server di comando e controllo (C&C) per sfruttare i dispositivi compromessi con finalità fraudolente.

Dopo il lancio, Twitoor nasconde la sua presenza sul sistema e controlla l'account Twitter ad intervalli regolari scaricando, a seconda dei comandi ricevuti in remoto, app infette o modificando le impostazioni C&C dell'account di Twitter. Per rendere la comunicazione della botnet Twitoor più resistente, i cyber criminali hanno adottato varie misure come la crittografia dei messaggi o l'utilizzo di modelli complessi della rete C&C, sfruttando mezzi innovativi per la comunicazione, tra i quali l'uso dei social network.

I canali di comunicazione basati sulle reti social sono difficili da scoprire e impossibili da bloccare completamente, essendo estremamente facile per i truffatori reindirizzare le comunicazioni su un altro account. Questo potrebbe portare in futuro, secondo gli esperti di Eset, all'utilizzo di altri canali social, da Facebook a LinkedIn, per lo stesso scopo malevolo.

Android/Twitoor è attivo da luglio 2016 e non si trova su alcun app store ufficiale per Android, diffondendosi via sms o url malevoli. Solitamente il programma si palesa sotto forma di app con contenuti a luci rosse o di client sms/mms, veicolando attualmente diverse versioni di malware che insidiano il mobile banking.

Secondo Eset, gli operatori della botnet potrebbero iniziare a distribuire in qualsiasi momento anche altri tipi di malware, compresi i ransomware.

C’è la crisi, tutti a piedi: in Italia sfilano cavalli, pattini e carretti

La Stampa
marco neirotti

I racconti divertiti dei cronisti sull’austerità del 1973: “In fondo non siamo così male”



Fin dal mattino furono affollati viali, portici, piazze d’Italia, a piedi, in bicicletta, su pattini a rotelle. Ma non fu una protesta popolare quella del 2 dicembre 1973, seppur tra l’infuocarsi del ’68 e i vagiti degli anni di piombo, era anzi la volontà di curvare in festa la scure dell’austerity, ribattezzata con rapida concretezza «le domeniche a piedi».

La chiusura del Canale di Suez con le petroliere a circumnavigare l’Africa, l’aumento delle royalty dei Paesi produttori, la guerra del Kippur e l’embargo tagliavano i rifornimenti di greggio e spargevano una gigantesca crisi energetica. Le «domeniche a piedi» - aspetto più palpabile d’una serie di sacrifici - furono decise dal governo (Dc, Psi, Psdi, Pri) di Mariano Rumor e cominciarono il 2 dicembre, quando già si faceva tempo di luminarie, acquisti di regali, progetti di allegria. «La Stampa» e «Stampa Sera» (alla quale competeva l’edizione del lunedì mattina) sparsero cronisti in una folla che inventava nuove consuetudini.

Tra la gente che ridisegnava Roma scriveva Nicola Adelfi: «In fondo non siamo così male come ci compiaciamo di raffigurarci», stupito di non registrare cascate di esenzioni abusive per potenti e amici loro. Salvo casi specifici, era vietato l’uso di auto private, ridotte le attività dei distributori di carburante, l’illuminazione, gli orari di cinema e locali pubblici. Le trasmissioni tv terminavano prima.

Tra ciclisti serafici e anziani dal passo rilassato nel vuoto di traffico, sfilavano tifosi napoletani diretti all’Olimpico con tubi di cartone in testa e facce truccate da Pulcinella (1-0 per il Napoli), «romani con abiti ottocenteschi e ombrellini di merletto». Adelfi si domandava: «Quali reazioni psicologiche li hanno convinti a mascherarsi in maniere così stravaganti con l’aria che spira di crisi e di austerità economica?». Austerità e rincari: una bicicletta da 50 mila costava ogni settimana 5 mila in più.

A Torino la cronaca elencava divieti ed esenzioni, mezzi pubblici, benzinai e semafori, contravvenzioni (500 lire se la bicicletta non aveva il campanello), impennata di vendite dei giochi da tavolo. Dava conto dei 1266 taxi in servizio, 190 tram, 430 autobus e filobus un meticoloso, pittorico, divertito cronista trentenne di «Stampa Sera», Vittorio Messori, poi redattore di «Tuttolibri» e autore mondiale con «Ipotesi su Gesù».

Messori filmava con il taccuino «cavalli caracollanti in precario equilibrio sull’asfalto», gente ferma «a vedere come erano “gli altri” quando sono a piedi», registra il sonoro dei capannelli dove «si discute di arabi e israeliani» riscoprendo in piazza «il gusto della “politica” nel significato più ampio» mentre accanto passano «cortei di biciclette, famiglie in tandem, cavalieri, carrette, calessi, gruppi di pattinatori, “ragazzi del ’99” con cappelli da bersagliere, slitte trainate da muli, monopattini e giovani travestiti da sceicchi», e si ricreavano assembramenti «da sagrato di paese davanti alle chiese. Un ragazzo innalzava un cartello: “Non è austerità, questa è miseria”».

La cronaca interpretava visioni d’insieme e dettagli, i commentatori indagavano la ricaduta sull’economia del turismo giornaliero fuori porta, sui cinema affollati nel pomeriggio e penalizzati dalla chiusura anticipata. Arturo Carlo Jemolo dilatava il senso della «diminuzione di arrivo di quella sostanza divenuta elemento vitale»: lira, svalutazione, rapporto con i Paesi vicini.

Il clima di folclore stemperava la percezione della crisi, ma altra cronaca irrompeva: le Brigate rosse rapirono il capo del personale della Fiat, Ettore Amerio (sarà liberato dopo 8 giorni). Nella primavera 1974, mentre le restrizioni si allentavano (arrivarono le targhe alterne) si incendiava la stagione di piombo con il sequestro del magistrato Mario Sossi.