mercoledì 24 agosto 2016

Perché su YouTube vi compare sempre la stessa pubblicità

Corriere della sera

di Greta Sclaunich

In Francia diverse utenti si sono lamentate di vedere sempre la stessa clip di una nota marca di test di gravidanza. Ma anche in Italia le donne sui 30 anni la vedono



Se avete all’incirca 30 anni, anno più anno meno, è probabile che i video che vedete su YouTube inizino con la pubblicità di un test di gravidanza. Una ragazza, seduta di fronte ad un’amica al tavolo di una cucina, annuncia di essere incinta di due settimane, di non essere ancora stata dal suo medico ma di averlo scoperto grazie al test Clearblue. La pubblicità compare, invariabile e inevitabile, che stiate per vedere il video di una nuova clip musicale o la recensione di un videogioco, lo spezzone di un vecchio telefilm o il trailer di una commedia che sta per uscire al cinema.

Compare se siete single, se aspettate un bambino, se ne avete appena avuto uno. Se siete in Italia, se siete in Francia - dove tante ragazze se ne sono lamentate via social, raccontando come questa breve clip le infastidisca (perché le costringe a fare i conti, ogni giorno, con l’orologio biologico). Così Rue89, la piattaforma di blog indipendente acquisita da Le Nouvel Obs, ha deciso di indagare su cosa c’è dietro questa massiccia campagna pubblicitaria della marca del test di gravidanza.
La strategia della marca
Prima di tutto, c’è una strategia pubblicitaria completamente basata sul web. La direttrice di Clearblue Lesley Foster, sentita da Rue89, ha spiegato che due anni fa la sua società ha deciso di spostare tutte le risorse destinate alla pubblicità su internet. Soprattutto su YouTube. Poi, una volta deciso dove puntare, la marca ha scelto un target ampio ma ben preciso: «Donne nell’età della procreazione», come ha sottolineato la Foster (senza indicare però la particolare fascia d’età scelta). Niente uomini, niente minorenni, niente ultrasessantenni.

Per trovare queste donne, la società utilizza le informazioni registrate da Google e grazie ai cookies. Interessi, hobby, acquisti già fatti o siti più visitati alla marca non interessano: conta solo il sesso e l’età. Due dettagli che Big G riesce a recuperare analizzando la lista dei siti web consultati dai singoli internauti. Può capitare si sbagli - e così, tra le ragazze che vedono la pubblicità Clearblue ci sono magari anche delle minorenni. Che se ne sono lamentate su Twitter.
Le reazioni delle utenti
Non sono le uniche. La strategia della marca di test di gravidanza a molte utenti non piace, come dimostrano le polemiche social d’Oltralpe. Di fronte alle accuse la Foster ammette che in effetti il tema è sensibile, ma si difende sostenendo che il loro metodo di targhetizzazione resta «etico e ragionevole». La pubblicità potrebbe infastidire certe donne, che magari non vogliono un figlio oppure lo cercano senza riuscire ad averlo? La manager si difende così: «Le donne non pensano al test di gravidanza se non nel momento in cui ne hanno davvero bisogno. Chi può saperlo quando questo momento arriva?».

gretascl
24 agosto 2016 (modifica il 24 agosto 2016 | 16:59)

La Veronica di Padoan

La Stampa
massimo gramellini

Tra gli indignati di professione c’è chi si è molto stupito che la figlia del ministro Padoan sia scesa in piazza armata di megafono contro la pigrizia del governo nella lotta al caporalato. Dove andremo a finire con questi ragazzi ribelli, signora mia. Che se poi hai il privilegio di avere un padre ministro, non faresti prima a protestargli addosso mentre addenta il cornetto della colazione? Senza contare che è tipico dei bambocci viziati della borghesia di sinistra abbracciare la causa esotica dei migranti sfruttati nelle campagne anziché solidarizzare con la nonnina di razza bianca che non arriva a fine mese.

Queste le gocce di saggezza che grondavano dal web e da certe prime pagine vergate da campioni della coerenza intellettuale sempre pronti a eccitarsi appena scorgono un sospetto di contraddizione. A noi del reparto Ingenui ha invece colpito che come luogo di villeggiatura ferragostana la figlia di un ministro abbia preferito il cortile della prefettura di Foggia alle spiagge di Ibiza (o di Capalbio, dai). E che ci sia ancora qualcuno disposto a battersi per difendere relitti di un’antica civiltà come il rispetto dei contratti di lavoro. Se fossi Padoan, sarei orgoglioso di averle trasmesso certi valori. Qualcuno si scandalizzerà che la figlia di un ministro sia di sinistra. Ma a vent’anni succede e nel caso di Padoan pare lo sia stato persino lui, addirittura fino a non molto tempo fa. 

Quanto costa un carro armato? Vanno all’asta i mezzi dello sbarco in Normandia

La Stampa
elena masuelli

Chiude il 18 settembre il “Normandy Tank Museum” di Catz



Catz è un paesino di poco più di 100 abitanti a pochi chilometri dalla spiaggia di Utah, in Normandia, dove gli Alleati sbarcarono per liberare l’Europa nord-occidentale occupata dai tedeschi nel giugno del 1944. Un’unica attrazione turistica, il “Normandy Tank Museum” fondato nel 2013 da Patrick Nerrant, collezionista per oltre trent’anni di cimeli e veicoli blindati della Seconda Guerra Mondiale, il primo grande conflitto che ha visto un ampio utilizzo di veicoli a motore. Una struttura di 3000 metri quadrati con quaranta mezzi, fra cui anche camion, moto e aerei, migliaia di oggetti militari, uniformi e manichini in perfetto assetto da guerra, con tanto di pista di decollo, officina per le riparazioni e cinque ettari di terreno per dimostrazioni dinamiche.

Fra le attività proposte anche giri sui blindati e sorvoli delle spiagge del D-Day, dove il 6 giugno del ’44 morirono 4.400 soldati. Pochi giorni ancora per visitarlo: dopo tre anni di attività, il Museo chiuderà il 18 settembre, mettendo all’asta l’intera collezione, 130 lotti, carri armati compresi: «Speravamo di attirare più pubblico» ha ammesso Patrick Nerrant, che ha gestito la struttura con i figli Stephane e Olivier. A remare contro la crisi economica, ma anche uno scarso interesse da parte dell’e autorità locali. «E’ un peccato, questa è stata l’avventura della mia vita, ma bisogna sapere voltare pagina. Tutti questi mezzi andranno sicuramente all’estero». E così il 18 settembre gli spazi del museo ospiteranno la vendita gestita dalla casa parigina Artcurial

Tra gli oggetti che saranno battuti all’asta: 

- 1944, carro armato M4 “Sherman
Prezzo stimato da Artcurial: 280.000 $ a 450.000 $ (250,000-400,000 euro)
È stato il carro armato americano più prodotta durante la Seconda Guerra mondiale, con 50.000 unità realizzate. Questo modello è stato restaurato dal museo. Al mondo ne esistono pochissimi esemplari.



- 1943 Jeep Willys MB
Prezzo stimato da Artcurial: $ 17.000 a $ 28.000 (15,000-25,000 euro)
Questo 4x4 era in grado di tagliare il filo spinato piazzato dall’esercito tedesco. Di dotazione anche un decontaminatore chimico.



- 1943 Harley Davidson WLA
Prezzo stimato da Artcurial: $ 17.000 a $ 28.000 (15,000-25,000 euro)
Guidata da forze americane, inglesi e sovietiche durante la seconda guerra mondiale. Questo veicolo è stato restaurato.

Isola di Pasqua e il mistero delle statue che camminano

La Stampa
livia fabietti (nexta)

Scoperto il segreto dei moai, le celebri teste monolitiche innalzate e trascinate dalle cave solo con l'ausilio di corde



L’Isola di Pasqua, scoperta nel 1722 proprio il giorno di Pasqua dall’esploratore olandese Jacob Roggeveen, è oggi conosciuta anche con il nome con cui la chiamavano i nativi, ovvero Rapa Nui. Questa terra, data la sua posizione, è la più sperduta del mondo in quanto si trova a circa 3500 chilometri di distanza dalle coste del Cile, immersa tra le celestiali acque dell’Oceano Pacifico.
Il suo aspetto remoto la rende un gioiello incontaminato, un luogo che fa molto gola ai turisti desiderosi di scoprire cosa si nasconde dietro quelli che si possono definire i veri e propri padroni di casa ovvero i moai, statue di pietra ricavate da un unico blocco di tufo vulcanico, alte anche fino a 23 metri il cui peso può raggiungere le 86 tonnellate. La domanda sorge spontanea: come hanno fatto i locali a trasportare questi blocchi di pietra senza avere a disposizione grandi mezzi?

Gli abitanti sostengono che le statue camminavano mosse dagli spiriti dei defunti ma, a dare una spiegazione più credibile, è stato lo studio pubblicato qualche anno fa sul Journal of Archaeological Science a cui hanno lavorato Carl Lipo, della California State University Long Beach, e  Terry Hunt, professore di antropologia e archeologia dell’Università delle Hawaii. Gli studiosi, avvalendosi del supporto di un’equipe scientifica, hanno dimostrato che le statue furono spostate in posizione eretta, legate a delle corde per essere poi trasportate, come se camminassero, dalle cave in cui venivano modellate fino ai punti sacri dell’isola, il tutto con la sola forza delle braccia e alcune corde screditando così l’ipotesi più diffusa, ovvero quella che sostiene che i moai erano stati fatti scivolare su tronchi di legno.

Al fine di documentare la propria tesi, i professori sono passati dalla teoria alla pratica facendo un esperimento documentato dalle telecamere del National Geographic, ovvero mettendo in pratica l’intera operazione di trasporto delle statue. Una volta realizzato il prototipo di una statua, dal peso di 5 tonnellate e dall’altezza di 3 metri, l’hanno fatta trascinare da 18 persone che, con l’aiuto di alcune corde, sono riuscite a spostarla per circa 100 metri, mantenendola sempre in piedi, il tutto in circa 40 minuti.

I senzatetto in fuga dalle città cercano rifugio nelle foreste

La Stampa
paolo mastrolilli

Negli Usa la crisi economica ha lasciato molte persone senza casa né reddito. Ma bivacchi nelle terre selvagge sono ormai un’emergenza di ordine pubblico



Matt Derrick ama le foreste del Montana, e appena può corre a dormire tra i loro alberi. Cosa che accade abbastanza spesso, perché Matt non è un turista appassionato della natura, ma il presidente del gruppo «Squat the Planet», fondato appunto per incoraggiare l’uso della Terra come abitazione a cielo aperto. Un’abitudine che sta prendendo sempre piede tra gli homeless americani, in fuga dalle città, creando allarme e tensioni nelle comunità rurali. 

L’emergenza dei «senza casa nelle foreste» è cresciuta al punto di arrivare sulle pagine del «New York Times», ma in realtà i media locali ne parlano già da mesi, dal «Post and Courier» della South Carolina, fino al sito «Vice» che ha appunto intervistato Derrick. Le dimensioni precise del fenomeno sono ancora incerte, per ovvi motivi logistici: il Forest Service controlla circa 400 milioni di acri di terreno, e ha troppi pochi agenti per andare a censire gli abitanti delle terre selvagge americane.

L’evidenza empirica però dimostra che il numero sta aumentando. Ad esempio nel 2015 lo sceriffo di Boulder, in Colorado, ha ricevuto 388 chiamate che segnalavano reati o comportamenti sospetti da parte di homeless. Il Forest Service, invece, ha registrato 1014 violazioni delle regole che consentono l’uso delle foreste americane.

Le ipotesi fatte per giustificare questa emergenza sono altrettanto empiriche, ma abbastanza fondate. Da una parte, è noto che la crisi economica cominciata nel 2008 ha spinto molte persone sul lastrico. Le città, così, si sono riempite di homeless, a partire dai grandi centri come New York e Los Angeles, per finire con la devastazione di interi quartieri di Detroit o dalle comunità della Florida. I marciapiedi delle città, però, sono squallidi e pericolosi, e quindi parecchi homeless hanno cominciato a rifugiarsi nelle campagne e nelle foreste. Nel caso del Colorado, poi, l’aumento dei prezzi delle case dovuto allo sviluppo del turismo ha reso proibitivo l’affitto o l’acquisto per molte famiglie.

Le regole consentono di campeggiare nei parchi nazionali solo in luoghi prestabiliti, ma nelle foreste il discorso è diverso. È possibile piantare una tenda, parcheggiare un camper o costruire una capanna ovunque non sia espressamente vietato, e al massimo c’è un divieto di sostare per più di due settimane nello stesso posto: basta muoversi di pochi metri per restare nella legalità.

Questo afflusso di homeless comincia a diventare un’emergenza. Il numero, e in certi casi il loro comportamento, sta provocando tensioni crescenti con le comunità locali. In alcuni casi, si tratta del pregiudizio. In altri, si va dal fastidio provocato dai loro rifiuti, fino alle denunce per incendi involontari o dolosi, come è avvenuto in Arizona, dove nel 2010 un senza casa è stato condannato per aver provocato la distruzione di 280 acri di vegetazione.

Poi ci sono i casi come quello di Nederland, in Colorado, dove un rogo devastante è stato attribuito a Zackary Kuykendall e Andrew Suggs, due homeless dell’Alabama. Dopo la loro incriminazione, si è scoperto che Kuykendall era stato condannato quattro anni fa nel suo stato d’origine per lo stupro di una ragazza di 15 anni, mentre Suggs era stato arrestato per possesso di stupefacenti. Al fastidio qui si unisce la paura della comunità locale, e la miscela diventa esplosiva.

La prima soluzione, naturalmente, sarebbe rimettere l’economia abbastanza in moto per evitare che tante persone finiscano sul lastrico. Ammesso che questo basti, però, nel frattempo i «forest homeless» stanno diventando un’emergenza per l’ordine pubblico.

Manoscritto Voynich, il libro più misterioso del mondo ''clonato'' in Spagna

repubblica.it

Manoscritto Voynich, il libro più misterioso del mondo ''clonato'' in Spagna

E' considerato uno dei libri più enigmatici al mondo, un codice illustrato composto nel XV secolo in un sistema di scrittura che nessuno è riuscito ancora a leggere. Ora, dopo una battaglia durata dieci anni, l'unica copia esistente - quella conservata nella Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale, negli Stati Uniti - è uscita dalle teche che la conservano per arrivare a Burgos, in Spagna, dove la piccola casa editrice Siloé si è aggiudicata, a una cifra top secret, il diritto di riprodurre il misterioso testo.

Tra disegni di piante mai catalogate e donne nude, il volume è stato composto su pergamena medievale e sottoposto all'analisi dei più grandi crittografi del mondo. Nessuno è riuscito a decifrare il suo codice. Gli appassionati potranno finalmente sfogliare una loro copia del manoscritto e tentare l'impresa. Siloé riprodurrà il manoscritto in un migliaio di copie e i suoi esperti stanno già lavorando alla realizzazione che potrebbe durare mesi. "Toccare il Voynich è qualcosa di unico - spiega Juan Jose Garcia, direttore della casa editrice - è un libro ammantato di un tale mistero che vederlo per la prima volta provoca un'emozione difficile da descrivere".

Siloé è specializzata nella produzione di copie di manoscritti antichi. Il Voynich verrà stampato in 898 esemplari, numero palindromo che piace alla casa editrice, e il costo sarà di circa 7mila e 8mila euro. Sono circa 300 gli acquirenti che hanno già prenotato una copia, che Siloé assicura essere simile all'originale persino nella carta. "Sono moltissime le persone che vogliono consultarlo - spiega Raymond Clemens conservatore della biblioteca Beinecke - cedendo i diritti di riproduzione evitiamo che l'originale venga eccessivamente manipolato''. Il libro, che per molti contiene riferimenti alla magia,  fu rinvenuto nel 1912 in Italia dall'antiquario Wilfrid Voynich. Il mercante lo acquistò dal collegio gesuita di Villa Mondragone, a Frascati

E' considerato uno dei libri più enigmatici al mondo, un codice illustrato composto nel XV secolo in un sistema di scrittura che nessuno è riuscito ancora a leggere. Ora, dopo una battaglia durata dieci anni, l'unica copia esistente - quella conservata nella Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale, negli Stati Uniti - è uscita dalle teche che la conservano per arrivare a Burgos, in Spagna, dove la piccola casa editrice Siloé si è aggiudicata, a una cifra top secret, il diritto di riprodurre il misterioso testo.

Tra disegni di piante mai catalogate e donne nude, il volume è stato composto su pergamena medievale e sottoposto all'analisi dei più grandi crittografi del mondo. Nessuno è riuscito a decifrare il suo codice. Gli appassionati potranno finalmente sfogliare una loro copia del manoscritto e tentare l'impresa. Siloé riprodurrà il manoscritto in un migliaio di copie e i suoi esperti stanno già lavorando alla realizzazione che potrebbe durare mesi. "Toccare il Voynich è qualcosa di unico - spiega Juan Jose Garcia, direttore della casa editrice - è un libro ammantato di un tale mistero che vederlo per la prima volta provoca un'emozione difficile da descrivere".

Siloé è specializzata nella produzione di copie di manoscritti antichi. Il Voynich verrà stampato in 898 esemplari, numero palindromo che piace alla casa editrice, e il costo sarà di circa 7mila e 8mila euro. Sono circa 300 gli acquirenti che hanno già prenotato una copia, che Siloé assicura essere simile all'originale persino nella carta. "Sono moltissime le persone che vogliono consultarlo - spiega Raymond Clemens conservatore della biblioteca Beinecke - cedendo i diritti di riproduzione evitiamo che l'originale venga eccessivamente manipolato''. Il libro, che per molti contiene riferimenti alla magia,  fu rinvenuto nel 1912 in Italia dall'antiquario Wilfrid Voynich. Il mercante lo acquistò dal collegio gesuita di Villa Mondragone, a Frascati