martedì 23 agosto 2016

Buon compleanno, Internet: sono 25 anni che navighiamo

La Stampa
emanuele capone

Oggi si celebra l’Internaut Day per ricordare la prima pagina web accessibile al pubblico: debuttò online il 23 agosto 1991



Questa mattina in molti se ne sono accorti grazie a Facebook, che gliel’ha ricordato e che ormai per moltissimi è, insieme con Google, l’essenza della Rete, il sito dove si passa la maggior parte del tempo online: oggi Internet compie 25 anni, perché era il 23 agosto 1991 quando la prima pagina di quello che sarebbe diventato “il Web” (questa qui) diventava accessibile al pubblico.

L’invenzione della “tripla doppia v” (il www che vediamo davanti alla maggior parte degli indirizzi dei siti) si deve allo scienziato inglese Tim Berners-Lee (sì, quello che adesso è fra i testimonial di... Tim), che all’epoca lavorava con un contratto a termine per il Cern di Ginevra ed ebbe l’idea di creare uno spazio condiviso per restare in contatto con i colleghi: lo sviluppò insieme con il belga Robert Cailliau a partire dal 1989 (da qui il “bisticcio” delle date sul compleanno di Internet) e lo rese pubblico appunto nell’agosto del 1991.

Da allora, come si dice, ne è passata di acqua sotto i ponti (anzi, di clic sotto le nostre dita), come racconta bene una pagina dedicata, sempre da Facebook , a “50 curiosità su Internet”:

- il primo “sito” registrato (anche se i siti ancora non esistevano, e nemmeno la Rete) risale al 15 marzo del 1985: è symbolics.com e appartiene a una ditta di Dallas che produce(va) computer;
- il termine “surfer” (navigatore, ovvero chi accede alla Rete) fu coniato nel 1992 da una bibliotecaria di New York, Jean Armour Polly;

- nel 1994 nacque Yahoo , che ora sta morendo sotto i colpi di Google e della concorrenza;
- nel 1995 nacque Amazon, il cui logo, con la freccia che va dalla A alla Z, significa che «qui puoi comprare tutto», appunto «dalla A alla Z»;
- il 1998 è l’anno dell’arrivo di Google (foto) , che oggi utilizza sino a 1000 computer contemporaneamente per risponde a ognuna delle nostre ricerche;
- nel 2003 arrivò MySpace, che oggi potrebbe essere “l’Instagram degli anziani”: l’ormai dimenticata Tila Tequila aveva 1,5 milioni di “amici”;

- il primo video pubblicato su YouTube è del 23 aprile 2005: s’intitola “Me at the zoo” e fu caricato da uno dei co-fondatori della piattaforma, Jawed Karim, dallo Zoo di San Diego (a oggi ha oltre 33 milioni di visualizzazioni);
- il primo tweet risale invece al 21 marzo del 2006, ed è ovviamente del co-fondatore del sito, Jack Dorsey;
- il 2006 è anche l’anno della nascita di Spotify: in 10 anni, la canzone più ascoltata è Wake Me Up di Avicii.

- Il 30 aprile del 1986 in tutta Italia, invece, si è festeggiato un altro compleanno. È la data in cui dal Centro universitario per il calcolo elettronico del Cnr di Pisa (“Cnuce”) parte il primo segnale verso Roaring Creek, in Pennsylvania. È lì che c’è una stazione che consente l’accesso alla rete Arpanet, l’infrastruttura militare che sarebbe diventata il World Wide Web.

Samsung venderà smartphone ricondizionati

La Stampa

La mossa della casa coreana punta a ottimizzare i costi e continuare a operare con margini di guadagno superiori al 10%. Tenendo testa ai colossi cinesi



Samsung rimetterà i vendita i propri telefoni ricondizionati, cioè usati ma in condizioni pari al nuovo, magari perché restituiti da un cliente che ha cambiato idea o utilizzati per esposizione. Secondo Forbes, quella della casa coreana è una mossa che punta a ottimizzare i costi e continuare a operare con margini di guadagno superiori al 10%: in mercati come Corea e Stati Uniti, Samsung comincerà quindi a rivendere, a prezzi più bassi, i telefoni restituiti alla fine dei contratti di un anno sottoscritti dagli utenti con gli operatori.

Non è ancora chiaro quanto forti saranno gli sconti, e soprattutto in quali Paesi sarà attivato il circuito di rivendita. Questo perché l’idea dei prodotti ricondizionati non è sempre ben vista: in India, ad esempio, il governo ha impedito a Apple di vendere iPhone usati, anche se Cupertino sta puntando ad aprire diversi store in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati di Deloitte, nel 2016 il mercato degli smartphone usati varrà circa 17 miliardi di dollari, con 120 milioni di pezzi, circa l’8% del totale, rivenduti a produttori e operatori.

Gli analisti di Forbes rilevano anche che la novità aiuterebbe Samsung nei mercati dove i colossi cinesi stanno vincendo grazie a dispositivi potenti ma con prezzi più concorrenziali. Anche se il rischio, nei mercati dove lo smartphone è diventato uno status symbol, è di danneggiare l’immagine del brand costruita in tanti anni di evoluzione dei prodotti.

Sigilli alla tomba di Claretta Petacci «In abbandono, gli eredi sono in Usa»

Corriere della sera

di Tommaso Labate

Roma, il dirigente del servizio cimiteri: senza di loro non si può intervenire. Vicino alla sua tomba c’è quella in cui è sepolto il partigiano che la fucilò: «Per lui fiori di plastica, quelli veri li tolgono»

Claretta Petacci e Benito Mussolini

Le ultime tracce dell’intervento di un essere umano sono l’impianto di un doppio reticolo di quelli che si usano per delimitare i cantieri, nylon verde fuori e filo di ferro dentro, più un foglio A4 plastificato, col timbro dell’Ama (la municipalizzata dei rifiuti di Roma), che certifica la presenza di un «manufatto in stato di abbandono». Oltre a un buco, creato forse con l’aiuto di un temperino. Uno squarcio attraverso il quale s’intravede il mausoleo che ospita, nel lato inferiore, i resti del «Nobilis Homo Professor Francesco Saverio Petacci», morto nel 1970, e della moglie «Giuseppina Persichetti in Petacci», deceduta nel 1962. Più in alto, ed è il motivo che ha armato la mano o il temperino dell’anonimo curioso, la gigantesca lapide di marmo con l’incisione a caratteri cubitali. Una sola parola, «Claretta».
La tomba abbandonata
Al cimitero monumentale del Verano, confinante con la cappella di famiglia di Peppino de Filippo, c’è una tomba abbandonata e messa sotto sigilli. È la tomba di Claretta Petacci, amante di Mussolini, con lui condannata a morte il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra e con lui appesa a testa in giù a Piazzale Loreto, a Milano. «L’accertamento dello stato di abbandono di questo manufatto», si legge nel foglietto dell’Ama, «ha determinato l’avvio del procedimento amministrativo di dichiarazione dell’avvenuta decadenza della concessione come previsto dall’articolo 52 del Regolamento di polizia cimiteriale vigente». Maurizio Campagnani, dirigente del Servizio cimiteri capitolini, scuote la testa. «Senza l’intervento degli eredi, che sono proprietari della concessione, non possiamo fare nulla. Li abbiamo rintracciati negli Stati Uniti, abbiamo spedito due raccomandate ma non abbiamo mai avuto risposta...

Si è fatta avanti un’associazione di reduci fascisti per prendersi cura della manutenzione. Ma senza gli eredi, se non si cambia l’articolo 52, abbiamo le mani legate...». L’articolo 52 del Regolamento di polizia cimiteriale vigente a Roma prevede che — qualora i concessionari non rispettino l’obbligo di curare la manutenzione prevista dall’Amministrazione entro sei mesi — la concessione decade. E sarà «carico dell’Amministrazione di provvedere alla conservazione dei resti mortali, nel modo in cui essa giudicherà più opportuno». In linea teorica, dunque, il mausoleo Petacci potrebbe anche sparire. E toccherebbe all’amministrazione del Verano decidere l’ultima sorte di Claretta Petacci.
La tomba (abbandonata) del partigiano
Per un beffardo scherzo del destino, a qualche decina di metri, c’è un’altra lapide che non trova pace. È quella di Walter Audisio, il leggendario «colonnello Valerio» che eseguì la fucilazione di Mussolini e della Petacci, tumulato in una cappella comune. A omaggiarlo, soltanto un fiore finto. «Perché ogni volta che qualcuno va a metterci dei fiori veri», raccontano al Verano, «c’è sempre qualche mano misteriosa che li toglie». Il fiore del partigiano, «bel» in Bella Ciao, è diventato un fiore di plastica. Oltre il reticolo che avvolge il malridotto mausoleo dei Petacci, invece, la parvenza di quelli che erano stati sette fiori sopravvive all’incedere del tempo. Sono sette fiori vecchi, ormai appassiti.

22 agosto 2016 (modifica il 22 agosto 2016 | 21:51)

Le pensioni d'oro degli ex onorevoli: chi guadagna di più (cifre da capogiro)

Libero
06 Maggio 2016

Le pensioni d'oro degli ex onoreveli:chi guadagna di più (cifre da capogiro)

Tito Boeri ha lanciato l'allarme: "I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati". Si risparmierebbero circa 76 milioni l'anno se si portassero le pensioni dei parlamentari a valori normali, applicando il sistema contributivo si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all' anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali.

L'elenco - Il quotidiano Il Tempo in edicola oggi, pubblica di queste pensioni d'oro, fa i nomi e i cognomi dei parlamentari super fortunati.

Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese,
Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese,
Walter Veltroni ogni mese incassa 5.373,
Massimo D' Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale.
Marco Pannella porta a casa una pensione da 5.691 euro al mese.
Gianfranco Fini (5.614 euro).
Prodi (2.864),
Rodotà (4.684)
Franco Marini (5.800  
Irene Pivetti dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. 
Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni.
Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro.
Rosa Russo Iervolino, parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro:
Claudia Lombardo, definita Miss Vitalizio d' oro.
Gianni De Michelis, percepisce 5.800 euro netti al mese.

Lo sbattezzo, puro e ridicolo esibizionismo

Alessandro Bertirotti



È tutta questione di… benessere.

battesimo

Questa volta affronto, seppur brevemente, un tema che è interessante evidenziare e a questo scopo, dobbiamo partire dalla definizione che troviamo su wikipedia di questa pratica, relativamente presente nella nostra nazione. Scelgo wikipedia per comodità, mentre è possibile trovare ulteriori siti che spiegano diffusamente le motivazioni e i risultati di questa “necessità”, per alcuni cittadini del mondo.

La prima considerazione è che, in effetti, con tutti i problemi sociali, culturali, esistenziali ed economici che attraversano il mondo, decidere di farsi sbattezzare, da parte di coloro che non si sentono cristiani, non si comportano come tali, né intendono essere praticanti, è espressione di esclusivo benessere economico, intellettuale e sociale. Per tutti coloro che devono affrontare i temi di questa globalizzazione, con tutti i problemi che essa propone a tutti noi, dichiarare formalmente di non voler essere più computati tra le file della cristianità cattolica è espressione ridicola e risibile di menti che hanno molto tempo per pensare alle cose inutili.

A giustificazione, si può fare ricorso a tutte le ragioni più laiche possibili per dimostrare la secolarizzazione della Chiesa cattolica, creando così nuove occasioni per discutere, ancora una volta, su un atto formale che diventa sostanza solo se si traduce in comportamento. Non serve a nulla, nella storia teologica che ognuno di noi vive in questa vita, con qualsiasi dio di riferimento, appartenere formalmente a qualche cosa, se il comportamento nega questa appartenenza.

Eppure, e non è una novità che la discrepanza fra l’appartenere e l’essere nelle azioni è una prerogativa di questa globale società mondiale. Essa diventa l’occasione per annunciare al mondo che il messaggio evangelico, nella sua dimensione umana, non è utile al miglioramento del mondo, soprattutto per quanto concerne le relazioni umane.

La seconda ed ultima considerazione, riguarda proprio l’inutilità di questo atto: coloro che da battezzati non si sentono parte della comunità cristiana e cattolica, continueranno a sentirsi estranei anche dopo questo atto formale. Quando ci si presenta a qualcuno, nel darsi la mano, si dichiara il proprio nome e cognome, senza esplicitare le preferenze sessuali e religiose, che non vanno a modificare il livello di civismo che si dovrebbe avere con le persone.

Ecco perché trovo questa pratica la mera e inutile espressione delle solite discussioni fra coloro che credono e non credono, professano o non professano. É inutile dichiarare al mondo queste intenzioni di comportamento, mentre sarebbe importante dichiarare con le azioni, tanto per i cristiani, quanto per i cattolici o per appartenenti ad altre religioni e non esclusi gli atei, che l’unico vero imperativo morale universale è l’amore fraterno.

E può esistere anche senza un dio, se alcuni lo preferiscono meno completo.

Una volta è umano due è diabolico Fermate quel pm

Alessandro Sallusti - Lun, 22/08/2016 - 17:15

Orlando chiede un'ispezione a Ragusa

Niente da fare. Dopo qualche ora di interrogatorio i magistrati di Ragusa hanno rimesso in libertà il clandestino indiano con precedenti penali e foglio di via obbligatorio che qualche giorno fa aveva tentato di rapire una bimba di cinque anni sulla spiaggia di Vittoria.

I pm confermano così la prima decisione che già aveva vanificato il successo del lavoro di carabinieri e polizia che, a poche ore dal fatto, rintracciarono, non senza difficoltà, e arrestarono questo galantuomo. Quindi, se abbiamo capito bene, in questo Paese un tizio che non ha diritto a stare tra noi e che già ci ha fatto brutti scherzi, può prendere in braccio nostro figlio e allontanarsi. A patto che, se scoperto, molli il malloppo e scappi a gambe levate. Perché, non sapendo più che pesci prendere per rimediare all'assurda decisione presa a caldo, il pm di Ragusa ha deciso che non c'è reato poiché il sequestro è durato meno di un minuto, tempo durante il quale l'indiano è rimasto nel teorico campo visivo dei parenti della piccola.

Beh, in effetti, a meno che non ti chiami Usain Bolt, pluricampione olimpico di velocità, è difficile sparire dall'orizzonte con in braccio un fagottello di venti chili. Il dubbio che a Ragusa stiano prendendo l'Italia per i fondelli, per incapacità o cecità burocratica lo vedremo, è venuto anche al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che forse non conosce il codice penale a memoria, ma ha a cuore il buon nome della giustizia italiana. Alla richiesta di solidarietà del procuratore capo di Ragusa, tale Carmelo Petralia, per gli «attacchi di certa stampa (cioè noi, ndr)», il ministro ha risposto chiedendo agli ispettori di avviare accertamenti su quello sciagurato tribunale.

Gliene siamo grati a nome degli italiani tutti. Perché senta, egregio dottor procurator Petralia: lei sta infangando il comune senso della giustizia, la sua arroganza è pari solo alla sua incapacità di voler capire di cosa stiamo parlando. Invece che attaccarsi a cavilli, secondi e metri, stasera faccia due chiacchiere - se li ha - con sua moglie, con i suoi figli e con i suoi nipotini. Va bene anche l'amico del bar sotto casa, ammesso che ne abbia uno. E poi ci riferisca.

Perché, se non cambia idea, nessun italiano ha intenzione di affidare la sicurezza dei bambini a gente come lei, che tiene in carcere preventivo per mesi, e spesso per niente, politici e imprenditori fino a «fine indagini» e lascia invece libero un clandestino che prova a portarsi via un nostro piccolo. Spero che la questione non finisca qui.

Il silenzio rischia di sparire soffocato dal rumore dell’uomo

La Stampa
carlo grande

L’ecologo americano Hempton : “Se non facciamo qualcosa tra dieci anni non esisterà più”
«Se non faremo nulla, il silenzio rischia di sparire nei prossimi dieci anni». A lanciare l’allarme è l’ecologo americano Gordon Hempton, che da 35 anni percorre il mondo - microfono alla mano – militando silenziosamente per la protezione degli spazi sonori sempre più infestati dall’antropofonìa, i suoni di origine umana, arricchendo il suo archivio con migliaia di ore di «suoni dell’esistenza». Non è alla ricerca del silenzio perfetto, interstellare - che come il vuoto assoluto significa soltanto assenza di vita - ma di qualcosa che non contenga il rumore costante degli umani, latrati di motore o musichette da supermercato, banca, ascensore.

Hempton è un cercatore di suoni «naturali» e di silenzi: dice di aver trovato, ormai, solo una cinquantina di ambienti non infestati da rumori umani. Una dozzina nell’America del Nord, qualcuno in Europa, nessuno in Francia. Anche se il progetto è poetico, il metodo per determinare una zona di silenzio è assolutamente scientifico. Il nostro orecchio percepisce rumori distanti anche venti chilometri, e secondo le sue rigorose misurazioni, «silenzio» significa assenza di suoni umani all’alba, per almeno 15 minuti consecutivi, e in spazi grandi almeno 3mila chilometri quadrati. Abbastanza per creare un «effetto buffer» che attutisca il suono attorno a un punto centrale di assoluta tranquillità.

Nella sua ricerca pre-seleziona zone lontano da strade, corridoi aerei, impianti industriali e le testa con i microfoni. Ma la lista di Hempton si fa più corta ogni anno. Per ora resistono ancora, tra gli altri, la Hoh Rainforest di Washington, il Grasslands National Park in Canada, il Haleakala National Park alle Hawaii. Dalla sua indagine sono state escluse l’Europa e l’Asia - troppo caotiche - anche se potrebbero esistere luoghi tranquilli in Svezia, Norvegia e Finlandia e in alcune parti della Polonia. Ci sarebbe anche il Northumberland, in Inghilterra, peccato sia vicino a un campo di addestramento militare. Anche perché per eliminare la zona da quelle considerate «silenziose» basta un passaggio d’aereo, un rumore di Apecar o un colpo di tosse.

Il candidato migliore sembrava essere l’Antartide, ma neanche laggiù gli aeroplani, le barche, i generatori diesel delle basi scientifiche - il cui rombo si sente fino a 30 chilometri - non sono abbastanza lontani. Gli aerei sono i principali colpevoli: il rumore dei motori viaggia fino a 150 chilometri e non c’è altitudine che li tenga distanti. Basta guardare una qualsiasi mappa delle rotte mondiali per capire che non c’è scampo: perfino nel cuore della foresta Amazzonica, a duemila chilometri dalla città più vicina, il rombo di un reattore vi raggiungerà. «Anche se siete lontani da una strada, non siete mai lontani dalle strade del cielo», dice l’ecologo, che descrive alla «Bbc» la mappa delle rotte sopra gli Stati Uniti come un «enorme piatto di spaghetti».

Ecco perché ha creato negli Stati Uniti un santuario del silenzio, l’Olympic National Park nello Stato di Washington: uno degli ultimi luoghi silenziosi della terra segnalato da una pietra rossa, dal 2005 su un tronco di muschio, che simboleggia i pochi centimetri quadrati di silenzio che lui lavora per proteggere. Alcuni aerei continuano a volare sopra il parco, ma sono rari: Hempton ha inviato alle compagnie aeree le registrazioni del rumore prodotto dagli aerei, e alcuni hanno già accettato di spostare le traiettorie di volo.

Rubando l’assenza di suoni umani nei suoi viaggi in giro per il mondo, ha realizzato una sessantina di album di «suoni naturali»: richiami di animali e rumori di vento e di acqua, che non a caso in cinese si chiamano Feng Shui. Hempton racconta quanto siano importanti il silenzio interiore, la capacità di ascoltare, e anche nelle conversazioni consiglia di non riempire con parole qualsiasi i silenzi. Per lui, ascoltare la natura è un’esperienza spirituale. «Quello che rischiamo di perdere nel mondo di oggi è la capacità di ascoltare veramente - conclude -, Vorrei permettere a tutti di meditare cullati dal fruscio del vento tra le foglie, il cinguettio degli uccelli e il rombo della tempesta». 

Italicidio. L’Italia è gli Italiani. Non tutti gli italiani sono l’Italia

Nino Spirlì



Italicidio, direi. Sì. Tanto per scimmiottare i neologisti dello specifico spasmodico. 

Morte della mia Patria, aggiungerei, pensando a mio Nonno Nino Spirlì, Vero Cavaliere di Vittorio Veneto e a Zio Giacomo Mangialardo, Camicia Nera fino all’estremo sacrificio.

Assassinio della mia Terra, della mia Gente, della nostra Identità e della nostra Cultura, per mano sporca di schiavisti vestiti da cherubini. Per mano di trafficanti di libbre di carne umana, in cambio di strapotere occulto. Di vile denaro, lordo di sangue di innocenti e di pianti di italiani abbandonati a se stessi, mentre i macellai ci sgozzano come agnelli sacrificali e il papampero li incoraggia con la stupida e ottusa falsa accoglienza che gli fa cassa, eccome!

Martirio della nostra Storia e della nostra Fede Cristiana, la quale, volenti o nolenti, è Radice inconfutabile della nostra Civiltà. Gesù Nazareno nacque Uomo, accolse la Legge degli uomini e il volere del Padre, e tracciò per noi, con la vita, la morte e la rinascita, il tempo e la strada da seguire. Che piaccia o no ai maomettani e similari, ai senzadio nostrani e ai disattenti politicanti da selfie tamarro, Cristo è Padre, Fratello e Signore dell’Occidente e degli uomini liberi di tutto il mondo. A Lui dobbiamo.

Quando la nostra Civiltà e il suo progresso vengono schiaffeggiati, derisi, violati, uccisi, viene commesso reato e peccato. Insieme. Perché noi siamo così come siamo proprio perché Cristiani. E soprattutto i Cristiani non dovrebbero uccidere i Cristiani. Mentre sono proprio certi cristianoidi, bugiardi nella fede e nella dignità, che stanno aprendo le porte al maiale di troia (perché della nobiltà del cavallo nulla ha, questo nuovo strumento d’invasione), affinché dalle sue viscere si liberi quel fango violento che ci vorrebbe spazzare via dalla nostra Casa.

L’Italia uccide l’Italia. Il Palazzo vende la carne del Popolo alle mafie e ai menzogneri di tutto il continente africano. Assassini, ladri, truffatori, pedofili, femminicidi di ogni stato del continente nero salgono sulle carrette del mare e si vomitano in Italia, senza un pezzo di carta che attesti chi siano e che cazzo vogliano da noi… Brutti nel corpo e nell’anima, sporchi nella dignità e nelle speranze, cattivi nella mente e nel cuore, sbarcano e si sentono padroni feroci. Anche delle nostre esistenze, che qualcuno gli presenta in dono.

Ma noi non ci stiamo. Noi siamo l’Italia che non ci sta! Siamo Coloro i quali li spazzeranno via. Li costringeranno a tornarsene nei loro lontani covi malandrini, dai quali sono scappati non certo per persecuzioni o carestie, ma per codardia o colpevolezza. Ribellarsi all’invasione è un dovere. Ribellarsi alla malapolitica e alla sopraffazione massona è un diritto. Allontanare l’antiCristo è un obbligo, che ci viene dal nostro Signore. Che si chiama Gesù e non UE.

Basta prendere schiaffi! Ognuno di noi cominci a lavorare nel proprio piccolo territorio. Non li chiamiamo più, i clandestini, per pulire il giardino o scaricare la legna per dieci euro. Non li chiamiamo più per svuotare le cantine. Non li copriamo più coi nostri vestiti ancora nuovi. E neanche con quelli lisi, se mai ne avessimo. Prima di consegnare un chilo di pasta o un barattolo di pelati, guardiamoci intorno: magari c’è una famiglia italiana che non ne ha da mesi…Apriamo, spalanchiamo le porte a Cristo, come diceva qualcuno. Prima che a maometto, aggiungerei.

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E scegliamoci veri e buoni amministratori, che sappiano e vogliano difendere confini e territorio, dignità e avvenire della nostra Italia.

L’Italia è gli Italiani. Non tutti gli italiani sono l’Italia.
Fra me e me