giovedì 7 luglio 2016

Nasce in una birreria il Torino dei ribelli

La Stampa
giuseppe culicchia

Fu fondato in un locale di piazza Solferino da ventitrè amici appassionati, guidati dall’imprenditore Alfredo Dick ex presidente transfuga dalla Juventus. L’anno dopo la nuova squadra vincerà tutti e due i derby all’ombra della Mole


Il Torino Football Club nel 1906. Il primo incontro ufficiale viene giocato il 16 dicembre 1906 a Vercelli contro la Pro Terminerà 3-1 per il Toro che allora, non disponendo ancora delle nuove casacche granata vestiva quelle arancione ereditate dalla Torinese

E’ il 1906, l’anno del Premio Nobel per la Letteratura a Giosuè Carducci. Il 10 febbraio il varo dell’HMS Dreadnought dà inizio alla rivalità navale tra Regno Unito e Germania. Il 10 marzo a Courrières in Francia un’esplosione in una miniera di carbone fa oltre mille vittime. Il 2 aprile, Dorando Pietri vince la maratona di qualificazione per i Giochi Olimpici. Il 18 dello stesso mese, un terremoto di magnitudo 8,3 distrugge San Francisco uccidendo circa 3.000 persone e lasciando prive di un tetto altre 300.000. Il 6 maggio in Sicilia si corre la prima edizione della Targa Florio.

Il 7 giugno viene varato il transatlantico Lusitania, destinato a essere affondato da un sottomarino tedesco nove anni più tardi. Il 12 luglio in Francia viene riconosciuta l’innocenza di Alfred Dreyfus. L’11 settembre il Mahatma Gandhi conia il termine Satyagraha per definire il movimento non violento in Sud Africa. Il 1° ottobre, mentre in Italia nasce la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, la Finlandia diventa il primo Paese al mondo in cui le donne possono non solo votare ma anche candidarsi. Il 2 novembre nasce a Milano Luchino Visconti. 

Il 3 dicembre invece, a Torino, nella Birreria Voigt – oggi Caffè Norman in via Pietro Micca – viene fondato il Torino Football Club, destinato nel giro di pochi decenni a diventare il Grande Torino. Ma lì per lì la nascita della società oggi presieduta da Urbano Cairo non fa notizia. «A che punto è la crisi dell’amministrazione comunale di Roma»: così titola quel giorno in seconda pagina La Stampa. Tema sempre attuale, verrebbe da dire. In prima invece campeggia «Il programma delle ferrovie di Stato», in cui il Commendator Bianchi afferma: «Certamente, in questo primo anno di funzionamento, l’esercizio ferroviario di Stato non può aver soddisfatto tutte le esigenze dei trasporti richiesti dal pubblico». 

Foot-ball
E il calcio? Sta in terza pagina, e si chiama all’inglese Football: «Genovesi contro milanesi. Ci telefonano da Genova, 2, ore 23.30: Sulla pelouse di Ponte Carrega si svolse il match di foot-ball tra milanesi e genovesi. Vinse L’Unione Sportiva Milanese con sei goals contro uno del Genoa Crichet. Terreno pesante. Forte vento». Un resoconto piuttosto stringato, rispetto al qui e ora. In cronaca, da segnalare un tentativo di suicidio in una camera di via Bertola – un’operaia in tappezzeria, per dispiaceri d’amore – e dei colpi di fucile sparati nel corso di una rissa tra ubriachi in via Po, a testimonianza del fatto che la movida torinese era già assai movimentata allora. Stato Civile: «nascite 31, cioè maschi 16, femmine 15». A pagina cinque ecco la pubblicità della Lotteria Nazionale, primo premio un milione di Lire, con estrazione il 24 gennaio 1907. Della nascita del Toro, nessuna menzione. Neppure nei giorni successivi.

Gli inglesi
Eppure, la notizia non è banale. Intanto, va detto che in realtà il club granata ha radici ancora più antiche. È il novembre del 1887 quando un gruppo di inglesi residenti a Torino, e impiegati presso la filiale locale di una ditta di Nottingham – la Thomas Adams – decidono di fondare una società sportiva per praticare il canottaggio d’estate e il calcio d’inverno. Prima denominazione, Football & Cricket Club. Nel 1890 gli inglesi si uniscono a un’altra compagine sportiva fondata da nobili torinesi, tra cui il Duca degli Abruzzi e il conte Nasi, e danno vita di fatto alla prima squadra di calcio italiana, la Football Club Internazionale, che nel 1900 viene ribattezzata Football Club Torinese.

Ed è questa la società a cui si unisce Alfredo Dick – appena fuoriuscito dalla Juventus, di cui era presidente – per dare vita al Foot Ball Club Torino. Dick, carattere focoso malgrado i natali svizzeri, è un imprenditore del ramo pelli e calzature. È grazie alle sue doti manageriali e organizzative se dal 1905 la compagine bianconera non gioca più sul terreno di piazza d’Armi ma su un vero campo di calcio, quello del Velodromo Umberto I. Ed è sotto la sue presidenza che la società oggi presieduta da Andrea Agnelli vince il primo scudetto.

Piazza Solferino
Tuttavia, l’anno seguente Dick viene estromesso dalla dirigenza bianconera che vuole puntare verso il professionismo. E lui, seguito da un manipolo di dissidenti, decide allora di unirsi ai fondatori del Football Club Torinese per creare il Torino. La riunione in cui viene proclamata la nascita della nuova società si tiene al piano ammezzato della birreria che dà su piazza Solferino. La serata, malgrado il clima rigido dell’inverno torinese, è caldissima. I soci presenti alla cerimonia sono ventitré: oltre a Dick, si tratta dei signori Secondi, Bollinger, De Fernex, Veretto, Debernardi, Rodgers, Ferrari-Orsi, Roth. Pletscher, C. Dick, Kaempfer, Mazzia, Boerner, Muettzel, Depeheuer, Jaquet, Streule, Bart, Quint, Michel, Faelmdrich e Boulaz. Due di loro, e per la precisione Rodgers e Michels, sono i primi goleador del Toro vittorioso dieci giorni più tardi per 3-1 in amichevole a Vercelli (con un’autorete dei padroni di casa).

La prima partita
Il 13 gennaio 1907 invece viene disputata la prima partita ufficiale, che coincide con il primo derby: e nel gelo del Velodromo il Toro prevale per 2-1 con rete di Ferrari-Orsi e Kaempfer. Il quale, nel derby di ritorno disputato il 3 febbraio 1907, sigilla il 4-0 con cui s’impone la squadra granata segnando ben quattro reti, record tutt’ora imbattuto, malgrado le gesta dei campioni che verranno, da Valentino Mazzola a Paolino Pulici. Sta di fatto che vent’anni dopo la fondazione del club, il nuovo presidente conte Marone Cinzano farà due acquisti straordinari: Adolfo Baloncieri e Julio Libonatti, oriundo arrivato in Italia dall’Argentina.

E sarà proprio Libonatti - che con Baloncieri e Rossetti compone il Trio delle Meraviglie - a totalizzare in campionato con la maglia granata ben 154 reti, primato destinato a restare imbattuto fino a oggi e, temo, per un pezzo. Ad ogni modo: proprio a vent’anni dalla sua fondazione, in quel 1926 il Toro inaugura il Campo Filadelfia, oggi in via di ricostruzione. Su quel rettangolo di gioco il Toro vince le partite decisive per aggiudicarsi nel 1927 e nel 1928 i suoi primi due scudetti, anche se il primo viene revocato per un’oscura «combine» che vede coinvolti un dirigente della squadra granata e un terzino bianconero, tale Allemandi (che tuttavia risulta tra i migliori in campo durante il derby vinto dal Torino per 2-1).

Sta di fatto che sarà quello l’impianto poi destinato a vedere negli anni Quaranta le gesta immortali del Grande Torino, ovvero di una squadra di calcio destinata a entrare nel mito.

Nel Califfato comincia a circolare il Dinaro d’oro

La Stampa
giordano stabile

La sfida “economica” degli islamisti: una moneta vale 139 dollari, ma ce ne sono pochissime



Le prime monete d’oro del Califfato, il Dinaro che si richiama al passato glorioso degli imperi arabi, sono state viste in circolazione da attivisti dell’opposizione a Raqqa e Deir ez-Zour. Gli uomini dell’Isis, in particolare lo avrebbero imposto come mezzo di pagamento ai commercianti di petrolio che comprano il greggio estratto dallo Stato islamico e poi cercano di rivenderlo sul mercato nero in Turchia.

Rinviato da due anni
L’introduzione del Dinaro d’oro era stata annunciata nel novembre del 2014 e propagandata sul mensile Daqib e altri mezzi di comunicazione islamista come la moneta “che avrebbe sostituito il dollaro”. Un progetto ambiziosissimo ma dagli scarsi mezzi. L’introduzione è stata rimandata più volte.

I tagli
L’Isis sarebbe comunque riuscito a procurarsi, forse in Turchia, i macchinari per metter su una zecca a Raqqa. I tagli previsti sono due in oro, da 5 dinari e 1 dinaro, tre in argento da 10, 5, 1 centesimi, e due in rame. Il cambio è fissato a 139 dollari per la moneta da un 1 dinaro, che pesa 4,25 grammi, quindi a circa 38 dollari il grammo d’oro.

Scarsa circolazione
Nel Califfato si usano ancora la lira siriana e il dinaro iracheno, mentre i foreign fighters vengono pagati in dollari, custoditi soprattutto nella banche di Mosul e Raqqa. Raid mirati della coalizione hanno distrutto decine di milioni di banconote e mezzo in difficoltà gli islamisti.

Il problema del cambio
Anche se il dinaro d’oro cominciasse a circolare davvero nel Califfato, non sarebbe mai accettato all’esterno. Un problema per i trafficanti di petrolio che però potrebbero rivendere a peso il metallo prezioso. Le quotazione sono infatti molto vicine a quelle di mercato, e non è un caso. 

Salvato Pit Bull abbandonato fuori da un negozio, era gravemente malato

La Stampa



È stato trovato legato a un palo fuori da un negozio quando aveva solo sette mesi il cane Dempsey, cucciolo di Pit Bull all’epoca affetto da un’infezione agli occhi e da una grave forma di scabbia.



Nessuno dei passanti si è avvicinato a lui quel giorno, ma almeno qualcuno ha avuto cuore di chiamare il DeKalb County Animal Services. Dopo un periodo di tempo nel rifugio della Georgia il piccolo è stato affidato alle cure del Friends to the Forlorn Pit Bull Rescue, gruppo di Atlanta che negli ultimi sette anni ha già salvato più di 470 trovatelli. Stacey Greenland, una dei volontari, ha accolto Demsey in pessime condizioni, con la «malattia diffusa e sanguinante».

La donna si occupa di situazioni del genere da molti anni, durante i quali ha preso in affidamento più di trenta cani, e dopo aver portato a casa il cucciolo ha provveduto a tutte le cure necessarie. Grazie agli antibiotici e alle attenzioni della volontaria di Atlanta Dempsey ha iniziato a sconfiggere la malattia nel giro di tre settimane.



Oggi il Pit Bull che qualcuno aveva abbandonato per strada lasciandolo al suo destino ha trovato una casa: è solo un periodo di prova, ma alla sua nuova famiglia non dispiacerebbe adottarlo per tutta la vita. 

I 20 anni di Hotmail, dall'e-mail gratis sul web a Outlook

repubblica.it

Il compleanno del servizio comprato nel '97 da Microsoft, poi diventato il client di posta di Windows. E spazzato via da Gmail

Vent'anni di Hotmail  dal web gratis a Outlook

E' STATA una delle prime piattaforme pioniere dell'e-mail gratis sul web e oggi, diventata Outlook.com, compie 20 anni. Il servizio di posta elettronica Hotmail, sviluppato nel '95 da Sabeer Bhatia e Jack Smith a Mountain View, in California, viene lanciato il 4 luglio 1996 e diventa in breve tempo uno dei più gettonati in tutto il mondo. Inizialmente garantiva uno spazio gratuito di massimo 2 Megabyte: un limite che oggi verrebbe occupato da un singolo messaggio con una foto di media definizione in allegato.

Alla fine del 1997 Hotmail raggiunge già quasi 9 milioni di iscritti e Microsoft l'acquista per circa 400 milioni di dollari, rilanciandola come MSN Hotmail e in seguito come Windows Live Hotmail. Momento spartiacque per la piattaforma è il 2012: è l'anno in cui Hotmail da regina indiscussa delle webmail viene superata dall'emergente Gmail di Google ed è anche l'anno della sua "trasformazione" in Outlook.com, voluta da Microsoft proprio nella corsa alla conquista di quote di mercato perse negli anni a vantaggio di Google.

Oggi da Outlook.com passa l'accesso ai sistemi della famiglia Microsoft e il servizio di posta è integrato in Windows 10 e con altri servizi di comunicazione come Skype. Conta oltre 400 milioni di utenti attivi nel mondo (secondo dati ufficiali che risalgono al 2013).

Il mezzo corazzato più costoso al mondo? È italiano ed è il più scarso

ilfattoquotidiano.it

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Riconosco che può sembrare strano, un post dedicato ad un blindato. Semplicemente viste le cifre coinvolte, mi è caduto l’occhio su questa storia. Un acquisto di qualche miliardo di sistemi d’arma nuovi nuovi rende felici o almeno parecchio soddisfatte un bel po’ di lobby assortite. Ma andiamo con ordine.

Con due atti successivi, il governo italiano ha deliberato di acquistare 249 e poi 381 blindati ( erroneamente definiti da molti giornali carri armati) Freccia, per un totale di 630 mezzi. Per una coincidenza strepitosa uno per ogni parlamentare.

Quanto ci costano? Presto detto: il primo lotto, nel 2009, ci era costato 1,6 miliardi per 249 mezzi, ma aveva compreso, ovviamente, anche la ricerca e lo sviluppo (anche se il Freccia deriva strettamente, pregi e difetti, dal blindo Centauro). 6.43 milioni per ogni blindato.

La nuova fornitura, per altri 2.6 miliardi complessivi, e’ stata approvata a gennaio 2015, dal governo Renzi tanto impermeabile alle lobby da vedere il Capogruppo PD in commissione Difesa tentare invano di bloccare la decisione del governo, presa lo stesso giorno in cui si coronava, tra l’altro, il sogno da oltre 5 miliardi di euro dell’Ammiraglio De Giorgi, proprio perché a suo dire pesantemente inquinata dalle pressioni delle aziende di armamenti.

intanto ecco qui la scheda tecnica.

Poi affrontiamo, una buona volta, il costo unitario del veicolo.
2.6 miliardi per 381 mezzi sono, in apparenza, 6.8 milioni a blindato. Il secondo lotto costerà quindi ancora di più del primo.

Più di un teutonico Leopard II. 5.74 milioni di dollari.
Più di un celeberrimo americano Abrams m1a2, da 6.2 a 4 milioni di dollari, o meno se comprato come “usato garantito”
Piu di un avanzatissimo israeliano Merkava IV. 4.5 milioni di dollari
Piu’ di un corazzatissimo inglese Challenger 2. 4.2 milioni di sterline.

Sono i migliori mezzi blindati occidentali in circolazione, i più potenti e sofisticati, con i sistemi di offesa e difesa più costosi e complessi. Possono resistere a qualunque cosa o quasi ( in realtà i razzi a doppia testata cava, che cominciano ad essere in dotazione a molti gruppi, sono in grado di bucare, in certe condizioni, anche le loro corazze). Hanno cannoni precisissimi. Sistemi avanzatissimi di stabilizzazione del tiro, motori da 1500 cavalli, corazze stratificate e reattive, insomma stanno al Freccia come una Jaguar sta ad un pulmino Volkswagen.

Vi sembrano conti dubbi? Allora che ne dite dei 10 milioni stanziati nel 2011 per la progettazione lo studio e la realizzazione di due prototipi del Centauro II, un veicolo ovviamente più sofisticato e moderno del centauro ed almeno alla pari con il Freccia ( senza contare le differenze di armamento) Si tratta di prototipi, quindi la costruzione non è in serie, molti apparati sono integrati per la prima volta etc etc etc. Eppure costano 5 milioni di euro l’uno. Oltre un milione di euro meno degli esemplari di serie del fantasmagorico veicolo “corazzato”.

A questo punto, credo ci aspetteremmo una via di mezzo tra la macchina di Batman e l’astronave di capitan Harlock.

Invece no. I veicoli in questione non sono in grado difendere i soldati che trasportano in caso di attacco con bazooka, missili spalleggiati o grossi calibri. Al più possono salvarli da uno IED. ( Improvvised Explosive Device) non troppo potente o dalle raffiche di kalashnikov. Per resistere ad un cannoncino come il loro, da 25 millimetri (da confrontare con i 105 o 120 dei vecchi e nuovi carri) o da una mitragliata di una camionetta “tecnica” di qualche milizia, devono essere dotati di blindature aggiuntive, che ovviamente fanno lievitare il costo.

I blindo Centauro, utilizzati in Somalia e in Afghanistan sono stati in qualche modo ricoperti con piastrelle reattive in grado almeno di difendere gli occupanti da proiettili fino a 30 mm o razzi spalleggiati di modesta potenza. Di fatto, dei 250 mezzi realizzati solo 17 sono stati collaudati sul campo in Afghanistan e questo per il banal motivo che in realtà non sono particolarmente più sicuri di una camionetta blindata come il Lince, dato che costituiscono un bersaglio più pagante per i gruppi dotati di razzi, dai quali, come visto, non possono difendersi. Dalla loro, grazie alla relativa leggerezza, hanno una velocità massima di oltre 100 km l’ora che però risulta di scarsa utilità sul terreno urbano e fuoristrada, tipici dell’utilizzo di questi mezzi.

Non è ancora chiaro? Il Merkava ha dimostrato di non essere sempre in grado di difendere i soldati trasportati (sì perché può portare alcuni soldati oltre all’equipaggio, all’interno) pur avendo una resistenza equivalente ad oltre 600 millimetri di acciaio, ottenuta con una corazza complessa, cariche reattive, etc etc etc.

L’esercito israeliano ha però deciso di realizzare un trasporto truppe ancora più protetto del Merkava. A quanto pare il veicolo corazzato più protetto e sicuro al mondo si chiama Namer. Costo? Appena 3 milioni di dollari, meno della metà di un Freccia.

Breve sintesi: L’Italia ha quindi deciso di dotarsi del più caro veicolo blindato del mondo e, probabilmente, di tutti i tempi e un ragazzino con un qualunque residuato bellico e’ in grado di bucarlo.

Le onde del destino

La Stampa
massimo gramellini

Non riesco a trovarci un senso, Emmanuel. Nasci in Nigeria, trentasei anni fa. Ti sposi e metti su famiglia, finché un giorno i feroci saladini della macelleria islamista di Boko Haram (significa «vietato leggere», bel programma davvero) fanno saltare per aria la chiesa con dentro tuo figlio, i tuoi genitori e i tuoi suoceri. Vendi tutto ciò che possiedi e scappi in Libia, dove un trafficante di esseri umani malmena tua moglie facendole perdere il secondo figlio che ha in grembo.

Riuscite a salire su un gommone e a scampare alla traversata. Risalite l’Italia dalla Sicilia alle Marche per scorgere uno sprazzo di luce: l’arcivescovado di Fermo vi accoglie in seminario, aiutandovi a presentare domanda di asilo. Nei tuoi pensieri si riaffaccia la speranza di qualcosa che sia degno di chiamarsi futuro: un lavoro, una casa, magari un altro figlio per lenire quel dolore che non se ne va.

Due giorni fa, martedì, stai camminando per la strada con la tua donna quando un ultrà della squadra di calcio locale ti urla addosso che hai sposato una scimmia africana. Tu difendi tua moglie, lui insiste, venite alle mani, un palo della segnaletica stradale viene divelto (ancora non è chiaro da chi) e usato come arma. La tua breve vita finisce sul selciato, sotto una gragnuola di pugni e di calci. Non ci capisco più niente, Emmanuel. Sei sopravvissuto ai terroristi, agli scafisti e a un mare in tempesta per farti dare la morte da un razzista di paese. 

Bisnonne

La Stampa
jena@lastampa.it

Le minacce degli alfaniani si possono commentare solo con una frase storica della mia bisnonna: “Anche le pulci hanno la tosse”. 

Usa, un giallo il ricovero in ospedale di Chelsea Manning

repubblica.it

La Cnn parla di un tentato suicidio. La fonte di Wikileaks è stata riportata in carcere dopo poche ore

Usa, un giallo il ricovero in ospedale di Chelsea Manning

E' finita in ospedale Chelsea Manning, che sta scontando 35 anni in un carcere militare per aver diffuso centinaia di migliaia di documenti segreti americani attraverso Wikileaks. A dare la notizia, senza però fornire particolari, è stato lo stesso esercito. Il portavoce, Wayne Hall, ha detto che Manning è stata ricoverata per alcune ore vicino a Fort Leavenworth, ed è poi stata riportata nella prigione militare del Kansas, dove viene attualmente monitorata. La Cnn, che si basa su una fonte militare, parla di un tentativo di suicidio. L'avvocato d'appello di Manning, Nancy Hollander, ha dichiarato di non essere a conoscenza del ricovero in ospedale e si è detta profondamente addolorata per la totale mancanza di comunicazione sulle condizioni di Chelsea".

Usa, un giallo il ricovero in ospedale di Chelsea Manning

Manning diffuse i documenti su Wikileaks mentre prestava servizio come soldato in Iraq e si chiamava ancora Bradley. Dopo la condanna nel 2013, ha annunciato di essere transgender e di aver assunto il nome femminile di Chelsea, ma sta scontando la condanna in un carcere maschile. Manning, che ha presentato appello, in questi mesi si è battuta per il diritto di farsi crescere i capelli oltre i 5 centimetri previsti dal regolamento. Finora ha ottenuto di cambiare nome e di sottoporsi a una terapia ormonale.

"Il trattamento cui vengono sottoposti dal governo coloro che diffondono le notizie è un reato più grave di quello per cui sono stati incarcerati", ha commentato Edward Snowden, protagonista di un'altra importante fuga di notizie riservate, quella sulle azioni di spionaggio dell'Nsa americana. Fuggito dagli Stati Uniti, Snowden ha ottenuto asilo in Russia.

Ferrari, com’è nato il marchio del Cavallino rampante

ilfattoquotidiano

Ferrari, com’è nato il marchio del Cavallino rampante

Da una nobile famiglia italiana, passando per la Prima guerra mondiale, per arrivare a uno dei marchi più famosi del pianeta. Anzi, il più importante del mondo. La storia del Cavallino Rampante Ferrari parte da molto lontano ma che non tutti la conoscono.

Il simbolo della Scuderia di Maranello ha le sue origini nell’aviazione, infatti era il simbolo dipinto sull’aereo del maggiore Francesco Baracca, asso dell’aviazione durante la Grande guerra, con 34 duelli vinti contro gli avversari austroungarici. Baracca aveva questo Cavallino sulla fiancata sinistra del suo velivolo, mentre sulla sinistra c’era quello della 91esima Squadriglia.

Il racconto su come si è arrivati al Cavallino Rampante l’ha fatto Emilio Candiani, decano di Omea, azienda che ha prodotto gli stemmi per i marchi automobilistici più importanti, e ha disegnato il Cavallino Rampante, di cui ha ancora la bozza originale.

Candiani racconta le idee precise del Drake per il suo marchio. Non doveva avere la coda bassa, ma doveva essere alta, come se fosse in volo. Il cavallo non doveva guardare a destra, ma a sinistra. La forma dello stemma doveva essere rettangolare per differenziarsi da Bugatti. Da questa precisione nel volere il proprio logo, e dalle corse con le Alfa Romeo è iniziata la corsa di Ferrari. Il resto è storia.