giovedì 14 aprile 2016

Microsoft fa causa al governo Usa: “I clienti devono sapere se le loro mail vengono spiate”

La Stampa

L’azienda hi-tech: l’amministrazione americana sta violando la Costituzione, impedendoci di notificare a migliaia di utenti le richieste per controllare le caselle di posta elettronica



Microsoft ha fatto causa al governo degli Stati Uniti a proposito del diritto di avvertire i clienti quando un’agenzia federale controlla le loro comunicazioni email. Scoppia dunque un nuovo braccio di ferro in Usa sulla privacy digitale tra una compagnia hi-tech e il governo Usa: Microsoft ha citato in giudizio il dipartimento di giustizia americano per fermare il suo tentativo di costringerla a rendere noti le email e altri dati dei clienti senza che essi ne siano messi a conoscenza.

Una mossa che rafforza la pressione delle società tecnologiche contro l’amministrazione Obama e fa eco alla battaglia di Apple per non decriptare i suoi iPhone nelle indagini della polizia.

Nella sua causa, Micrososft sostiene che l’amministrazione Obama viola la costituzione impedendole di notificare a migliaia di clienti le richieste del governo di accedere ai loro dati e alla loro corrispondenza digitale. In particolare sono invocati il primo emendamento sulla libertà di parola e il quarto che stabilisce il diritto per le persone e per le imprese di essere informate se il governo perquisisce o sequestra le loro proprietà.

Donare una casa non è sempre una buona idea

La Stampa
sandra riccio

Attenzione alle regole: con la donazione, l’immobile resta per 20 anni esposto alle rivendicazioni di altri eventuali eredi



Sempre più spesso le famiglie ricorrono allo strumento della donazione degli immobili presenti nel patrimonio di famiglia. Tante volte è una strada per anticipare l’eredità ai figli già grandi oppure per risolvere per tempo le questioni del passaggio generazionale. Non molti sanno però che l’immobile donato può rivelarsi una vera e propria trappola. Sia per l’erede, sia per chi successivamente acquisterà la casa o l’appartamento donato.

Un rischio lungo 20 anni
Un immobile donato dovrà fare i conti per 20 anni con il rischio che un qualche erede, escluso a suo tempo dal lascito, si possa fare avanti per far valere il proprio diritto di fronte alla legge. Il codice prevede diverse casistiche. Se il giudice gli darà ragione, allora l’immobile tornerà nel patrimonio di chi l’ha donato per poi essere correttamente suddiviso. Vuol dire che l’acquirente che ha nel frattempo comprato quell’immobile perderà tutto il capitale investito comprese le spese affrontate per l’operazione di compravendita. Anche l’erede però rischia perché un immobile donato difficilmente potrà essere ceduto a prezzo di mercato. Inoltre le banche non concedono mutui su questo tipo di immobili.

Numeri in crescita
Sono state 150 mila le donazioni di immobili effettuate nel nostro Paese nel 2009. Il dato lo riferisce l’Istat (numeri più recenti non ce ne sono). E’ ipotizzabile che dal 2009 i casi di donazione siano cresciuti: molte più persone iniziano a pensare alla spartizione dell’eredità per tempo, anche per questioni fiscali. Chi compra questi beni deve essere cosciente del rischio che un giorno potrebbe presentarsi un erede, per esempio un figlio illegittimo, per avere la sua parte.

Le verifiche prima dell’acquisto
Occorre cercare tra gli atti relativi all’immobile quali siano stati i passaggi negli ultimi 20 anni. Per farlo basta ottenere una visura catastale. È un atto che di solito esegue il notaio. Per una verifica fai-da-te basta consultare il catasto.

Le tutele
Da poco è arrivata una nuova polizza sul mercato. Protegge dal rischio donazione ed è il primo strumento di questo tipo disponibile ai privati. Si chiama “Donazione Sicura” ed è dei Lloyd’s. Per un immobile del valore di 300 mila euro prevede un premio di circa 800 euro che coprono una durata di 20 anni. «Donazione Sicura dei Lloyd’s è la prima innovativa copertura in Italia che copre i rischi derivanti dall’acquisto o dal finanziamento di beni di provenienza donativa, a garanzia della commerciabilità e della sicurezza della compravendita e al fine di evitare problematiche ereditarie

La polizza tiene indenne il beneficiario, l’acquirente o il soggetto mutuante del danno economico che subirebbe a seguito di esito favorevole dell’azione di restituzione da parte di terzi legittimari che abbiano acquisito un diritto sul bene» dice Vittorio Scala, Country Manager e Rappresentante Generale dei Lloyd’s per Italia. 

Come ho spaventato la signora con chador

La Stampa
mattia feltri

Ieri, palazzo in cui ha sede la Stampa di Roma. Una signora col chador sta entrando in ascensore. Accelero e mi infilo in cabina dietro di lei, che mi vede all’ultimo e caccia un urlo di terrore. «Mi perdoni tanto signora, non volevo spaventarla». «Mi perdoni lei», dice la signora col chador, «è che di questi tempi…».

Stiamo affreschi

La Stampa
massimo gramellini

Nel suo romanzo di fantapolitica «Colosseo vendesi» il nostro imprevedibile Marcello Sorgi immagina che il governo ceda a uno sceicco arabo il monumento più famoso del mondo per ripianare il debito pubblico. La storia è ambientata nel 2017 e la clamorosa scelta del premier, che non è più Renzi, ma un fantomatico Successore ritagliato su Matteo Salvini, viene accolta con soddisfazione da tutti gli italiani, romani compresi. Ma questo solo perché siamo in una fiction. Nella realtà gli abitanti dell’Urbe rivendicherebbero una sorta di esclusiva sul Colosseo, pretendendo che il ricavato della vendita venisse riconvertito in abbonamenti Sky alle partite di Roma e Lazio per l’intera popolazione. 

Il libro di Sorgi minaccia di aprire un filone. Il Colosseo sì e la Torre di Pisa no? Aggiungiamo l’Ultima Cena e la Fontana di Trevi, già ceduta peraltro da Totò, e ne avremo abbastanza per sederci finalmente davanti alla Merkel mettendo i piedi sul tavolo, sempre che nel frattempo non ci abbiano comprato anche quello. Si tratta con ogni evidenza di una corsa contro il tempo. Ieri a Napoli, durante i lavori di ristrutturazione di un immobile, il trapano dei muratori ha perforato un muro e dall’altra parte c’era un preziosissimo affresco del Cinquecento che è franato addosso ai partecipanti a una seduta di laurea.

Non so se un Paese dove un proprietario di casa ignora di avere una parete in comune con un affresco rinascimentale abbia il diritto di vendere il proprio patrimonio artistico. Di sicuro ha il dovere di farlo in fretta. Prima di averlo distrutto del tutto.

Treno travolge writer: muore 19enne russo. Grave l'amico italiano

Corriere della sera

I due ragazzi, investiti alla stazione Greco Pirelli, stavano forse dipingendo un convoglio. Il conducente non si è accorto dell'impatto e ha proseguito fino a Sesto San Giovanni



Incidente mortale alla stazione Greco Pirelli di Milano. Attore alle 23 di mercoledì un treno delle Ferrovie Nord ha investito e ucciso un writer russo di 19 anni. L'amico, italiano, che era con lui è rimasto ferito gravemente.
La dinamica
I due ragazzi sono stati travolti mentre si trovavano in stazione per dipingere un vagone con lo spray. Il treno li ha investiti entrambi: il 19 enne russo è morto sul colpo. L'altro ragazzo ha riportato gravi ferite alla gamba destra.
Il macchinista ha proseguito la corsa
Il conducente del treno non si è accorto di nulla: non si è reso conto dell'impatto e ha proseguito verso la stazione di Sesto San Giovanni. L'allarme è partito dagli abitanti di un palazzo nei pressi della stazione. Il traffico ferroviario in serata è stato interrotto per consentire i rilievi della scientifica.
Il precedente
Lo scorso 6 agosto ad Arona un ventenne di Somma Lombardo, Edoardo Baccin, era stato investito e ucciso da un treno mentre dipingeva un convoglio. In quel caso gli amici che erano con lui avevano subito dato l'allarme

13 aprile 2016 | 23:53

Il figlio writer fu travolto dal treno: la madre denuncia chi esultò nel web per la morte
Corriere della sera
cinzia bovio      27/09/2015

Il giovane di Somma Lombardo morì nella stazione di Arona il 6 agosto mentre stava colorando la fiancata di un convoglio



La mamma del giovane writer travolto dal treno denuncia chi ha usato Facebook per inveire contro il figlio. Edoardo Baccin, 19 anni, di Somma Lombardo, è morto investito da un treno merci alle 4 del mattino del 6 agosto in stazione ad Arona, davanti a un vagone fermo da «colorare». Negli spazi «social», visibili a tutti via computer o altri mezzi, un ragazzo varesino ha esagerato esultando per la tragica morte e lanciato critiche. Stefania Pascualon, la madre, si è rivolta alla questura di Varese.
Scuse pubbliche

«E’ vero – conferma la mamma – ho presentato una denuncia. Pretendo almeno pubbliche scuse. Se sincere, potrei anche ritirarla». In vari gruppi di Facebook il giorno della morte di Edoardo c’era chi esultava. La Digos aveva già avviato un’indagine verso un utente della provincia di Varese. La donna ha aggiunto la sua denuncia. Si tratta di un giovane che ha pochi anni in più di Edoardo. Il reato contestato è «manifestazioni oltraggiose verso i defunti». Prevede solo una sanzione.

Molto più forte il messaggio che vuole lanciare la mamma di Edoardo contro l’uso spregiudicato di Facebook. «E la mamma ha fatto bene» dice Stefano Bellaria, sindaco di Somma. Pochi giorni dopo la tragedia, il 12 agosto, giorno del ventesimo compleanno di Edoardo, la città gli ha dedicato un murale nel cortile delle scuole di via Marconi: un muro, una «tela bianca» messa a disposizione di tanti amici writer per ricordare «Buso», come lo chiamavano tutti. «I social network vanno usati sempre con responsabilità – aggiunge Bellaria -. Le scuse sono doverose. Facebook non può permettere l’impunità o la libertà di offendere chiunque».

«Diamo spazi per creare»
L’amministrazione, invece di condannare unilateralmente l’attività dei writer, ha scelto un’altra via: «La politica del dialogo. I giovani devono svolgere le loro attività in un contesto di sicurezza. Per questo faremo loro decorare anche lo skate park. Il messaggio che vogliamo lanciare è preciso: rispettate le regole e riqualifichiamo insieme la città». 

Writer investito dal treno: “Le stazioni erano la sua tela, gli dedicheremo un evento”
Corriere della sera
cinzia bovio       07/08/2015



«La sua vita era il disegno». Edoardo Baccin, un writer di 19 anni di Somma Lombardo (Varese), ha perso la vita ieri alle 4 in un tragico incidente. Stava per «colorare» un treno fermo alla stazione ferroviaria di Arona quando è stato travolto da un cargo. Per cause al vaglio dei carabinieri di Arona,  il ragazzo non si è accorto del passaggio del convoglio ed è deceduto sul colpo. Con lui c’erano due coetanei della sua città. Il macchinista non è riuscito a fermarsi in tempo.

Pare siano passati due treni merci di fila, uno dopo l’altro e in senso opposto. Il rumore del primo avrebbe nascosto il fracasso del secondo che sopraggiungeva da Domodossola verso Milano. Edoardo non lo ha sentito. Dopo lo schianto, una scena dell’orrore sulla quale hanno lavorato per ore anche i vigili del fuoco di Arona. «In stazione di notte manca la sicurezza», dicono sconvolti i pendolari arrivati alle prime ore del mattino, scombussolati tra treni in ritardo e soppressioni.

Gli amici non possono fare a meno di ricordare «Buso», come lo chiamavano, attraverso la sua passione per l’arte: «Mi mostrava con orgoglio le foto dei suoi ultimi lavori sul telefonino, come quello che gli avevano commissionato nel sottopassaggio della stazione di Somma: era bravissimo», sottolinea incredulo uno degli amici. Aveva frequentato l’istituto di grafica «Falcone» di Gallarate e fino a un mese fa aveva lavorato nel negozio di abbigliamento sportivo «Longoni» di Gallarate: «Era qui con noi fino a un mese fa - dice Silvia Milan - sono molto addolorata. Ero anche una compagna di classe della madre: è uno shock per tutti».

A Somma Lombardo e a Gallarate la famiglia di Edoardo è conosciutissima. La mamma Stefania, ha un negozio di scarpe al «Gigante» di Somma, il papà Marco è un ex ciclista: a Gallarate ogni settembre c’è un trofeo in onore della sua vittoria ai campionati italiani tra gli Allievi negli anni Settanta. Edoardo lascia anche un fratellino di 6 anni. «Il fatto ci ha sconvolti – dice il sindaco di Somma, Stefano Bellaria -. La città è vicina ai genitori».


Uno dei graffiti in stazione a Somma Lombardo

Un evento per ricordarlo
Mercoledì Edoardo era felicissimo: mentre la fidanzata era in vacanza in Puglia, aveva passato la giornata a decorare con stencil e pittura il negozio di abbigliamento di un amico a Gallarate e pochi giorni dopo, il 12 agosto, avrebbe festeggiato il suo ventesimo compleanno. Gli amici  più stretti della sua «crew» stanno pensando di rendergli omaggio come avrebbe desiderato: «Organizzeremo un evento di writer per onorarlo: chiederemo al Comune gli spazi».

Street art o competizione graffitara? Il mondo dei writer è al bivio
Corriere della sera
stefano rizzato      07/08/2015

Fa discutere l’episodio del ventenne travolto da un treno mentre ne “affrescava” un altro fermo in stazione, ad Arona. E anche la comunità delle bombolette si divide



C’è chi dice che la protesta è diventata fine a se stessa, che i rischi sono inutili, che le energie andrebbero liberate per raffinare la parte artistica. E chi invece insiste: l’illegalità è adrenalina, è parte del messaggio, è uno stimolo che non si può togliere a nessun writer. Nelle ore seguite alla morte di Edoardo Baccin – il ventenne investito da un treno ad Arona, mentre dipingeva con la bomboletta su un vagone – sono stati e sono in tanti a chiedersi che senso abbia. Se si possa morire per un graffito notturno.

Anche il mondo dei writer si scopre sorprendentemente diviso, al bivio. Da una parte la tentazione della street art, il graffito libero ma raffinato e soprattutto lecito, riconosciuto anche dalle istituzioni come una forma di creatività meritevole di spazi. Dall’altra la competizione feroce di chi intenti artistici non ha, e vuole lasciare solo un segno indelebile e beffardo, su muri e vagoni.
La protesta? È il 50% del messaggio

Tra i biografi della seconda categoria c’è Alessandro Mininno. Oggi creativo da web e da Expo, fino a non molto tempo fa attento osservatore – da vicino – della scena milanese. Su cui ha scritto Graffiti writing, edito per Mondadori nel 2008. «I graffiti nascono sui treni e sulle metropolitane di New York tra gli anni ’70 e ‘80 – spiega – e la ragione è semplice: basta lasciare su un vagone anche un semplice “tag”, una firma, e il tuo nome si sposta e viaggia. La sfida ancora oggi è quella: rendere la propria firma visibile e onnipresente, farla passare davanti ai propri rivali. È la parte che piace meno dei graffiti, quella che a volte sporca davvero le città. Ma è questo: una feroce competizione per distinguersi, a tutti i costi. Fino a rischiare una denuncia, o di spaccarsi i denti, o di finire sotto un treno».

È un punto di vista difficile da digerire. Ma la controcultura è fatta anche di questo. Di autoaffermazione quasi primitiva. Di lotte che a volte sfociano nelle botte. Di un’illegalità ricercata e coltivata come un valore. «L’illegalità – prosegue Mininno – e una spinta adrenalinica fortissima. E pure il cinquanta per cento del messaggio. Si cerca l’effetto sorpresa, si colorano treni che tutti sono abituati a vedere solo bianchi e verdi. L’Italia è sempre stata un paradiso, con le sue tante linee, e c’è persino un turismo graffitaro con gente che viene apposta da tutta Europa. In questo panorama la street art è una deviazione, un altro campionato. I writer che fanno i treni spesso non fanno nemmeno i muri. Non hanno intento artistico, cercano solo la competizione».

“Ma ci sono rischi che non ha più senso correre”
Basta però spostare di poco la prospettiva, e la musica è ben diversa. Vista da un’altra inclinazione, la street art può essere considerata un punto d’approdo, la versione matura del graffitismo di cui si diceva, quello competitivo e autoreferenziale e un po’ vuoto. A suggerirlo è Flycat, nome che nella scena milanese dice tantissimo. Classe 1970, è stato uno dei primi a Milano. Capace di costruirsi una fama di duro e puro del graffito, poi di portare la sua arte dalla strada fino a gallerie e persino nelle sfilate di moda. «I graffiti possono essere un gioco pericoloso – osserva – e non sono certo una passeggiata come pensa qualcuno.

Era così agli inizi, negli anni ’70 e ’80, ed è così ancora oggi. Ma su quella storia dobbiamo costruire. E ai ragazzi dico questo, senza ipocrisia: non vale più la pena rischiare la vita per lasciare un segno. Del bombing e delle azioni illegali e di protesta non c’è più bisogno. Quell’energia va messa sul lato artistico, per trovare uno stile e distinguersi con quello». Rispetto a trent’anni fa, pochi dubbi: l’arte sotterranea ed eversiva dei writer è arrivata in superficie, ormai dentro il perimetro della creatività con diritto di cittadinanza. Tante le città, a partire da Milano, che hanno dato autorizzazioni e persino promosso interventi creativi su aree urbane assetate di colore.

Certo, le scritte sui muri clandestine, quelle che servono solo a imbrattare, restano bandite e criticate ovunque. Ma a cosa servono, se oggi ci si può esprimere in forme diverse e lecite? «Le istituzioni hanno in gran parte accettato il valore della street art – conferma Flycat – e quello di cui c’è bisogno, vedendo le opere dei giovani pittori, mi sembra piuttosto proprio di alzare il livello artistico, che spesso oggi è basso. Sarei ipocrita a dire di non dipingere, e bisogna ringraziare che ci siano dei ventenni che scelgono di dedicarsi all’arte di strada invece che tirare una striscia di cocaina. Ma quel ragazzo poteva tranquillamente essere mio figlio. E lo ripeto: ci sono rischi che non vale più la pena di correre».

Minuetto «tela» per i writers Dipinti anche i finestrini
Corriere della sera
stefano zavagli     18/02/2014

Colorata con gli spray l’intera fiancata del treno diretto a Santhià Esplode la polemica tra i pendolari: «Un atto di vandalismo»



Non hanno risparmiato nemmeno i finestrini. L’intera fiancata del Minuetto che da Biella San Paolo porta a Santhia questa mattina si è presentata con le sembianze di un mega graffito su rotaia. I pendolari saliti sul treno del 7,01 si sono accorti solo al capolinea di Santhia che una delle due fiancate era stata completamente dipinta. La notizia ha iniziato a diffondersi a macchia di leopardo sui social network creando un dibattito acceso sul fatto che ci si trovi di fronte a un danno di un bene pubblico o di una forma artistica che comunque va rispettata. Il consigliere del comune di Candelo Renzo Belossi, area PD, è stato il primo a denunciare l’accaduto:

«Grazie per aver rovinato un mezzo pubblico, spero che chi ha commesso questo venga scoperto e lo si condanni a pulire oltreché al risarcimento dei danni». A ruota tanti pendolari lamentano: «Un vero e proprio atto di vandalismo». Marco Vigliocco, portavoce dei Pendolari Biellesi, spiega come: «Se sulla tratta Torino-Milano è frequente incappare in treni con graffiti, sui treni che collegano Biella a Novara e Santhia non si era mai assistito a nulla del genere.

Il problema è che i viaggiatori rischieranno di ritrovarsi il treno in queste condizioni per un bel po’, essendoci già nella routine problemi di manutenzione dei convogli. Un fatto che, non è escluso, possa creare degli ulteriori disagi sulla linea qualora Fs deciderà di fermare il Minuetto per rimuovere i graffiti». 

Cicciolina scrive a Obama: ​"Fammi entrare negli Usa"

Luisa De Montis - Mer, 13/04/2016 - 09:23

Ilona Staller: "Togli il bando che mi impedisce di venire negli Usa"



"Gentilissimo signor presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama.

Sono a scriverle per invitarLa a prendere in considerazione la mia domanda di grazia per i fatti che mi sono stati attribuiti erroneamente contro l'immagine degli Stati Uniti d'America oltre a fatti prettamente famigliari e personali che qui riassumerò in breve, sottolineando soprattutto il mio amore e rispetto nei confronti degli Stati Uniti e di tutto il popolo americano". Inizia così la lettera aperta che Ilona Staller ha scritto al presidente statunitense Barack Obama per richiedere la cancellazione del bando che da anni le impedisce di recarsi negli Stati Uniti, pena l'arresto.

L'ex diva dell'hard ha affidato la sua lettera aperta al settimanale Chi che la pubblica integralmente nel numero in edicola da mercoledì 13 aprile. Scrive Ilona Staller: "Nel lontano 1981, durante una manifestazione di ciclismo La sei giorni di Milano, venne bruciata davanti a 24 mila persone una bandiera scenografica molto simile, purtroppo, alla bandiera americana; quella provocazione, andata in scena durante un mio spettacolo, venne scambiata per una proclamazione d'odio nei confronti degli Stati Uniti d'America, mentre in realtà era una protesta contro le Brigate Rosse, un modo per condannare il terrorismo.

Durante lo spettacolo fui arrestata e prelevata di peso dal palco con l'accusa di aver offeso la bandiera di uno Stato estero, cosa che in realtà non fu perché quella bruciata era una bandiera di fantasia. Venni processata per direttissima, venni assolta, ma rimasi purtroppo nella 'lista nera degli Stati Unitì: non avrei più potuto mettere piede in America pena l'arresto".

"Mi rivolgo a lei, signor presidente degli Stati Uniti d'America, per chiedere il Suo aiuto, la Sua clemenza - conclude Staller - la Sua attenzione e la Sua paterna comprensione perché mi venga concessa la grazia di ottenere, dopo tanti anni, un visto di ingresso nel suo Paese, cancellando tutto ciò che finora me l'ha impedito".

Commenti


per che non chiedi di entrare in un' ospizio , a 65 anni vuoi ancora fare il tuo primo mestiere ?
Ritratto di robergug
robergug
Mer, 13/04/2016 - 15:10

Ma che vada a fare...
Ritratto di franco-a-trier-D
franco-a-trier-D
Mer, 13/04/2016 - 15:37

che gli yankees siano imbec.illi come gli italiani? Questo non lo credo.
Ritratto di faustopaolo
faustopaolo
Mer, 13/04/2016 - 18:07

Quando ero giovane si diceva di una donna che, se avesse cambiato paese, poteva far credere di essere ancora vergine. Ma a questa non ci crede nessuno !
ziobeppe1951
Mer, 13/04/2016 - 20:37

E fall'entrare...sono già entrati in tanti...
Ritratto di alasnairgi
alasnairgi
Mer, 13/04/2016 - 21:03

Dal che si evince che la giustizia americana è una cosa seria. Non da barzellette.
Klotz1960
Mer, 13/04/2016 - 21:19

...una bandiera somigliante a quella americana.....bruciata per protestare contro le BR....ma delira o prende in giro?