domenica 6 marzo 2016

E' morto Ray Tomlinson, addio al papà dell’email e della @

Corriere della sera

Annalisa Grandi

Il programmatore americano aveva 74 anni: fu lui nel 1971 a spedire (a se stesso) il primo messaggio di posta elettronica. E sempre a lui si deve l’utilizzo della chiocciolina @ per separare nome utente e dominio nelle mail



È morto a 74 anni per un attacco cardiaco Ray Tomlinson, leggenda nel mondo dell’informatica e inventore dell’email. Fu lui a inviare nel 1971 il primo messaggio di posta elettronica. Non solo, sempre a lui si deve la decisione di utilizzare il simbolo @ per gli indirizzi email.
La prima email
Programmatore americano, alla fine degli anni ‘60 lavorava a Boston per la Bolt, Beranek and Newman (ora BBN Technologies), il cui lavoro fu fondamentale per lo sviluppo della prima versione di Internet, Arpanet. Fu lui a ideare il sistema per inviare messaggi fra computer diversi. La prima email Tomlinson la spedì a se stesso «Il contenuto», ha raccontato poi, «era decisamente trascurabile. Credo di avere scritto qualcosa come “QWERTYIOP” o una roba simile».
La @
Ma sempre a Tomlinson si deve l’utilizzo del simbolo @ per separare il nome del destinatario da quello del dominio nella posta elettronica. I nomi dati al simbolo variano da nazione a nazione, se nella lingua inglese è «at» gli italiani e i francesi la chiamano chiocciola, per i russi è un cane, per i finlandesi un gatto arrotolato, per i cinesi un topo, per i tedeschi una coda di scimmia. Usata poi anche per «taggare» qualcuno sui social network, col tempo è diventato più che un simbolo: nel 2010 @ è stato inserita nella collezione del museo di arte moderna di New York (MoMA). Il lavoro di Tomlinson è stato inserito nel 2012 nella «Internet Hall of Fame».

Gli «archeodetective» di Salerno che indagano sui «cold case» di guerra

Corriere della sera

di Alessandro Fulloni

«Cold case» di guerra

«Cold case» che, settant’anni dopo, ricostruiscono storie di guerra. Ricerche su mostrine, pezzi di stoffa e comparazioni del Dna. Così i caduti senza nome vengono finalmente identificati. Due casi «risolti» in poche ore. Quelli dell’aviatore Usa Dewey L. Gossett e del fante tedesco Walter Prochel.

Vicende apparentemente minime: ma che a ben guardare raccontano un pezzo grande così della nostra storia.

Il giovane pilota americano che si schianta in un incidente di volo. Il veterano della Wehrmacht, sopravvissuto al fronte russo, che muore in battaglia nelle vicinanze di Salerno. Se questi due militi ignoti hanno ritrovato un nome, lo si dove a un’associazione di volontari, la «Salerno 1943», i cui componenti, a metà tra storici, detective del passato, appassionati di cose militari, riescono a identificare i resti grazie al ritrovamento di dettagli apparentemente secondari: mostrine, buffetterie, piastrine consunte.

Prima del riconoscimento dell’Oberstgefreiten (caporalmaggiore) Prochel, e del tenente Gossett, il lavoro degli «archeoinvestigatori» aveva permesso di recuperare le generalità di altri caduti, come l’altro fante tedesco Wilhelm Hescnauerl. Senza contare i resti dei «buffalo soldiers» - ovvero i fanti afroamericani dell’esercito Usa - precipitati con un Dakota in Irpinia. Ci sono inoltre i ritrovamenti di oggetti - armi, divise, lettere, addirittura resti di aerei - consegnati ai «proprietari» ancora in vita. Vediamo di seguito alcune delle storie che stanno dietro alle «indagini» del gruppo «Salerno 1943».

La copertina del libro pubblicato da «Salerno 1943»
La copertina del libro pubblicato da «Salerno 1943»


L''aviatore Usa di 23 anni

Dewey L. Gossett è stato identificato grazie al test del Dna e alla comparazione delle impronte dentali, queste ultime prese regolarmente dalle forze armate Usa proprio per poter meglio trovare le generalità degli eventuali caduti. La notizia ufficiale arriva dalla DPAA (Defense POW/MIA Accounting Agency, la sezione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che si occupa di rintracciare i militari americani dispersi in guerra) ma il lavoro «investigativo» vero e proprio lo ha condotto l'associazione Salerno 1943. Di Gossett erano state ritrovate le ossa l'1 novembre 2014 in prossimità di Acerno, nel Salernitano. L'aviatore era nato il 28 febbraio del 1920 ad Arcadia, nel South Carolina. Con lo scoppio della guerra si arruolò nell'aeronautica americana. L'11 settembre 1943 venne impiegato nell'attacco a

Dewey L. Gossett
Dewey L. Gossett

Troina durante la campagna di Sicilia. Il suo velivolo fu colpito da un proiettile di antiaerea al piano di coda e Dewey dovette impegnarsi notevolmente per rientrare alla base. La foto che ritraeva i danni subiti venne usata dalla stampa statunitense e fu intitolata «Take it - and come back safely» («Prendere il proiettile e tornare a casa sano e salvo»). In seguito il suo reparto, il 527 Squadrone da Caccia dell'86 Figther Group, venne dislocato al «Sele Airport». Il 27 settembre di 73 anni fa la sua squadriglia era di ritorno da una missione. Probabilmente aveva attaccato le truppe germaniche che si ritiravano dalla piana di Salerno seguendo la strada Acerno-Montella. A un certo punto l'aereo condotto da Gossett virò verso destra mentre gli altri andarono a sinistra. Fu visto dai suoi compagni di squadriglia per l'ultima volta nelle vicinanze di uno stretto canyon.

Lo «sciacallo» che chiese soldi

«Nel 2012 - spiega il presidente di Salerno 1943, Luigi Fortunato - siamo stati contattati da Joshua Frank, l'incaricato per l'Italia della DPAA, il quale ci ha informato che il pilota del caccia A-36 da noi individuato quasi in cima al monte Accellica risultava ancora disperso. Ci ha chiesto di fare il possibile per ritrovarne il corpo. Stimolati anche dagli appelli di Nora Messick, nipote del povero aviatore, abbiamo continuato a inerpicarci

L'aereo del tenente Gossett
L'aereo del tenente Gossett

in più occasioni lungo il versante della montagna fino a quando non siamo riusciti nell'intento. Nora ci ha informati che la sua famiglia ricevette nell'immediato dopoguerra una lettera da un uomo che affermava di avere notizie sulla sepoltura di Dewey e chiedeva un compenso in denaro per rivelarle. Le autorità militari consigliarono loro di non dare risposta a questa segnalazione in quanto si trattava di un atto di sciacallaggio. Forse chi accorse per primo sul luogo del disastro li nascose dopo aver preso le piastrine. Una stele commemorativa ha finora ricordato Dewey nella tomba di famiglia del cimitero di Arcadia. Spero che ora le sue spoglie possano avere una dignitosa sepoltura».

Il veterano del fronte russo

Walter Prochel era un «panzeregrenadieren» - un fante motorizzato - della Wehrmacht. Cadde sul fronte italiano nel settembre 1943, a Salerno, dopo lo sbarco.I resti del «rimpiazzo» di stanza a Salerno vennero trovati nell’estate del 2012 nei pressi di Giovi ad opera di quattro ricercatori dell’associazione, Angelo Martucciello, Matteo Ragone, Pierpaolo Irpino, Matteo Pierro e Luigi Fortunato. Moviola all’indietro: settembre 1943. Il litorale della città campana era stato fortemente trincerato dalla Wehrmacht per ritardare l’avanzata degli inglesi verso l’interno. Combattimenti aspri, con numerose vittime. Prochnel venne ucciso presumibilmente il 18 settembre, stando alla ricostruzione fatta dalla Deutsche Dienststelle, l’agenzia tedesca che si occupa di rintracciare i familiari dei caduti dell’esercito tedesco e che si è attivata dopo aver ricevuto il dossier inviato dai volontari dell’associazione italiana. Dell’Oberstgefreiten si sa che

La piastrina del soldato tedesco
La piastrina del soldato tedesco

era nato il 25 luglio 1908. Venne richiamato alle armi nel giugno del 1940 ed assegnato come rimpiazzo a una divisione di fanteria che prese parte alla campagna di Russia partecipando alla battaglia di Wjasma. Nell’agosto del 1942 il reparto di Prochel venne trasferito in Francia per essere ricostituito dopo le sanguinose perdite dell’operazione Barbarossa. La nuova unità assunse il nome di 67° Reggimento Panzergrenadier e fu inviato in Italia dopo il 25 luglio. Combatterono in Calabria e in Campania. Ora le spoglie del caduto si trovano al cimitero militare tedesco di Pomezia. Non sono stati trovati familiari.

La tragedia dei «buffalo soldiers»

Un altro ritrovamento, ma stavolta passato, ci racconta della triste sorte di una pattuglia di «buffalo soldiers». Ovvero soldati afroamericani: fanti Usa impegnati nella lotta alla tirannia nazifascista e a loro volta oggetto di pesanti discriminazioni nell'esercito americano. Il reparto era a bordo di un «Dakota» Dc 3 decollato da Capodichino il 31 luglio 1944 alla volta di un altro scalo nell'Italia liberata. Il pilota entrò in un banco di nebbia e non si accorse di aver una montagna davanti. Vista all'ultimo, ed evitata toccando però le chiome di una boscaglia. L'aereo effettuò una sorta di atterraggio di emergenza, prendendo però fuoco. Molti dei

Reparto di «buffalo soldiers»
Reparto di «buffalo soldiers»

«buffalo soldiers» morirono nell'incendio. I resti vennero trovati quattro anni fa dai ricercatori della Salerno 1943 che informarono poi le autorità americane in grado successivamente di ricostruire tutto l'accaduto. Anche con il corollario della missione: i fanti dovevano andare a proteggere l'aeroporto di Ramitelli, nel Molise, dove era acquartierato uno stormo di piloti da caccia afroamericani, i celeberrimi «Code Tails» che scortavano i bombardieri Usa nelle pericolosissime missioni sulla Germania. Per la sorveglianza dello scalo era stato destinato questo reparto perché i fanti «bianchi» assolutamente non ne volevano sapere di proteggere a terra uno squadrone di aviatori «neri».

Il cecchino sulla Hill 270

Questa foto sono emerge da una vera e propria «scena del crimine» che ha consentito di ricostruire un violentissimo scontro a fuoco tra inglesi e tedeschi. Siamo sulle pendici della Hill 270, nome con il quale l'esercito britannico indicò una piccola collina dominante le strade che attraversano la valle dell'Irno. Nelle memorie di un tenente inglese, Christopher Bulteel, si racconta di come un cecchino della Wehrmacht tenesse in scacco la piccola pattuglia, seminando morte e terrore dalla mattina del giorno in cui divampò lo scontro. Sibili improvvisi, soldati che cadono a terra. «Il bastardo mi ha centrato allo stomaco...». La sera il tiratore scomparve. Lasciando numerosi cadaveri tra gli inglesi, due dei quali ritrovati di recente dalla Salerno 1943 e ancora in attesa di identificazione.

I bossoli lasciati dal cecchino tedesco
I bossoli lasciati dal cecchino tedesco


Individuata la «scena del crimine»

Gli «archeodetective» salernitani hanno individuato con esattezza il punto da cui il cecchino sparava. Come? Trovando nel terriccio alcuni bossoli di K98, il fucile in dotazione ai tiratori scelti tedeschi, appena dietro il versante roccioso della montagna. Un proiettile, un morto... L'uomo aveva lasciato anche un orologio da tasca svizzero marca Vittoria e numerose monetine tedesche.Forse abbandonate in fretta e furia dopo il contrattacco britannico.

Cecchini tedeschi
Cecchini tedeschi


Gli «archeodetective» salernitani

Studenti, commercianti, insegnanti, operai, librai antiquari, imprenditori, pensionati. Ecco il «profiling» dell'associazione «Salerno 1943» che si dedica alle ricerche storiche riguardanti i caduti di guerra rimasti senza nome in Campania.Nello statuto, si legge che «gli associati sperano, ricostruendo le storie di tante giovani vite spezzate dalla guerra, di perpetuare la memoria delle vittime e ricordare alle nuove generazioni quegli infausti anni affinché simili eventi non abbiano a ripetersi».



Il museo

Nel corso degli anni il materiale recuperato è stato esposto presso enti, istituzioni, scuole ed altri luoghi pubblici. Una segnalazione - magario il ritrovamento di una semplice mostrina - basta per far scattare «l'indagine». Che spesso porta i «detective» della Salerno 1943 a esplorare zone inaccessibili. Con pazienza e minuziosamente vengono setacciati boschi, montagne, valli, prati, dirupi. Quello che viene trovato - frammenti di aerei, buffetterie, piastrine e talvolta resti umani - concorre a ricostruire vicende e generalità. Grazie ai volontari molte famiglie hanno potuto riceve le spoglie dei caduti.

Mentre Apple si batte con l’FBI, Amazon abbandona la crittografia

La Stampa
lorenzo longhitano

L’aggiornamento all’ultima versione di Fire OS toglie la possibilità di proteggere i dati stoccati nei tablet della società, e sta arrivando proprio in questi giorni su molti dispositivi

Sta facendo discutere in queste ore una decisione presa tempo fa da Amazon e relativa ai suoi tablet della serie Fire. Mentre Apple sta combattendo un’aspra battaglia contro l’FBI statunitense per difendere l’integrità dei suoi prodotti e la privacy di chi li utilizza, l’ultimo aggiornamento del sistema operativo della casa di Jeff Bezos sta disattivando le opzioni di crittografia su tutte le tavolette che lo installano.

Fire OS 5 è stato annunciato ormai circa un anno fa, le sue caratteristiche sono note da tempo e gli ultimi tablet della società sono venduti con questo software preinstallato. L’aggiornamento per i prodotti delle generazioni passate però è ancora in fase di rilascio e si sta protraendo in questi giorni delicati, nei quali Apple sta facendo di tutto per salvaguardare il proprio diritto a difendere i dati dei suoi utenti. Un tempismo terribile, che ha evidenziato un’incongruenza non da poco: da una parte infatti Amazon (insieme a molti altri) sta appoggiando formalmente la lotta di Apple contro l’FBI, mentre con questo aggiornamento lavora di fatto per rendere più semplice all’agenzia federale o a eventuali malintenzionati ottenere dati da un suo dispositivo contro la volontà del proprietario.

Dal momento che l’ideazione di Fire OS 5 risale a diversi mesi fa, le motivazioni che hanno portato Amazon a liberarsi della crittografia sui propri dispositivi non sono direttamente connesse agli attentati di San Bernardino e alle conseguenze che questi stanno avendo nel dibattito tra fautori della privacy e difensori della sicurezza nazionale: la società avrebbe deciso di rimuovere questa caratteristica semplicemente dopo aver notato che gli utenti non la utilizzavano, mantenendola attiva per quel che riguarda i dati in cloud. Nei fatti però cambia poco.

L'Italia invasa dall'olio tunisino: ecco perché Kyenge è contenta

Claudio Cartaldo - Sab, 05/03/2016 - 11:05

L'ex ministra Kyenge difende il suo voto in favore dell'invasione dell'olio tunisino: "Lo facciamo per sostenere un alleato"



Cecile Kyenge si dice convinta del voto che ha dato in favore dell'olio tunisino.

L'europarlamento nei giorni scorsi ha votato un decreto per l'accesso temporaneo sul mercato dell'Ue di 35mila tonnellate di olio d'oliva tunisino a dazio zero. Nel 2016 e 2017, quindi, gli agricoltori italiani avranno una dura concorrenza, in un settore che certo non vive un periodo d'oro.

L'europarlamentare pd, ospite a La Gabbia su La7, ha provato a difendere la scelta di votare a favore della legge europea. "La Tunisia è uno dei nostri partner, quindi dobbiamo cercare di sostenere un alleato in difficoltà". E così l'Europa ha deciso di aprirgli le porte del mercato Ue. Peccato che sia proprio l'Italia la maggior produttrice di olio d'oliva. E così siamo sempre noi a doverci caricare sulle spalle l'onere di "salvare" il paese africano.

Tanto che in diretta, Gianluigi Paragone fa notare questo particolare alla Kyenge. "Però noi a furia di aiutare tutti gli altri", dice il conduttore, finiamo per rimanerci sempre fregati. La Kyenge tenta la carta dell'aiuto ai consumatori: "Così gli italiani potranno trovare un olio certificato e può secgliere quale comprare". Ma Paragone rincara: "Lei sa bene che in un momento di crisi il consumatore sceglie quello meno costoso". Ovvero quello tunisino. E così vengono danneggiati gli agricoltori italiani.

Con buona pace della Kyenge.

Se hai un tumore e vuoi vivere ​spera di non essere meridionale"

Giovanni Neve - Sab, 05/03/2016 - 14:02

La protesta choc dei medici di Napoli e Bari: "Se hai un tumore e vuoi sopravvivere spera di non essere meridionale"



"Se hai un tumore e vuoi sopravvivere spera di non essere meridionale"

La campagna choc riempie i cartelloni del Sud Italia. A lanciarla sono stati i medici di Napoli e di Bari. L'immagine immortala una donna visibilmente segnata dalla chemioterapia. "Ho un tumore - spiega - in Norvegia sopravviverei di più". E chiosa: "La sopravvivenza cresce nei Paesi che investono in sanità".

Sulla pagina Facebook dell'Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Bari è stata presentata la nuova campagna di comunicazione degli OMCeO di Bari e di Napoli contro il definanziamento del Sistema Sanitario Nazionale.

"I dati mostrati durante l'evento - scrivono i medici - mettono impietosamente a nudo le conseguenze per la salute degli Italiani causate dai mancati investimenti. E sottolineano come ormai i sistemi regionali abbiano determinato diseguaglianze fra i cittadini per ciò che concerne l'accesso alle cure. Proprio Puglia e Campania sono fra le regioni che soffrono il minore finanziamento e chiedono a gran voce maggiore equità territoriale in Sanità".

Hands Free, Google ci farà pagare usando la faccia?

La Stampa
dario marchetti

A San Francisco il colosso di Mountain View sta sperimentando un nuovo sistema di pagamento digitale che utilizza dati biometrici. E il telefono rimane in tasca

Immaginate di entrare in un fast food, consumare il vostro pasto in tutta tranquillità e arrivare alla casa dicendo “pago con Google, grazie”. È questo l’esperimento che il gigante di Mountain View sta testando proprio in questi giorni nei dintorni di San Francisco: Hands Free, questo il nome dell’app, utilizza wi-fi, bluetooth e gps dello smartphone per capire se il cliente si trova in un negozio abilitato. Al cassiere basta confrontare la fotografia presente nel sistema con il volto del cliente, e autorizzare il pagamento digitale.

A differenza di Android Pay (o Samsung Pay, Apple Pay e tutti gli altri), che necessita di avvicinare il telefono a un pos dotato di sensore NFC, in questo caso lo smartphone rimane nella tasca del cliente. “In futuro - spiega Pali Bhat, direttore del progetto -, ci saranno videocamere avanzate in grado di scattare una foto e confrontarla in automatico con quella inserita nell’account, per poi cancellarla immediatamente”.

Utilizzare il proprio volto per accedere a un servizio non è una novità: ci aveva già pensato Microsoft con Hello, che consente di fare il login di Windows 10 utilizzando impronta digitale, iride o l’intera faccia, e MasterCard, che al Mobile World Congress di Barcellona ha proposto il selfie come password del futuro. In ogni caso Hands Free rimane un esperimento più che un progetto concreto, e di certo non andrà a sostituire Android Pay, che in Italia non è ancora disponibile, ma che negli Stati Uniti ha già 5 milioni di utenti registrati e attivi, contro i 12 raggiunti da Apple.

Dopo aver tagliato ai disabili, Renzi regala un miliardo ai richiedenti asilo

Sergio Rame - Sab, 05/03/2016 - 11:32

Nella legge di Stabilità Renzi taglia i fondi per il trasporto pubblico locale, il trasporto degli studenti disabili e il sostegno scolastico. Alfano, invece, regala un miliardo ai richiedenti asilo



Matteo Renzi e Angelino Alfano sono di manica larga, ma solo con gli immigrati.
Per i richiedenti asilo hanno, infatti, stanziato oltre un miliardo di euro a discapito dei bisognosi e dei disabili italiani. "Per cui per gli autobus, gli scuolabus o il sostegno ai disabili da Roma non c'erano più soldi disponibili - tuona il deputato leghista Paolo Grimoldi - ma per i clandestini sì, i soldi ci sono".

In questi giorni le prefetture di tutta Italia stanno chiudendo i bandi per l’accoglienza dei richiedenti asilo per il secondo semestre del 2016. IAlfano ha già messo in conto un aumento del 25% di ricezione sul territorio nazionale. Ci sarà, insomma, un'invasione di gran lunga più pesante rispetto ai circa 73mila ospitati nel 2015 il cui costo di mantenimento si è aggirato intorno al miliardo di euro. Si tratta di cifre ovviamente stimate al ribasso dalle prefetture ma variabili in aumento in base al numero di sbarchi che si verificheranno nei prossimi mesi.

Secondo il Viminale il mantenimento di ognuno dei richiedenti asilo ammonta a 35 euro al giorno. Con questo gruzzolo di tutto rispetto Alfano garantisce agli immigrati vari servizi di vitto. Dall'alloggio all'igiene, dai servizi di integrazione, come l'apprendimento della lingua o l'assistenza psicologica, ai servizi extra quali l’erogazione di un pocket money giornaliero da 2,5 euro a testa per le piccole spese e una scheda telefonica da 15 euro.

Lo stesso governo, che ora stanzia questa cifra così importante per accogliere richiedenti asilo, di cui solo una minima parte otterrà poi lo status di rifugiato, è lo stesso governo che con la legge di Stabilità pochi mesi fa ha drasticamente tagliato 2 miliardi di fondi per le Province che, in molti casi, si sono trovate a non avere neppure le risorse per garantire servizi minimi ai cittadini come il trasporto pubblico locale, il trasporto degli studenti disabili e il sostegno scolastico per gli stessi.

Il buonismo di Renzi con gli immigrati ha fatto infuriare la Lega Nord. Perché, come fa notare Grimoldi, ii soldi stanziati da Alfano per tutte le Prefetture italiane per accogliere i richiedenti asilo sono soldi di quegli stesso contribuenti che poi si vedono tagliare le corse dei bus per mancanza di fondi o annullare gli scuolabus il sabato perché le Province, a causa dei tagli del governo, non hanno avuto i fondi per erogare questi servizi essenziali.

Rapporti con collusi: sospesa la toga anti Cav

Luca Romano - Sab, 05/03/2016 - 10:55

Donato Ceglie, sostituto procuratore generale a Bari, si è occupato del processo escort-Tarantini

"Sospeso". Donato Ceglie, sostituto procuratore generale a Bari, deve temporaneamente lasciare l'incarico.

Una decisione presa in via cautelare che arriva dopo l'inchiesta della procura di Roma che lo vede coinvolto con gravi addebiti e da cui traspare anche l'ipotesi di contatti con imprenditori vicini alla camorra. Il provvedimento porta la firma del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e rende esecutiva la decisione assunta dalla Sezione disciplinare del Csm, che ha sospeso il magistrato.

Il collegio, presieduto dal vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, aveva ascoltato Ceglie nei giorni scorsi e successivamente ha depositato l'ordinanza, che dispone in via cautelare la sospensione del magistrato dalla funzione e dallo stipendio e il suo collocamento fuori dall'organico della magistratura. Una decisione che Orlando ha reso operativa, scegliendo quindi di mettere in stand by un magistrato su cui si sono addensate troppe ombre.

A Bari il sostituto Pg si è occupato in questi anni di alcuni dei procedimenti più delicati e più noti alle cronache, dal processo d'appello sull'ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto ad uno stralcio della vicenda escort portate dall'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell'ex premier Silvio Berlusconi. Per anni pubblico ministero a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Ceglie in passato è stato a lungo considerato un paladino della lotta alle ecomafie per le sue indagini sulla Terra dei fuochi. Un'immagine che però si è profondamente incrinata. Su di lui, infatti, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta, condotta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal pm Barbara Sargenti, in cui si ipotizzano vari reati, tra cui l'abuso d'ufficio e una presunta violazione fiscale.

Ma l'accusa più grave è quella di corruzione aggravata, sebbene sia caduta in prescrizione. Dalle indagini sarebbero, infatti, emersi anche contatti con un imprenditore legato al clan dei Casalesi. Non a caso, quando il consigliere di Area, Antonello Ardituro, magistrato a Napoli, sollecitò il Csm ad aprire una pratica, fece riferimento anche a "fatti molto gravi", rilevati dagli organi di stampa, "tra cui quello già prescritto di corruzione in atti giudiziari con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, in concorso con Sergio Orsi, l'imprenditore nel ramo dello smaltimento dei rifiuti, noto per il suo stabile collegamento con il clan dei Casalesi". I fratelli Orsi (uno dei quali è stato ucciso dalla camorra) erano titolari della Eco 4 e sono tra i nomi al centro delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto anche l'ex sottosegretario Nicola Cosentino.

Dalle intercettazioni, inoltre, sono emerse frasi choc ed offensive contro Pignatone, il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, il pm di Napoli Alessandro Milita e lo stesso Ardituro. C'è poi il capitolo, pure agli atti dell'inchiesta, che riguarda le frequentazioni femminili, da presunti incontri con alcune studentesse di Giurisprudenza, al legame con la moglie di un imprenditore: quando era pm a S.Maria Capua Vetere abusando del suo potere avrebbe costretto la donna, sposata col principale imputato di un'inchiesta, a rapporti sessuali prospettando una serie di benefici. Storia in realtà intricata e poco chiara, che gli è valsa però il rinvio a giudizio nel febbraio 2014 di fronte al Tribunale di Roma per concussione per costrizione e violenza sessuale.

L'ultima strategia di Equitalia: forzare le cassette di sicurezza

Sergio Rame - Sab, 05/03/2016 - 10:11

Lo Stato a caccia di gioielli e oggetti di valore. L'agente di Equitalia si presenterà in banca col fabbro per "scassinare" le cassette di sicurezza



Scalpello e martello. Sono le nuove armi "improprie" degli agenti di Equitalia.

Per scovare i furbetti, infatti, si porteranno al seguito un fabbro che li aiuterà a "scassinare" le cassette di sicurezza per poter pignorare i soldi, i gioielli e gli averi di chi ha debiti con lo Stato. Una strategia che, secondo molti, potrebbe anche rivelarsi costosa e inconcludente.

Come racconta oggi Claudio Antonelli su Libero, dopo aver ottenuto il via libera da un giudice, l'agente di Equitalia potrà far forzare le cassette di sicurezza di chiunque abbia un debito con lo Stato per poterne pignorare il contenuto.  

"Il dipendente di Equitalia si presenterà in banca dopo aver preso appuntamento con il funzionario dell'istituto - spiega Antonelli - e, alla presenza di un agente di pubblica sicurezza, darà la luce verde al fabbro, al quale toccherà forzare il piccolo caveau".

Tutto quello che sarà trovato all'interno della cassetta di sicrezza sarà pignorato dallo Stato. Se tra gli averi depositati in banca dovessero esserci gioielli o oggetti di valore, questi saranno immediatamente messi all'asta. Nel caso in cui l'agente di Equitalia dovesse trovare "oggetti frutto di reato o addirittura armi", il malloppo sarà affidato al poliziotto presente.

La nuova strategia di Equitalia rischia un altro flop. È ormai ufficiale che negli ultimi quindici anni l'ente abbia maturato una percentuale (irrisoria) di recupero del carico loro che si aggira intorno al 5%.


Gli pignorano la casa e si suicida
Francesco Curridori - Sab, 05/03/2016 - 12:03



Suicidato a causa di Equitalia. A Villacidro, uno dei paesi più poveri della Sardegna (circa 4mila disoccupati su 14mila abitanti), un imprenditore di 58 anni, Sisinnio Machis, mercoledì mattina si è tolto la vita dopo che gli è stata pignorata la casa.

Gli amici, sentiti dall'Unione Sarda, lo descrivono come “una persona perbene strozzata dallo Stato e dalle banche”. Il parroco di San Gavino, un paese vicino, su Facebook ha attaccato i “cari governanti” che “si sollazzano ingordamente” coi “lauti compensi statali”lasciando “i padri e le madri di famiglia in balia delle banche”.

Machis, titolare di una ditta di carpenteria metallica, è stato trovato dalla moglie impiccato a casa, al rientro da una rapida commissione. L'uomo due giorni avrebbe dovuto ricevere la visita dell'ufficiale giudiziario che gli notificava il pignoramento della villetta a due piani dove viveva con la moglie. Tutta colpa dei debiti che, a detta di chi lo conosce, non erano neanche particolarmente elevati ma si trascinavano ormai da troppo tempo.

Il deputato grillino Carlo Sibilia, riportando la notizia sul suo profilo Facebook, ha scritto: "Ecco perché ci stiamo battendo. Perché ‪#‎lacasanonsitocca‬. È un bene primario. Casa vuol dire vita e si mi pignori la casa attenti alla mia vita. Il passo indietro del governo (ancora non formalizzato) del passaggio a 18 rate insolventi prima dell'esproprio della casa da parte della banca non può bastare in un paese nel quale imprenditori e lavoratori sono vessati prima dal fisco e poi Equitalia".

Rivoluzione a RaiTre? Chiudono Report e Presa diretta

Luisa De Montis - Sab, 05/03/2016 - 09:44

La neo direttrice di RaiTre, Daria Bignardi, pare che voglia fare piazza pulita di alcuni programmi

Volano stracci a viale Mazzini. La neo direttrice di RaiTre, Daria Bignardi, pare che voglia fare piazza pulita di alcuni programmi. E tra questi ci sarebbe Presa diretta di Riccardo Iacona e soprattutto Report di Milena Gabanelli. Quest'ultima non si parla più con l'ex conduttrice de Le Invasioni barbariche. Il motivo di tale scelta editoriale sembra risiedere nel fatto che le due trasmissioni vadano nella direzione contraria rispetto alla narrazione del premier Matteo Renzi.

Bollette, consumatori contro “servizio di salvaguardia” inserito nel ddl concorrenza: “Prezzi saliranno per tutti”

ilfattoquotidiano.it
di Elena Veronelli | 5 marzo 2016

Nove associazioni hanno scritto a Renzi e al ministro dello Sviluppo, Federica Guidi: "Inaccettabile che in nome di una liberalizzazione di facciata ci si prepari a prelevare soldi dalle tasche dei cittadini per trasferirli a operatori che svolgeranno lo stesso servizio di prima, se non peggiore". Stando alla nuova norma, chi nel 2018 non avrà scelto un fornitore sul mercato libero si vedrà assegnare quello che risulterà vincitore di un'asta

Bollette, consumatori contro “servizio di salvaguardia” inserito nel ddl concorrenza: “Prezzi saliranno per tutti”

L’abolizione del “mercato tutelato” nell’energia per famiglie e piccole imprese, prevista nel 2018, continua a essere al centro delle critiche dei consumatori. Anche perché, durante il percorso parlamentare, è stata inserita nel ddl concorrenza una norma che appare un vero e proprio paradosso e contraddice il concetto stesso di liberalizzazione. Con il rischio di un aumento delle bollette elettriche. Secondo il nuovo testo, i clienti che tra due anni non avranno scelto il proprio venditore verranno riforniti, per un periodo di transizione, da un “servizio di salvaguardia”. Le utenze verranno assegnate ai fornitori di energia attraverso aste, “a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero”. Postilla, quest’ultima, che prefigura un aumento dei prezzi (o un peggioramento della qualità) tale da indurre i consumatori a lasciare il servizio di tutela.

Insomma, si costringe il consumatore a scegliere il libero mercato, il che sembra una contraddizione i termini. Ed è anche un’ammissione che il libero mercato non ce la fa senza una spinta, forse perché non è così conveniente come si tende a pensare. In ogni caso, il risultato è che nel mercato libero i prezzi saranno sì più bassi ma solo perché si sono alzati quelli del servizio di salvaguardia. Anzi, potrebbe anche accadere che ci sia un effetto trascinatore, per cui i listini del mercato libero salgono sulla scia di quelli del mercato tutelato. Alla fine basterà stabilire un prezzo leggermente inferiore per attrarre clienti.

Così Federconsumatori, Adusbef, Unione Nazionale Consumatori, Lega Consumatori, Adoc, Rete Consumatori Italia – Codici, Casa del Consumatore, Assoutenti e Codacons hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi per sottolineare “l’assurdità” della nuova norma. Secondo le associazioni saranno circa 10 milioni i clienti che arriveranno al 1° gennaio 2018 senza essere passati al mercato libero e che quindi sarebbero sottoposti alla nuova salvaguardia.

E’ “inaccettabile – si legge nella missiva – che in nome di una liberalizzazione di facciata ci si stia predisponendo a prelevare soldi dalle tasche di milioni di cittadini per trasferirli nelle tasche di operatori che svolgeranno lo stesso servizio di prima, se non peggiore, a prezzi assolutamente immotivati. Una pratica – sottolinea la lettera – che si estenderà ben presto al resto del mercato, per cui questo prezzo di salvaguardia diventerà il punto di riferimento. Basterà infatti offrire poco meno di quel prezzo per accaparrarsi il cliente”.

Dunque, ne sono sicuri i consumatori, i prezzi saliranno. Secondo i calcoli dell’Associazione di tutela dei cittadini Codici, tra canone Rai, riforma tariffaria e abrogazione del regime di maggior tutela, l’aumento medio della bolletta elettrica sarà, per ogni famiglia, di 380 euro, circa il 45% di quanto pagano oggi. Ma sulle barricate non ci sono solo i consumatori. Qualche giorno fa anche Utilitalia, associazione delle imprese idriche, energetiche e ambientali, ha invitato a “evitare passi falsi e pasticci che possono solo allontanare i consumatori dal mercato”.

Questo vuol dire non cedere “alla facile tentazione di ridurre lo spirito della liberalizzazione a meccanismi concorsuali che non possono far altro che forzare il passaggio di clienti verso venditori e condizioni economiche che non hanno mai scelto, condizioni che peraltro, dovendo incentivare il passaggio al mercato libero, comporterebbero con ogni probabilità un incremento della bolletta per i clienti finali”. Piuttosto – chiosa Utilitalia – bisogna “lasciare al mercato dispiegare i suoi effetti, evitando di correre in soccorso degli operatori che sbagliano politiche commerciali”.

Intanto, il Ddl concorrenza continua il percorso parlamentare. Martedì prossimo saranno presentati in commissione Industria al Senato gli emendamenti dei relatori. Il presidente della commissione, Massimo Mucchetti, ha auspicato una rapida conclusione del lavoro dei relatori e del governo.

Maxi sconto della Rai sul canone di Mattarella

Libero

Maxi sconto della Rai sul canone di Mattarella

L’ultimo anno con Giorgio Napolitano in sella il Quirinale ha speso 15 mila euro per pagare il canone Rai. Nei conti di previsione 2016 il suo successore, Sergio Mattarella ha tagliato quei fondi scrivendo 8 mila euro a quella voce. Quasi la metà dell’anno precedente. Vero che il canone grazie all’operazione sulla bolletta nel 2016 scende un pochino: da 113,5 a 100 euro. Ma per gli italiani non è dimezzato come accade per il Quirinale. Solo due le ipotesi possibili: o Mattarella ha rottamato gran parte dei televisori del palazzo, chiedendo alla Rai di prenderne atto, o Monica Maggioni e Antonio Campo dell’Orto hanno concesso un maxi sconto aziendale all’istituzione…

Per altro la differenza non arriverà dalla bolletta di energia elettrica, perchè Mattarella è riuscito a farsi fare uno sconto notevole anche su quella (oppure riaparmierà tenendo chiusa la luce) di 130 mila euro su 1,7 milioni spesi da Napolitano. Sconto pure sulla bolletta del gas, che passa da 750 mila a 690 mila euro. E pure sulla bolletta telefonica del Quirinale, che scende da 140 a 128 mila euro. Già che c’era, Mattarella ha tagliato pure la spesa postale, e lì potrebbe non esserci nessuno sconto, ma minore utilizzo di carta da lettere, francobolli e pacchi da spedire.

Non sono poche le differenze di spesa fra Mattarella e Napolitano, e non sempre ci si trova di fronte a una cinghia tirata dalla nuova amministrazione. Mattarella spende di meno per il personale non di ruolo (-236 mila euro), per i consiglieri personali (-875 mila euro), per i generi alimentari e le vivande (-10 mila euro), per i servizi fotografici e video (-5 mila euro), la biancheria (-60 mila euro), i materiali di pulizia (-3 mila euro), e la manutenzione dei beni artistici (-24 mila euro).

Il nuovo presidente della Repubblica spende invece più di Napolitano per la retribuzione del personale di ruolo (+ 326 mila euro), le pensioni dirette del personale (+982 mila euro), le pensioni di reversibilità (+204 mila euro), le collaborazioni esterne (+13 mila euro), i servizi di pulizia esterni (+100 mila euro), la cancelleria (+10 mila euro), i materiali di consumo degli uffici (+64 mila euro), le spese assicurative degli immobili (+14 mila euro) e gli eventi culturali (+86 mila euro, raddoppiando la cifra precedente). Un taglio vero e proprio è arrivato sia al capitolo dei patrocini onerosi del culturale che a quello della beneficenza.

Napolitano spendeva 189.880 euro per l’adesione alle attività culturali e sportive, e Mattarella ha dimezzato: 96 mila euro. Napolitano stanziava 550 mila euro per “interventi di natura solidaristica”, e Mattarella ha fatto calare pesante la scure del Quirinale: 170 mila euro, un terzo di prima.

Pagati sei milioni all'uomo sbagliato E la Farnesina tace"

Fausto Biloslavo - Dom, 06/03/2016 - 08:25

Il legale della famiglia di Failla, uno dei tecnici uccisi: "Ora la verità"



Francesco Caroleo Grimaldi è il legale della famiglia di Salvatore Failla, uno degli ostaggi italiani uccisi in Libia.I vivi rientrano in patria, i morti?«Non sappiamo nulla.

Sembra che vogliano fare un'autopsia a Tripoli, ma la famiglia si sente abbandonata. Neppure una telefonata. Un comportamento sconcertante. Il premier, il ministro degli Esteri, nessuno si è fatto sentire. Chi ora esulta per la liberazione degli altri due non ha sentito il bisogno di chiamare la vedova Failla».Ha visto le foto dei fuoristrada colpiti e dei corpi di Failla e Piano, in possesso del Giornale.

Cosa pensa sia accaduto?
«L'impressione è terribile, ma dal volto di entrambi si capisce che non sono stati uccisi dal famoso colpo alla nuca in un'esecuzione. Non è chiaro, però, da dove e da che distanza sono partiti i proiettili che li hanno uccisi. E soprattutto quale arma. Per questo è importante l'autopsia in Italia con un nostro perito».

Il giorno dopo la morte di Failla e Piano gli altri due vengono liberati...
«Un mese fa sembrava che si fosse arrivati ad una svolta. Secondo fonti non ufficiali una parte del riscatto sarebbe già stato pagata. Ma come mai due ostaggi sono stati liberati a distanza di 24 ore dalla morte degli altri rapiti? L'impressione è che il governo sapesse che sarebbero tornati a casa».

Alla famiglia è stata data qualche spiegazione concreta dalla Farnesina?
«Nessuna spiegazione. Si sapeva che le trattative stavano andando avanti. I familiari era in contatto con l'unità di crisi. Dopo il tragico epilogo, li hanno informati in maniera evasiva e non si sono più fatti sentire».

Dovevano venire liberati tutti e quattro?
«Probabilmente, ma qualcosa è andato a storto e qualcuno ha delle colpe».

Pensa che sia stato pagato un riscatto?
«Da fonti ufficiose ho sentito dire che fossero già stati pagati 6 milioni di euro, ma alla persona sbagliata».

Poi gli americani hanno bombardato Sabrata.
«Il raid del 19 febbraio ha cambiato gli equilibri. Gli italiani sanno che ci sono dei connazionali in ostaggio, mi è sembrato quantomeno incauto. Roma, che dovrebbe coordinare l'intervento in Libia, ha avvisato gli alleati?».

L'autista avrebbe tradito i tecnici. Ci sono state leggerezze sulla sicurezza da parte della società Bonatti?
«Viaggiavano senza scorta. Quelli dell'Eni ce l'hanno. Il ministero degli Esteri aveva allertato tutte le aziende italiane in Libia sollecitandole a garantire la protezione dei trasferimenti ed invitando a muoversi con la massima cautela. Tutto è stato fatto con una superficialità totale, come se dovessero percorrere il tragitto Firenze-Milano, non in Libia».

Qual è stata la reazione dei familiari al tragico epilogo?
«C'è tanta rabbia ed inquietudine espresse anche dalla famiglia Piano. Il fatto che non sappiamo quando torneranno i corpi alimenta la rabbia».

Quali saranno i prossimi passi legali?
«Vogliamo la verità fino in fondo. Le responsabilità, da quelle della ditta sulla sicurezza fino a livelli più alti nella gestione del rapimento e le fasi finali, devono essere assolutamente individuate ed accertate».

Voto agli immigrati Il passo indietro del Pd

Corriere della sera

di Massimo Rebotti

SI parla di rimedi per assicurare la regolarità. Ma, rispetto al problema
posto dieci anni fa — e cioè la partecipazione consapevole degli stranieri che vivono nelle città italiane — sembra un mesto ritorno alla casella di partenza



Era il 2005 quando Romano Prodi annunciò che alle primarie avrebbero votato anche gli immigrati residenti in Italia e tanti, nel centrosinistra di allora, fecero notare il forte valore simbolico della decisione. Un atto politico, si disse, e un primo passo che di lì a breve — «se vinceremo le elezioni del 2006» — avrebbe portato al diritto di voto per gli immigrati alle Amministrative: «Io non ho paura — dichiarò Prodi — abbiamo gente che contribuisce alla ricchezza del Paese, ha famiglia, un lavoro, ha fatto le scuole in Italia. Che ragione c’è perché non siano cittadini?

Il problema va posto».Sono passati dieci anni, sul voto alle Amministrative per gli immigrati non sono stati fatti passi in avanti e, viceversa, il centrosinistra ne ha fatti alcuni indietro rispetto a quella speranzosa apertura del 2005. Da allora la coalizione ha svolto decine e decine di primarie in tutta Italia aperte agli immigrati. Il loro voto, però, da premessa per una futura cittadinanza è diventato, via via, un problema. Sospetti, accuse, candidati di sinistra che si rinfacciano a vicenda le «truppe cammellate» di cinesi o rom, albanesi o filippini.

In questi anni i casi imbarazzanti sono stati diversi, da Napoli a Reggio Emilia: stranieri portati in gruppo ai gazebo, pranzi pagati in cambio del voto, biglietti con il nome da scegliere che passano di mano in mano fin sulla soglia del seggio. In pratica, voti non consapevoli.

Con le primarie di oggi nella Capitale il Pd ha annunciato un cambio di rotta: per gli immigrati c’è stato un obbligo di registrazione preventivo per evitare file «sospette» dell’ultimo minuto. A Savona sono andati oltre e alle prossime consultazioni voteranno solo gli iscritti alle liste elettorali «vere», quindi niente immigrati e niente sedicenni. Il Pd parla di rimedi per assicurare la regolarità del voto ma, rispetto al problema posto dieci anni fa — e cioè il voto consapevole degli stranieri che vivono nelle città italiane — sembra un mesto ritorno alla casella di partenza.
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5 marzo 2016 (modifica il 5 marzo 2016 | 21:24)