sabato 30 gennaio 2016

Benevento. Il prete del rifiuto alla De Girolamo: «Non può fare la madrina. È la legge, la madre lo ha capito»

Il Mattino
di Gigi Di Fiore



La «Madonna col bambino» dipinta da Francesco Capobianco sovrasta l'altare maggiore. È lì da più di due secoli e fissa, immobile come la fede cattolica e i canoni del codice della Chiesa, chi è seduto sulle panche e si prepara ad assistere alla celebrazione delle sei di sera. Qui, nella parrocchia di Santa Maria della Verità, domani sarà battezzata la nipote di Nunzia De Girolamo.

Distrutta da due terremoti, ricostruita nel 1779, non molto distante dal centro storico, la chiesa ha l'ingresso semplice e il sorriso gioviale del giovane parroco don Marco Capaldo, che è qui da appena undici mesi ma da cinque è segretario particolare dell'arcivescovo Andrea Mugione. Nel suo ufficio in sacrestia, il parroco all'inizio si schermisce: «No, non faccio commenti, anche perchè l'onorevole si è rivolta da chi è certamente molto più in alto di me».

L'accenno è all'iniziativa che ha fatto diventare pubblica una vicenda che appariva privata: il divieto per l'onorevole di Forza Italia, Nunzia De Girolamo, a fare da madrina alla figlia della sua ultima e più giovane sorella. La lettera aperta della parlamentare, rivolta a papa Francesco e pubblicata sul Mattino, esprimeva rammarico: «Il diniego mi ha fatto molto male, molto più di quando, qualche anno fa, sempre un parroco del beneventano, mi vietò di fare da madrina alla figlia di un mio collaboratore».

Il peccato originale per la Chiesa è il matrimonio non religioso, ma solo civile, della De Girolamo con Francesco Boccia, presidente del Pd alla commissione Bilancio. Matrimonio che suscito curiosità sul piano politico (lei esponente di Forza Italia, lui del Pd:un'unione «bipartisan») celebrato il 23 dicembre 2011 al Comune di Sassano, in provincia di Salerno, dinanzi al sindaco Tommaso Pellegrino, amico dei due sposi, che suggellò con il codice civile due anni e mezzo di amore e fidanzamento. Al matrimonio è seguita la nascita, sei mesi dopo, di Gea, la figlia della coppia.

Vicende private, terreno impervio per giornali di gossip. E di fatto il matrimonio fu scoop di Dagospia e oggi la De Girolamo, che è tornata a Benevento per il fine settimana, ricorda: «Volemmo evitare clamori e cerimonie, che sarebbero seguiti a una celebrazione in chiesa, così ci sposammo solo al Comune e in una cittadina piccola».Niente matrimonio in chiesa, niente possibilità di fare da madrina di battesimo: un canone su cui Nunzia De Girolamo incappò già tre anni fa, quando le fu chiesto di battezzare la figlia di Luigi Barone, suo collaboratore ed ex direttore di «Sannio quotidiano».

Già testimone alle nozze di Barone, l'onorevole De Girolamo avrebbe dovuto presenziare a Ceppaloni anche al battesimo della figlia. Ma il parroco don Renato Trapani le disse no, opponendo l'ostacolo del matrimonio civile. E il battesimo si spostò in un'altra parrocchia di Ceppaloni: quella di San Giovanni Battista. I giornali parlarono di un'autocertificazione, che consentì a Nunzia De Girolamo di aggirare l'ostacolo. Ma l'indiscrezione scatenò l'ira del secondo parroco interessato, Jean Marie Robert Esposito Mazayino, che la smentì: «La piccola battezzata è mia parrocchiana, spettava a me la celebrazione e non ad altri. Sono parroco a San Giovanni Battista da 13 anni.

È falso che la signora De Girolamo mi abbia consegnato un certificato in cui dichiarava di essere nubile. La signora è invece arrivata con la famiglia in chiesa e ha seguito, accanto ai genitori e alla zia, la celebrazione». Seguirono piccole frizioni tra i due sacerdoti protagonisti della vicenda, riportate dai giornali: don Renato, autore del primo no, avrebbe avallato la versione dell'autocertificazione con strada spianata alla madrina; don Jean Marie Robert lo smentì. Tre anni dopo c'è il bis.

Stavolta in famiglia. La sorella di Nunzia De Girolamo, mamma della piccola da battezzare, non vuole fare commenti. L'onorevole invece se l'è presa e ne fa un caso di coscienza religiosa e di diritti violati alla vigilia del family day. Dice: «Mio marito ebbe il permesso a Bisceglie di fare da padrino di battesimo. Per me c'è il rifiuto, forse perchè non sono neanche cresimata. Penso, però, che la Chiesa si allontani dalla sua missione di essere Madre che perdona e accoglie. Per questo, mi sono rivolta a papa Francesco, che ha mostrato apertura verso le coppie che si sono risposate dopo il divorzio».

Don Marco Capaldo è stupito dell'iniziativa dell'onorevole De Girolamo. Ma, dopo l'iniziale ritrosia, ne parla tranquillo: «Tutto è avvenuto con serenità, con un colloquio in parrocchia dove la mamma della piccola ha riconosciuto la fondatezza canonica del no. Basta guardare il canone sul battesimo, per capire. Vedo la lettera come lo sfogo di una figlia verso la Madre Chiesa. Ma per la Chiesa una figlia resta figlia, nel rispetto delle regole. I genitori della piccola, che vivono fuori Benevento, hanno scelto questa parrocchia e naturalmente non può che farmi piacere».

Domani si terrà il battesimo della piccola nipote di Nunzia De Girolamo. Proprio nella chiesa settecentesca con i quadri di Capobianco. Un diacono indica i canoni contestati: 874 e 1255. Snocciola soprattutto una frase: il padrino o la madrina deve condurre «una vita conforme alla fede». Nelle indicazioni fornite dalla Curia è previsto anche il divieto a chi è sposato solo al Comune, considerato un «concubino». Piaccia o no, è il codice canonico.


De Girolamo, lettera al Papa: «Io, mia nipote e quel divieto di fare la madrina»
Il Mattino



«Mia sorella ha chiesto a me e a mio marito Francesco (Boccia, deputato del Pd, ndr) di essere rispettivamente madrina e padrino al battesimo di sua figlia. Un parroco di Benevento, nonché il vicario del Vescovo, al quale mia sorella si è rivolta ha risposto che io e mio marito non possiamo svolgere quel ruolo in quanto non sposati in chiesa e, seppur nessuno dei due sia mai stato precedentemente sposato, non abbiamo i titoli per adempiere alla funzione di assistere la bambina nella sua crescita cattolica».

Lo scrive Nunzia De Girolamo, deputata di Forza Italia, in una lettera indirizzata a Papa Francesco e pubblicata oggi dal nostro giornale in edicola. «Le devo confessare che il diniego mi ha fatto molto male. Credo che la mia situazione sia comune a migliaia e migliaia di persone alle quali oggi viene vietata la concessione dell'Eucarestia soprattutto se separate o divorziate, anche quando questa tragedia è stata subita e non cercata».

«Le devo confessare che il diniego mi ha fatto molto male. Credo che la mia situazione sia comune a migliaia e migliaia di persone alle quali oggi viene vietata la concessione dell'Eucarestia soprattutto se separate o divorziate, anche quando questa tragedia è stata subita e non cercata».

«Le chiedo perdono per il mio linguaggio - scrive l'azzurra - ma credo che la Chiesa così si allontani sempre più dalla sua missione e che da essere Madre, e una Madre perdona sempre a chi si avvicina a lei, sia diventata supremo giudice pur non essendolo. Non chiedo nessuna deroga per quanto mi riguarda, ci mancherebbe altro, andrò in chiesa e reciterò la mia preghiera per mia nipote (e anche per il parroco, pur non avendo il dono della santità)».

«Mi sembra di aver smarrito l'indirizzo di quella Chiesa come ospedale da campo, come sottolineato da una Sua straordinaria immagine. E sono talmente disorientata che non riesco a vedere la luce nemmeno nell'analizzare la legge sui diritti civili, che è un dovere assoluto disciplinare. Continuo a pensare che l'impianto generale sia sbagliato, ma mi chiedo se in alcuni momenti non serva quel colpo di rasoio che separi il passato dal futuro e che aiuti a guardare bene il presente.

Pur con il timore che le mie idee possano essere considerate sbagliate, chiedo la Sua paterna comprensione e Le chiedo di indicare a me o a quel parroco la strada da percorrere», conclude De Girolamo.

Venerdì 29 Gennaio 2016, 11:37

Io, omosessuale sereno. Grazie a Mamma e Papà.

Nino Spirlì



IL VENTAGLIO

Li ho talmente voluti, un Padre e una Madre, che mi sono incarnato in un essere umano, per averli. E li ho scelti dal Cielo, i miei Genitori, Mimmo e Concettina: proprio loro due. Un uomo di cultura e ingegno e una donna di talento e concretezza. Entrambi di una dolcezza ed umanità che, a pareggiarli, si sarebbe di miele. Anima libera, comoda nella comoda Akasha, ho scelto le catene della vita pur di appartenere a questa meravigliosa Famiglia.

Famiglia Spirlì
(Photo Alain Fonteray – 1992)

Spirlì, per parte di Padre. Amuso, come mia Madre. Non so quanto durerà questo mio passaggio terreno, né come sarà, ma sono così felice, che anche l’eventuale sofferenza mi sembrerà una carezza, immerso come sono in questo gel buono che è “l’aria di questa casa mia”.

Leggo e sento di famiglie alternative, famiglie moderne, reali, lgbti, civili, omogenitoriali, eterogenitoriali corrette alla sambuca, al latte, al cacao, con zucchero di canna, vaniglia, zenzero e cannella, con svirgolatura a destra o sbieco a sinistra. Una sorta di polverizzazione dell’ultima certezza che ci rimaneva, prima dell’individualismo spinto. Una porcheria pari alla liberalizzazione delle droghe, leggere, medie e pesanti. Un attacco kamikaze al cuore dell’Umanità, perpetrato dai peggiori nemici dell’onesta e della legalità: i cretini.

Cretini di ogni appartenenza. Politica, sociale, religiosa. Cretini che si travestono da omosessuali, ma, prima di tutto, sono cretini. Cretini che si mascherano da amici degli omosessuali, ma che sono, prima di tutto, cretini. Cretini che seminano dubbio, incertezza, squilibrio. Cretini che disegnano il futuro dell’uomo con lapis fino e sbiadito già mentre cammina sul foglio della vita.

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Cretini (e cretine).

Padri (e madri), sì, ma di ogni malafede, conscia e inconscia. La seconda, peggiore della prima. Sciocchi che tentano di convincere i saggi che “è meglio”. Cosa sia “meglio” non si sa, ma loro sanno che “è meglio”. Almeno per loro. Un po’ come l’eroina negli anni settanta. O la coca in discoteca.

Meglio, per esempio, avere due padri o due madri in giro per casa, con una sciagurata e anonima madre naturale  che si è fatta nido per necessità o avidità? Chissà in quale angolo sperduto e affamato del pianeta… Meglio, secondo l’esercito dei cretini, dover difendere, magari a tre, quattro, cinque anni, le scelte di adulti scriteriati che, pur di imporre le proprie (dis)umane necessità, sacrificano la serenità di piccoli esseri da proteggere e non da mandare in prima linea?

La famiglia è Famiglia. Ed ogni omosessuale ne ha una. Con un Padre e una Madre. Buoni o meno che siano. Belli o no, dentro e fuori. Gli piaccia o no. Non si può negare che la Famiglia sia quella. Né sperare di proporne una “fatta meglio” secondo le proprie esigenze, voglie o convinzioni del momento. Tutto il resto è fuffa da politicanti, o, peggio, da associazionismo ipocrita e, spesso, appunto, cretino. E non saranno piazze riempite ad hoc di militanti, o serate in discoteche più o meno scollacciate, a convincerci a rinunciare al Primo (e spesso Unico) Bene che ci regala la Vita alla nascita. Ai dimostranti vessilliferi senza cervello, rispondiamo con millenni di Cultura, Sapere, Arte e Umanità.

Fra me e me, in ricordo di Mimmo, Padre meraviglioso. E ringraziando Concettina, Madre eccellente.

Svizzera, spunta il volantino che spiega ai migranti come comportarsi

Monica Serra - Ven, 29/01/2016 - 09:51

Succede nel Canton Lucerna. Una ventina di vignette per "educare" i richiedenti asilo



Boom di domande d'asilo in Svizzera. L'aumento nel 2015, rispetto all'anno precedente, è stato del 66 per cento. Così i primi cantoni, temendo un Colonia bis, hanno iniziato a correre ai ripari. E, a pochi chilometri dai confini italiani, le autorità del Canton Lucerna hanno lanciato una criticatissima campagna di prevenzione destinata ai rifugiati a mezzo opuscoli che mostrano come devono comportarsi nei confronti delle donne svizzere.

Sembra uno scherzo ma non lo è. Tra gli xenofobi fogli illustrativi, che raccolgono una ventina di vignette in tutto, ce n'è per esempio uno che spiega esplicitamente che il palpeggiamento non è un comportamento tollerato nel Paese: "Il contatto fisico tra due persone - si legge nella didascalia - si verifica solo quando le persone si conoscono e sono entrambe consenzienti. La violenza sessuale è vietata". Ancora: "gli atti sessuali sui minori di 16 anni sono vietati per legge". E poi "le donne e gli uomini possono muoversi liberamente nello spazio pubblico. Se qualcuno vuole essere lasciato in pace, dobbiamo rispettarlo”.

Nei fogli sono elencate le regole fondamentali di un corretto stile di vita da tenere nella società elvetica. Come spiega il sito Valtellinanews.it, il Canton Lucerna si è ispirato all’Austria per la creazione dei suoi volantini. Ma anche altri cantoni svizzeri avrebbero espresso interesse per il lancio di una campagna simile. In questi giorni sono state già stampate 4mila copie del materiale informativo, già distribuito in tutti i centri che ospitano richiedenti asilo.

Calenda greca

La Stampa
massimo gramellini

In una lettera anticipata dall’Huffington Post, duecentotrenta giovani diplomatici esprimono a Renzi il loro «disorientamento» (traduzione: incazzatura, ma sono pur sempre diplomatici) per la nomina ad ambasciatore presso l’Unione Europea di un politico amico suo, il viceministro Calenda. Il presidente del Consiglio potrebbe liquidare la sollevazione come un rigurgito di casta e probabilmente i sondaggi gli farebbero la ola: nel luogo comune, che contiene sempre un pizzico di verità, gli inquilini della Farnesina vengono vissuti come un sinedrio di privilegiati.

Oppure potrebbe chiedersi se quella lettera non gli stia ricordando qualcosa che, nell’impetuosa cavalcata attraverso le praterie del potere di un Paese sfibrato, sembra avere rimosso. Che la sua avventura politica si giustifica in nome della meritocrazia. Perché poi questo significava la fin troppo abusata epica della rottamazione: sostituire gli inamovibili, i raccomandati, gli incompetenti e qualche corrotto (tutti è impresa impossibile, specie in Italia) con i più bravi. A prescindere da conoscenze, tessere e date di nascita.

Magari i contestatori hanno preso il caso sbagliato, perché adesso a Bruxelles serve più un politico che un diplomatico di carriera. Ma Renzi dà troppo spesso l’impressione di scegliere le persone in base all’amicizia e alla fedeltà. Come i suoi predecessori, sia chiaro. Solo che lui, a differenza loro, è salito al potere sull’onda di un’aspettativa prepolitica, quasi di un moto dell’animo. Se la delude, perderà il referendum decisivo. Quello con il sogno che egli stesso ha agitato. 

Cremonini acquista la Manzotin

repubblica.it

Il gruppo leader in Europa nella produzione di carni bovine ha rilevato lo storico marchio da Conserve Italia

Cremonini acquista la Manzotin

Il gruppo Cremonini si mangia la Manzotin. Generale Conserve, azienda italiana specializzata in conserve alimentari, e Inalca, società del Gruppo Cremonini leader in Europa nella produzione di carni bovine, hanno siglato un accordo che regola la cessione a Inalca dello storico marchio di carni in scatola.

Manzotin è un marchio con oltre 50 anni di storia nelle carni in scatola italiane, lanciato negli anni '60. "Grazie alla decisione delle due aziende - si legge nel comunicato - l'acquisizione garantisce che il marchio Manzotin continui ad essere un brand Made In Italy a tutti gli effetti. Infatti, da un punto di vista produttivo, le due aziende confermano che il passaggio rappresenta la valorizzazione e l'ottimizzazione della concentrazione delle rispettive filiere verticali".

L'esecuzione finale dell'accordo, che non ha richiesto approfondimenti da parte dell'Antitrust, è prevista entro il mese di marzo. Inalca è la società del gruppo Cremonini leader europeo nella produzione di carni bovine: nel 2014 ha realizzato ricavi per 1,49 miliardi di euro, di cui il 50% realizzato all'estero. Generale Conserve è la seconda azienda del mercato tonno olio con quasi il 17% di quota in valore e ha chiuso il 2015 con un fatturato netto di 187 milioni.

Siqra, la sicurezza sotto casa è social: furti e rapine segnalate con un’app fai-da-te

repubblica.it
di SIMONE COSIMI

Ispirato al fenomeno dell’autotutela con i gruppi WhatsApp, arriva un vero e proprio social dedicato alla microcriminalità locale: selezioni una zona, ricevi le notifiche sullo smartphone e invii i tuoi avvisi con foto e mappe

I GRUPPI su WhatsApp contro i ladri sono ormai una prassi consolidata. Specialmente fra commercianti della stessa zona o nei centri più piccoli. L'idea non è evidentemente quella di sostituirsi alle forze dell'ordine ma segnalare in tempo reale movimenti sospetti, furti subiti, personaggi che stazionano con insistenza in certi luoghi. Oppure, condividendo scatti o video, tentare a posteriori di identificare i responsabili di un episodio di violenza o di truffa. È per esempio accaduto di recente a Saronno, dove i negozianti del centro hanno fatto circolare tramite la chat controllata da Facebook la foto di tre presunti malviventi responsabili di un furto in una libreria.

Sono a volte gli stessi comuni a proporre spesso soluzioni del genere, sorta di ronde 3.0: dalla provincia di Varese a quella di Bergamo passando per Reggio Emilia o Firenze sono infatti parecchi i casi di chat di gruppo in qualche modo promosse o tollerate dalle istituzioni. Quando il servizio gode di un minimo di riconoscimento, come a Bitonto ma per questioni di mero decoro urbano e di circolazione, le segnalazioni vengono inoltrate alle polizie locali e verificate. Altrimenti rimangono a disposizione dei partecipanti. Con tutti i rischi del caso in termini di giustizia fai-da-te.

Ora un impiegato tecnico 29enne di Ravenna, Ares Braghittoni, ha deciso di dare a questo fenomeno una sorta di sverniciatura social lanciando Siqra. Si tratta di un'applicazione - disponibile per iOS e a breve per Android - effettivamente ben programmata attraverso la quale i cittadini possono ricevere le segnalazioni inserite rispetto a una specifica zona (battezzata "zona di ascolto") oppure inviarne di proprie in diverse categorie. Dal furto in abitazione ai danni o furto di beni passando per un episodio violento o una rapina per concludere con una situazione sospetta o una truffa.

Si da un titolo alla segnalazione, si fornisce una breve descrizione, si indica sulla mappa il luogo dell'accaduto, si inseriscono data e ora e si allegano fino a tre immagini. In pratica, una sorta di denuncia online - evidentemente priva di alcun valore legale - a beneficio dei cittadini interessati a quella stessa zona che riceveranno, se le hanno autorizzate, le notifiche push. Avete presente Waze, il navigatore social di Google per conoscere il traffico in tempo reale? Il principio è quello, solo che invece della circolazione arrivano notizie sul furto in macelleria o sulla manomissione del garage

Le persone devono usare l'applicazione in modo responsabile - racconta lo sviluppatore a Repubblica - in primo luogo è fondamentale rivolgersi sempre alle forze dell'ordine. Successivamente si può ricorrere a Siqra per raccogliere le informazioni, tornare sui fatti, accumulare elementi, acquisire consapevolezza". Va detto che l'applicazione è gratuita ma che prevede acquisti interni. Tuttavia si può tranquillamente utilizzare senza farvi ricorso visto che una serie di azioni iniziali - per esempio la definizione di una zona d'interesse che può variare da un raggio da 200 metri a due chilometri - sono gratuite.

Molte altre ne fioccheranno. Come detto, quando arriva una segnalazione rispetto all'area selezionata, scatta una notifica sullo smartphone che può a sua volta dare vita a una conversazione fra gli utenti. Senza contare la possibilità di mettere in contatto vittime e potenziali testimoni di uno specifico episodio. "Il punto di partenza sono stati i gruppi di WhatsApp e Facebook - aggiunge Braghittoni - che usano però a questo scopo strumenti pensati per altri obiettivi. Lo snodo è dunque facilitare le reciproche segnalazioni raccogliendo tutte le funzioni in un'app dedicata"

Qualcosa di simile, riservato però a zone molto ristrette e ai singoli quartieri, si era già visto: è il caso di Noruba (disponibile per iOS e Android) o di Shelly (iOS) allargate tuttavia a diversi altri generi di segnalazioni, dai favori col vicinato agli eventi atmosferici. Siqra rimane invece più orientata sul lato poliziesco, come testimonia anche il logo (un segnaposto come quelli di Google Maps con un distintivo): partita da Ravenna l'applicazione - lanciata da pochissimi giorni - sembra essere stata molto gradita anche altrove, specialmente al Centro-Nord: "Il tasso di crescita dei primi giorni non è mai andato sotto il 120%" spiega Braghittoni, programmatore autodidatta.

Rimangono alcuni dubbi sulla verifica delle segnalazioni: quelle ritenute inaffidabili possono essere inoltrare allo staff che si occuperà di verificarle. Anche se ciascun utente - in ossequio alla logica del rating - riceve una sorta di punteggio in base a modo e alla frequenza in cui utilizza l'applicazione: la sua affidabilità è infatti legata al numero di segnalazioni effettuate, ai commenti, agli accessi. D'altra parte, se risulterà essersi reso responsabile di segnalazioni poco credibili o ingiuriose potrà essere sanzionato con un abbassamento del punteggio o l'esclusione dalla piattaforma. "Se l'applicazione crescerà e troverà finanziatori dovremo ovviamente pensare a come gestire la mole di segnalazioni ritenute inaffidabili - conclude l'autore - intanto disponiamo anche di sistemi semiautomatizzati che ci aiutano a filtrare i contenuti".

Hong Kong, spazio ai grattacieli: demolito villaggio del 1354

repubblica.it

Hong Kong, spazio ai grattacieli: demolito villaggio del 1354

Cemento e acciaio contro la Storia. Nga Tsin Wai, un antico villaggio rurale nel cuore di Hong Kong, l'ultimo del suo genere, verrà demolito per fare spazio alla costruzione di nuovi appartamenti. Il villaggio, costruito nel 1354, conserva ancora molte delle caratteristiche risalenti a circa 650 anni fa, come il tempio e la chiesa. Le autorità locali sostengono che il villaggio, oltre ad essere in condizioni fatiscenti, a causa delle scarse condizioni igieniche, risulta essere un ricettacolo di malattie e che deve far posto ad abitazioni più moderne.

Ma i circa venti residenti, che saranno trasferiti in alloggi temporanei in attesa di una nuova sistemazione, non vogliono abbandonare quel luogo in cui hanno vissuto per molti anni: "Ho sempre considerato questo villaggio come la mia sola ed unica casa" - racconta un residente - "Stanno distruggendo un luogo a noi sacro, in cui le tradizioni del nostro popolo e i ricordi familiari sono gli unici valori di vita. Viviamo in un'epoca dove si pensa solo ai soldi e non alla cultura". In attesa di una nuova sistemazione, saranno trasferiti in alloggi temporanei: "Il nostro futuro è incerto, ci sentiamo frustrati"

E Mercedes 130 anni fa inventa l'auto, che emozione guidarla

repubblica.it
di VINCENZO BORGOMEO

Il 29 gennaio 1886 Carl Benz presenta la domanda di brevetto per il suo veicolo con motore a ciclo Otto. Nasce l'epopea dei motori
 
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La data è ufficiale: 29 gennaio 1886, quando Carl Benz presenta la domanda di brevetto per il suo veicolo con motore a ciclo Otto. Nasce l'automobile e l’Ufficio Brevetti dell’Impero Germanico di Berlino certifica la cosa. Quella "macchina" nata dal genio di Carl Benz ha già un motore a quattro tempi - soluzione poi divenuta quella vincente - con un cilindro orizzontale (954 cm³ di cilindrata a 400 giri/min per 0,55 kW/0,75 CV di potenza) messo un telaio fatto in casa.

Ma è l'originalità tecnica che consacra la "Patent-Motorwagen" come prima auto, nonostante la "macchina" abbia solo tre ruote e non quattro. Diversamente da altri inventori, Benz infatti non ha semplicemente "impiantato" un motore a combustione interna nel telaio di una carrozza già esistente, in modo da renderla semovente (dal greco antico/latino: auto/mobile). Ma ha fatto di più: ha inventato un veicolo ex novo, conscio del fatto che un autoveicolo con motore a combustione interna avrebbe dovuto seguire altre leggi tecniche rispetto ad una carrozza a cavalli.

Applicando infatti i classici metodi di ingegneria, Benz crea una serie di tecnologie innovative: un motore monocilindrico a quattro tempi compatto e veloce, alimentato a benzina, l'accensione elettrica, il carburatore, il radiatore ad acqua, lo sterzo e il telaio tubolare in acciaio. Con questi equipaggiamenti, la prima Motorwagen entra in circolazione nel 1886.

È il progetto nel suo complesso a rendere la Motorwagen degna di brevetto. Con questa concezione, il veicolo rappresenta un originale assoluto: da questo momento in poi, tutte le auto si ispireranno alla tradizione della Patent-Motorwagen, ricollegandosi alla sua originalità.

Anni fa riuscimmo a provare l'unico esemplare di Motorwagen presente in Italia. Non quello originale, ovvio, ma una replica fedelissima costruita con gli stessi metodi e gli stessi materiali giusto 30 anni fa dalla Mercedes per i 100 anni dell'auto. Un'emozione grande perché la "macchina" era identica in tutto e per tutto alla Motorwagen di Benz, realizzata in 100 esemplari e venduta a laboratori scientifici di mezzo mondo.

E Mercedes 130 anni fa inventa l'auto, che emozione guidarla -   Foto

Il primo impatto fu con le tre ruote. gigantesche. E quando ci mettemmo alla guida della Motorwagen capimmo perché si dice (ancora oggi) "salire in auto": ci si doveva letteralmente arrampicare su una specie di palco. Per fortuna c'è un piccolo gradino che aiuta nell'operazione.

In cima alla Motorwagen la prima sensazione è quella di essere seduti sul tetto di una Smart. Ma non facemmo in tempo a familiarizzare con questa stranezza che dovemmo subito digerirne un'altra. Ancora più "tosta": il volante non c'è. Al suo posto c'è una specie di pomello da girare a destra e sinistra per dare la direzione. Pochi gradi per una svolta completa. Da brivido.

Per onore di cronaca diciamo però che l'operazione più difficile da fare prima di salire in auto è quella di accenderla. Per far partire la Motorwagen occorre infatti mettere in sincronia carburatore, cilindro, valvole. Poi attaccarsi alla maxi puleggia e tirare con forza. Facendo attenzione a dove si mette la mano: la biella gira a vista e la stessa puleggia si può trasformare in una mannaia. Insomma un inferno.

In tutti i modi riuscimmo a partire. Ma senza accelerare. Perché? Qui non esiste acceleratore: il motore (un monocilindrico di 1660 cc da 2,5 Cv, ossia grande come quello di una Golf e potente come quello di un Ciao) non ce l'ha. Gira a regime fisso. E per avanzare occorre agire su una puleggia che trasmette il moto alle ruote. Occorre farla pattinare per partire e poi lasciar andare man mano per aumentare la velocità.

Lasciammo andare così la maxi leva alla sinistra, ma di poco: meglio provare prima il sistema di rallentamento (i freni non esistono). Così dopo la partenza tirammo indietro la leva, che così stacca la trasmissione e aziona un piccolissimo materiale di attrito che spinge sulla puleggia per rallentare la macchina.  Insomma ce n'è abbastanza per ammazzarsi. Ma considerando il fatto che la moglie di Benz in queste condizioni percorse qualcosa come 180 km per dimostrare la validità della Motorwagen, azzarddammo i primi giri di pista.

Dopo la partenza, a parte la gestione del motore, c'è il problema dello sterzo che dà un'indicazione molto vaga di dove finirà la ruota (unica) anteriore, per cui occorre "timonare" più che guidare. Però dopo un paio di giri avviene il miracolo. E si familiarizza con la macchina. Tutto diventa facile e ci si trova perfino ad osare traiettorie veloci. Ma non si tratta di una battuta: là sopra, con tutto quel vento e quel rumore, sembra di andare davvero forte. L'impegno, d'altra parte è massimo: sulla Motorwagen le distrazioni non sono ammesse e non puoi né sterzare né accelerare né fare nulla di nulla quando lo vuoi tu. Devi essere sicuro che anche la macchina lo possa fare.

Per sterzare devi aspettare infatti che la velocità si riduca abbastanza (le ruote sono tre e il cappottamento altrimenti è assicurato). Per accelerare devi aspettare che il motore ce la faccia, altrimenti si spegne. E per frenare devi... pregare. E' l'unica. Da allora di strada ne è stata fatta e la Mercedes non ha mai mollato il suo percorso finalizzato a dare sempre nuovo impulso al progresso automobilistico. Uno sguardo attuale alla gamma (dalla Classe A, le berline di lusso come la Classe S, da veicoli commerciali come lo Sprinter a autobus come il Citaro fino ai "bestioni" come l'Actros) vale più di mille discorsi...

Land Rover, ciao ciao Defender, il mito dei 4x4 va in pensione dopo 68 anni

repubblica.it

Land Rover, ciao ciao Defender, il mito dei 4x4 va in pensione dopo 68 anni

Addio al mito inglese: esce di scena il Defender uno dei 4x4 più famosi del globo. Il saluto è stato dato dai  700 dipendenti attuali ed ex dipendenti di Land Rover che hanno partecipato alla cerimonia che ha celebrato l’addio all’attuale Defender.

Le Serie Land Rover e Defender sono rimaste in produzione a Solihull per 68 anni. Ma i nostangici possono comunque festeggiare: Land Rover ha annunciato il nuovo programma Heritage Restoration che provvederà al restauro delle vetture classiche Serie Land Rover e Defender. L'hub online “Defender Journeys” raccoglierà molte delle indimenticabili avventure vissute in tutto il mondo a bordo dell'iconico veicolo

Stop alle chiamate moleste a ogni ora del giorno: arriva il codice etico per l’attività dei call center

La Stampa
lorenza castagneri

Da oggi è in vigore il regolamento delle associazioni di categoria. Ma finora ogni paletto imposto per evitare l’assalto dei promotori telefonici è stato facilmente aggirato



Pronto? No. Nessuno lo è mai davvero quando dall’altra parte del telefono c’è un operatore di call center. Che magari ha già chiamato altre dieci volte, sempre nel momento meno opportuno e sempre da un “numero sconosciuto” che ci ha spinto comunque a rispondere, perché altrimenti come si riesce a risalire a chi ci ha contattato? Ma la fine delle telefonate moleste da parte del servizio clienti di qualche azienda potrebbe essere finalmente arrivata. È , infatti, appena entrato in vigore il Codice etico per l’autodisciplina nelle attività di call center: stop alle chiamate a ogni ora del giorno, più rispetto per i clienti, contratti ben spiegati. 

«Tutto nasce perché vogliamo garantire qualità del servizio e ragionevolezza nel rapporto con gli utenti, siano cittadini o aziende», spiega Roberto Boggio, presidente di Assocontact, l’associazione che rappresenta i call center di outsourcing in Italia e che ha messo a punto il regolamento con le associazioni di categoria. I suoi pilastri sono: evitare le telefonate la sera, vietarle tassativamente nei fine settimana, monitorare i casi in cui vengano segnalati contatti insistenti. 

Le nuove linee guida funzioneranno? Si spera. Finora ogni paletto imposto per evitare l’assalto dei promotori telefonici è stato facilmente aggirato. Il Garante della privacy ha provato a porre limiti alle telefonate mute in partenza dai centralini, ma i consumatori hanno continuato a riceverne e si lamentano. Fino all’anno scorso, nell’ufficio guidato da Antonello Soro erano state aperte più di 10mila istruttorie per abusi da parte di aziende di telemarketing. Ma in Italia ci sono circa 80mila operatori di call center per circa 160 aziende di outsourcing (Cerved Databank), spesso pronti a tutto pur di strappare un nuovo cliente. 

Boggio, tuttavia, è ottimista. «Le regole vanno rispettate. Chi contravviene sarà sanzionato dall’associazione. Naturalmente poi spetterà all’Autorità per la privacy, se necessario, fare il suo dovere», spiega. «Quel che ci preme - prosegue il presidente - è dipingere l’operatore non come un disturbatore ma come un amico, che ci può dare una mano a risolvere un problema o far risparmiare, proponendoci un’offerta conveniente».

Chi vuole risolvere il problema alla radice e non essere più contattato dai call center può iscriversi al Registro pubblico delle Opposizioni. Già quasi un milione e mezzo di italiani lo hanno fatto. Il servizio è riservato a chi ha il proprio numero sull’elenco telefonico. Da Assocontact promettono: «Vigileremo affinché chi ha negato il proprio consenso effettivamente non venga più disturbato».