sabato 16 gennaio 2016

Proibizionismo, il primo dei “giorni asciutti”

Corriere della sera
di

 

Domani saranno 96 anni. Il 16 gennaio 1920 l’America divenne asciutta, dry. Il Proibizionismo entrò ufficialmente in vigore dopo essere stato approvato l’anno prima con il Volstead act e il XVIII emendamento alla Costituzione. La prova generale, però, fu a Washington: la Capitale, simbolo del Paese,  aveva già vietato gli alcolici nel 1917. La polizia si attendeva violenze e rivolte, la città era ricchissima di bar già dall’inizio dell’800.

 
 L’uomo col cappello verde

 Invece tutto andò liscio: alcune migliaia di persone  sfilarono lungo Pennsylvania avenue in  corteo  carnevalesco, molti bar chiusero in anticipo per essere rimasti a secco e ci fu soltanto una quarantina di arresti. A favore della Probizione votarono 46 stati su 48 ,  contrari furono i soli Connecticut e Rhode Island. Uno dei simboli dell’ipocrisia della Proibizione divenne «l’uomo col cappello verde», George L. Cassiday. Veterano della Prima guerra mondiale rimasto senza lavoro, nel 1930 rivelò al Washington post di essere  fornitore abituale di alcolici dell’80% dei parlamentari: “Più i Repubblicani, ma perché in questo momento i Repubblicani sono la maggioranza”.

La vicenda divenne un caso nazionale, e fu una spinta decisa verso l’abolizione del divieto nel 1934. In sua memoria,  beviamo un Sidecar: 5 cl di cognac, 2 cl di  Cointreau, 2 cl di succo di limone. Shakerati con il ghiaccio e filtrati in coppa cocktail.

L'uomo più vecchio al mondo? Ha 131 anni e l'ha trovato l'Inps

- Ven, 15/01/2016 - 17:46

Benvenuti in Eurabia, compagni!

Giampaolo Rossi

Mona Lisa burka

Sono passate le ere glaciali, si sono sciolti i ghiacciai del comunismo, del socialismo, del riformismo, del progressismo, è sorto il sole del renzismo ma quelli di sinistra hanno sempre lo stesso difetto genetico: si chiama “carenza di adattamento alla realtà”. Vivono sospesi in una bolla di aria calda tra la terra e il cielo, fluttuante nelle scemenze delle proprie convinzioni ideologiche; poi accade sempre che, come d’incanto, la bolla esploda e loro cadano con il sedere per terra accorgendosi che la realtà è un’altra cosa.

Quando erano comunisti e aspettavano il Sol dell’Avvenire, la situazione era disastrosa. Passavano i decenni e non c’era modo che accettassero quello che andava contro le loro certezze: infatti, c’hanno messo 70 anni per capire che i Gulag non erano colonie estive per i figli degli operai sovietici e che migliaia di italiani, nelle foibe, non c’erano caduti durante una scampagnata.

Così come i carri armati comunisti in piazza S. Venceslao o a Budapest non erano entrati per portare la pace nel mondo (come scriveva Giorgio Napolitano) e che le montagne di teschi raccolti da Pol Pot non servivano per le repliche dell’Amleto. Poi l’hanno capito e allora, per salvare la faccia, hanno deciso di non essere più comunisti; è bastata una scrollatina di spalle, un cambio di abito et voilà, sono rientrati in scena con un nuovo trucco e un nuovo copione.

Sarà che l’Evoluzione è una cosa seria, ma bisogna prendere atto che a sinistra hanno migliorato la capacità di analisi: se prima ci mettevano 15 anni per capire che le Brigate Rosse non erano “compagni che sbagliavano” ma terroristi che sparavano, ora ce ne hanno messi meno della metà per comprendere che i jihadisti che si fanno esplodere e sgozzano non sono “nuovi resistenti” ma tagliagole islamici fanatici e disumani.

Eppure, c’era un argomento sul quale la bolla ideologica della sinistra post-moderna ha continuato a galleggiare sopra la realtà: quello dell’immigrazione e dell’accoglienza. Su questo, niente da fare. Neppure il fallimento del multiculturalismo, i quartieri jihadisti ad Amsterdam e Bruxelles, i tribunali della sharia in Gran Bretagna e Germania, le rivolte dei giovani musulmani nelle banlieue francesi, il terrorismo islamico in Europa praticato da cittadini europei, hanno turbato le certezze sul dogma dell’accoglienza; complici il falso buonismo di sensi di colpa mai sopiti e il nefasto potere dei tecnocrati di Bruxelles, ai quali la sinistra italiana è avvinta come l’edera.

Ma ora qualcosa sta cambiando: dopo i fatti di Colonia si accorgono anche loro che l’immigrazione può essere un problema serio. Lucia Annunziata ha scritto che, quello che è accaduto, è “il primo episodio di scontro di civiltà “(ah, quindi esiste!!!).

Ed ora a sinistra arrivano persino a dare ragione ai cittadini di Tor Sapienza (quelli che fecero la rivolta contro gli immigrati violenti), a suo tempo bollati come razzisti dagli intellettuali radical-chic; e a chiedersi se quelli che arrivano da noi sono veramente tutti profughi bisognosi. Domande che qualcuno si fa da anni, accusato di xenofobia e intolleranza dalle anime belle dell’accoglienza ideologica. Ora che hanno paura, iniziano a farsele anche loro.

Che dire: benvenuti in Eurabia, compagni!

La Kyenge guida la "vacanza" dei deputatati Ue alle isole Fiji


Il governo cancella dal codice decine di reati, dall’ingiuria alla guida senza patente

La Stampa


Via libera al pacchetto depenalizzazioni. Diventano illeciti amministrativi anche le violazioni delle regole da parte dei soggetti autorizzati alla coltivazione della cannabis per uso terapeutico e la falsità in scrittura privata

 

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il pacchetto di depenalizzazioni. Il governo trasforma così per decreto una serie di reati minori da materia penale a questioni amministrative.Per dirne una, l’ingiuria (articolo 485 del codice penale: chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente) non sarà più un reato con i canonici tre gradi di giudizio, ma un veloce procedimento amministrativo che porterà a multe fino a 8mila euro se ingiuria semplice, fino a 12mila se aggravata.

ECCO QUATTRO ESEMPI

INGIURIA - L’ingiuria (articolo 485 del codice penale: chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente) non sarà più un reato con i canonici tre gradi di giudizio, ma un veloce procedimento amministrativo che porterà a multe fino a 8mila euro se ingiuria semplice, fino a 12mila se aggravata.

PATENTE - Multa fino a 30.000 euro per guida senza patente. Denuncia penale se si è recidivi.

CANNABIS - La coltivazione di piante proibite sarà depenalizzata per gli enti di ricerca a scopi terapeutici.

FALSO - Depenalizzati la falsità in scrittura privata e quella su foglio firmato in bianco

LA FORMA AGGRAVATA  
La depenalizzazione interessa quei reati che già ora non venivano puniti con il carcere, ma solo con una multa. Saranno trasformati in illeciti amministrativi, con sanzione pecuniaria immediatamente eseguibile. Se il reato avrà la forma aggravata, però, non c’è depenalizzazione. Un caso su cui gli avvocati s’interrogano, ad esempio, è il contrabbando di tabacchi. Se «lieve», potrà essere risolto con una multa. Se «grave», resta reato. Viene depenalizzata anche la coltivazione di piante proibite, tipo la cannabis, ma solo nel ristretto caso di quegli enti di ricerca (alcuni istituti universitari e l’Istituto farmaceutico militare di Firenze) che siano stati autorizzati dal ministero della Salute per la produzione a scopo terapeutico.

I RECIDIVI
Altro esempio è la guida senza patente. S’intende quando la patente non è mai stata conseguita, oppure è stata revocata, o ancora quando uno straniero sia trovato alla guida con la patente del suo Paese ma non riconosciuta in Italia: si passa da una multa comminata dal giudice penale fino a 9mila euro, a una multa amministrativa fino a 30mila euro che va pagata subito, salvo vedersela con Equitalia. Ciò accadrà soltanto alla prima infrazione; per i recidivi, scatterà anche la denuncia penale. E qui si parla di guidatori che non hanno causato danni. Se si causa un omicidio stradale, essere senza patente è una seria aggravante. Non c’entra nulla il caso di chi si trovi con la patente scaduta; rischia una mini-multa da 159 a 639 euro.

TRENTAMILA PROCESSI IN MENO
Secondo stime del ministero della Giustizia, la depenalizzazione interesserà circa 30mila procedimenti l’anno, pari a un 2,5% di quelli all’attenzione dei gip. È esclusa dalla depenalizzazione, infatti, una larghissima serie di reati che abbia a che fare con l’urbanistica, l’ambiente, gli alimenti, la salute, la sicurezza pubblica, i giochi d’azzardo, le armi, il finanziamento ai partiti, la proprietà intellettuale. «Desta rammarico - dice Mirella Casiello, presidente dell’Organizzazione unitaria dell’avvocatura - l’esclusione di ampie categorie di reati previste dal codice penale, in particolare la fattispecie delittuosa relativa all’ingresso e soggiorno illegale sul territorio dello Stato». 

Blocco totale di Rojadirecta, Mediaset vince la battaglia contro il sito di streaming pirata

La Stampa

La sentenza del tribunale di Milano per la tutela del copyright online sui match di calcio. Il Biscione esulta: «Una vittoria del diritto d’autore»

 

«Il giudice ritiene che l’ordine comprenda ogni attività di disabilitazione dell’accesso al sito internet in questione, sia ai Dns sia agli indirizzi Ip associati». Con queste parole il giudice Paola Gandolfi del Tribunale di Milano ha stabilito nel provvedimento del 13 gennaio 2016 un inedito punto fermo nella giurisprudenza relativa alla tutela del copyright online.

In una nota Mediaset spiega che «mai prima d’ora, infatti, la magistratura civile aveva imposto a un fornitore di connessione internet di inibire ai propri clienti l’accesso a tutti gli indirizzi Ip collegati a un sito, Rojadirecta nel caso in oggetto. In questo modo, il provvedimento del Tribunale di Milano fornisce una tutela effettiva ai diritti esclusivi degli editori, individuando nei fornitori di connettività gli operatori più idonei a contrastare la pirateria digitale». Mediaset «farà valere questa decisione anche presso le Autorità regolamentari dove il tema del blocco degli Ip è fondamentale per evitare che i provvedimenti del Garante possano essere facilmente aggirati», continua il comunicato.

La Sezione Specializzata Impresa del Tribunale il 18 novembre 2015, riporta ancora il Biscione, «aveva ordinato cautelarmente a un importante fornitore italiano di connessione internet di inibire a tutti i propri clienti l’accesso al dominio it.rojadirecta.eu, uno dei principali siti che viola sistematicamente il copyright delle gare di Serie A e Champions League. Decisione confermata dal provvedimento di attuazione del 22 dicembre. A seguito di un’ulteriore istanza, il 13 gennaio 2016 il giudice ha ribadito in modo definitivo l’interpretazione che prevede il blocco assoluto a ogni tipo di accesso».

Il silenzio degli innocenti

La Stampa


A Torino ci sono più omertosi che a Locri, lamentano i bravi carabinieri che hanno sgominato un clan della ’ndrangheta con la sola forza delle intercettazioni, senza potere contare sulla collaborazione delle vittime. Imprenditori e piccoli commercianti hanno continuato a pagare persino dopo avere negato sotto interrogatorio di farlo. Il pistolotto etico è in agguato, ma non me la sento di puntare il dito contro persone terrorizzate e sfiduciate. In questo caso l’omertà non mi sembra figlia della collusione, ma della paura. Come reagirebbe chiunque di noi se ricevesse a casa una testa mozzata di maiale, corredata dalla minaccia «paga o la prossima sarà la tua?».

Pagherebbe, impegnando anche la catenina d’oro dei figli, come hanno fatto loro. Gli eroi sono sempre bene accetti, però nessuno può chiedere a una comunità dosi di coraggio superiori alle sue forze. Il silenzio omertoso non dipende da un’indole remissiva degli abitanti di Torino o di qualsiasi altra città. Dipende dalla percezione del pericolo. Dalla sfacciataggine dei mafiosi che incassano impunemente il pizzo nei bar accanto al tribunale. Dalla certezza che, in virtù di leggi appiccicose, una denuncia può portare alla cattura dei criminali ma raramente a una loro reclusione prolungata. Con il rischio di ritrovarseli addosso, più furibondi ed esigenti di prima.

Fidarsi dello Stato italiano è un atto di fede che avrebbe bisogno del supporto di qualche miracolo. Per esempio che gli arrestati di ieri non si ripresentassero al bar già domani.