venerdì 8 gennaio 2016

Colonia, gli immigrati dopo le violenze: "Da qui non potete cacciarci, ci ha invitati Frau Merkel"

  - Gio, 07/01/2016 - 15:40

"Persone di origine straniera hanno lanciato molotov". In un rapporto choc gli agenti di Colonia smascherano le violenze degli immigrati: "Capodanno fuori controllo". Ed emerge tutta l'arroganza degli stranieri nei confronti delle forze dell'ordine


Il caos e il clima di violenza della notte di Capodanno, a Colonia, dove un centinaio di donne indifese sono state aggredite, molestate e derubate da un migliaio di immigrati ubriachi, avrebbero potuto "anche provocare dei morti".

Il rapporto choc della polizia tedesca, di cui la Bild pubblica alcuni stralci, svela senza più ombra di dubbio le gravissime colpe degli immigrati che la notte di San Silvestro hanno tenuto in ostaggio Colonia. Nel dossier si descrivono fra l'altro gli attacchi con bottiglie molotov e oggetti contundenti contro la polizia a cui è stato del tutto "impossibile" identificare gli aggressori delle violenze denunciate da donne in lacrime a fatti ormai avvenuti.

Mentre il bilancio dei sospettati sale a sedici, le donne che hanno denunciato di essere state aggredite nella notte di San Silvestro sono già 121. Due terzi delle denunce riguardano anche molestie sessuali. In due casi, invece, si tratta di stupro vero e proprio. I principali sospettati non sono ancora stati identificati per nome, ma gli inquirenti li avrebbero già chiaramente riconosciuti attraverso le immagini video. Per vittime e testimoni oculari gli aggressori erano per lo più di origine nordafricana e araba.  

"Se emergesse che fra i responsabili ci sono anche dei richiedenti asilo - ha assicurato il ministro della Giustizia Heiko Maas - questi potrebbero essere espulsi". Anche per la cancelliera Angela Merkel è necessario trarre estese conseguenze da quanto accaduto. "Ad esempio - ha detto - dobbiamo valutare se finora sia stato fatto abbastanza per le espulsioni di stranieri macchiatisi di reati".

 Nel rapporto della polizia di Colonia ci sono, poi, le voci provocatorie di alcuni immigrati. Voci che provano il fallimento delle politiche buoniste della cancelliera. Ascoltarle è un ulteriore affondo a tutte quelle donne che, durante i festeggiamenti di Capodanno, sono state molestate e aggredite. "Sono siriano - ha urlato in faccia un profugo a un agente che lo aveva fermato - dovete trattarmi bene, mi ha invitato Frau Merkel"

Un altro straniero, dopo aver stracciato il permesso di soggiorno "con un ghigno", ha sfidato il poliziotto deridendolo: "Non puoi farmi niente. Ne prendo un altro domani". Anche se non vi è alcun collegamento con i drammatici fatti di Colonia, a Weil am Rhein quattro siriani sono stati arrestati per aver violentato due adolescenti la vigilia di Capodanno. Le ragazze si trovavano nell'appartamento di uno degli immigrati quando sono arrivati il fratello 15enne e altri due 14enni e la situazione è degenerata. Le giovani sono state ripetutamente stuprate, per tutta la notte.

E la sinistra scopre l'immigrato cattivo

- Gio, 07/01/2016 - 16:22

Ubriaco e drogato falcia pedoni. Ma il giudice grazia l'immigrato

- Gio, 07/01/2016 - 14:37

Stupratori e pirati. Immigrati ubriachi e violenti padroni dell’Europa

Nino Spirlì



Accoglienza o calci in culo fino alla prima tenda beduina? Io, nel debole dubbio, mi sono fatto portare dalla befana un paio di anfibi militari. Di quelli rinforzati.

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Siamo all’abisso e ancora non ci basta. Hanno invaso tutta l’Europa con la faccia stanca e pietosa di chi sbarca dopo qualche ora di traversata, con i piedi gonfi di chi si incaponisce a marciare per giorni con lo zaino pieno di pretese. I più cretini fra noi ci hanno creduto. I più delinquenti fra noi ci hanno investito e guadagnato. Il progetto islamico “Prendiamoci l’Europa” è riuscito alla grande. Ed ora siamo, noi europei, ospiti sgraditi in casa nostra.

Cose da non credere! 

E, se provi a denunciare misfatti e reati commessi da questa accozzaglia di senzalegge, c’è ancora chi, ipocritamente, ti appioppa un convinto “Razzista!” sul groppone. Posso dirlo francamente? Me ne fotto!

Non mi accoderò mai al gregge dei difensori ad ogni costo! Non farò mai parte degli ospitanti felici! Non festeggerò né sbarchi, né cammini della speranza. Continuerò, invece, a urlare il mio sdegno per cotanta coglionaggine italica ed europea! Sono razzista per questo? Eh, beh! Pazienza. Se ne faccia una ragione il papa, il governo, il piddì, tutto l’associazionismo di partito.

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Volete veramente aiutarli? Andate e bombardate seriamente ISIS e affini. Stanate i terroristi e ripulite africa e medioriente. Se ne avvantaggeranno loro e noi. E spenderemo meno noi. Correndo meno rischi e subendo meno danni.

Sono anni che patiamo questa invasione. Li abbiamo accolti, vestiti, sfamati. Abbiamo dato loro casa, mentre i nostri dormono per strada. Ci hanno sbattuto in faccia la pretesa di imporre la loro legge nei nostri Paesi. Capre scannate in strada, mentre qui non si può macellare se non cantando pure la ninna nanna al porco che dobbiamo mangiare. Donne coperte come poltrone al trasloco e massacrate di botte ad ogni piè sospinto, mentre le nostre hanno lottato per poter decidere di se stesse. Bambini allevati con pane e odio razziale, mentre ai nostri viene imposto di accogliere ad ogni costo chi li vorrebbe morti.

Rifiutano il cibo che diamo loro quotidianamente e GRATUITAMENTE, distruggono i luoghi che consegniamo loro GRATUITAMENTE per vivere e “organizzarsi”, terrorizzano la nostra gente nei quartieri che occupano con la spavalderia violenta, brutale, sanguinaria che fu anche dei loro progenitori saraceni.

Insomma, tutto degenera da quando sono qui. Ma nessuno lo dice o, meglio, se qualcuno tenta di dirlo c’è sempre uno stronzo che cerca di imbavagliarlo.

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Come succede, in queste ore, a Rosarno, dove il pirata nero della strada, che investe due bambini di 3 e 5 anni e scappa, viene “tutelato” dal silenzio della stampa e di certo associazionismo. “Per la pace sociale”, dicono. Risponderei “perché stanno per nascere nuovi centri d’accoglienza, paradiso del business intorno agli emigrati”. E diciamola tutta! Non dobbiamo abbassare la guardia! Non dobbiamo permettere a nessuno di tapparci la bocca e levarci il sacrosanto diritto di denunciare! E ci mancherebbe altro. Faremmo il loro gioco e consegneremmo definitivamente la nostra terra a chi la pretende odiandola.

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Provocatoriamente vorrei chiedere alla Boldrini e alle sue amiche di sinistra Sinistra se le donne violentate a Colonia e nelle altre città della Germania non siano donne! O se dobbiamo considerarle bottino di guerra! Vorrei sapere dai preti accoglienti come troie di bordello (quando ne abbiano la nobile natura) se quegli islamici drogati e ubriachi (ma non era vietato l’alcool dal profeta?) siano da considerare fratelli. Perché io, di fratelli stupratori, non ne voglio. Così come non voglio fratelli pirati della strada. Nè colorati, né zingari, né bianchi.

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Vorrei chiedere agli Italiani (o a ciò che resta del mio amato Popolo dopo i colpi di Stato firmati massoneria e Colle) se non ne abbiano le palle piene e non sia venuto il momento di ribellarsi veramente.  Se non sia tempo, ora subito, di un nuovo 1789.

E cominciamo così il nuovo anno… Fra me e me…

Perché Isis uccide tutti quei ragazzi accusandoli di essere gay

Corriere della sera
di Marta Serafini 

Sono almeno 25 i minori ammazzati in Siria. Ma spesso si tratta di vittime di abusi da parte dei miliziani più anziani che invece vengono protetti 

 

 Secondo l'Osservatorio per i diritti umani siriano, almeno in 25 sono stati uccisi da Isis perché omosessuali. Sei sono stati lapidati, 3 uccisi con un colpo di pistola alla testa e 16 sono stati gettati da un edificio, alto abbastanza perché la caduta ne provochi la morte. Le esecuzioni sono quasi sempre eseguite di fronte a una grande folla.

Abusi sui minori
L'ultimo caso riguarda un ragazzino di 15 anni. E mostra tutta la ferocia e l'ipocrisia del gruppo terroristico. Uno dei comandanti dell'organizzazione Abu Zaid al—Jazrawi ha preso questo ragazzo sotto la sua custodia e ha iniziato ad abusarne. Risultato, l'adolescente è stato ucciso a Deir ez Zor, nel nord della Siria, gettato giù da un edificio. «Il ragazzo è stato accusato dal tribunale della sharia di Deir ez Zor di aver una relazione sessuale con Abu Zaid al-Jazrawi ed è stato ucciso», ha spiegato un attivista all'agenzia siriana Ara news. Il comandante invece no, lui è stato risparmiato ed è semplicemente stato trasferito in Iraq. Ma non solo.

L'uomo, che appare in un filmato di propaganda mentre addestra dei bambini soldato, è considerato anche uno degli esperti massimi di sharia nel gruppo terroristico. Secondo Subhi Nahas, un ragazzo siriano fuggito dal paese per salvarsi la vita e che ha presentato alle Nazioni Unite una relazione sui diritti delle persone gay in Siria, queste esecuzioni si spiegano alla luce di un'interpretazione distorta e ipocrita dei jihadisti: «Le relazioni tra uomini e giovani adolescenti (ghelman) inclusi ragazzi ermafroditi è sempre esistita nell'antichità. Poi queste pratiche sono state scoraggiate perché non garantivano la riproduzione», ha spiegato a The Daily Beast.
L'ipocrisia dello Stato Islamico
In questo ultimo caso non è chiaro se il tipo di relazione tra l'uomo e il giovane sia stata di tipo consensuale, a volte viene descritta come stupro a volta come "sessuale". «A livello culturale dopo la formazione dell'Islam, pedofilia e omosessualità sono state confuse», spiega ancora Nahas, ora attivista per l'Organization for Refuge, Asylum and Migration (Oram). Così chi abusa di un minore dello stesso sesso non viene definito pedofilo ma omosessuale». Ma non solo. In una relazione omosessuale chi viene stigmatizzato è la parte passiva del rapporto. Risultato, se i gay vengono perseguitati da Isis a prescindere, è facile che attraverso questa interpretazione vengano risparmiati coloro che abusano di ragazzini e che siano questi ad essere giustiziati. 

In quest'ultimo particolare caso, poi l'uomo adulto viene salvato perché è un comandante dell'organizzazione terroristica mentre chi è stato stuprato viene condannato a morte. E questo potrebbe non essere l'unico. Secondo gli esperti tale interpretazione era diffusa anche tra i talebani in Afghanistan e in altri gruppi jihadisti presenti in Siria come Ahrar ash-Sham. Inoltre, tra le fila di Isis molte reclute verrebbero violentate dai miliziani. Esistono infatti siti che mostrano numerosi soldati di Isis in pose sessuali gay, ma si tratta di portali di cui non è ancora stata verificata l'autenticità.

Ciò che è certo però che i miliziani più anziani che abbiano relazioni con maschi più giovani più o meno consensuali vengono salvati e protetti. A differenza delle vittime o di tutti coloro che abbiano relazioni gay consensuali. Secondo gli attivisti di Oram, unici che si occupano dei diritti dei rifugiati LGBT, centinaia di giovani gay stanno fuggendo dalla Siria perché la loro vita nel Paese è doppiamente in pericolo. 

7 gennaio 2016 (modifica il 7 gennaio 2016 | 18:53)


Così viviamo la nostra seconda vita da ex preti”

La Stampa


In Italia i sacerdoti che hanno rinunciato all’abito talare sono tra i 5 e i 7mila. Viaggio tra i «dimissionari» che rientrano in società, spesso con una compagna. Nuova vita, nuova identità. Le difficoltà di dover ricominciare da zero. Soli e spesso senza un lavoro

 

C’è chi si è “convertito” in assistente sociale, qualcuno lavora in fabbrica, altri si sono reinventati imprenditori o rappresentanti. I più fortunati insegnano, in tanti sono alla ricerca disperata di un lavoro, ma quasi nessuno dice di aver perso la fede.

Benvenuti nel (complicato) mondo degli ex preti, quelli che hanno abbandonato la tonaca per rientrare nella società, spesso in compagnia di una moglie. Una società che li vede alle prese con una nuova vita e una nuova identità, impegnati con la necessità di dover ricominciare senza mai aver compilato un curriculum o cercato casa, orfani dell’abbraccio della Chiesa e della prospettiva di una pensione elargita dalla Cei.

Talvolta prigionieri di una perenne “terra di mezzo” non solo sociologica, ma anche psicologica perché chi abbandona l’abito talare non può più esercitare, ma per la fede cattolica il sacramento del sacerdozio rimane impresso in modo «indelebile». In qualche modo, dunque, si è preti per sempre. Quanto al matrimonio, chi – tra di loro - lo ha celebrato con rito civile si è posto al di fuori della Chiesa. Chi, dopo un processo diocesano, ha atteso la dispensa papale ha potuto invece pronunciare il sì davanti a un ex collega.

Ma quanti sono gli “spretati”? Difficile dirlo. Secondo le stime di alcune associazioni negli ultimi cinquant’anni in Italia si sono dimessi tra i 5 e i 7mila sacerdoti. I dati più aggiornati dell’Ufficio centrale di Statistica della Chiesa cattolica riferiscono di 64 defezioni (il termine include anche coloro che hanno lascito per motivi diversi dal matrimonio) tra i preti italiani nel corso del 2013 (43 quelle dei diocesani, le rimanenti riguardano consacrati appartenenti a ordini religiosi). «Ma in media – spiegano i funzionari dell’ufficio – ogni anno il 10% dei dimissionari ci ripensa». Occorre tener presente che nel nostro Paese ci sono quasi 50mila preti (per l’esattezza: 47560 di cui 31956 diocesani e 15604 religiosi).

La questione dell’esercito degli ex è comunque nell’agenda di Papa Francesco. Lo ha assicurato lui stesso incontrando il clero romano, nel febbraio scorso. «Speriamo, ma non ci contiamo più di tanto», butta lì Giovanni Monteasi, 76 anni, “spretato” dal 1983, un figlio e una vita lavorativa spesa nella formazione professionale. Lui è il presidente di Vocatio, un’associazione di preti sposati. «Non siamo contro il celibato, ma per la libertà di scelta: i preti dovrebbero avere la possibilità di scegliere se sposarsi o no».  

Sulla stessa linea Lorenzo Maestri, 83 anni, direttore della rivista Sulla Strada: «Sono contento di aver rinunciato a questa chiesa medievale, anche se ho pagato un prezzo altissimo: sono stato parroco per 20 anni, quando ho annunciato la mia decisione mi sono ritrovato tutti contro, dal sacrestano al vescovo. Ho fatto il muratore, il rappresentante di commercio e poi l’insegnante. Senza contare la diffidenza della gente, anche se negli ultimi anni il clima è cambiato…». 

Più evadi, meno paghi Il Fisco e la beffa delle multe

Corriere della sera
di Sergio Rizzo

 Apple ha appena pagato 318 milioni all’Erario: il 65% in meno di quanto dovuto. Con i grandi evasori, i maxisconti sono la regola: accadde anche a Pavarotti. E dopo contenziosi lunghissimi, incassare un terzo può sembrare perfino una vittoria. Ma allora perché il Fisco è implacabile con chi è colpevole solo di mini-infrazioni o piccoli ritardi?

 

«Aver costretto Apple a pagare il proprio debito con il Fisco, seppure con uno sconto rispetto alla cifra iniziale, è un risultato che ha anche un forte valore educativo. Le grandi multinazionali vanno trattate come i piccoli imprenditori italiani che non di rado negli ultimi anni hanno avuto il fiato sul collo da parte del fisco». Sono parole del deputato democratico Giacomo Portas, presidente della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Difficile non concordare: 318 milioni sono una bella cifra. Se poi come sembra anche Amazon e Google pagheranno qualcosina, ben vengano pure quei soldini.

Il maxisconto a Cupertino

Ciò premesso, sul fatto che le grandi multinazionali vengano trattate esattamente come i piccoli imprenditori italiani possiamo cogliere per il momento soltanto l’auspicio di Portas. Perché se una lezione arriva dalla vicenda Apple, paragonata alle storie di tante nostre piccole imprese e di privati cittadini, è che in Italia chi evade moltissimo paga pochissimo, mentre chi evade pochissimo (talvolta nemmeno per scelta deliberata) paga invece moltissimo. La multinazionale di Cupertino si era vista contestare dal Fisco italiano mancati versamenti Ires per 897 milioni in 5 anni? Ha chiuso le sue pendenze pagandone 318: il 35 per cento di quanto dovuto secondo l’Erario. E certo non è stato l’unico caso in cui un soggetto al quale l’amministrazione finanziaria ha contestato l’evasione di somme mostruose se l’è cavata con molto meno.

Il precedente di Pavarotti

Scorrendo le cronache troviamo i casi di importanti aziende, come la multinazionale farmaceutica Menarini di Firenze: a fronte di 1,2 miliardi richiesti sborsò 330 milioni. Ma anche di illustri personaggi dello sport e dello spettacolo, a cominciare da quel Luciano Pavarotti che fu protagonista di un durissimo braccio di ferro con il Fisco, concluso con il pagamento di 25 miliardi di lire. Al processo che comunque ne seguì, e al termine del quale Pavarotti fu assolto, il pubblico ministero quantificò la presunta evasione in una quarantina di miliardi. L’episodio non mancò di suscitare l’amaro commento di Giulio Tremonti: «Il caso di un famoso tenore dimostra che evadere è vantaggioso in forza dei concordati fiscali decisi dal governo nel 1996. Sulla base di quei provvedimenti il contribuente può scegliere: evadere totalmente e sperare di farla franca o, in alternativa, nel caso venisse pizzicato, può sempre concordare e cavarsela così vantaggiosamente».

Il caso Guerra

Ma anche dopo quella dichiarazione, resa da un esperto tributarista che peraltro si stava apprestando a diventare ministro dell’Economia, le cose non sono affatto cambiate. E i grandi evasori «pizzicati» hanno continuato a farla franca con lo sconto. Mentre lo Stato italiano ha continuato invece a mostrarsi inflessibile con i piccoli imprenditori: non di rado costretti dallo stesso Stato a non poter pagare le tasse. Per tutti valga la disavventura, raccontata dal Corriere tre anni fa, di Paolo Guerra. Legale rappresentante dell’azienda Sintea Plustek di Assago, fornitrice di protesi vertebrali alla sanità pubblica, era stato trascinato in tribunale dal Fisco per non aver pagato 180 mila euro di Iva. Piccolo particolare, l’imposta era relativa a fatture che il servizio sanitario non aveva mai pagato: l’impresa vantava nei confronti di tre Asl e un ospedale della Campania un credito di 1,7 milioni. Il tribunale, in quel caso, riconobbe la buona fede dell’imprenditore e assolse Guerra.

Le multe più assurde

Ma altre storie hanno purtroppo avuto esiti ben diversi. Per non parlare poi del calvario che tocca ai privati cittadini. Fece scalpore la denuncia del procuratore generale della Corte dei conti Vincenzo Apicella, che nel 2005 sbottò pubblicamente: «Sono un perseguitato del Fisco come milioni di contribuenti. Ho ricevuto un avviso dell’Agenzia delle entrate perché ho fatto il 730 per il 2002 e attraverso un calcolo fatto da loro avrei versato un acconto di 50-100 euro in meno. Così mi hanno fatto una multa da 45 euro. Agli altri, invece, fanno i condoni…». E per minuscoli errori formali che vengono colpiti sadicamente, ci sono contravvenzioni che lievitano come la panna montata.

Due anni fa la signora milanese Laura Golo ha ricevuto una cartella da 357,91 euro per due multe risalenti a nove anni prima: il suo cane non era al guinzaglio. Niente, però, al confronto di quanto accaduto al signor Francesco Del Prete di Napoli che avendo versato 10 (dieci) centesimi in meno del dovuto per una contravvenzione per eccesso di velocità si è visto recapitare la richiesta di 219,50 euro. E sorvoliamo su fatti che chiamerebbero in causa altri aspetti della burocrazia fiscale, come la multa di 100 euro appioppata a un bar di Camogli dove il barista aveva dato un bicchiere d’acqua a una bambina assetata «senza emettere il relativo scontrino fiscale», o la cartella esattoriale di 2 mila euro per canoni Rai mai pagati spedita a un signore cieco dalla nascita. Che però aveva un cane d’accompagno vedente.

I contenziosi lunghissimi

Sia chiaro: sappiamo che esistono ragioni per cui chi evade tantissimo riesce a pagare pochissimo. Dietro le grandi multinazionali ci sono potentissimi studi tributari. E le contestazioni del Fisco sono stime che possono essere contraddette dai grandi esperti fiscalisti. Così incassare un terzo, anziché rischiare di non incassare nulla dopo un contenzioso lunghissimo davanti al giudice tributario, può sembrare anche una grande vittoria. Che però non può non lasciare l’amaro in bocca a chi ha scordato di pagare una multa da 50 euro e dopo quattro anni e 11 mesi (la prescrizione scatta dopo cinque anni) apre la cassetta della posta e ci trova dentro una cartella da 500 euro. Anche qui, sappiamo che esistono spiegazioni per cui chi evade pochissimo paga tantissimo: la mora, la sanzione, poi gli interessi. La voce più piccola di solito è l’aggio spettante a Equitalia, che quest’anno è stato per giunta ridotto dall’8 al 6 per cento. Ma sono magre consolazioni.

La retorica del «Fisco amico»

Il fatto è che in un Paese dove l’evasione raggiungerebbe secondo la Confindustria 122 miliardi l’anno, rappresentando un problema così serio da aver indotto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo primo discorso di fine anno a parlare di una situazione «inaccettabile», non smettono di esistere due pesi e due misure. Il che dovrebbe indurre i politici che parlano continuamente di semplificazioni, promettendo un «fisco amico», a riflettere prima di esternare. Perché una seria lotta all’evasione si dovrebbe condurre nel modo esattamente contrario: facendo pagare tantissimo a chi evade tantissimo, e il giusto a chi ha solo dimenticato di pagare la multa.

6 gennaio 2016

Il Cnel in attesa di chiudere si regala "premi di produzione"

- Gio, 07/01/2016 - 15:59

Bruciano fantoccio dell'Isis, ma il sindaco di sinistra protesta

- Gio, 07/01/2016 - 14:38

Silvana Pampanini morta, semideserta la camera ardente

Corriere della sera
di Clarida Salvatori

Le esequie dell’attrice si terranno venerdì mattina alle 11 nella basilica di Santa Croce al Flaminio, in via Guido Reni

 (Jpeg)

 Giovedì 7 gennaio, a partire dalle 15 e fino alle 19 è stata allestita la camera ardente dell’attrice Silvana Pampanininella sala della Protomoteca, in Campidoglio, morta nel giorno dell’Epifania. Le esequie si terranno invece venerdì mattina alle 11 nella basilica di Santa Croce al Flaminio, in via Guido Reni. A comunicarlo la sorella Maria Teresa, che ne ha dato notizia nel testo del necrologio dedicato all’attrice.

Pochissime persone
A due ore dall’apertura della camera ardente però solo pochi amici intimi dell’attrice sono andati a rendere omaggio al suo feretro, chiuso in una bara bianca con sopra cinque rose rosse. Nessun volto del cinema, nessun collega della Pampanini, è ancora andato a porgere l’ultimo saluto.
Nessun parente o rappresentante delle istituzioni
Diversamente da quanto accaduto con altri attori, a cui Roma ha riservato un tributo molto caloroso, solo pochi intimi per la «diva» Silvana. Di lato alla bara non c’era infatti la sorella Maria Teresa, assente per questioni di salute, ma non c’era neanche nessun rappresentante delle istituzioni. Neppure il commissario Tronca o altri esponenti del Campidoglio (fatta eccezione per il subcommissario alla Cultura, Livio Panini d’Alba, che ha accolto il feretro), nonostante la camere ardente si tenesse proprio «in casa», ovvero nei locali della sala della Protomoteca.

7 gennaio 2016 | 16:34

Slovacchia, dopo i fatti di Colonia «Niente più profughi musulmani» Amburgo, 70 denunce per molestie

Corriere della sera

Il capo del governo Robert Fico spiega: «Non vogliamo che accada anche in Slovacchia qualcosa di simile a quel che è successo in Germania». E, sempre la Slovacchia, invia 25 poliziotti per aiutare la Macedonia a gestire l’ingente flusso di migranti 

 Dopo le aggressioni di Colonia, la Slovacchia non vuole più accogliere profughi musulmani: a diffondere la notizia è il capo del governo Robert Fico. «Non vogliamo che accada anche in Slovacchia qualcosa di simile a quel che è successo in Germania», ha detto nel corso di una conferenza stampa. Ma non c’è solo il caso Colonia. Salgono a 70 le denunce sporte da donne che hanno raccontato di aver subito molestie sessuali ad Amburgo durante la notte di San Silvestro. In 23 casi le vittime delle aggressioni hanno riferito di essere state anche derubate, e sono due le denunce per lesioni corporali.

Le denunce ad Amburgo
Le aggressioni sono state compiute per lo più lungo il famoso Reeperbahn, la notissima zona a luci rosse, nel tratto denominato «Grosse Freiheit» (Grande libertà), luogo centrale della vivacissima vita notturna del quartiere St Pauli. La polizia di Amburgo al momento «non ha alcun indizio per affermare che vi sia un collegamento con i fatti di Colonia», ha spiegato un portavoce delle forze dell’ordine. «Anche perché fino ad oggi non vi è stato alcun fermo, e le indagini sono ancora in corso». Tuttavia anche nel caso delle aggressioni avvenute nella città anseatica, le donne hanno denunciato di essere state molestate da persone che avevano un background migratorio, ha aggiunto la fonte. E il numero delle denunce arrivate fino ad oggi fa pensare comunque a un fenomeno «nuovo», qualcosa di inedito nelle proporzioni.
Il sostegno slovacco ai macedoni
Intanto, sempre la Slovacchia, mercoledì, ha accolto la richiesta di aiuto da parte della Macedonia ed è pronta a dispiegare 25 poliziotti per aiutare il paese balcanico a gestire l’ingente flusso di migranti. Lo ha annunciato il premier slovacco Robert Fico che ha invocato «misure radicali» per proteggere i confini esterni di Schengen.
Merkel ai partner: «Responsabilità comune frontiere Ue»
L’annuncio del governo slovacco arriva nello stesso giorno in cui la Svezia conferma l’intenzione di proseguire i controlli alle frontiere fino all’8 febbraio. In Europa si riapre, dunque, il dibattito su Schengen e Angela Merkel richiama i partner Ue alla responsabilità comune sulle frontiere europee. «Non voglio fare minacce dicendo cosa succede se», ha detto in conferenza stampa col premier rumeno, per poi richiamare alla «responsabilità comune sulle frontiere esterne europee». Ma sui fatti di Colonia il commento di Angela Merkel è altrettanto netto e sottolinea la necessità di arrivare alle conseguenze per «i fatti criminali ripugnanti» compiuti contro le donne a Colonia la notte di San Silvestro.

Fatti che «la Germania non accetta». «La sensazione - in questo caso delle donne - di sentirsi completamente vulnerabili è anche per me personalmente intollerabile», ha affermato la cancelliera. Merkel ha quindi detto di voler valutare «se sia stato fatto tutto il necessario per rimpatriare gli stranieri che si siano macchiati di reati in Germania, per dare anche qui un messaggio chiaro a coloro che non vogliono rispettare le nostre leggi». Merkel ha precisato che ciò che è accaduto a Colonia così come in altre città «non sono solo casi isolati.
Merkel non esclude espulsioni per stranieri che compiono reati
Contestualmente Angela Merkel non esclude la possibilità di espulsioni più veloci per gli stranieri che compiono reati. La notizia è stata data dopo l’incontro con il primo ministro rumeno Dacian Ciolos, commentando i fatti di Colonia. Per la cancelliera è necessario trarre estese conseguenze da quanto accaduto: ad esempio valutare se finora sia stato fatto abbastanza per le espulsioni di stranieri macchiatisi di reati. «Bisogna dare segnali chiari», ha concluso.

7 gennaio 2016 (modifica il 7 gennaio 2016 | 19:11)

In tre a processo per la morte del ladro d’arte italiano ucciso a Londra

Corriere della sera
di Fabio Cavalera, corrispondente da Londra

Tre clochard compariranno il 5 febbraio davanti al giudice: Sebastiano Magnanini era stato trovato morto il 24 settembre in un canale. Nel 1993 aveva rubato un Tiepolo

 Sebastiano Magnanini (London Metropolitan Police)
 Sebastiano Magnanini (London Metropolitan Police)


Era un’anima in pena Sebastiano Magnanini. Così lo ricordano tutti gli amici. Un po’ ladro. Ma gentiluomo. Giramondo, guida turistica, falegname, aspirante giornalista e senza un lavoro fisso. Ma alla ricerca di un’esistenza tranquilla. Caduto nel tunnel della droga. Ma con la disperata voglia di riscattarsi. Di certo amava l’avventura.
Il 5 febbraio
«Seb», come lo chiamavano, l’hanno ritrovato morto il 24 settembre scorso, il corpo martoriato nelle acque del Regent’s Canal, vicino a Camden, legato a un carrello della spesa carico di pesi. Chi lo ha ammazzato? Scotland Yard ha arrestato in ottobre tre uomini, tre sbandati, tre homeless. Nessuno è accusato dell’omicidio ma due, Michael Walsh e Paul Williams, hanno ammesso l’occultamento del cadavere e uno, Daniel Hastie ha confessato di avere usato la carta di credito di «Seb», una volta trovato morto. Ma se non sono stati loro chi è il killer? Che cosa sanno? Il 5 febbraio ci sarà il processo e forse un passo verso la verità sarà possibile compierlo.
Il quadro del Tiepolo
Il mistero appassiona i quotidiani inglesi anche per via del turbolento passato del Magnanini, che fu arrestato e condannato per il furto nel 1993 di una tela del Tiepolo, «L’educazione della Vergine», nella Chiesa di Santa Maria della Fava a Venezia. All’epoca si sospettò addirittura che il colpo fosse stato commissionato dalla mafia, senza riscontro alcuno.
L’interesse della stampa inglese e la droga
L’ultimo a puntare le attenzioni sul giallo di Regent’s Canal è il Guardian, che dedica un ampio e documentato servizio alla vita di «Seb» e ai suoi contatti londinesi, aprendo all’ipotesi che il quarantaseienne italiano dalla storia complicata ma dal sorriso gentile sia rimasto vittima della droga e degli spacciatori. Luke Allen, per un certo tempo suo compagno di appartamento, testimonia di una crisi da overdose avvenuta tre anni fa e sottolinea come il luogo del ritrovamento del cadavere sia ancora frequentato da trafficanti. Perché era lì?
«Uno spirito romantico»
«Sebastiano era uno spirito romantico e ha vissuto la sua vita pienamente, cercando pace e felicità», aveva detto il fratello Matteo Magnanini, all’indomani del ritrovamento del corpo di «Seb». Dopo avere viaggiato in Cambogia, in Colombia e in tante terre lontane, anche grazie alla sua conoscenza delle lingue, «Seb» aveva deciso di tornare a Londra. E nulla lascia pensare che fosse coinvolto in giri di criminalità. Al contrario.
L’appartamento e il corso di giornalismo
Il 3 agosto aveva scritto a Luke Allen: «Sai dove posso affittare per 1300 sterline al mese un appartamento? Solo un anno, per stare vicino a mia figlia che studia». E poche settimane prima di morire si era rivolto ad altri amici inglesi: «Arrivo presto. Dov’è un buon corso di giornalismo? Fatemi sapere. Ciaooo».
La chiave del giallo
Desiderava rimettere ordine nella sua odissea, fermarsi, avere stabilità economica. Per quale motivo lo hanno eliminato? I tre ora in carcere hanno la chiave del giallo. Non sono loro i killer. Ma chissà se il 5 febbraio parleranno in tribunale.

7 gennaio 2016 (modifica il 7 gennaio 2016 | 18:08)



Veneziano ucciso e gettato in un canale a Londra. Nel ‘93 rubò quadro del Tiepolo 


Sebastiano Magnanini aveva 46 anni e si era trasferito in Inghilterra. È stato riconosciuto dai tatuaggi. Il corpo era legato a un carrello della spesa. Si indaga nel mondo dello spaccio

 VENEZIA L’ultima traccia di Sebastiano Magnanini è stata registrata dai tornelli dei trasporti pubblici di Londra. Era martedì 22 settembre. Era diretto alla stazione di Euston intorno alle 16.50. Due ore dopo la sua presenza è stata registrata a King Cross. Poi più nulla fino a giovedì 24 settembre quando il suo corpo è riaffiorato dal Regent’s Canal, nella zona nord di Londra: era legato dentro un carrello della spesa. Ci sono pochi dubbi sul fatto che la morte del veneziano di 46 anni, che da anni viveva nella capitale inglese, sia un omicidio. Ci sono voluti quattro giorni per capire chi fosse, risalire alla sua identità (non aveva documenti) e avvertire la famiglia, che vive in centro storico, a Cannaregio. 

Anche lui aveva vissuto a lungo in laguna, ma se n’era andato molti anni fa, lasciandosi alle spalle il ricordo di un furto famoso di cui era stato protagonista: quello di un quadro del Tiepolo nella chiesa di Santa Maria della Fava, nel dicembre del ‘93. Scotland Yard la settimana scorsa dopo il ritrovamento ne ha diffuso una descrizione sommaria: il tatuaggio di una lucertola o di un geco sulla spalla destra, quello di una carpa koi nel torso e altri piccoli tatuaggi nelle dita della mano. «Abbiamo bisogno di identificare il corpo per contattare la famiglia e le persone vicine a quest’uomo per ricostruire l’accaduto – aveva detto l’ispettore capo di Scotland Yard, detective Rebecca Reeves – chiunque lo conosca o lo riconosca, chiunque lo abbia visto nell’area di Muriel street N1 e del Regent’s canal ci contatti». 

I tatuaggi sono bastati alla famiglia inglese e agli amici che lo cercavano, per capire. Le indagini sono affidate all’Homicide and major crime command (Hmcc) proprio perché la pista principale è quella dell’omicidio. Le prime indagini sarebbero orientate verso uno sgarro avvenuto nel mondo della droga. Il corpo di Sebastiano Magnanini era legato ad un carrello della spesa e secondo la polizia britannica l’aggressione è stata consumata con ferocia, come se si trattasse di una vendetta o di un regolamento di conti. Come sia morto lo dirà l’autopsia venerdì al Whittington hospital.

Giovedì 24 a segnalare il corpo del veneziano a Scotland Yard è stato un passante. Ha notato qualcosa galleggiare a pelo d’acqua intorno alle nove di mattina nei pressi dell’entrata dell’Islington tunnel e ha subito avvertito le forze dell’ordine. Nelle ore successive Scotland Yard ha recintato il canale, alla ricerca di tracce. Ai proprietari delle imbarcazioni (alcune vere e proprie abitazioni) è stato chiesto di non allontanarsi per essere sentiti. Le prime indicazioni, però, sono arrivate alla polizia da telecamere e sistema di controllo dei trasporti pubblici.

«Nel pomeriggio di martedì 22 Sebastiano Magnanini è andato alla stazione centrale di Londra utilizzando il trasporto pubblico - ha detto ai giornali inglesi la detective Rebecca Reeves — se qualcuno l’ha visto nella zona di Euston intorno alle 16.50 lo dica. Pensiamo che fosse al Kings Cross e nell’area di Caledonian road intorno alle 18.50». Sebastiano Magnanini si era trasferito a Londra da anni, dal 2004 risultava iscritto all’anagrafe degli italiani all’estero, ma aveva lasciato la laguna già dal 1999. Tornava ogni tanto a trovare i genitori Fernanda Franceschini e Gino Magnanini, raccontando dei viaggi che faceva tra Thailandia, Cambogia e Colombia.

Da Venezia se n’era andato anche per lasciarsi alle spalle qualche problema che pareva ormai appartenere al passato remoto, denunce per piccoli furti, per detenzione di sostanze stupefacenti. Niente di clamoroso come il furto del Tiepolo. Quello risaliva al dicembre del 1993: insieme a due complici, aveva rubato «L’educazione della Vergine» nella chiesa della Fava. La notte del 14 dicembre riuscirono a eludere la sorveglianza dei padri Redentoristi e a farsi chiudere all’interno della chiesa, portando via il dipinto che era quasi giorno. Tre mesi dopo furono tutti denunciati e la tela ritrovata in un magazzino di Tessera.

Alice D’Este