martedì 27 dicembre 2016

Wikiwhere, il servizio che rivela i pregiudizi geopolitici di Wikipedia

repubblica.it
di ALESSANDRO LONGO

Un team di ricercatori universitari tedeschi ha elaborato un software per analizzare le fonti di Wikipedia, che cambiano a seconda di quale versione nazionale dell'enciclopedia stiamo consultando

Wikiwhere, il servizio che rivela i pregiudizi geopolitici di Wikipedia

La guerra tra Russia e Ucraina o quella in Siria? Il modo in cui Wikipedia ce le racconta dipende da quale versione nazionale stiamo consultando, dell'enciclopedia libera. È quanto rilevato da uno studio di un gruppo di ricercatori tedeschi (delle università di Koblenz-Landan e di Gesis-Leiibniz Institute for the Social Sciences). Ed è quanto chiunque può appurare facendo una ricerca, con qualsiasi voce di Wikipedia, sul servizio Wikihere, che gli stessi ricercatori hanno aperto al pubblico. Una pagina web che ha dietro ha un sofisticato motore di machine learning (basato sull'intelligenza artificiale), in grado di analizzare a fondo tutte le fonti alla base della voce di Wikipedia inserita dall'utente.

E i risultati sono rivelatori dei pregiudizi geopolitici (geographic bias li chiamano i ricercatori nello studio) che albergano in Wikipedia. Enciclopedia libera sì, ma non immune alla vecchia questione della parzialità del racconto storiografico. Con la differenza che grazie alla natura di internet - e della stessa Wikipedia - possono nascere anticorpi a questa parzialità, rivelandola e permettendo confronti. Così fa appunto Wikiwhere: lo studio dei ricercatori prende per esempio la guerra Russia-Ucraina in Crimea e scopre che la voce inglese si basa più su fonti ucraine che russe. Quella tedesca è all'opposto, così come quella italiana che, a sua volta, è basata perlopiù su fonti anglosassoni.

Abbiamo provato anche con la voce russa e ucraina, quest'ultima usa in modo schiacciante fonti dello stesso Paese (127 contro 27 russe). Quella russa si rivela più equilibrata, anche se comunque orientata: 189 russe contro 109 ucraine. "Wikiwhere dimostra che siamo entrati in una fase di internet in cui tutto è interconnesso, permettendo potenzialmente infiniti controlli, confronti, verifiche di terzietà", ci spiega Nicola Strizzolo, docente di sociologia, esperto di digitale, presso l'università di Udine.

"E questo fenomeno, sostenuto anche dall'evoluzione del machine learning - come insegna il caso Wikiwhere - è un bilanciamento naturale di un fenomeno opposto. Quello delle filter bubble, delle sfere di autoreferenzialità che intrappolano gli utenti e dove regnano il pregiudizio e le bufale", aggiunge. Proprio in questi giorni continua a evolvere la questione delle bufale su Facebook. Un modo un po' semplicistico di definire un problema più ampio: l'influenza che la diffusione di fatti falsi ha sull'opinione pubblica.

A incidere è il mix di tre fattori: la grande presenza di bufale su Facebook (diffusa da molti siti per motivi pubblicitari); la tendenza globale a informarsi sempre di più solo tramite il social network; la chiusura degli utenti in bolle autoreferenziali (filter bubble, appunto). Insomma, poiché sul social ci appaiono notizie pubblicate dai nostri amici, ossia di persone a noi affini, è difficile l'esercizio di confronto e messa in discussione di quanto leggiamo.

L'ultima mossa di Facebook per contrastare il fenomeno è usare fact checker professionali, che evidenziano la possibile natura di 'bufala' di alcune notizie. Per ora l'azienda ha scelto insomma di non censurarle a priori, per evitare di assumersi una responsabilità troppo grande. Molti esperti concordano che questa soluzione è solo un palliativo, dato che gli utenti disposti a credere nelle bufale tendono anche a non fidarsi dei fact checker.

La nascita di servizi come Wikiwhere, che rimandano (innovandola) alla natura più autentica di internet, fa pensare che il problema risieda nella struttura stessa di Facebook. Che essendo un giardino recintato non può avvalersi appieno della natura propria del web, di per sé 'aperta'.

In sostanza, il problema non è negli strumenti disponibili: come riflette Strizzolo, internet permette la nascita di antidoti come Wikiwhere, che valorizzano l'interconnessione continua. Il problema è se nei fatti la maggior parte della popolazione non sarà abbastanza competente da avvalersi di questi strumenti. O almeno della ricchezza delle fonti disponibili online. In questo caso, avranno vinto le bufale, l'autorefenzialità e, in sostanza, il populismo. Ma sarà frutto di un problema non tecnologico, bensì sociologico.