domenica 25 dicembre 2016

Una bestia in meno grazie alla polizia

Alessandro Sallusti - Sab, 24/12/2016 - 15:58

Amri morto in una sparatoria. Resi noti i nomi degli agenti: è polemica



Quando un pesce finisce nella rete non c'è nulla di casuale, c'è merito in chi ha affrontato il mare, scelto luoghi tempi e metodi.

Se ha coraggio, bravura e pazienza il pesce finirà in trappola. E così è successo l'altra notte a Sesto San Giovanni, quando una pattuglia di poliziotti ha fermato per controlli ordinari un giovane che è poi risultato essere Anis Amri, ricercato numero uno d'Europa, fresco autore della strage di Berlino. Era armato e ha sparato, ferendo un agente. L'altro, giovane recluta di polizia, ha risposto al fuoco e lo ha ucciso. È andata così, e la cosa ci rassicura più che se il vigliacco fosse caduto in un blitz delle teste di cuoio o per una soffiata dei servizi segreti. Vuole dire che funziona la base dell'apparato di sicurezza, quello che deve proteggerci nella quotidianità e non solo nella straordinarietà.

E probabilmente è finita non a caso in Italia, alle porte di Milano, la fuga di un terrorista del quale non piangiamo la morte. Se la bestia Amri, dopo avere ucciso innocenti in nome di Allah, ha attraversato clandestino l'Europa per arrivare fino a qui, un motivo ci sarà. Che il tir sequestrato usato per la strage fosse partito per Berlino a un chilometro dal luogo della sparatoria forse è più di una coincidenza. Che aiuti e protezioni aveva o pensava di trovare Amri in casa nostra, più precisamente in una delle periferie a maggiore concentrazione di immigrati islamici?

Non so se Amri fosse un cane sciolto - come si dice in gergo anche per tranquillizzare l'opinione pubblica - ma evidentemente ci sono canili pronti ad aprire la porta, anche nel cuore nella notte, al fratello che bussa. Quella periferia milanese dove il terrorista pensava di trovare aiuto è raggiungibile dal centro percorrendo la famigerata via Padova, quartiere che sciagurate politiche di accoglienza sostenute da politici, amministratori e intellettuali di sinistra hanno sottratto al controllo dello Stato. La chiamano «integrazione», ma è una bomba che ci siamo messi in casa, un incubatore subdolo di odio e violenza, come è successo a Molenbeek, il popoloso quartiere islamico di Bruxelles che ha generato, accolto e nascosto i terroristi delle stragi in Francia e nella stessa capitale belga.

Adesso anche Grillo invoca la chiusura delle frontiere e operazioni di pulizia, oltre che di polizia. Benvenuto. La differenza è che lui cerca i voti persi con gli scandali romani, noi sosteniamo da sempre, e in quasi solitudine, la necessità di difendere ciò che siamo e che vorremo essere. E non solo con la polizia, ma con la cultura occidentale, la politica, il buon senso. Per esempio augurando non per convenzione ma con convinzione e orgoglio della nostra sana diversità buon Natale a tutti voi.