sabato 10 dicembre 2016

Un satellite per ripulire i rifiuti spaziali che orbitano attorno alla Terra

repubblica.it
EMILIO VITALIANO

Inseguirà i suoi simili in disuso e una volta individuato il target lo farà precipitare in maniera controllata, bruciando insieme nell’atmosfera terrestre. Il progetto dell’Agenzia Spaziale Europea per evitare in futuro un sovraffollamento ingestibile

SIAMO grandi produttori di spazzatura e non solo sul nostro pianeta. Ormai abbiamo riempito di rottami anche lo spazio intorno alla Terra ed è sempre più urgente una soluzione a questo annoso problema. A farsi carico di una questione ormai pressante è l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che sta portando avanti una pianificazione a lungo termine per alleviare il carico di oggetti inutilizzati sopra le nostre teste. Il progetto si chiama e.deorbit, dovrebbe vedere la luce nel 2023 e rispetterà un’idea di base improntata alla semplicità; infatti, è previsto l’utilizzo di un satellite che inseguirà dei suoi simili in disuso ed una volta individuato il target lo farà precipitare in maniera controllata, bruciando insieme nell’atmosfera terrestre.

Nonostante il concetto elementare che guida la realizzazione di questo strumento, concretizzarlo è tutt’altro che agevole. Si tratta di una vera e propria sfida tecnologica che l’Agenzia Spaziale Europea non ha mai affrontato finora e richiederà uno sforzo notevole. Saranno necessari sistemi di guida, di navigazione e di controllo estremamente avanzati, per svolgere tutte le operazioni, come riconoscere il target, catturarlo (forse tramite una rete, o un arpione, o una pinza robotica, o altro ancora) ed infine spingerlo verso il basso sempre in maniera controllata.

Sono previsti software di elaborazione delle immagini, che devono mettere in comunicazione i dati ottenuti da fotocamere con quelli laser per valutare la posizione ed il movimento dell’obiettivo. In ogni caso, il sistema nel complesso dovrebbe avere una grande capacità in termini di autonomia, poiché il controllo in tempo reale dalla Terra sarebbe troppo complicato, in particolar modo nel momento legato all’aggancio del satellite in disuso, la fase più critica.

Lo scopo è anche dimostrare le capacità tecniche dell’Esa e porla al vertice di un nuovo settore che ha potenzialità di sviluppo notevoli. Eliminare la spazzatura spaziale, infatti, è una sfida ambiziosa di cui si è già parlato spesso in passato, sia per dotare i satelliti di dispositivi che li facciano rientrare a Terra in caso di avaria o alla fine della loro vita operativa, sia relativamente al recupero di quelli vecchi e che ormai vagano da anni nello spazio. Per esempio, nel 2014, la Jaxa, l’Agenzia Spaziale Giapponese, aveva effettuato un test con una rete magnetica che, agganciata ad un detrito, aveva il compito di generare una corrente

elettrica indotta dal campo magnetico terrestre e trascinarlo verso orbite più basse per giungere all’incenerimento. Inoltre sono state portate avanti strategie (in questo caso a livello europeo) come lo Space Surveillance and Tracking (SST) per sorvegliare lo spazio, creare un database dei detriti in orbita e valutare i rischi d’impatti con tutte le conseguenze del caso. Lo scorso anno i vertici delle agenzie spaziali di Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna hanno anche costituito un consorzio per promuovere una strategia comune in merito.

Insomma, l’idea di monitorare e liberare il più possibile le orbite basse attorno alla Terra non è una novità e gli interessi in gioco appaiono di grande rilievo. Oltre alla necessità di effettuare una pulizia di quella che possiamo considerare una sorta di discarica abusiva, è fondamentale anche liberare degli slot per future missioni e ridurre i rischi di collisioni e di danni (come ricorda proprio l’Esa, l’impatto con un oggetto di un solo cm di diametro produce un effetto simile a quello di una bomba a mano). Non dimentichiamo che i satelliti sono ormai vitali in un mondo come il nostro: servono per i sistemi Gps, per le previsioni meteorologiche, per la telefonia e tanto altro ancora. E.deorbit sarebbe la prima missione al mondo capace di rimuovere dei grandi detriti che vagano nell’atmosfera terrestre.