martedì 27 dicembre 2016

Turchia, oltre mille in cella per commenti sui social

La Stampa
marta ottaviani



In Turchia la stretta sulla libertà di espressione si sta rapidamente espandendo anche ai social media. Stando a dati forniti dal ministero dell’Interno, negli ultimi sei mesi, ossia da dopo il golpe dello scorso 15 luglio, oltre 10 mila persone sono state messe sotto inchiesta per aver postato su Facebook, Twitter e YouTube. Il quotidiano «Sozcu», uno dei tre rimasti fuori dal controllo governativo, ha aggiunto che in questo momento per lo stesso motivo nel Paese ci sono 3.710 persone sotto custodia cautelare e 1.656 arrestate. 

Le motivazioni dei provvedimenti sono spesso legate a presunte attività terroristiche, che però, il più delle volte, si riducono a condivisione di materiale poco gradito all’establishment di Ankara. Si tratta soprattutto di denunce di arresti indiscriminati, attacchi alle sedi del partito curdo Hdp, minacce, articoli che attaccano il presidente Recep Tayyip Erdogan per la sua repressione e di materiale riguardante gli attentati che si sono susseguiti nel Paese e che è stato messo sotto censura dalle autorità. 

Da anni, Ankara è al centro di polemiche per le limitazioni alla libertà di espressione e di stampa. La situazione è ulteriormente peggiorata dall’entrata in vigore, lo scorso 20 luglio, dello stato di emergenza